PORTAFOGLIO E PIANO DI INVESTIMENTO

Dopo una pandemia, nel pieno di un folle conflitto è estremamente facile perdere di vista la lucidità. Questa mattina la mia vicina di casa mi ha fermato disperata: al supermercato il banco della farina e dello zucchero sono stati presi d’assalto.

Lato investimenti, invece, ci siamo tutti convinti che oggi investire sia diventato tremendamente pericoloso: i mercati sono sempre più soggetti a capovolgimenti violenti.
C’è sempre un’insidia pronta a polverizzare le performance accumulate negli anni.
Nessun portafoglio sembra capace di superare le nuove avversità di un mondo finanziario sempre più complesso.

Con questo post vorrei provare a mettere le cose nella giusta prospettiva e a ritrovare un po’ di lucidità. Anche il miglior portafoglio perde di significato se non è abbinato a un buon piano di investimento: se non si ha una politica disciplinata da seguire, diventa molto più probabile commettere errori.

Vediamo, dunque, quanto sia importante e come dovrebbe essere strutturato un buon piano di investimento.

Un decennio di mercato “facile”

Mi capita spesso di confrontarmi con persone convinte che in passato i mercati “rialzisti” siano stati semplici. Grazie alla grande manipolazione di oscuri poteri ogni asset è salito ed è praticamente stato impossibile commettere errori.
Se da un lato è vero che le azioni hanno restituito rendimenti magnifici, dall’altro raccogliere questi rendimenti è stato tutt’altro che facile:

Questa immagine mostra l’andamento del mercato azionario americano durante uno dei bull market più longevi.
Eppure questo bull market presenta sei pull back superiori al 7%,  ben 8 correzioni a doppia cifra e un ribasso superiore al 30%.  (approfondisci:   l’anatomia delle correzioni).

Questo formidabile rialzo è stato interrotto mediamente una volta ogni 18 mesi circa senza considerare i ribassi di minore entità.
Ognuno di questi ribassi è stato scatenato da un episodio specifico più o meno importante: la crisi del debito pubblico in Europa, il downgrade degli Stati Uniti,  la brexit, un’elezione contestata del presidente degli Stati Uniti, una pandemia globale con tutte le sue varianti, una guerra commerciale, la guerra in Afghanistan, la guerra in Iraq, la guerra in Siria, la guerra in Libia e la guerra in Crimea (leggi l’articolo di approfondimento su guerre e mercati finanziari).

Ognuno di questi episodi ha condizionato  le nostre decisioni e le nostre prospettive sull’economia e sui mercati.
Del resto ci impressiona molto di più sentire  dire “I mercati sono scesi del 15%” piuttosto che “I rendimenti attesi sono saliti del 5%”.

contatta David Volpe

Cosa determina il raggiungimento dei minimi di mercato

Tutti siamo ottimi investitori a lungo termine salvo poi rivedere le nostre prospettive quando le cose sui mercati si mettono male.
L’investitore di lungo periodo deve fare fondamentalmente due cose: comprare e mantenere gli investimenti (Buy & Hold).
E’ proprio la seconda parte che è particolarmente difficile da seguire.

Vendere i propri investimenti durante un ribasso di mercato ci dà un sollievo temporaneo.  Aiuta a sentirci meglio durante la discesa, ma ci rende praticamente incapaci di rientrare nel mercato:

Poniamo di aver venduto a 100 con l’intento di riacquistare a un prezzo più basso.
La nostra intuizione si rivela giusta: i mercati scendono a 90, 80  e infine a 75.
Prima o poi arriverà il momento in cui il mercato rimbalzerà a 85.
A questo punto dopo aver “schivato” il ribasso penseremo che non potremo comprare a 85 quando fino a pochi giorni fa l’avremo potuto fare a 75.
Lo stesso ragionamento si verifica quando i prezzi continuano a salire a 90 e poi a 100: rimaniamo tagliati fuori.

Ciò che è difficile da comprendere è il fatto che non sono le buone o le cattive notizie a guidare l’andamento dei mercati.
Quello che ne determina la direzione è il cambiamento incrementale tra le cattive notizie, già incorporate, e il peggioramento dello scenario:
gli investitori metabolizzano la situazione e, a un certo punto, il mercato perde la sua capacità di rimanere scioccato da altre cattive notizie. Tutto il pessimismo é ormai già stato assorbito.
A un certo punto tutti coloro che avevano venduto iniziano ad acquistare dando il via a un rally ben prima che la situazione che ha generato il ribasso si sia risolta.

L’importanza di rimanere investiti

Comprendo che rimanere sempre completamente investiti sia molto complesso e che molti investitori, di tanto in tanto, desiderino prendere beneficio (o salvare una parte dei guadagni).
A questo proposito è bene comprendere che i migliori giorni di borsa sono proprio quelli immediatamente successivi ai minimi di mercato:
vendere con l’intenzione di rientrare rende altamente probabile “perdere” questi giorni.

Un interessante studio di Putnam investments mostra come le performance di medio periodo siano fortemente influenzate dalla partecipazione alle migliori giornate dei mercati:

PERFORMANCE SENZA I MIGLIORI GIORNI DI BORSA

Negli ultimi 15 anni una strategia buy & hold avrebbe restituito una performance annua del 10,66%. Senza il contributo delle migliori 10 giornate la performance si sarebbe dimezzata fino ad arrivare praticamente ad azzerarsi senza la partecipazione alle 20 migliori giornate.

Il piano di investimento per rimanere investiti e gestire la volatilità

Quando tutti vengono sopraffatti dalle proprie emozioni è importante aver stilato un sistema di regole che consenta di non commettere errori.
Sono proprio queste regole che fanno la differenza fra un buon piano di investimento e un semplice portafoglio più o meno diversificato.
Neanche a farlo apposta, la maggior parte delle regole riguarda la gestione del ribilanciamento del portafoglio.

L’attività di ribilanciamento è, sicuramente, il processo che consente di gestire il rischio, limitare l’impatto dei ribassi e gestire la volatilità a proprio vantaggio.
Il ribilanciamento aiuta a evitare che il tuo portafoglio diventi sovraesposto alle attività più rischiose e più sensibili ai ribassi.

Già in un precedente articolo ho dettagliatamente indicato un sistema di regole rigide per regolare l’attività di ribilanciamento.

Per fare qui un esempio prendiamo un portafoglio 60/40 di azioni e obbligazioni creato 10 anni fa. Oggi sarebbe esposto per l’85% ad azioni e per il 15% a obbligazioni.
Questa tabella riassume le perdite delle due allocazioni (60/40 e 85/15) durante le possibili flessioni di mercato: 

Ovviamente, in un contesto di mercati al rialzo, le performance saranno maggiori per il portafoglio non ribilanciato che ha visto progressivamente aumentare l’esposizione azionaria.

E qui veniamo all’importanza di aver redatto un corretto protocollo di regole:
ridurre il peso degli asset che stanno facendo molto bene per incrementare quelli che stanno facendo molto male, è un’attività facile a dirsi, ma estremamente difficile a farsi.
Si tratta di vendere quando tutti intorno a noi esultano per i propri guadagni e di comprare quando gli altri ci daranno del pazzo.

Prendiamo la situazione attuale:

E’ il momento di vendere materie prime?

Sembra che il prezzo delle commodities non possa che salire: difficoltà di approvvigionamento, tensioni geopolitiche, difficoltà nei sistemi di trasferimento dai paesi produttori ai consumatori.
Questi timori uniti allo spettro della stagflazione (inflazione e recessione economica) lasciano presupporre che ridurre l’esposizione alle materie prime non sia una buona idea.

E che dire, invece, dell’azionario europeo? O della tecnologia? O ancora della Cina e delle azioni small cap?
Sono i settori che più hanno sofferto dal momento in cui è iniziata la correzione in atto e che oggi sembrano condannati a scendere ulteriormente.

