STRATEGIA BARBELL INCERTEZZA

Uno dei passaggi fondamentali per ottenere successo negli investimenti è individuare la corretta strategia da seguire.
Si tratta di un compito più facile a dirsi che a farsi, vista l’ampia gamma di scelte disponibili per affrontare un futuro mai così incerto.

In questo articolo parleremo di una tecnica di semplice attuazione: l’ approccio barbell.

Oltre ad analizzarne il funzionamento, vedremo anche come riuscire a metterlo in pratica in modo semplice ed efficace.

Barbell: come rendere certo l’incerto

Uno degli aspetti che più ci preoccupa è l’elevato livello di incertezza sul futuro dell’economia, dei mercati finanziari e dei nostri soldi.
Incertezza che, francamente, rappresenta una costante nel cammino degli investitori.
Tuttavia quando questa incertezza viene percepita in modo particolarmente forte, finisce per portare alla paralisi finanziaria: sia chi deve iniziare un percorso di investimento, sia chi deve intraprendere attività di manutenzione sui propri portafogli, cede all’immobilismo.
La conseguenza peggiore è che per non affrontare l’incertezza tipica del breve periodo non si riescono a cogliere i rendimenti che i mercati producono nel lungo periodo

Individuare una serie di regole chiare su cui basare le decisioni di investimento (ad esempio: quando entrare sul mercato, quando “incrementare il rischio” e quando ridurlo) può essere di grande aiuto per affrontare l’ignoto.
Ogni scelta che facciamo (non soltanto in ambito finanziario) comporta dei rischi e un certo margine di errore. Soprattutto quando lo stress aumenta, le sollecitazioni possono portarci a prendere decisioni di investimento sbagliate.

Seguire un elenco di regole ben definite a priori ci solleva dal dover prendere decisioni difficili.
Sarà, infatti, sufficiente attenersi al protocollo definito senza farsi, così, influenzare dalle emozioni.

Vediamo adesso come stilare questo protocollo grazie all’approccio barbell.

Approccio Barbell: le cose semplici funzionano

Alcune strategie si concentrano di più sulla crescita del valore degli investimenti, altre, viceversa, sulla preservazione e sulla riduzione delle oscillazioni del capitale.

La strategia barbell (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) consiste in una combinazione di questi due approcci.
L’idea nasce da Nassim Taleb (l’autore de “Il Cigno Nero”) e prevede di investire il capitale secondo due diverse modalità. 
La parte più consistente del patrimonio dell’investitore dovrebbe essere investita in asset a bassissimo rischio (caratterizzati da scarsa volatilità e bassi rendimenti) mentre la rimanente parte in strumenti a elevato rischio (contraddistinti da alti rendimenti potenziali e elevata volatilità).
La strategia barbell combina quindi i due estremi opposti delle possibilità di investimento: a un estremo gli asset “sicuri”, all’altro estremo gli asset “speculativi”.
Taleb suggerisce di allocare dall’85 al 90% in asset a basso rischio e dal 10 al 15% in asset speculativi.

Non a caso si parla di “strategia a bilanciere” con due estremità contrapposte:

BARBELL STRATEGY

in questo modo non si dovrà scegliere tra un’allocazione conservativa o un’allocazione dinamica del capitale, ma il portafoglio sarà contemporaneamente estremamente prudente ed estremamente aggressivo senza contemplare le soluzioni che stanno nel mezzo del bilanciere.
Il vantaggio principale della strategia barbell è quello di limitare il rischio di ribassi e capire con certezza quale sarà la perdita massima da dover sopportare.
Fondamentalmente l’estremità prudente del bilanciere consentirà di godere di un buon livello di tranquillità anche in contesti di mercato avversi.

Al tempo stesso, l’estremità aggressiva permetterà di sfruttare scenari favorevoli beneficiando della crescita degli asset con maggiore potenziale di rendimento.

L’idea è quella di evitare le attività di investimento che si trovano nel mezzo del bilanciere che sono mediamente rischiose e mediamente remunerative ma che espongono a ribassi inaspettati nei contesti di mercato particolarmente sfavorevoli.

Come costruire il tuo bilanciere

Secondo l’idea originaria di Taleb, l’estremità sinistra (cioè quella altamente conservativa) deve essere composta in modo da limitare al minimo le oscillazioni di mercato anche a scapito del rendimento.

Quindi per la composizione di questa parte del portafoglio potranno essere utilizzati:

  • Titoli obbligazionari di elevato merito creditizio (preferibilmente di emittenti sovranazionali come Banca Europea degli investimenti, Fondo di stabilità europeo, banca mondiale) denominate in euro (in modo da eliminare totalmente il rischio di cambio) con durata residua non superiore ai 5 anni;
     
  • Conti deposito con L’accortezza di non eccedere la somma di € 100.000 per singolo istituto. Questa è, infatti, soglia entro la quale si è garantiti da eventuali dissesti (il passato relativamente recente ci insegna che, purtroppo, anche le banche fanno bancarotta);
  • Polizze di ramo I di cui abbiamo già parlato approfonditamente in un precedente articolo.
    Si tratta di una soluzione che sterilizza l’investimento dalle oscillazioni di mercato. Un prodotto molto apprezzato dal risparmiatore italiano che, tuttavia, presenta alcuni punti di debolezza.

Viceversa l’estremità aggressiva del bilanciere (cioè quella di destra) dovrà essere composta con l’intento di massimizzare i rendimenti. Quindi sarà preferibile utilizzare asset class con elevata potenzialità di rendimento come:

  • Azioni intese, principalmente, come l’universo di strumenti diversificati (fondi, etf) che eliminano il rischio di bancarotta dell’emittente. Per i profili più aggressivi potranno essere utilizzati anche singoli titoli azionari purché se ne comprenda l’effettiva rischiosità (che, appunto, può concretizzarsi anche con il default dell’emittente);
  • Fondi settoriali/tematici cioè quegli strumenti diversificati che investono in specifici settori o in specifici temi (ad esempio tecnologia, transizione energetica, demografia, settore dei consumi ecc.);
  • Criptovalute Il mondo delle valute digitali, se correttamente compreso e correttamente utilizzato, rappresenta un ottimo strumento per diversificare e aumentare la redditività del portafoglio;
  • Crowdfunding immobiliare che consente di accedere al mercato immobiliare anche con piccoli importi grazie all’intermediazione di piattaforme online specializzate (ne ho parlato dettagliatamente in questo post). Trattandosi di vere e proprie iniziative di costruzione/ristrutturazione di immobili da destinare alla vendita, l’operazione espone, comunque, al rischio di perdita (ad esempio nel caso in cui l’iniziativa non vada a buon fine per eventi imprevisti);
  • Private equity ossia l’investimento in società non quotate sui mercati regolamentati.
    Questa soluzione offre rendimenti più elevati rispetto a quelli del mercato azionario tradizionale a fronte di un impegno temporale di lungo periodo (ne parlo in questo articolo).

La strategia barbell applicata alle singole asset class

L’approccio barbell può essere inteso anche come una strategia da utilizzare per la composizione dI singole asset class all’interno di un portafoglio più complesso.

Ad esempio per quanto riguarda la componente obbligazionaria di un portafoglio diversificato (azioni, obbligazioni, asset reali) si potrà scegliere di investire alle due estremità della cosiddetta curva dei rendimenti. 
Questo significa riempire la “casella obbligazioni” utilizzando fondi a breve termine (per l’estremità prudente del bilanciere) e fondi a lungo termine (per l’estremità aggressiva) evitando , invece,  gli strumenti che selezionano le scadenze intermedie.
Si tratta di una strategia che può portare vantaggi in termine di diversificazione e di rendimento consentendo di sfruttare i benefici dell’attività di ribilanciamento.

Per quanto riguarda, invece, la componente azionaria, un approccio barbell può prevedere di concentrare l’estremità più conservativa dell’esposizione azionaria in società a larga capitalizzazione (cioè di dimensione più elevate) mentre l’estremità aggressiva sarà destinata a società a piccola capitalizzazione (cioè di dimensioni ridotte) caratterizzate da maggiore volatilità ma anche da rendimenti più elevati nel lungo periodo.
L’idea è quella di sfruttare le potenzialità di large cap e small cap nei diversi contesti di mercato.
I mercati azionari sono caratterizzati, infatti, da fasi in cui si alterna la sovraperformance delle small cap rispetto alle large cap a fasi in cui si assiste al processo inverso.

L’ultimo decennio ha visto il predominio delle grandi aziende (basti pensare alle performance strabilianti delle mega cap di Wall Street):

larga capitalizzazione vs piccola capitalizzazione 2010 - 2023
Large Cap vs Small Cap – Fonte: portfolio visualizer

Osservando le dinamiche del decennio precedente assistiamo, invece, a un capovolgimento dei ruoli con le aziende a piccola capitalizzazione (in rosso) che hanno restituito performance migliori delle aziende a grande capitalizzazione (in blu):

grande capitalizzazione vs piccola capitalizzazione 2000 - 2010
Large Cap vs Small Cap – Fonte: portfolio visualizer

Investire nelle singole asset class applicando l’approccio barbell è una strategia per difendersi dall’incertezza: visto che non ci è dato sapere chi conquisterà il primato di miglior performer nel prossimo decennio, distribuire l’esposizione azionaria tra large cap e small cap (ribilanciando i pesi delle due asset class) consentirà di prepararsi per entrambi gli scenari.
Tornando al nostro bilanciere, questa può essere un’idea di composizione dell’esposizione azionaria:

Limiti della strategia barbell

Il limite principale di questo approccio è rappresentato dalla scarsa redditività riconosciuta all’estremità prudente del bilanciere.

Nonostante il rialzo dei rendimenti a cui abbiamo assistito nell’ultimo periodo, i tassi delle obbligazioni di elevato merito creditizio rimangono relativamente bassi soprattutto se  rapportati all’inflazione.
Per ottenere rendimenti competitivi è necessario abbassare il merito creditizio delle obbligazioni con cui comporre il bilanciere o, magari, orientarsi verso bond emessi in valute diverse dall’euro.
In questo modo però si snatura la funzione dell’approccio barbell trasformando l’estremità prudente (pensata per mettere l’investitore al riparo da perdite improvvise) in un portafoglio esposto a potenziali default e, quindi, a rischi ingestibili. 

contatta David Volpe

Come superare i limiti dell’approccio barbell

Una soluzione interessante è quella di ripensare la composizione del bilanciere componendo l’estremità prudente  con un portafoglio di obbligazioni di elevato merito creditizio modulato su scadenze da 1 a 5 anni (cosiddetto bond ladder).

La parte aggressiva  sarà invece composta con un portafoglio diversificato tra azioni, obbligazioni, e asset reali (lazy portfolio).

Mano a mano che matura la scadenza delle obbligazioni che compongono l’estremità prudente, si potrà destinare una parte della liquidità al reinvestimento in nuovi bond, (come previsto dalla strategia bond laddering) e una parte all’incremento del lazy portfolio, con funzione di ribilanciamento.

Se è vero che in questo caso si stabilisce uno scambio tra i due estremi del bilanciere, è altrettanto vero che un lazy portfolio correttamente diversificato non può definirsi certo un investimento speculativo.
Si tratta, quindi, di un’indicazione per impostare una strategia di ingresso progressivo sui mercati finanziari sfruttando, al tempo stesso, il rendimento offerto da emissioni obbligazionarie di elevato merito creditizio.

bilanciere ladder + lazy

Vuoi scoprire come abbinare una strategia bond laddering a un lazy portfolio? 

Ne parlerò approfonditamente nel webinar gratuito di lunedì  30 gennaio alle ore 18:00.
Insieme ad altri professionisti del settore sarà trattato il tema della costruzione dei portafogli e del ruolo di strategie, strumenti e progetti di investimento (per partecipare basterà registrarsi cliccando sull’immagine).

webinar barbell lazy portfolio bond ladder

Conclusioni

Ci sono asset a rischio e c’è ne sono non a rischio e i due gruppi svolgono ruoli molto diversi.
Tienili il più separati possibile e rendi quelli a rischio rischiosi quanti vuoi.
La cosa importante è che i titoli non a rischio conservino il loro valore durante una crisi

W. J. Bernstein

La tecnica barbell può essere attuata partendo dall’ abbinamento di  soluzioni relativamente semplici per arrivare a strategie via via più complesse.

Il principio di fondo è quello di riuscire a individuare preventivamente quale sarà la parte del proprio portafoglio soggetta a oscillazioni di mercato e potenziali perdite.

L’approccio barbell diventa interessante anche quando applicato a singole asset class (come azioni e obbligazioni) perché, se correttamente utilizzato, consente di aumentare i benefici della diversificazione e di una periodica attività di ribilanciamento.

Il principale punto di debolezza dell’applicare la strategia in modo accademico riguarda la bassa remunerazione offerta dall’estremità prudente: i rendimenti offerte dalle attività sicure (che rappresentano la parte più consistente del capitale) difficilmente consentiranno di ottenere rendimenti superiori all’inflazione.
Il principio generale può, tuttavia, essere validamente utilizzato per implementare strategie più articolate come un lazy portfolio.

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1 Comment

  1. Non esistono investimenti privi di rischio, ma di devono scartare quelli che sono un pericolo e soprattutto che si crei un effetto leva su di essi. Oggi come da sempre il miglior bilanciere in assoluto è la diversificazione correlata al tempo. In senso figurativo è come valutare una probabilità da una possibilità. Buona domenica

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