SOLDI E FELICITA'

Se solo avessi più soldi…”

Quante volte ci troviamo a fare ipotesi su cosa potremmo fare se avessimo più denaro a disposizione.
Nella società moderna il concetto di benessere  è strettamente legato a quello di ricchezza.

Ho recentemente concluso la lettura del libro “La Psicologia dei Soldi”.
L’autore analizza sotto diversi interessanti punti di vista il rapporto che lega denaro e felicità.

In questo articolo ho pensato di condividere alcune delle sue riflessioni su quanto i soldi possano renderci  felici.
Niente di motivazionale, ma, piuttosto, alcune indicazioni su come raggiungere un giusto livello di benessere attraverso un corretto rapporto con il denaro.

Il benessere nell’era moderna

Progresso e prosperità hanno  portato un generale miglioramento delle condizioni di vita e del benessere delle famiglie.

Durante gli anni 50 negli Stati Uniti, la nazione più ricca del mondo, il reddito medio delle famiglie al netto dell’inflazione era pari a 29.000 dollari. Nel 2019 è arrivato ad oltre 62.000 dollari.

L’Italia non può certo essere paragonata agli Stati Uniti. Tuttavia anche nel nostro paese il reddito medio è passato da € 1.900 (degli anni 70 agli attuali 28.000 (fonte: World Bank).

Questa “ricchezza” ci consente di condurre una vita che il lavoratore medio degli anni 70 non avrebbe saputo neppure immaginare:  aria condizionata, smartphone, viaggi aerei, vacanze all’estero.
Le nostre auto sono più veloci ed efficienti, le nostre TV sono più economiche e avanzate e possiamo guardare i programmi che più ci piacciono quando lo desideriamo.

Eppure, non riusciamo a percepire il giovamento e la felicità che nasce da questo benessere, inimmaginabile fino a 50 anni fa.
Perché abbiamo la sensazione (probabilmente più che motivata) di sentirci meno felici di quanto non si sentissero i nostri nonni?

Le ragioni sono 2:

Confondiamo “abbastanza” con “troppo poco”

Economia, progresso e sistema capitalistico hanno contribuito ad aumentare il nostro tenore di vita, senza che questo coincida necessariamente con un maggior senso di benessere. 
Il fatto è che il sistema capitalistico moderno riesce benissimo a fare due cose: aumentare la nostra  ricchezza ma anche la nostra invidia. Le due cose sono estremamente collegate.

La competizione con gli altri e l’ambizione di superare i nostri colleghi può darci la motivazione a lavorare di più, e ad aumentare le nostre entrate.
Purtroppo questo finisce per essere un’ulteriore fonte di stress: se le nostre aspettative aumentano insieme al nostro reddito, non ha nessun senso cercare di guadagnare di più.
Il fatto è che tendiamo a confrontarci sempre con i nostri pari e mai con chi sta economicamente peggio di noi.
Il rapporto “aspettative / reddito” diventa particolarmente pericoloso quando la voglia di avere un’auto più bella, una casa più grande, un telefono più moderno, fa aumentare i nostri desideri più rapidamente rispetto alla nostra soddisfazione.
La vita si trasforma in un’eterna corsa alla “carota” dove il traguardo si sposta sempre più avanti.
Rispetto ad i nostri antenati abbiamo perso la capacità di accontentarci di avere abbastanza: capire che l’irrefrenabile bramosia del possesso conduce inevitabilmente all’infelicità.
Saremo costretti a lavorare più di quanto vorremmo per spendere e calmare i nostri insaziabili desideri. 

La capacità più importante da acquisire è quella di imparare a non spostare sempre in avanti i nostri obiettivi. Se le ambizioni aumentano insieme ai soldi, gli sforzi per ottenere più denaro saranno inutili.

Il denaro che si possiede è strumento di libertà; quello che si insegue è strumento di schiavitù

Jean Jacques Rousseau


Usiamo molto di più il cervello e molto di meno le mani

Fino agli anni 70 la maggior parte dei mestieri richiedeva di “usare le mani”.
Gli impieghi erano concentrati nel settore agricolo, nell’artigianato e nelle manifatture.
Poche professioni si basavano soprattutto sull’utilizzo del cervello.
Detto in termini poco ortodossi, la gente non pensava più di tanto ma lavorava senza interruzioni.

Oggi le cose funzionano esattamente nel modo opposto: la gran parte dei posti di lavoro appartiene a manager, funzionari, professionisti.
Un’altra larga parte è nel ramo dei servizi che si basano tanto sui pensieri quanto sulle azioni
Anche gli incarichi più strettamente manuali implicano l’assunzione di un livello superiore di responsabilità rispetto a quanto non fosse richiesto 50 anni fa.
All’atto pratico questo significa che la nostra giornata di lavoro non finisce quando timbriamo il cartellino e usciamo dallo stabilimento. I pensieri ci tormentano e proseguiamo incessantemente a lavorare nella nostra testa.
Abbiamo quindi l’impressione (giusta!) che il lavoro non finisca mai.
Continuiamo a pensare al “progetto a cui lavoriamo” nel tragitto dall’ufficio a casa, mentre prepariamo la cena e, magari, anche quando andiamo in vacanza.


Se il macchinario con cui si lavora nel ventunesimo secolo è un personal computer, ciò significa che la fabbrica moderna smette di essere un luogo e coincide con la giornata stessa

Derek Tompson

Felicità = libertà

Nel corso della nostra vita abbiamo imparato a usare i nostri redditi e la nostra ricchezza per comprare cose più grandi, più belle e più efficienti. Questo ha contribuito a placare la nostra necessità di soddisfazione a breve termine.
Allo stesso tempo abbiamo rinunciato ad una fetta sempre maggiore del controllo sul nostro tempo.

Rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto esercitiamo molto meno controllo sul nostro tempo.
La nostra giornata di lavoro si protrae anche al di fuori del tradizionale luogo di lavoro condizionando la modalità con cui spendiamo il nostro tempo.

Persino un lavoro che ci piace può trasformarsi in un tormento se ci vengono imposti ritmi, scadenze, obiettivi che condizionano il nostro tempo anche fuori dal luogo di lavoro stesso.

Un recente studio americano su un campione di mille anziani, evidenzia che giunti alla fase matura della propria vita, si realizzano quali siano stati gli insegnamenti più preziosi.
Nessuno degli intervistati ha affermato che sia importante essere stati ricchi al pari delle persone che si sono avute accanto. Nessuno ha identificato  nel lavoro la propria fonte di realizzazione.
Secondo il campione, la famiglia, le amicizie, e la possibilità di passare più tempo con le persone care sono i principali indicatori di felicità.

Fare quello che ci piace fare quando vogliamo, con le persone che vogliamo non ha prezzo.
Avere il controllo del proprio tempo e della propria vita è il maggiore indicatore di felicità.

Molto di più di un buono stipendio, di una bella auto e dell’autorevolezza nel proprio lavoro, trascorrere il nostro tempo facendo ciò che vogliamo con le persone che scegliamo sono le principali attività che creano un esistenza felice.

Riassumendo:

Avere il controllo del proprio tempo è il dividendo più alto che il denaro possa fruttare.

Morgan Housel
contatta David Volpe

Come gestire i soldi per comprare tempo

Abbiamo detto che il concetto di felicità passa attraverso quello del controllo del proprio tempo.
Siamo felici quando abbiamo tempo per fare quello che ci piace.
I soldi sono il mezzo che ci consente di comprare tempo: più soldi abbiamo, più tempo possiamo comprare.

Come uomini, donne e investitori dovremo suddividere la nostra vita e il nostro percorso di investimento in due fasi: la fase di accumulo e la fase di decumulo.
Queste due fasi che vedremo insieme sono il mezzo più efficace per costruirsi un patrimonio che permetta, a medio termine, di avere maggiore controllo del proprio tempo e di sentirsi maggiormente autonomi e autosufficienti. Avere la possibilità di fare scelte importanti nella propria vita senza i limiti che una situazione economica incerta causerebbe.

Fase di accumulo

Durante la fase di accumulo si risparmia e si investe identificando un orizzonte temporale relativamente lungo.
In questa fase, l’accumulo di ricchezza ha a che fare con il nostro tasso di risparmio e con i rendimenti che riusciamo a realizzare.

