STRATEGIA DI INVESTIMENTO PER CHI HA PAURA

La strategia di investimento per chi ha paura di investire

Vedere l’approssimarsi di un crollo dei mercati o una recessione ovunque ed in qualunque momento è diventata una patologia comune a molti risparmiatori:

la guerra commerciale prima, l’inversione della curva dei rendimenti dopo, la brexit, le tensioni in Iran e il rallentamento economico globale hanno fatto esplodere la fobia.

Il fatto che l’anno appena concluso abbia regalato nuovi massimi per le piazze finanziarie contribuisce ancor più a gettare benzina sul fuoco: del resto è risaputo che dopo la crescita dei listini  arriva il crollo. E allora meglio tenersi alla larga dalla finanza.

La realtà è che i motivi per non investire esistono da sempre: ci sarà sempre un mercato che è salito troppo, piuttosto che una fase di ribasso interminabile o l’ennesima incognita da dissipare. 

Maggiore è la paura del tracollo , maggiore è la tentazione di posticipare l’investimento  precludendosi di fatto le opportunità che il mercato offre.

Quello di cui parlerò in questo post riguarda una possibile strategia che, in termini assoluti, potrebbe portare un minor guadagno rispetto a metodi più “aggressivi”. Ma in questo caso l’obiettivo primario non sarà tanto quello di  diventare miliardari quanto, piuttosto, di valorizzare i propri risparmi.
Investire per non farli erodere dall’inflazione e far sì che crescano nel tempo e ci consentano di realizzare i nostri obiettivi di vita concreti: mandare i figli all’università, acquistare un casa, costruirsi una rendita integrativa senza dover sperare che l’Inps non riduca ancora le pensioni.

La storia insegna: potenzialità dei mercati vs rischi

I risultati di lungo termine generati dall’investimento finanziario restano un ottimo motivo affinché chi investe guardi oltre il presente e si concentri sull’obiettivo finale di lungo termine.

GRAFICO MERCATI AZIONARI GLOBALI
Crescita mercati azionari (indice MSCI World)

10.000 € ipotetici investiti nel 1988 (quando ancora l’euro non c’era…) nel mercato azionario globale (nel grafico l’indice che lo rappresenta MSCI ACWI) oggi sarebbero circa € 133.000. 

Con i dovuti prelievi fiscali ne rimarrebbero soltanto (si fa per dire) 100.000 circa…

Ma il percorso di crescita si mostra tutt’altro che lineare: si sono avvicendati periodi di pesanti ribassi a partire dal – 45% del 2000 al drammatico – 50% del 2008. Per non dimenticare il più recente – 15% del 2018.
Dunque guardando i segni meno susseguitisi nell’arco degli ultimi 30 anni, l’investitore azionario spaventato dalle oscillazioni di mercato avrebbe trovato più di una valida ragione per fuggire dal mercato e abbandonare il proprio posizionamento di lungo termine.

Ciò nonostante Il mercato azionario ha realizzato un rendimento medio annuo (composto) di circa l’8,7%.

“Che cosa c’è di incredibile nel fatto che alcuni grandi trader abbiano guadagnato grandi cifre. Il Dow Jones è da più di cent’anni che sale. Mi stupisco piuttosto che ci sia molta gente in perdita”

Fragmentarius

La domanda annosa è quindi: come possiamo eliminare la sensazione che il nostro prezioso denaro stia bruciando durante un periodo di crisi finanziaria? Per garantirsi una tranquillità stabile è possibile costruire  un portafoglio  resiliente e remunerativo allo stesso tempo e che sia, dunque, capace di adattarsi ai possibili scenari futuri.

La soluzione: un portafoglio decorrelato che attutisca le oscillazioni

Per risolvere questo problema è necessario superare il concetto tradizionale di diversificazione secondo il quale i due asset principali sono rappresentati da azioni ed obbligazioni:
una volta, investire in un portafoglio bilanciato (suddiviso, cioè, tra azioni e obbligazioni)  consentiva di contenere le fasi di ribasso.
Storicamente, infatti, le obbligazioni hanno la tendenza a salire quando le azioni scendano.
Oggi il tradizionale portafoglio bilanciato valido nel recente passato, non appare più idoneo a proteggere il capitale:
l’azione massiccia delle banche centrali e la drastica riduzione dei tassi, ha rotto i classici  equilibri tra azioni ed obbligazioni rendendo indispensabile contemplare anche altri asset.

Ecco perché la logica della diversificazione deve essere implementata con quella della decorrelazione cioè della suddivisione  del portafoglio in varie classi d’investimento selezionate in  maniera tale che quando una va male, le altre vadano bene (o, quantomeno, meglio).

Il problema principale da affrontare risiede nel fatto che molte asset class sembrano indipendenti tra loro, ma di fatto vengono influenzate dalle stesse cause, per cui tendono a ridursi tutte in caso di instabilità finanziaria. 

Accade così che quando aumenta la volatilità sui mercati ci si trova spesso alle prese con un portafoglio diversificato, sì,  ma non decorrelato. 

DECORRELAZIONE
Esempio di asset decorrelati

Questo è un esempio molto semplice di asset decorrelati: al crollo di uno dei due l’altro sale.

Benefici della decorrelazione: il prezzo da pagare

Dato per assodato che l’investimento nel mercato azionario nel lungo termine è storicamente vincente rispetto alle alternative, è opportuno sottolineare il fatto che una strategia d’investimento che persegua l’obiettivo della stabilità, oltre che del rendimento, sarà necessariamente meno remunerativa rispetto ad una basata sul solo investimento azionario.

Mi spiego meglio: questo è il confronto grafico su un orizzonte temporale di 5 anni (in realtà pochi per valutare un investimento azionario) tra un portafoglio azionario ed un portafoglio decorrelato:

CONFRONTO TRA PORTAFOGLIO AZIONARIO E PORTAFOGLIO DECORRELATO
Portafoglio azionario vs portafoglio decorrellato

E’ ovvio che a posteriori la scelta tra le due alternative si indirizzerebbe presumibilmente sulla soluzione blu.

In questo periodo però, avremmo dovuto fare i conti anche con i fisiologici ribassi di mercato e, soprattutto, con gli effetti che questi possono arrecare al nostro stato d’animo.


Vediamo cosa è successo ai due portafogli nelle fasi di momentaneo ribasso: 

Aprile 2015 – Febbraio 2016

DECORRELAZIONE E PROTEZIONE

Portafoglio azionario: – 20%
Portafoglio decorrelato: – 3%

Ottobre 2018 – Dicembre 2018

DIVERSIFICAZIONE E PROTEZIONE

Portafoglio azionario: – 11%
Portafoglio decorrelato: + 0,63%

L’obiettivo è quello di impostare una strategia d’investimento che limiti i ribassi durante le fasi critiche dei mercati in modo da sopportare serenamente l’attesa del successivo recupero.
Questo atteggiamento difensivo sarà necessariamente pagato con una minore redditività del portafoglio nel lungo termine: secondo una delle regole finanziarie basilari tanto più un investimento è redditizio tanto più sarà rischioso e, dunque, soggetto a maggiori ribassi nelle fasi di tensione.
Dunque, riducendo il rischio di un portafoglio (e le potenzialità di ribasso nelle fasi buie), se ne  ridurranno anche le potenzialità di rendimento. 

Come costruire un portafoglio decorrelato

La costruzione di un portafoglio che sia resiliente e, al tempo stesso, remunerativo passa dal superamento delle categorie d’investimento convenzionali (azioni e obbligazioni).

Analizzando la questione da un punto di vista pratico dovremo individuare 4 categorie in cui andare a suddividere il capitale:

  1. SICUREZZA (45%);
  2. RENDIMENTO (20%);
  3. PROTEZIONE (25%);
  4. DECORRELAZIONE (10%).

Il portafoglio assumerà, genericamente, queste sembianze:

PORTAFOGLIO DECORRELATO

Vediamo come comporre le fette della torta.

Sicurezza

ASSET SICUREZZA

Obiettivo

Consentire una crescita modesta del capitale ma stabile, cioè indenne da scossoni   e turbolenze di mercato.

Strumenti

Potranno essere utilizzati per questa componente i seguenti strumenti:

  1. Conti deposito;
  2. Polizze ramo I (cioè le polizze assicurative tradizionali che prevedono la garanzia di rimborso del capitale a scadenza);
  3. prodotti obbligazionari flessibili.

Rendimenti

Da soluzioni di questo tipo sarà lecito attendersi rendimenti contenuti che potranno essere collocati in un intervallo tra lo 0,50% (conto deposito) all’1,50% (polizza ramo I/prodotti obbligazionari).

Rendimento:

ASSET RENDIMENTO


Obiettivo:

Conseguire rendimenti interessanti a fronte di una maggiore volatilità del capitale.

Strumenti:


Gli strumenti che oggi sono idonei ad esprimere rendimento sono  rappresentati da:

  1. Azioni internazionali;
  2. Azioni paesi emergenti;
  3. Azioni value (leggi il post di approfondimento);
  4. Azioni europee;
  5. Obbligazioni paesi emergenti.

Rendimenti:

Abbiamo visto in apertura che negli ultimi 30 anni il rendimento medio di un investimento azionario è stato dell’ 8,7% annuo composto.
Questa è invece una mappa dei rendimenti obbligazionari dei principali paesi emergenti:

Avvertenze: 

L’investimento azionario, come abbiamo visto, presenta elevata volatilità a cui si lega l’annosa questione del “giusto timing d’ingresso”.
Inutile farsi illusioni: è impossibile individuare con ragionevole certezza il momento ottimale per entrare nel mercato.
Ecco perché  è indispensabile evitare di concentrare l’investimento azionario in un unico momento d’ingresso e pianificare l’accumulo di questa componente con gradualità.
Ad esempio per un portafoglio conservativo ipotizzando un’esposizione ideale del 25%, si potrà procedere investendo immediatamente il 10% ed il rimanente attraverso un automatismo di investimento mensile spalmato nel medio termine (5-7 anni – leggi il post di approfondimento – ).

Protezione

ASSET PROTEZIONE

Obiettivo


La funzione degli asset a protezione è quella di attenuare le fasi di turbolenza per rendere psicologicamente tollerabili le fisiologiche oscillazioni di mercato.
Esistono categorie d’investimento che storicamente nelle periodi più avversi presentano la peculiarità di crescere di valore in quanto vengono considerate porti sicuri in cui trovare rifugio dal pericolo percepito.

Strumenti

Gli strumenti oggi utilizzabili per questa funzione sono:

  • Oro;
  • Titoli di Stato dei paesi “Forti” (USA, Giappone, Germania).


Per fare un esempio vediamo il comportamento dell’ oro nella fase più concitata dell’ultima grande crisi finanziaria (2008) :

ORO VS AZIONI

Oro: + 60%
Azioni – 50%

Dunque la “reazione” di questi  asset è in grado di attutire i ribassi registrati dalla parte del portafoglio destinata al “rendimento” durante le fasi di mercato avverse.

Rendimenti

In considerazione dell’attuale contesto di mercato caratterizzato da tassi negativi (leggi il post) difficilmente si potrà aspirare a conseguire un rendimento positivo su questa parte del portafoglio: sarà necessario accettare l’idea che, in condizioni “normali” (cioè in situazioni favorevoli ai mercati finanziari), questa parte del portafoglio non fornirà nessun contributo alla  performance complessiva. Anzi, potrebbe addirittura ridurla. Questo, oggi, è il prezzo da pagare per proteggersi.

Decorrelazione

ASSET DECORRELAZIONE

Obiettivo


Questa parte del portafoglio sarà composta da strategie d’investimento che ricercano rendimento al di fuori dei tradizionali mercati azionari e obbligazionari.
L’obiettivo è quello di conseguire perfomance positive indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari.
Questa tipologia di prodotti presenta elevata complessità e, soprattutto, alta discrezionalità da parte di chi li gestisce.
Ciò significa che  le performance possono essere molto variabili nel tempo.
Inserirne una piccola percentuale all’interno di un portafoglio diversificato contribuisce a ridurre la volatilità e a sostenere i rendimenti nel medio periodo.
Per capirne meglio il funzionamento possiamo analizzarne le tipologie più comuni:

Strumenti

Alternativi “liquidi”: si tratta di quei prodotti  che possono essere venduti e quindi rimborsati (cioè liquidati) in qualsiasi momento in quanto è presente un mercato di quotazione ufficiale. Fanno parte di questa categoria i fondi alternativi liquidi. (a breve un post sull’argomento)

Alternativi “illiquidi”: si tratta di quei prodotti che, all’opposto, non possono essere rimborsati/venduti in quanto non è presente un mercato ufficiale di quotazione.
Il rimborso del capitale investito si realizzerà soltanto all’atto della chiusura del fondo.
All’interno di questa categoria rientrano i fondi di private equity che selezionano società non quotate con solide potenzialità di crescita.
Qui mi limiterò a dire che si tratta di un investimento di lungo periodo con potenzialità di rendimento storicamente estremamente elevate e indipendenti dall’andamento dei mercati quotati.
Il mondo degli asset illiquidi va sicuramente compreso, maneggiato con cura e adattato alla propria situazione personale. Ma al tempo stesso rappresenta una straordinaria opportunità

(Leggi il post di approfondimento sui fondi alternativi).


Conclusioni

Non esistono sistemi infallibili per anticipare l’andamento dei mercati e prenderne soltanto “il buono”: il segreto non è anticipare i mercati ma stare nei mercati.
E’ tuttavia possibile seguire un metodo che consenta di navigarli in tranquillità senza dover esser travolti dalla fobia da ribasso o dall’ansia da perdita d’opportunità.

“Tutto nella vita implica un rischio e quello che bisogna imparare, in realtà, è come riuscire a navigarlo”.

Reid Hoffman (fondatore di linkedin)

Gestire i rischi non significa evitarli. Seguire una strategia d’investimento oculata non significa investire nella Parmalat nella Cirio o nell’ennesima obbligazione della banca in dissesto (mi raccomando solo obbligazioni perché le azioni sono rischiose 😉).

Significa piuttosto intraprendere un viaggio su un’autovettura confortevole e dotata dei giusti dispositivi di sicurezza (airbag).

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