MEGLIO STILE VALUE O GROWTH

Finalmente lunedì è stato il giorno tanto atteso: Pfizer ha annunciato l’efficacia del suo vaccino e le borse di tutto il mondo hanno festeggiato, anzi, direi che i titoli value di tutto il mondo hanno festeggiato.

Sembra infatti che la famosa ripresa a “K” abbia iniziato la sua seconda fase di crescita, riportando in alto i poveri titoli value così sottoquotati fino a pochi giorni fa, accorciando la distanza abissale che fino adesso si era creata tra aziende value e aziende growth

Così, mentre il progresso scientifico ha la meglio sui catastrofisti, i complottisti, i terrapiattisti e chi più ne ha più ne metta, le aziende legate alla produzione, all’industria e al turismo (value) possono tornare a competere con  il comparto tecnologico (growth) che ha subito una brusca frenata. 

L’annuncio di Pfizer certamente non significa che l’incertezza è definitivamente superata ma offre un importante spunto di riflessione sul prossimo comportamento dei mercati. 
Come sempre in questi post dedicati alle possibilità future di investimento analizzeremo l’impatto del vaccino sui mercati finanziari individuando quali siano gli accorgimenti da seguire per cogliere al meglio le opportunità future.

Vaccino e mercati azionari: rimbalzo sì ma non per tutti

Da tempo si parlava dei progressi sulla messa a punto di un farmaco e di come questo potesse essere messo in produzione entro la fine dell’anno.

Le valutazioni dei mercati (che, non scordiamolo, vivono di aspettative e sono proiettati sul futuro) già da tempo scontavano la notizia.
Quel che non era affatto scontato era, invece, il livello di potenza del medicinale: l’annuncio di Pfizer di un efficacia al 90% va ampiamente oltre le aspettative degli scienziati che ne  ipotizzavano un range di copertura tra il 50 ed il 75%.

Ecco spiegata l’euforia delle piazze finanziarie che hanno messo a segno prodigiosi rialzi.

Quello su cui dobbiamo riflettere è che la reazione non è stata affatto omogenea:
i settori che avevano più pesantemente risentito della crisi sono quelli che hanno maggiormente beneficiato del rimbalzo.
Mentre le società che avevano tratto maggior vantaggio dalla pandemia e dal cambio delle abitudini di vita sono state penalizzate dall’annuncio.

Questo grafico è la dimostrazione pratica del comportamento dei mercati durante questo insolito 2020.

DISPERSIONE MERCATI FINANZIARI



La linea rossa mostra l’andamento di Zoom la società di videocomunicazione grazie alla quale abbiamo potuto mantenere i contatti anche durante il lockdown.
La linea verde, invece, rappresenta il titolo Boeing famosa azienda americana aereospaziale.

Più volte in questo blog abbiamo osservato come da Aprile il rimbalzo dei mercati sia stato guidato principalmente da alcuni settori (in primis la tecnologia) lasciando a terra le azioni delle società dell’economia tradizionale.
La misteriosa ripresa a “K” , che ci lasciava in attesa che anche la parte più sofferente del mercato tornasse a recuperare passa alle seconda fase.
Eccoci qui.
Il movimento delle borse degli ultimi giorni sembra invertire questo trend.
Come per molte altre aziende dei diversi settori, Zoom risente della scoperta del vaccino e Boeing esulta.

Si tratta di un segnale positivo perché aumenta la partecipazione ai rialzi da parte di tutto il mercato azionario.

Se il vaccino davvero funzionerà così bene, questa reattività  dei settori tradizionali rispetto a quelli più moderni (detto “rotazione”) potrebbe ricalibrare l’andamento del mercato azionario segnando l’inizio del riscatto dei titoli value rispetto ai titoli growth.

Comprendere la differenza tra “growth” e “value”

In pochi sanno che growth e value sono le due principali modalità di investimento in azioni.

Lo stile growth mira a selezionare le aziende caratterizzate da tassi di crescita elevati.
Si tratta, generalmente, di società medio piccole in forte sviluppo. Quello tecnologico è, ad esempio, un settore tipicamente “growth”. 

Lo stile value, al contrario, seleziona aziende con business consolidato che operano in settori considerati “maturi” e con prospettive di crescita più limitate.
Fanno parte di questa categoria, ad esempio, banche, aziende industriali, società energetiche e delle materie prime (leggi l’articolo di approfondimento tra growth e value).

Il predominio dello stile growth (linea verde)  dura ormai da molti anni e la crisi sanitaria non ha fatto altro che accentuare la sua forza rispetto al value (linea arancione) :

STILE VALUE VS STILE GROWTH

L’inversione di tendenza dell’ultima settimana impone un’analisi del fenomeno.

Le valutazioni dei titoli azionari “growth” (primi tra tutti quelli  tecnologici) hanno raggiunto livelli stellari ed appare improbabile che il trend di crescita possa proseguire al ritmo degli ultimi anni.
Al tempo stesso risulta difficile pensare che il mondo di domani non possa essere più tecnologico di quello di oggi: smarthphone, pc, intelligenza artificiale  sono profondamente radicati nella vita delle persone, dunque questi strumenti saranno largamente utilizzati anche dopo che la pandemia sarà definitivamente archiviata.

All’opposto le aziende “value” appartenenti a settori tradizionali impiegheranno più tempo ad uscire dalla crisi.
Tuttavia le quotazioni ampiamente sottovalutate e le prospettive di una normalizzazione della nostra vita, non possono escluderle dalle scelte di investimento. 

Vediamo di analizzare la situazione.

La soluzione: come investire con “stile”

Il grafico che segue mostra la sovraperformance dello stile growth sul value (linea blu) rispetto alla media storica (linea tratteggiata celeste):

AZIONI GROWTH VS AZIONI VALUE

Siamo evidentemente sui massimi storici.

Questo potrebbe essere un potenziale problema anche per l’investitore “avveduto” che ha provveduto a diversificare il portafoglio azionario tramite fondi ed etf.
La questione è che la tecnologia (esponente di spicco dello stile growth) è ormai massicciamente sovrappesata all’interno dei portafogli di molti fondi ed etf.

Accade così che, inconsapevolmente, il portafoglio di molti investitori sia concentrato su tecnologia e scarsamente dedicato ad industria, energia, materie prime (settori value).

Questa immagine mostra la ripartizione settoriale dell’etf azionario globale più diversificato (MSCI world) con l’indicazione dei primi 10 titoli:

ETF MSCI WORLD

Investire esclusivamente su prodotti di questo tipo significa precludersi quasi totalmente la possibilità di partecipare ad un possibile riscatto della fetta di mercato azionario oggi ampiamente sottovalutata.

Ecco perché è importante prevedere all’interno del proprio portafoglio strumenti specifici focalizzati sullo stile value.

Come investire seguendo lo stile value

La regola è sempre la stessa: 

prediligere strumenti altamente diversificati rispetto all’investimento su singoli titoli.

Fatta questa dovuta precisazione, è possibile perseguire logiche di investimento value sostanzialmente attraverso 3 modalità:

  • Utilizzando strumenti specifici:
    Si tratta quindi di selezionare fondi comuni di investimento, sicav ed etf che vadano a selezionare titoli azionari di società industriali, finanziarie, energetiche e, dunque, riconducibili ad uno stile tipicamente value.
    Ecco la mia personale selezione (LINK):
    1. Ishares Edge MSCI World Value: Etf azionario globale con strategia di investimento value (senza copertura dal rischio valutario);
    2. Nordea Global Stable Equity: Fondo azionario globale a gestione attiva che persegue una logica di selezione value (senza copertura dal rischio valutario);
    3. Ishares Edge MSCI World Quality Factor: Etf azionario globale focalizzato su società con utili elevati e stabili. La strategia di investimento concilia logiche value con logiche growth (senza copertura dal rischio valutario);

  • Attraverso la diversificazione geografica:
    Ci sono mercati dove i settori tradizionali sono maggiormente rappresentati. Il più semplice da raggiungere è quello europeo dove finanzia, industria e materie prime rappresentano una fetta importante dell’economia. Ecco la mia personale selezione (LINK):
    1. Ishares Core Msci EMU: Etf sul mercato azionario dell’ Europa continentale (escluso Regno Unito);
    2. Blackrock Continental Europe Flex: Fondo a gestione attiva focalizzato su società appartenenti all’Europa continentale (escluso Regno Unito);
    3. Nordea European Small&Mid Cap: Fondo a gestione attiva su società europee a media e piccola capitalizzazione;
  • Attraverso un’esposizione indiretta.
    Più volte è stato detto che l’investimento azionario è, ormai, imprescindibile, vista l’assenza di rendimento offerta dalle obbligazioni. Per i più avversi è comunque possibile investire in ottica value senza appesantire eccessivamente l’esposizione azionaria. Come?
    Attraverso le obbligazioni High Yield emesse cioè da quelle società appartenenti ai settori tradizionali che consentono, in maniera indiretta (e, dunque, con minor possibilità di rendimento) di partecipare al miglioramento delle prospettive di crescita di queste aziende oggi così penalizzate. Ecco la mia personale selezione (LINK):
    1. Ishares Global High Yield Bond: Etf obbligazionario globale specializzato nel settore High Yield (l’Etf inserito nel link non prevede copertura dal rischio di cambio. E’ comunque disponibile anche la classe con cambio coperto);
    2. Janus Henderson Euro High Yield: Fondo a gestione attiva specializzato nella selezione di obbligazioni High Yield denominate in euro (pertanto non esposto al rischio di cambio);
    3. Az Bond Mid Yield: Fondo a gestione attiva specializzato nella selezione di obbligazioni societarie e finanziarie a livello globale parzialmente esposto al rischio di cambio.
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Conclusioni

Le persone hanno una mentalità molto aperta riguardo alle cose nuove, purché siano esattamente come quelle vecchie

Charles Kettering

I tempi cambiano, sono sempre cambiati e sempre ci saranno stravolgimenti epocali. Tanto nella vita quanto nei mercati finanziari.

Oggi investire con successo significa imparare a diversificare di più e meglio seguendo, ovviamente, un nesso logico che consenta di cavalcare il cambiamento.
Questo può significare anche un parziale ritorno alle origini riconsiderando i settori dell’economia tradizionale.

Fino ad oggi investire in azioni significava investire in  tecnologia e in settori growth.

Da domani questo approccio  non sarà più sufficiente.
E’ giunto il momento di ampliare le prospettive di investimento contemplando anche strategie value seguendo la strada più conforme alla propria indole.

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