Che ci piaccia o no abbiamo molto più controllo sul nostro tasso di risparmio che non sui nostri rendimenti: non saremo mai in grado di identificare con certezza quale sarà il rendimento a lungo termine dei nostri investimenti.
Ma potremo, invece,  stabilire con relativa precisione il nostro risparmio mensile.

Ovviamente individuare un obiettivo da associare al risparmio è un’ottima cosa: l’anticipo su una nuova casa, la pensione o la costituzione di un capitale per vivere di rendita.

Ma il risparmio può essere anche fine a se stesso. Questa è, forse, una forma di risparmio addirittura migliore.
Risparmiare senza un obiettivo specifico, ci rende più flessibili. Ci permette di cogliere le occasioni migliori e di prenderci il giusto tempo per riflettere. 
Ad esempio, il risparmio accumulato è una risorsa che ci consente di scegliere l’impiego più adatto a noi senza dover essere costretti ad accettare la prima alternativa che ci capita perché non si è in grado di pagare la rata del mutuo o dell’affitto.

Sarà importante investire in modo appropriato questo risparmio per cogliere nel tempo i frutti della capitalizzazione composta.
A questo proposito è bene evidenziare che un buon investimento non è necessariamente quello che ottiene i rendimenti più elevati. I rendimenti elevati, infatti, tendono ad essere sporadici e non si ripetono nel tempo.
Il segreto sta nell’ottenere buoni rendimenti mantenuti il più a lungo possibile.
E’ in questo secondo caso che la capitalizzazione composta dà i suoi migliori frutti.

Quindi è preferibile stare lontani da soluzioni esotiche e intriganti (si parla molto di idrogeno, materie prime, criptovalute) e puntare, invece, a soluzioni altamente diversificate. 

Fase di decumulo

Il capitale accumulato sarà poi utilizzato per alimentare un rendita che garantisca “tempo di qualità da spendere”.

Costruire una rendita oggi con rendimenti ai minimi storici è un’impresa tutt’altro che semplice.
Piuttosto che puntare su soluzioni obbligazionarie o fondi a cedola di dubbia efficienza, è preferibile costruire un portafoglio che consenta di sostenere un “tasso di prelevamento perpetuo.

Si tratta, fondamentalmente, di identificare una percentuale di denaro da attingere dal proprio capitale investito. L’idea di fondo è quella di prelevare costantemente una cifra che sarà poi ricostituita grazie ai rendimenti realizzati dal portafoglio investito.
Il segreto sarà  organizzare le proprie finanze in modo tale che un cattivo investimento non basti a farci finire sul lastrico e che il “tasso di prelevamento” sia effettivamente sostenibile (leggi il post dedicato all’argomento).

Conclusioni

Ci piace sentire di avere il controllo, di essere al posto di guida. Quando cerchiamo di obbligare una persona a fare qualcosa, la facciamo sentire impotente. Non ha l’impressione di avere scelto in autonomia, ma che noi abbiamo scelto al posto suo. Quindi dice di no, si ribella, anche se in origine sarebbe stata contenta di fare ciò che chiedevamo

 Johan Berber

Il denaro accumulato e investito può generare rendimenti incredibili: vivere una vita che ci permetta di fare quello che vogliamo quando vogliamo.
Nell’accezione più ambiziosa, questa considerazione conduce all’idea della vita di rendita:
il concetto più elevato di ricchezza e di felicità è chiaramente potersi svegliare ogni giorno e poter fare tutto ciò che si vuole.

Mi preme far notare che ci sono anche livelli di benessere intermedi: 

una corretta organizzazione delle proprie finanze ci consente di trovare un lavoro migliore con maggiore serenità e di essere, più in generale, flessibili in un mondo in continua evoluzione.

Il solo motivo per fare denaro è che puoi dire a qualche pezzo grosso dove deve andare.

Humphrey Bogart

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1 Comment

  1. Il denaro è come la cultura, essere colti non vuole dire essere intelligenti come essere ricchi non vuole dire essere felici. Bravo David hai fatto centro, avrai successo nella vita solo se sai chi sei e cosa vuoi!

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