E’ il momento di incrementare l’Europa,  l’area geografica che più subirà le conseguenze del conflitto ?

E il settore tecnologico che, risaputamente, soffre il rialzo dei tassi? 

E, sempre riguardo ai tassi,, come comportarsi con le obbligazioni?
Nella parte  iniziale dell’anno hanno sofferto salvo poi offrire protezione dopo l’inizio dell’invasione. 

Se non si è messo a punto un rigoroso protocollo di regole, diventa praticamente impossibile gestire correttamente il proprio portafoglio durante le fasi più concitate del mercato.
E’ indispensabile aver redatto   questo protocollo in situazioni di calma piatta sui mercati quando, cioè, si è perfettamente lucidi.
Inutile farlo quando si è soggetti alle sollecitazioni emotive del bombardamento mediatico e dei segni rossi a doppia cifra: mantenere la razionalità quando tutti intorno a noi la perdono è un esercizio estremamente complesso.

Conclusioni

“Chi lavora nella finanza dovrebbe essere molto umile perchè sappiamo che è impossibile distinguere tra fortuna e abilità nel breve periodo, eppure facciamo finta che lo sia. Ed è ridicolo”

Mihir Desai

E’ molto facile compiacersi delle performance di un portafoglio con il vento favorevole. 
Purtroppo, alla prima corrente contraria, i portafogli più performanti sono quelli che soffrono di più e impiegano molto più tempo a recuperare.

L’umiltà è una dote che si rivela estremamente utile anche in campo finanziario: bisogna essere umili rispetto alla nostra abilità di investitori e, ancora più umili, rispetto alla lettura dell’evoluzione degli scenari di mercato.

In questi giorni ricorre l’anniversario del minimo di mercato toccato dopo la grande crisi finanziaria del 2008.
Tredici anni fa, i mercati erano in caduta libera.
Lehman Brothers, la più grande banca d’affari americana dichiarava bancarotta.
La disoccupazione aveva raggiunto livelli a doppia cifra e gli indici erano crollati di oltre il 50%.
In quei giorni nessuno avrebbe creduto che il rendimento medio azionario per i 13 anni successivi sarebbe stato del 17%.

L’incubo della guerra oggi ci fa sentire nuovamente perduti.
L’unico modo per affrontare l’incertezza è avere un buon piano di investimento.

Le domande che un investitore dovrebbe porsi in momenti come questo sono due:

“Posso tenere fede alla mia strategia se i mercati toccano il minimo oggi per tornare sui massimi entro la prossima estate?”

“Posso tenere fede alla mia strategia se i mercati scendono di un ulteriore 20% e non recuperano per qualche anno?”

Se non sei in grado di rispondere “sì” a entrambe le domande,  è giunto il momento di trovare un piano di investimento adatto a te.

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2 Comments

  1. Grande David, hai fatto centro anche questa domenica dove dimostri il tuo valore professionale: tutelare la psicologia di noi investitori. Purtroppo chi investe è vittima dell’ancoraggio al massimo prezzo raggiunto del suo portafoglio complessivo, gli manca la capacita di razionalizzare e scomporre il portafoglio nella visione della classica piramide con la corretta proiezione temporale per ogni asset class, ma soprattutto non è capace di vedere la realtà. Domanda: quanti portafogli sono negativi rispetto al “vecchio picco di massimo” del 19 febbraio 2020 pre-covid? Nel mio piccolo nessuno… magari sarà una casualità! Chissà come si preoccuperebbe allora l’investitore che compra un immobile, magari A DEBITO, e potesse avere contezza del suo prezzo reale di vendita (oltre i costi di transazione e registrazione) pubblicato ogni giorni come avviene con trasparenza nei mercati regolamentati 😱! Dai che non è cambiato nulla, basta avere il giusto punto di vista come sempre nella vita. Buna domenica

  2. Come sempre molto interessante !

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