INVESTIRE COME I MITI: PUNTI DI ATTENZIONE

Nella settimana appena trascorsa ci ha lasciato uno dei miti della finanza più amati e seguiti dagli investitori: Charlie Munger.
Grazie anche al contributo di Munger, Berkshire Hathaway (l’azienda gioiello associata all più celebre Warren Buffett) è potuta diventare una delle società più importanti a livello globale.
Lo stesso Buffett ammette che Berkshire non avrebbe potuto raggiungere il suo attuale status senza la saggezza e la partecipazione di Charlie.

I grandi investitori di successo rappresentano, senza ombra di dubbio, una fonte di ispirazione per molti di noi: i loro insegnamenti possono “guidarci” nel mantenere il corretto approccio.
Tuttavia, prima di pensare di emulare le loro gesta è importante aver ben presenti alcuni aspetti fondamentali.
In questo articolo condivideremo alcune riflessioni sulla replicabilità delle strategie dei più grandi investitori per capire quanto e cosa apprendere dai loro insegnamenti.

Il fascino dei miti

Come investitori siamo spontaneamente affascinati dai risultati dei grandi del mondo della finanza,  e veniamo istintivamente indotti a cercare di emulare i nostri eroi.
Charlie Munger e Warren Buffett, Benjamin Graham, Ray Dalio, ognuno di noi ha un mito a cui ispirarsi.
Prendendo come esempio il compianto Munger e il suo socio in affari Buffett, questo duo è riuscito nell’impresa mancata ai più grandi gestori internazionali: battere l’S&P500.


BERKSHIRE HATHAWAY VS S&P500 GRAFICO LUNGO TERMINE
Berkshire vs S&P500

Buffett e Munger hanno letteralmente surclassato il mercato azionario più importante al mondo.
Qual è la motivazione che ha spinto Buffet e Munger all’azione permettendo loro di raggiungere questi risultati? 
“Come Warren, avevo una passione considerevole:diventare ricco; non perché volessi la Ferrari, volevo l’indipendenza. Lo volevo disperatamente.” Charlie Munger.

Che si parli di integrare una pensione futura, anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, alimentare una rendita passiva, l’indipendenza nelle sue varie declinazioni è uno degli obiettivi di molti investitori.
Senza avere la pretesa di replicare l’impresa di Munger e Buffet  che male può mai esserci nel prendere qualche spunto ispirandosi alle gesta di chi ha sapientemente e ampiamente raggiunto l’indipendenza finanziaria?

Imitare i miti: tre aspetti da considerare

Prima di prendere come esempio assoluto le menti illuminate della finanza, sarebbe utile quantomeno provare a capire come questi grandi investitori siano riusciti a ottenere rendimenti fuori misura.
In particolare quale parte dei loro insegnamenti sono effettivamente emulabili?

Il ruolo della disciplina

Non devi essere brillante ma solo un po’ più saggio degli altri per molto, molto tempo.

Charlie Munger

Le abilità e le performance dei miti sono affascinati con senno del poi. Ma quanto sono “costate” ai loro creatori?
Munger e Buffet sono tra i massimi rappresentanti della scuola del value investing cioè quell’approccio che mira a selezionare e detenere i titoli di aziende sottovalutate (per approfondire leggi l’articolo dedicato all’investimento fattoriale). Al value investing si contrappone il growth investing che seleziona, invece, le aziende più “care” da un punto di vista delle valutazioni, ma che mostrano prospettive di crescita futura superiori alla media (come le società del settore tecnologico).
L’approccio di Buffett e Munger ha prodotto un’evidente extra performance di lungo periodo che è costata periodi più o meno lunghi di pesante sottoperformance.

Questo è il confronto tra Berkshire e S&P500 nel periodo che va dal 1998 a settembre al 2000:

BERKSHIRE HATHAWAY SOTTOPERFORMANCE 1998 - 2000

Due interminabili anni in cui, a fronte di un rendimento del  +58% realizzato dalla media degli investitori azionari, Berkshire chiudeva con un drammatico – 4%.

Il copione si ripete tra il 2010 e il 2012:

Berkshire Hathaway vs S&P500 sottoperformance 2010 - 2012

Un altro biennio in cui Berkshire realizza un misero +1,75 contro un +27% dell’S&P500.

Immagino che ben pochi investitori sarebbero rimasti a guardare inermi subendo la sottoperformance  nei confronti di colleghi, parenti  e conoscenti con cui si ha l’abitudine di confrontarsi.

Quando gestisci soldi veri per te stesso o per altre persone diventa praticamente impossibile tenere duro e rimanere fedele alla propria strategia.
Quando realizzi di avere prestazioni inferiori alla media la tua resistenza viene messa a dura prova. La disciplina necessaria per sopravvivere così a lungo a questo livello di sottoperformance non è replicabile: è molto difficile allenarsi ad acquisire maggiore disciplina. Si tratta di una dote simile al talento: o la si ha o altrimenti non la si può apprendere.
Occupiamoci adesso del talento.

Talento vs Fortuna

Non sono arrivato dove sono cercando opportunità mediocri

Charlie Munger

Bill Gates, visionario dalle indiscusse abilità, ha frequentato una delle poche scuole superiori dotate di computer.
Quel macchinario così innovativo ha dato al fondatore di Microsoft la possibilità di dare sfogo al proprio estro e sviluppare la sua creatività come egli stesso ha ammesso.
Sarebbe riuscito a creare la società di software più famosa al mondo senza questo contributo del caso? Può darsi, ma non possiamo saperlo.
Venendo ad un esempio più attinente con il mondo della finanza, Benjamin Graham, primo vero insegnante di Buffett, è universalmente conosciuto come uno dei più grandi investitori della storia. E’ proprio lui il fondatore del value investing.
Nel suo best seller “L’investitore intelligente”  raccomanda un’attenta selezione di azioni sottovalutate e un’ampia diversificazione.
Forse non tutti sanno che gran parte del suo successo è dovuto all’acquisto di un importante pacchetto di azioni della società Geico.
Jason Zweig (giornalista del Wall Street Journal) in un suo articolo ha spiegato come, scegliendo questo investimento, lo stesso Graham abbia violato tutte le sue regole da investitore intelligente.
La società di Graham acquistò il 50% di GEICO per 712.000 dollari nel 1948. Nel 1972 il valore della partecipazione raggiunse la cifra di 400 milioni di dollari per un guadagno complessivo di oltre il 460%. Lo stesso Graham ammise  che questa grande e fortunata scommessa possa essere stata la ragione del suo successo.

Eppure la scelta contravveniva a ciò che Graham insegna e gli investitori cercano di emulare:

  • un investimento così concentrato non rispetta le regole di diversificazione che lo stesso Graham raccomanda di seguire;
  • la partecipazione in Geico è stata mantenuta anche nella fase della crescita esponenziale quando, cioè, la società non rispettava più i requisiti di sottovalutazione professati nei suoi insegnamenti.

Si tratta di un semplice colpo di fortuna o di una decisione ponderata dovuta al talento?
Non possiamo saperlo. Sappiamo però che il talento è difficilmente emulabile e meno che mai la fortuna.

Flessibilità e tatticismo

Le opportunità arrivano alla mente preparata

Charlie Munger

Anche chi segue un approccio di investimento semplice e pigro può decidere di dedicare una parte del proprio portafoglio a scelte tattiche per limitare ribassi o cogliere opportunità nel breve periodo (la cosiddetta asset allocation tattica di cui abbiamo parlato in un post dedicato).

Anche in questo c’è tanto da imparare dai maestri.
Bridgewater, l’hedge fund più famoso al mondo fondato dal seguitissimo Ray Dalio, periodicamente, sul suo sito istituzionale, pubblica interessanti e dettagliate  analisi, view e aggiornamenti economici e di mercato.
In tempi non sospetti Bridgewater metteva (giustamente) in guardia contro il rischio di inflazione. Tra i vari punti di attenzione, veniva posta particolare enfasi alla vulnerabilità del mercato azionario statunitense alle variabili inflazione e banche centrali. L’analisi proposta da Bridgewater mostrava, viceversa, prospettive ben più incoraggianti per il mercato cinese.
In realtà preferire la Cina agli Stati Uniti avrebbe significato perdita invece di guadagno.
La strategia Pure Alpha (c’entra con quello che hai detto sopra??) nata in Bridgewater nel 1991 vanta un rendimento annuo del 7,7% prodotto con una volatilità decisamente più contenuta rispetto a quella del mercato azionario.
Non ho dubbi che i gestori del fondo siano riusciti a trovare il giusto tempismo e a rivedere le loro posizioni.

