TFR in azienda o su un Fondo Pensione? Le linee guida alla scelta

Come molti sapranno, dal 2007 ogni dipendente può decidere cosa fare del proprio TFR, con la possibilità di scegliere dove destinare il TFR: da un lato è possibile lasciare tutto invariato e mantenerlo in azienda dall’altro destinarlo ad un fondo pensione, anche chiamati di previdenza complementare.

Ma qual’è l’alternativa più conveniente tra lasciare il proprio TFR in azienda o destinarlo ad un fondo pensione?

Ogni scelta implica sempre la giusta dose di attenzione, e quando si parla dei propri soldi e del proprio futuro, decidere è sempre difficile.

In questo articolo troverai un’analisi che ti aiuterà a valutare con maggiore consapevolezza quale opzione scegliere tra lasciare il TFR in azienda o destinarlo ad un fondo pensione.

Cos’è il TFR

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è quella somma che viene accantonata mensilmente dal datore di lavoro e che viene consegnata al lavoratore al termine dell’attività lavorativa.
Senza entrare troppo in tecnicismi possiamo identificare la quota annuale accantonata del proprio TFR dividendo per 13,5 la somma di tutte le mensilità ricevute nell’anno solare di riferimento.


Es: Retribuzione Annua Lorda: 25.000 € : 13.5 = TFR 1.851€ (lordi)/annui

Ovviamente, al variare della retribuzione, andranno a variare anche gli importi di TFR.

Indipendentemente dalla scelta effettuata, il dipendente ha la possibilità di ottenere un anticipo sul proprio TFR in alcune casistiche particolari che approfondiremo in seguito.

Adesso andremo ad analizzare le differenze e le conseguenze della  scelta di lasciare il proprio TFR in azienda o di destinarlo ad una forma pensionistica complementare, secondo i seguenti aspetti:

  • Disponibilità delle somme accantonate;
  • Fiscalità – Tassazione;
  • Rendimento / Rivalutazione economica;
  • Diversificazione del rischio patrimoniale.

Disponibilità delle somme accantonate


TFR in Azienda:

Il datore di lavoro può applicare condizioni migliorative rispetto a quanto previsto dalla legge in materia di anticipazioni sul TFR: le limitazioni sui vincoli temporali (8 anni di anzianità lavorativa) e percentuali (70% di quanto accantonato) possono essere modificate in favore del dipendente che intende attingere al proprio Trattamento di fine Rapporto.

TFR su Fondo Pensione:

Chi aderisce ad un fondo di previdenza complementare può accedere ai propri risparmi previdenziali prima della pensione solo in casi limitati e previsti dalla legge senza possibilità di deroghe.

Di seguito le varie casistiche:

  • Spese sanitarie: In qualsiasi momento  fino al 75% del capitale maturato.
    Acquisto o ristrutturazione prima casa propria o dei figli: Dopo 8 anni di iscrizione ad una forma pensionistica è possibile richiedere fino al 75% del capitale maturato.
  • Ulteriori esigenze, senza necessità di giustificarle: Dopo 8 anni di iscrizione ad una forma pensionistica è possibile richiedere fino al 30% del capitale maturato.
  • Cessazione attività lavorativa per dimissioni o licenziamento: in qualsiasi momento fino al 100% di quanto accantonato.

Fiscalità – Tassazione

TFR in Azienda:

la tassazione (applicata sia su eventuali anticipazioni sia sulla liquidazione al termine dell’attività lavorativa)  è quella ordinaria: il lavoratore dovrà pagare un’ imposta pari all’aliquota media irpef degli ultimi 5 anni partendo da un minimo del 23% come da tabella seguente:

Supponendo un TFR maturato (rivalutato e tassato) alla fine di un rapporto di lavoro durato 35 anni di €  75.000 ed un’aliquota media riferita agli ultimi 5 anni pari ad un 25% (per ipotizzabili redditi annui di € 30.000), le imposte da liquidare saranno:

TFR LORDO: € 75.000 x 25% = IMPOSTA € 18.750  TFR NETTO = € 56.250

TFR su Fondo Pensione:

In questo caso la fiscalità risulta nettamente più conveniente: in fase di liquidazione, le prestazioni pensionistiche sono soggette  ad una ritenuta definitiva massima pari al 15%, con una riduzione dello 0,3% per ogni anno di partecipazione dopo il 15esimo (fino ad arrivare ad un’aliquota minima del 9%).
Nel caso preso in esame precedentemente la tassazione sarebbe, quindi del 9% contro un 25% :

TFR LORDO € 75.000 x 9% =  IMPOSTA € 6.750 TFR NETTO: € 68.250

Il trattamento fiscale risulta agevolato anche per quanto riguarda eventuali anticipazioni:

  • per spese mediche con aliquota massima pari al 15% (con una riduzione dello 0,3% per ogni anno di partecipazione dopo il 15esimo fino ad arrivare ad un’aliquota minima del 9%);
  • per acquisto prima casa o per altre finalità (compreso il licenziamento e le dimissioni del dipendente) in misura fissa del 23%.

Rendimento / Rivalutazione economica

TFR in Azienda:

Il TFR viene rivalutato annualmente sulla base dell’1,5% + il 75% del tasso di inflazione (la rivalutazione relativa al 2018 è stata dell’ 1,9% netto).
La tassazione su suddetta rivalutazione ammonta attualmente al 17%.
Questa rivalutazione appare molto modesta se rapportata ad altre formule di investimento a lungo termine.

TFR su Fondo Pensione:

I rendimenti possono aumentare o diminuire, a seconda dell’andamento dei mercati, quindi il controvalore accantonato sarà soggetto a fluttuazioni.
Nonostante questa premessa la scelta di destinare il proprio TFR ad un fondo pensione permette maggiori opportunità di investimento e di  partecipazione al rialzo dei mercati. Sarà quindi possibile rivalutare quanto accantonato con rendimenti maggiori rispetto alla formula fissa del TFR :
Negli ultimi 10 anni chi ha aderito ad un fondo pensione ha realizzato un rendimento annuo netto del 4,1 % contro il 2,0% del TFR (fonte Covip)

Questo è l’estratto del rendiconto annuale COVIP relativo ai rendimenti degli ultimi 10 anni del TFR e dei FONDI PENSIONE:


Diversificazione del rischio patrimoniale

TFR in azienda:

La diversificazione è nulla: nella malaugurata ipotesi di insolvenza dell’azienda, esistono forme di tutela del lavoratore che, tuttavia, potrebbero allungare le tempistiche per la liquidazione di quanto dovuto.

TFR su Fondo Pensione:

La diversificazione patrimoniale, in questo caso, offre maggior tutela in quanto le somme versate sono separate dal datore di lavoro e conferite in un fondo inaggredibile (approfondisci: il Fondi Pensione).

Considerazioni pratiche e finanziarie

In aggiunta ai dati oggettivi appena riportati è necessaria un’ultima, ma non meno importante, considerazione:

Il mondo dei fondi pensione  in Italia riveste e rivestirà  una funzione “sociale” sempre più importante rispetto al passato: infatti è evidente che la pensione pubblica  non sarà più in grado di sostenere adeguatamente la vecchiaia dei lavoratori una volta che essi andranno in pensione : i giovani versano i contributi previdenziali che sono utilizzati per il pagamento degli emolumenti all’attuale classe di pensionati.
Purtroppo il progressivo invecchiamento della popolazione non fa altro che amplificare la perversione di questo meccanismo: a fronte di un numero sempre minore di giovani che verseranno i contributi, ci saranno sempre più anziani che percepiranno la pensione.

Chi pagherà le pensioni di domani alla classe lavorativa di oggi?

E’ bene che, quindi, ognuno pensi per sé e provveda  autonomamente ad accumulare capitale con l’obiettivo di ottenere un rendimento e di aumentare nel tempo le somme a propria disposizione: il conferimento del TFR ad un forma pensionistica rappresenta un passo importante per preservare il proprio futuro.

Purtroppo si tende troppo spesso a porsi dubbi sul fatto che la Previdenza Complementare sia più o meno conveniente o se convenga mantenere il TFR in azienda piuttosto che affidarlo a Fondi Pensione ritenuti poco efficienti .
La realtà è che decidere comporta sforzo e fatica e si finisce così per procrastinare o, piuttosto, nascondersi dietro falsi espedienti.

Mi soffermo sull’aspetto più importante della questione:
al fine di garantirsi un futuro dignitoso al momento della pensione è indispensabile massimizzare gli sforzi, ossia fare in modo che ogni risparmio accumulato con finalità previdenziale benefici del massimo rendimento realizzabile.
Visto che l’attuale sistema prevede una vita lavorativa che si attesta tra i 35 ed i 40 anni si può tranquillamente affermare che le forme di accantonamento a fini pensionistici possono essere considerate pianificazioni di lungo termine.
E sul lungo termine i risultati dei mercati finanziari (azionari) riescono a battere i rendimenti dei titoli di stato e l’inflazione (e quindi la rivalutazione del TFR).

Conclusioni

  • Mantenere il TFR in azienda assicura un rendimento certo che, tuttavia, difficilmente sarà in grado di offrire nel lungo termine rivalutazioni significative;
  • Il conferimento ad un fondo pensione offre la possibilità di partecipare, nel lungo termine, al rialzo dei mercati azionari rendendo possibile valorizzare quanto accantonato oltre la formula fissa del TFR (bisogna, però, essere disposti a tollerare fasi di oscillazione dei rendimenti nel breve termine);
  • La scelta di conferire il TFR ad un Fondo Pensione è conveniente in termini di imposizione fiscale sia in fase di liquidazione finale (aliquota max 15% min 9%) sia in fase di anticipazione nel corso della vita lavorativa;
  • Destinando il TFR ad alla previdenza complementare si diversifica il capitale accantonato dalla fonte di reddito principale in quanto le somme versate sono separate rispetto al datore di lavoro.

Concludo riportando un estratto di una recente intervista a Richard Tahler premio nobel per l’economia:

“…Gli italiani probabilmente subiscono ancora delle conseguenze derivanti dalla seconda guerra mondiale. Le paure e i timori che gli sono stati trasmessi dai genitori o dai nonni….Inoltre, alle persone non piacciono le cose difficili. Compilare i moduli che servono per avviare un investimento o per attivare una pensione complementare, costa tempo e fatica. A nessuno piace farlo…..Nel caso dei sistemi pensionistici  il modello da seguire è quello britannico dove la pensione integrativa è la scelta di default, quella automatica. Se non ci si attiva non la si può cambiare. A pochi, però, piace seguire la trafila necessaria a cambiare…”



Richard Tahler

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