Strategie investimento 2019

Quale potrebbe essere la giusta strategia di investimento per il 2019, avendo ben presente che, per i mercati finanziari, l’anno che si avvia alla chiusura è stato uno dei peggiori degli ultimi periodi?

L’investitore potrebbe trovarsi, giustamente, assalito dal dubbio se sia il caso o meno di investire in questo periodo, dopo un 2018 segnato non solo da un’entità notevole dei cali, ma anche dalla simultaneità con la quale tutte le principali classi di investimento hanno flesso al ribasso.

Nell’eccezionalità di questo corale passivo (non accadeva da almeno 20 anni) è stato pressoché impossibile non commettere errori di posizionamento.

Bene, e allora? Custodiamo gelosamente i soldi sotto il materasso in attesa di tempi migliori?

Esiste un’opzione migliore: fare tesoro di tutte le lezioni imparate questo anno per indirizzare al meglio la strategia di investimento per il 2019.

Una dovuta premessa: chi avesse già una pianificazione finanziaria di lungo periodo (5-10 anni) non dovrebbe preoccuparsi eccessivamente delle flessioni di questo anno perché la storia della borsa è ormai nota e le statistiche evidenziano la maggiore efficienza degli investimenti azionari sul medio/lungo periodo.

Il che non elimina i rischi di un crollo di Borsa in un futuro più o meno prossimo, che è considerato sempre un evento improvviso e non prevedibile, come un terremoto.

Andiamo adesso ad analizzare i maggiori fattori di crisi che hanno caratterizzato questo 2018, per elaborarne una strategia di investimento per il 2019.

2018 – L’Effetto Cumulativo di più Fattori

La lezione più importante da trarre è quella di aver sottovalutato l’effetto cumulato di più fattori avversi, nessuno dei quali determinante, ma che nel loro insieme hanno provocato l’inusuale e rara discesa simultanea di azioni e obbligazioni.

Quando le asset class si comportano tutte nella stessa maniera diventa davvero difficile riuscire a destreggiarsi. Una combinazione di questo tipo non si verificava sui mercati da circa 20 anni.

Divergenza del cambiamento delle Economie Mondiali

Mentre la crescita economica statunitense è andata progressivamente consolidandosi, nelle altre aree geografiche si registrano segnali di rallentamento dello sviluppo economico. In particolare l’Europa ha sorpreso significativamente al ribasso per le incertezze legate all’evoluzione della Brexit nonché delle tensioni politiche all’interno dell’area;

Politica Monetaria FED (Banca Centrale Americana

Il vigore della crescita economica nazionale ha portato la banca centrale americana ad accelerare il ritmo del rialzo dei tassi di interesse per prevenire il surriscaldamento dell’economia e le pressioni inflazionistiche.

Questo ha determinato un’opportunità di investimento a basso rischio per gli investitori americani: il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato per effetto dell’azione della Fed, contribuisce a tenere lontani i capitali dalle attività rischiose (ne consegue la fuga da azioni ed obbligazioni ad alto rendimento verso titoli di stato). Tutto questo porta ad una discesa sensibile delle quotazioni azionarie di tutta la borsa, abbandonate dagli investitori.

Economie Emergenti

Oltre ai segnali di rallentamento registrati dall’economia cinese, le  dinamiche politico economiche di Turchia ed Argentina hanno esercitato un effetto contagio sulle altre economie emergenti, provocando la fuga dalle loro valute ed azioni.

Politica commerciale Americana

Il deterioramento dei rapporti commerciali tra USA e Cina rappresenta un importante fattore di disturbo per i mercati finanziari.

Tra annunci di tregue e arresti eclatanti, l’escalation della guerra commerciale in atto potrebbe bloccare gli scambi internazionali con conseguenze evidenti per le rispettive economie.

Blocco delle attività federali americane (shutdown)

In prossimità della chiusura dell’anno, il blocco delle attività amministrative statunitensi, non offre certo ragioni di conforto.

Si tratta di quella procedura del sistema politico statunitense che prevede l’ arresto  (shutdown appunto ) delle attività governative non essenziali fino all’approvazione di un rifinanziamento. Questo blocco avviene quando il congresso  americano (composto da due camere di cui una a maggioranza democratica ed una a maggioranza repubblicana) non riesce ad approvare la legge di rifinanziamento.

2019 – Cosa aspettarsi?

Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale evidenziano significativi rischi al ribasso proprio per effetto del deterioramento dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina

Politica Monetaria

La decelerazione dell’economia globale contribuirà a ridurre le pressioni inflazionistiche e, di conseguenza, determinerà le future scelte di politica monetaria in materia di tassi di interesse.

Ci aspettiamo quindi che nel 2019 le banche centrali influenzeranno l’andamento dei mercati finanziari.

Le dichiarazioni di J. Powell (presidente FED) evidenziano la prossima fine del percorso di rialzo dei tassi USA. Questa stabilizzazione potrebbe essere cruciale per la normalizzazione dell’instabilità finanziaria in quanto arresterebbe la fuga dalle attività cosiddette rischiose.

Da parte sua, la Banca Centrale Europea, pur sancendo la conclusione del quantitative easing, continua a mantenere un atteggiamento cauto in materia di possibili rialzi dei tassi di interesse.

Politiche commerciali

La tensione tra Stati Uniti e Cina è, in tutta probabilità, destinata a perdurare: lo scontro non è tattico ma assume rilevanza strategica. Riguarda il ruolo delle due più grandi economie del mondo e la loro competizione su tecnologie e sulle industrie del futuro

Sviluppi politici europei

Il principale fattore di destabilizzazione è rappresentato dall’evoluzione della BREXIT.

La situazione appare ancora aperta a qualsiasi scenario: il voto del parlamento sull’accordo con la UE per l’uscita è stato rimandato a gennaio. Da una parte l’establishment politico inglese mostra forte scetticismo sulle condizioni di uscita e, dall’altra, la commissione europea nega la possibilità di nuovi negoziati.

Gli errori da non ripetere

I mercati finanziari sono entità dinamiche ed estremamente sensibili. Fasi di instabilità, come quella che stiamo vivendo, sono assolutamente normali:

Nel lungo periodo il mondo economico è destinato allo sviluppo. Questo processo è intervallato da fasi di incertezza che implicano discese, anche repentine, delle quotazioni.

Questo 2018 ci insegna quanto possa essere importante il ruolo protettivo delle classi di investimento che tendiamo troppo spesso a dimenticare nelle fasi di euforia (a causa degli insignificanti rigorni che queste offrono): titoli di stato ed obbligazioni ad elevato rating dei paesi sviluppati, oro e valute forti. Trovate un approfondimento nell’articolo le 3 strategie salva patrimonio

Le ripercussioni del calo dei mercati azionari possono essere mitigate prevedendo l’inserimento di queste categorie di investimento all’interno del proprio portafoglio: nelle fasi di ribasso infatti, titoli governativi, oro e valute forti tendono ad aumentare il loro valore.

Osservando il grafico seguente (andamento dei titoli di stato americani) è possibile verificare  come durante i periodi di flessione più marcata (rispettivamente la fine di maggio e l’inizio di ottobre), il valore dei titoli governativi americani abbia imboccato invece la via del rialzo.

Grafico indice Barclays Titoli di stato USA 1-3 anni (Barclays US Treasury 1-3 years)

Discorso analogo può farsi per il cambio euro/dollaro:

Grafico euro/dollaro

e per la quotazione del bene rifugio per eccellenza: l’oro

Grafico quotazione oro

E’ forse riduttivo menzionare soltanto queste tre attività finanziarie, ma sicuramente chi avesse scelto di diversificare il proprio portafoglio inserendo queste classi di investimento, avrebbe chiuso l’anno con un risultato migliore di chi ne avesse sottovalutato la funzione difensiva.

(in questo articolo puoi approfondire come costruire un portafoglio diversificato)

Dove ricercare rendimento?

Se da una parte è corretto perseguire una giusta diversificazione al fine di costruire un portafoglio efficiente, è altrettanto vero che la ragione che spinge all’investimento dovrebbe essere “guadagnare” e non “non perdere”.

E’ quindi opportuno considerare che dopo i vistosi cali del 2018 le categorie di investimento più redditizie (e, quindi, più rischiose) risultano essere a buon mercato.

I mercati azionari, in particolare delle aree emergenti, presentano infatti valutazioni che iniziano a farsi interessanti.

E’ purtroppo vero però che le quotazioni di queste attività  possono rimanere irrazionali (ossia non rispecchiare la reale redditività delle società che rappresentano) per molto tempo. E in caso di recessione o di eventi avversi, i prezzi potrebbero scendere ulteriormente (per approfondire il tema: è il momento giusto per investire in borsa?).

Per chi nutre eccessive preoccupazioni e non riesce a gestire la propria emotività, l’impiego in queste classi di investimento può essere modulato in maniera graduale attraverso lo strumento del piano di accumulo che attenua la volatilità dei mercati sfruttando le fasi di ribasso.

Titoli difensivi e Titoli Value

In contesti di mercato difficili ci sono alcune categorie di azioni che tendono a fare meglio di altre.

E’ il caso dei settori difensivi: sono quelli meno influenzati dal ciclo economico poiché offrono beni/servizi ritenuti indispensabili. Fanno parte di questa categoria i titoli farmaceutici, alimentari, le utility (società che operano nella distribuzione di acqua, gas, energia elettrica).

Esistono poi i cosiddetti stili di investimento value, ossia quelle strategie che mirano ad individuare le società il cui prezzo è inferiore ad un ipotetico valore di equilibrio (detto appunto “fair value”) . Generalmente sono società con mercati ampiamente consolidati e previsioni di crescita modesta ma caratterizzate da alti dividendi.

In fasi di mercato avverse, questi titoli tendono a comportarsi meglio delle società growth ossia sopravvalutate rispetto al loro valore di equilibrio, in quanto si stima che produrranno utili in crescita tale da giustificarne il prezzo.

Ricapitolando

  • Le valutazioni dei mercati sono scese molto ma questo non significa che non possano scendere ulteriormente.
  • Oro, valute forti e titoli di stato americani possono contribuire a fornire un valido supporto nelle fasi difficili.
  • Ricordiamoci che la strategia di investimento che che limita i rischi implicitamente limita anche i rendimenti nelle fasi di mercato favorevoli.
  • La componente che permette di valorizzare nel tempo il proprio patrimonio è rappresentata dalle azioni. Pertanto una strategia di investimento vincente non può prescindere da questa componente.
  • Per chi è particolarmente emotivo e soffre di ansia da mercato, dovrebbe prediligere la  costruzione della componente azionaria del portafoglio con gradualità (attraverso il piano di accumulo).

Leggi anche:

L’ottovolante dei mercati. Come comportarsi?

Le linee guida indispensabili per l’investimento nel 2019.

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