C’è un aspetto fondamentale, spesso sottovalutato, che spiega perché investire sia così semplice nella teoria dei backtest storici ma molto più complesso nella pratica con i soldi veri. La crescita economica e finanziaria richiede tempo e pazienza mentre le disgrazie e le cattive notizie colpiscono all’improvviso cancellando in pochi istanti i risultati accumulati con fatica nel corso degli anni.
Quando accade, puntualmente, ci sorprende la rapidità con cui tutto può cambiare. Ci rammarichiamo di non aver preso le decisioni giuste o di non essere intervenuti per tempo.
Ma rimpianto, amarezza e apprensione raramente portano a decisioni sagge, soprattutto in ambito finanziario.I
n questo articolo analizzeremo come si sviluppano i processi di creazione e di distruzione della ricchezza sui mercati finanziari, con un focus particolare sulla fase attuale del mercato.
Shock immediati vs successi silenziosi
Ogni volta che ci troviamo ad affrontare una correzione più o meno grave, la nostra prima reazione istintiva è sempre di amara sorpresa: “Come è possibile che il guadagno accumulato faticosamente nel corso di mesi (o anni) sia svanito in così poco tempo?”.
Non importa quante volte ci sia capitato e quanto consolidata sia la nostra esperienza: la nostra risposta impulsiva è sempre quella di dispiaciuto stupore.
E’ quello che abbiamo pensato nel 2018 quando, in due mesi, un ribasso del 20% azzerò i guadagni di un anno e mezzo (guarda caso proprio durante la prima presidenza Trump):

Nel 2020 le cose andarono decisamente peggio (limitandosi a considerare il solo ambito finanziario): in un mese un ribasso del 35% polverizzò 3 anni di performance:

Il bear market del 2022 con una durata complessiva di 10 mesi circa, ha fatto evaporare i rendimenti dei 2 anni precedenti:

Ed eccoci arrivati al 2025: la correzione in corso, in 2 settimane ha riportato le lancette delle performance indietro di 6 mesi:

In termini puramente razionali questa rapida distruzione di ricchezza non dovrebbe stupirci più di tanto perché è così che funzionano le cose in tutti gli ambiti della nostra vita e della società.
La soddisfazione economica e personale è il frutto di un lungo e faticoso percorso di carriera. La reputazione guadagnata in anni può vacillare ed essere messa in discussione in poco tempo.
La fiducia in un rapporto personale o commerciale che richiede anni per consolidarsi può essere compromessa da un singolo tradimento o da una menzogna.
Pace e stabilità richiedono buone scelte da parte di tutte le parti in causa. Viceversa è sufficiente una scelta sbagliata da parte di uno degli attori perché , in pochi attimi, si rischi lo scoppio di una guerra (cit.).
L’accumulo di ricchezza nei mercati richiede anni mentre la sua distruzione si realizza in pochi istanti esattamente come accade in ogni sfera dell’esistenza.
Le buone notizie che portano prosperità e crescita hanno bisogno di tempo e passano del tutto inosservate mentre le cattive notizie che portano distruzione ci arrivano addosso all’improvviso e catalizzano l’attenzione. Ma soprattutto compromettono la nostra fiducia nelle capacità dell’economia e dei mercati di riprendersi.
Questo è il motivo per cui ogni ribasso passato ci appare come un’opportunità di acquisto mentre ogni ribasso futuro ci sembra un pericoloso rischio (cit).
Questi sono gli andamenti e le performance del mercato azionario successivi ai ribassi distruttivi del 2018 del 2020 e del 2022:

Sappiamo che in passato le cose si sono sempre sistemate ma quando ci troviamo nuovamente a fare i conti in diretta con le cattive notizie siamo portati a credere di non aver vissuto mai così tanta incertezza.
C’è sempre qualcosa di cui preoccuparsi
Il contesto attuale è, senza ombra di dubbio, nuovo e indecifrabile tanto da sospettare un vero e proprio cambio di paradigma
E’ altrettanto vero che ogni volta che ci troviamo ad affrontare qualche cosa di nuovo, ci dimentichiamo come, in passato, ci sia sempre stata un insidia da cui difendersi o un rischio di cui preoccuparsi mai manifestatosi prima.
Le prospettive oggi ci sembrano infinitamente peggiore rispetto alla peggiore delle esperienze che abbiamo vissuto in passato.
Questa tabella prodotta da Charlie Bilello, autore, consulente e analista finanziario statunitense, riporta una lista di tutte le “cattive notizie” che hanno provocato un ribasso del mercato azionario superiore al 5%.
La tabella è stata tradotta dall’inglese per maggiore semplicità e le correzioni superiori al 10% sono state evidenziate in rosso:

A marzo del 2009 è iniziato il mercato rialzista secolare tutt’ora in corso che ha restituito un rendimento annuo del 13% annuo circa. Puntualmente una qualche “cattiva notizia” ha distrutto una parte di questo rendimento che è stato pazientemente ricostruito nel corso del tempo.
La tabella ci porta qualche conforto:
la durata media dei ribassi è stata di poco meno di un mese, anche se i cali più profondi hanno creato maggiore distruzione e, quindi, si sono protratti più a lungo.
L’analogia più vicina al contesto attuale è quella del 2018, quando nel corso del suo primo mandato presidenziale, il presidente Trump diede il via, guarda caso, a una guerra commerciale che causò un periodo di turbolenza di 96 giorni con un ribasso del 20% circa.
Ci attende forse un periodo analogo?
Dall’american dream all’american scream
In poco tempo il sogno (dream) americano si è trasformato in un grido (scream) di paura.
Sono bastate poche settimane per stravolgere le prospettive e trasformare l’ottimismo diffuso in perplessità e incertezza dilagante.
I mercati avevano festeggiato l’elezione di Trump perché la nuova amministrazione prometteva di portare nuovi piani di espansione fiscale, riduzione della tassazione, ammorbidimento della regolamentazione, tutti fattori che contribuiscono a sostenere la crescita dell’economia e gli utili aziendali.
In realtà, almeno per ora, sono arrivati i dazi contro gli altri Paesi e un piano massiccio di licenziamenti nel settore pubblico.
Non si tratta di provvedimenti propriamente favorevoli all’economia e al mercato azionario ma che, al contrario, creano apprensione e incertezza.
I mercati possono tollerare le cattive notizie, talvolta persino quelle pessime ma odiano l’incertezza perchè rappresenta un costo molto elevato in termini di mancati investimenti, indebolimento dei consumi e, quindi di crescita economica.
- Il caos sulle tariffe paralizza i piani di investimento delle imprese. Una società che esporta negli Stati Uniti teme che le proprie merci possano essere gravate dai dazi. Allo stesso modo una società statunitense che esporta verso paesi colpiti dai dazi potrà temere ritorsioni d parte dei suoi partner commerciali;
- I licenziamenti creano una perdita di fiducia da parte dei lavoratori. Un dipendente pubblico, percependo il rischio di perdere il lavoro, sarà più incline a ridurre le spese e a consumare di meno, con un impatto negativo sulla crescita
L’impatto dei primi provvedimenti di Trump ha spinto l’incertezza ai livelli più alti degli ultimi anni. Questo indicatore ne fornisce una misura concreta:
L’impressione è che l’attuale amministrazione si stia totalmente disinteressando alle sorti del mercato azionario: in una recente intervista Trump non ha escluso che l’economia possa entrare in recessione. Pochi giorni dopo ha pubblicamente affermato di considerare il mercato azionario una “fake economy”.
Davvero la nuova amministrazione repubblicana vuole portare l’economia USA in recessione?
Non sembra così ragionevole come ipotesi.

Trump vuole una recessione?
Secondo una recente e lucida analisi in questa fase un rallentamento dell’economia e un ribasso del mercato azionario non sarebbe così sgradito all’amministrazione Trump.
Il segretario al tesoro Scott Bessent (più o meno l’equivalente del nostro ministro dell’economia) ha affermato che una delle priorità è quella di tenere bassi i tassi a lungo termine.
Il motivo è semplice: quest’anno scadrà un ingente ammontare di titoli di stato che dovranno essere sostituiti con nuove emissioni di Treasury (appunto i titoli di stato statunitensi).
Questa grafica mostra le scadenze che il governo USA dovrà rimborsare nei prossimi anni a partire, appunto, dal 2025:

Il governo USA reperisce i fondi necessari per rimborsare i vecchi titoli in scadenza con l’emissione di nuovi titoli di stato (come accade in ogni Paese).
Il punto è che i nuovi bond saranno emessi a tassi nettamente superiori rispetto a quelli in scadenza (a causa dell’aumento dei tassi avvenuto a partire dal 2022).
Questo comporta un aumento della spesa per interessi che può essere contrastato soltanto abbassando i tassi.
Rallentamento dell’economia e ribasso del mercato azionario sono i fattori che contribuiscono a tenere bassi i tassi a lungo termine.
Una volta che i tassi saranno sotto controllo e che l’economia sarà un po’ in affanno diventerà più facile far approvare i tagli alle tasse previsti dal programma del nuovo governo.
Dunque, teoricamente, potrà partire la “fase 2” del governo Trump che, finalmente, riporta l’attenzione sulla crescita e sul mercato azionario.
(Per un’analisi più dettagliata puoi guardare questo breve video di 5 minuti: Trump vuole una recessione?).
Si tratta, ovviamente, di ipotesi che cercano di trovare le motivazioni di situazioni apparentemente inspiegabili e che possono aiutare a guardare al futuro con maggiore fiducia e a convivere con l’incertezza.
Conclusioni
Tutti i grandi benefici nella vita derivano dall’interesse composto: nelle relazioni, nel denaro, nelle abitudini — qualsiasi cosa che sia davvero importante
Naval Ravikant
Le considerazioni che abbiamo condiviso in questo articolo vanno ben oltre i mercati finanziari: tutto ciò che ha valore richiede tempo e costanza per essere costruito, mentre può essere compromesso rapidamente. La ricchezza, la reputazione, le relazioni, tutti questi aspetti essenziali seguono la stessa dinamica: sono complessi da costruire e semplici da rompere, esattamente come una costruzione richiede ingegneri esperti, mentre per la demolizione sono sufficienti mazza e piccone.
Le recenti turbolenze di mercato ci recano particolare disturbo perché avevamo dimenticato, dopo un lungo periodo di relativa calma, che volatilità e ribassi sono parte integrante dell’investimento. Dal 2022 non avevamo avuto correzioni significative, e la memoria finanziaria tende a essere sorprendentemente breve.
C’è poi da considerare che poche cose creano apprensione come la politica e il denaro e, nelle ultime settimane, abbiamo avuto un mix delle due che ci ha messo in agitazione.
Crisi, turbolenze e incertezza catturano sempre la nostra attenzione per la rapidità e il sensazionalismo con cui si manifestano Tuttavia, dobbiamo ricordare una verità fondamentale dell’investimento: nel lungo periodo, crescita e progresso sono forze più potenti di qualsiasi battuta d’arresto temporanea.
Una crescita lenta, che avanza silenziosa tra un flusso incessante di cattive notizie, è, quindi, la normalità.




Buona domenica David 😂😂😂 …permettimi di stigmatizzare l’allarmismo già innescato da una semplice correzione, dai! Piuttosto accompagniamo l’investitore a confrontare il rendimento, positivo o negativo, del proprio portafoglio con il suo benchmark e non il mercato, dove una attenta analisi in caso di extra rendimento potrà dare conferma della corretta asset allocation, mentre un sotto performance può essere oggetto di analisi, sottolineo analisi e non istinto, per un eventuale ri bilanciamento o modifica. Non dimentichiamo poi che i “satelliti” del portafoglio fanno storia a sé, quindi la parte settoriale deve sempre avere motivo di esistere per convinzione e non per risultato. Cosa ne pensi?
Penso che hai perfettamente ragione quando parli di “semplice correzione”. Tuttavia molti investitori mi sembrano già in affanno.