Nessun investitore dispone delle risorse, delle relazioni e delle capacità di investimento di questi colossi e, pertanto, diventa impossibile essere altrettanto tempestivi.
Chi avesse deciso di seguire le ragionevoli indicazioni di Bridgewater, per “schivare” tatticamente i ribassi, avrebbe lasciato per strada gran parte del recupero del 2023.
Un investitore davvero consapevole sa che, una volta messa in atto una strategia di investimento efficace, non c’è nessun bisogno di dover schivare le bizzarrie dei mercati. 
A proposito di “schivare” i ribassi, Neo, il protagonista del film Matrix, a un certo punto chiede al suo mentore Morpheus se riuscirà mai a schivare le pallottole dei letali agenti. Morpheus risponde che, quando finalmente sarà pronto, non ne avrà bisogno (cit.).

Allo stesso modo l’investitore intelligente sa che tentare il market timing per evitare ribassi e cogliere i rialzi può produrre più danni che benefici. E’ necessaria una doppia dose di fortuna per centrare il tempismo di uscita e di ritorno nel mercato. Raramente si azzeccano entrambi.
Piuttosto che anticipare i mercati è molto più produttivo trovare la propria strategia per stare nei mercati.

Conclusioni

State attenti a non pensare che il 100% dei risultati si possa attribuire all’impegno profuso ed alle decisioni prese.

Morgan Housel

Ognuno di noi cerca di scoprire come funziona il mondo della finanza e gli investimenti.
Quali sono le strategie vincenti e quali quelle perdenti, come adattarsi a un mondo in continua evoluzione, come si fa a fare soldi?

Cerchiamo le risposte nel successo degli altri illudendoci di poter fare come loro.
Nel tentativo di imitare i miti non consideriamo che le scelte che sono state vincenti per chi prendiamo ad esempio, spesso non sono replicabili e possono essere addirittura dannose.
Imitare le imprese di un personaggio specifico può essere pericoloso perché, generalmente prendiamo come riferimento gli esempi di successo più eclatanti che sono anche i più estremi (Buffett, Munger, Ray Dalio ecc..) e che sono anche i più improbabili da replicare.
Tanto più estremo è il risultato tanto meno è applicabile nella nostra esperienza personale perché è molto probabile che quella performance (non soltanto in termini finanziari) sia stata influenzata da talento, da attitudini personali e, magari, da una buona dose di fortuna. Tutti elementi che non sono replicabili nella nostra personale realtà.
La storia che con l’impegno e la dedizione qualsiasi risultato diventa raggiungibile è uno slogan motivazionale che non sempre trova riscontro nella realtà.
Nonostante la motivazione e lo sforzo, ci sono obiettivi che non possono essere raggiunti per mancanza di attitudine o, semplicemente, per mancanza di fortuna. 
Difficilmente chi non ha le doti fisiche necessarie diventerà un’atleta professionista anche si si allenerà assiduamente. Un cantante emergente per diventare famoso avrà bisogno di una buona dose di fortuna. In finanza non cambia molto.

La buona notizia è che chiunque, seguendo un approccio semplice e ripetibile nel tempo può riuscire a vincere la sua partita personale sul campo della finanza. Viceversa cercando di stravincere imitando i migliori si corre il rischio di perdere.

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi

Iscriviti

* indicates required
Potrebbero interessarti anche

1 Comment

  1. …per essere fedeli alla propria linea servono due fattori, uno economico: asset strategico liquidità ed uno emotivo: guardare se stessi e non gli altri. Buona domenica grande David

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *