TASSAZIONE FINANZIARIA

Come funziona la tassazione degli strumenti finanziari e come diminuirne il peso

Poche sono le reali certezze che abbiamo nella vita: una di queste è rappresentata dalle tasse. Chi più chi meno, anche nel mondo degli investimenti finanziari tutti dovranno pagare le poco amate imposte.

E mai come oggi, con tassi di interesse così ridimensionati, è fondamentale comprendere il processo della tassazione di un investimento finanziario per fare scelte consapevoli.
Ma, soprattutto, per evitare sorprese sgradite. Come, ad esempio, vedere drasticamente ridimensionato il rendimento immaginato per non aver considerato l’aspetto fiscale.

Il sistema di tassazione degli investimenti italiano è tutt’altro che semplice. Ecco perché ho pensato di sintetizzare in un unico articolo le principali imposte che gravano sui tuoi investimenti finanziari.

In particolare in questo articolo chiariremo:

  1. quali sono i diversi tipi di tassazione sugli investimenti;
  2. se sia possibile, in qualche maniera, ridurne l’entità.

Imposte sul  patrimonio e imposte sul rendimento

Prima di tutto vediamo le tipologie di tassazione che gravano sui nostri investimenti (sì, ne abbiamo più di una, tanto per complicare le cose, come appunto anticipavo sopra).

Le tasse sugli investimenti: le imposte patrimoniali

Non tutti sanno che, a prescindere dall’andamento dei propri investimenti, esiste un’ imposta patrimoniale che viene prelevata dal fisco italiano.

Una volta l’anno grava sui nostri investimenti la cosiddetta “imposta di bollo” pari allo 0,2% annuale che viene applicata su tutte le tipologie di investimento (fatto salvo le eccezioni evidenziate di seguito)  compresi i conti di deposito. 
Viene calcolata sul valore di mercato degli investimenti. 

Facciamo un esempio: 

Ipotizziamo di aver investito all’inizio dell’anno un capitale di € 100.000 in titoli di stato. Alla fine dell’anno poniamo che il valore di mercato dei nostri titoli di stato sia di € 98.000. 
Allo Stato poco importa se il capitale è in perdita, si limiterà a prelevare lo 0,2% dei 98.000€ che attualmente possiedi.
L’entità dell’imposta (in questo caso 196 €) verrà prelevato direttamente dall’intermediario che detiene in custodia i nostri titoli di stato (o altro investimento finanziario).

Sui conti correnti l’importo dell’imposta di bollo cambia ed è invece una cifra fissa che ammonta ad € 34,20 annui e viene percepito soltanto nel caso in cui il saldo sia superiore ad € 5.000.

Eccezioni: Sono esentati dal pagamento dell’imposta di bollo: 

  • i fondi pensione  ( e i piani individuali pensionistici); 
  • le polizze vita tradizionali (le cosiddette polizze di “ramo I”).

Le tasse sugli investimenti: imposte sul rendimento

Mentre l’imposta di bollo ha una frequenza annuale, e quindi costante nel tempo, le imposte sui rendimenti vengono applicate solo in caso di guadagno e in due momenti precisi:

  • Quando l’investimento viene dismesso, ossia viene chiusa la posizione;
  • Quando ne vengono accreditati gli interessi periodici (ad esempio al momento dell’accredito delle cedole di un titolo di stato  o dei dividendi di un’azione o di un ETF).

A quanto ammonta l’imposta da pagare?
Dipende dal tipo di investimento sottostante.

In particolare:

  • 12,5% su titoli di stato (italiani ed esteri) e buoni postali;
  • 20% sui fondi pensione (vista la particolarità del trattamento fiscale dei fondi pensione ti invito a leggere l’approfondimento dedicato);
  • 26%: su conti correnti e conti deposito, su fondi comuni, gestioni patrimoniali ed ETF, per obbligazioni di banche e di società, per le azioni e per le polizze assicurative.

Nel caso in cui strumenti di investimento quali Fondi comuni, ETF o polizze assicurative avessero parte del capitale investito in titoli di stato, per quella parte verrà applicata l’aliquota corrispondente (12,5%).

Il “peso” delle tasse: le aspettative disilluse di guadagno

Attenzione, perché nessun intermediario finanziario parla MAI del netto.
Ricorda sempre che dovrai essere tu a scorporare le tasse dal lordo per capire quanto vi rimarrà in tasca.

Vediamo come fare con due esempi che ti dimostreranno anche quanto sia importante considerare la voce “tasse” prima di scegliere qualsiasi investimento.

Esempio 1: Fondo comune di investimento

Questo grafico riporta l’andamento realizzato da un fondo bilanciato prudente (non il migliore!) nel corso degli ultimi 5 anni:

In 5 anni il fondo ha ottenuto un rendimento lordo del 23%.

Dovremo andare a togliere:

  • il 26% sulle plusvalenze: il 26% del 23% guadagnato = 6%;
  • l’imposta di bollo per ogni anno di permanenza del fondo: 0,2% x 5= 1%.

Quindi alla fine il risultato sarà :
23% di rendimento – il 6% di imposta sulle plusvalenze – 1% di imposta di bollo = 16% di rendimento totale (3,2% annuo netto).

Ma cosa succede nel caso in cui un investimento porti a guadagni molto più contenuti, come ad esempio quello  di un ipotetico titolo di Stato ?

Esempio 2: Titolo di stato

Ipotizziamo, in questo secondo caso, di andare ad investire in un titolo di stato della durata di 5 anni.
Il rendimento alla data di stesura di questo articolo ammonta all’ 1,2% annuo per cui in 5 anni si realizzerà un rendimento complessivo (lordo!) del 6% .

Dovremo andare a togliere:

  • il 12,5% sulle plusvalenze (e non il 26% trattandosi di titolo di stato) : il 12,5 % del 6% guadagnato = 0,75%;
  • l’imposta di bollo per ogni anno di permanenza del fondo: 0,2% x 5= 1%.

Quindi alla fine il risultato sarà :
6% di rendimento – il 0,75% di imposta sulle plusvalenze – 1% di imposta di bollo = 4,25 % di rendimento totale (0,85 % annuo netto).

Cosa succede quando l’investimento è in perdita?

Quando l’investimento  che si va a chiudere risulta in perdita lo stato riconoscerà un credito di imposta pari alle tasse che avresti pagato su un guadagno di pari importo.

Esempio: se tu ritiri un investimento con una perdita di capitale di 1.000€ avrai un credito di imposta pari al 26% (o 12,50% in caso di titoli di stato) di 1.000€ utilizzabile entro i 4 anni successivi.

La questione è come puoi utilizzare questo credito di imposta. 
Con questo credito potrai andare a compensare guadagni realizzati soltanto su azioni e obbligazioni singole, ma non ne potrai beneficiarne in caso di plusvalenze su fondi comuni ed ETF.

Quindi, sebbene una perdita derivante da un investimento in fondi ed ETF ti riconoscerà un credito di imposta, non potrai utilizzarlo per compensare guadagni ottenuti con altri fondi ed ETF.
Il credito ti verrà riconosciuto solo su guadagni realizzati con la vendita di azioni e obbligazioni (sono esclusi da ogni possibilità di compensazione dividendi e cedole).

Strategie per alleggerire il peso Fiscale

Lascia investiti i tuoi soldi

E’ possibile dilazionare il pagamento delle imposte. Come? Non disinvestendo. Naturale!

Fino a quando non disinvestirai non pagherai l’imposta sul rendimento e quei soldi, che dovrebbero andare allo stato, continueranno a lavorare per te.
Questo ti permetterà, quindi, di sfruttare ancora una volta i benefici dell’ interesse composto:  se le imposte non vengono prelevate e rimangono all’interno del montante investito (capitale + interessi maturati) produrranno, a loro volta, ulteriori interessi.
Visto che l’onere fiscale non è poi così limitato, nel lungo termine questo accorgimento può contribuire ad incrementare significativamente il rendimento dei tuoi investimenti.

Ecco un motivo in più per evitare un’eccessiva movimentazione del portafogli:
tutte le volte che si effettua una modifica alla propria asset allocation spostando capitali da un investimento all’altro si è tenuti al pagamento delle imposte che “non rimangono più investite”.
Quindi le fondamentali operazioni di ribilanciamento non devono diventare un’attività maniacale.

Ribilancia sugli stessi strumenti

Nelle fasi di ribasso generalizzato di mercato attività di ribilanciamento o di eventuale “versamento aggiuntivo” sul patrimonio investito dovrebbero essere effettuate in favore di investimenti già presenti piuttosto che di nuovi strumenti.
Soprattutto in caso di portafoglio composto da Fondi ed ETF.

Infatti inserire un nuovo strumento non consentirebbe, in futuro, di compensare il guadagno realizzato su quest’ultimo con eventuali perdite di attività di investimento pregresse.
Incrementando invece un prodotto già esistente penalizzato durante la fase di ribasso, si rende il portafoglio molto più efficiente dal punto di vista fiscale.
Facciamo un esempio per rendere il concetto più semplice.

compensazione minusvalenze etf

Il grafico mostra il confronto di due ETF, un azionario globale (ishares core msci world– linea blu) e un azionario americano (ishares core S&P 500 linea verde).

Per puro chiarimento dell’effetto fiscale ipotizziamo che: 

  • abbia investito € 10.000  all’inizio dell’anno nel primo ETF 
  •  in occasione del minimo di mercato abbia incrementato  il mio patrimonio di € 5.000;

alla fine del mese di luglio, infine, abbia deciso di liquidare l’intero investimento:

Ipotesi A

l’investimento successivo viene effettuato sul nuovo ETF CORE S&P 500 (linea verde).
Il valore complessivo del portafoglio  al 31/07 sarà di € 15.882,66 (€ 9.268,43 ETF CORE MSCI WORLD + € 6.614,23 ETF CORE S&P 500) con un guadagno finale pari ad un 5,8% lordo.
In questo caso non potrò effettuare compensazioni e sarò, pertanto, costretto a pagare le imposte sull’intera plusvalenza realizzata sul secondo ETF: € 1.114,23 X 26% = 416,69.

Il guadagno netto ammonta ad € 465,97 pari ad un 3,10% (netto).

Ipotesi B

Invece di inserire un nuovo ETF decido di incrementare quello già esistente.

Il valore complessivo del portafoglio al 31/07 sarà di € 15.799,24 con un guadagno finale pari ad un 5,32% lordo.
In questo secondo caso, avendo incrementato l’ETF esistente nella fase di massimo ribasso, non avrò problemi di compensazioni visto che esiste un solo strumento.
Le imposte da pagare saranno pari a 799,24 x 26% = 207,80

Il guadagno netto ammonta ad € 591,44 pari ad un 3,94% netto.

Nonostante l’ETF CORE S&P500 abbia avuto un andamento più virtuoso, l’effetto dell’impossibilità di compensazione rende più efficiente la scelta di incrementare l’investimento già esistente. 

Conclusioni

Credo che dovremmo tutti pagare le nostre tasse con un sorriso. Io ci ho provato, ma hanno voluto dei contanti.”

Anonimo

L’aspetto fiscale è determinante per il risultato finale di un investimento. 

Questo significa che nella fase di accumulazione di ricchezza, per sè o per i propri cari, è fondamentale preferire forme di investimento e strategie che consentano di posticipare il pagamento delle imposte. Questo consentirà di mantenere un capitale investito maggiorato (capitale + interessi + imposte) aumentando i benefici della capitalizzazione composta.

Inoltre diventa di fondamentale importanza evitare di inserire forsennatamente nuovi prodotti di investimento all’interno del proprio portafoglio.
Sebbene la diversificazione sia di fondamentale importanza, è indispensabile perseguirla con buon senso considerando anche le conseguenze fiscali.
Questo principio vale, soprattutto, quando si effettuano ribilanciamenti o integrazioni ai propri investimenti durante fasi di mercato avverse: visto che non è possibile compensare guadagni e perdite di fondi ed ETF meglio incrementare un prodotto esistente (con segno meno) piuttosto che inserirne uno nuovo.

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi

Iscriviti

* indicates required

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *