TERMINE MERCATO RIALZISTA

Quando si parla di mercati e di investimenti di solito si pensa a preservare il capitale da un possibile (e certo!😣) crollo di borsa.

In pochi si curano di quanto possa essere difficile riuscire a cavalcare un mercato rialzista:
più lungo e più generoso diventa un bull market, più difficile può diventare rimanere investiti.
La convinzione che il crollo sia imminente e che  i nostri guadagni vadano polverizzati ci tenta, giorno dopo giorno, a vendere e consolidare i risultati: “Vendi, guadagna e… pentiti!” recita un famoso detto

Inutile girarci intorno: è certo che la correzione (più o meno violenta) arriverà.
Ma quanto tempo si farà attendere?
Visti i rendimenti eccellenti dell’ultima decade è difficile immaginare che la corsa al rialzo possa durare un altro decennio.

In questo post analizzeremo l’attuale mercato rialzista, cercheremo di comprenderne le prospettive e concluderemo individuando alcune regole per sopravvivere al rialzo.

Il bull market più lungo di sempre…?

Prima di proseguire è bene puntualizzare che la definizione di “mercato rialzista” è tutt’altro che immediata:
un bull market inizia dall’abisso del precedente mercato ribassista oppure si inaugura con il recupero dei massimi precedenti?

MERCATO RIALZISTA 2009

L’immagine seguente mostra l’evoluzione del mercato azionario americano ($&P500)  dal 1950 a oggi:

Prendendo come riferimento il punto di minimo del marzo 2009 (linea gialla), i livelli dell’attuale fase rialzista suscitano qualche preoccupazione: i rendimenti complessivi superano di gran lunga quelli di tutte gli altri mercati toro.
Tuttavia se prendiamo come riferimento il recupero del precedente bear market, il ciclo che stiamo attraversando sarebbe iniziato nel 2013 (linea rossa) e il grafico darebbe una prospettiva molto diversa: le perfomance e la durata della fase positiva sarebbero ampiamente in linea con il ciclo del 1950-1968 (linea blu).

Resta, purtroppo,  il problema delle valutazioni “folli”.

contatta David Volpe

Valutazioni elevate: allarme rosso

Tutti i maggiori indicatori sull’attuale livello dei mercati mandano segnali d’allerta.
Abbiamo già parlato dei valori da capogiro dell’indice Cape di Shiller che misura quanto le  valutazioni azionarie sono care rispetto agli utili aziendali e all’inflazione.

Un altro indicatore molto seguito da investitori e professionisti è il celebre Buffett indicator.
Si tratta di un indicatore creato dall’Oracolo di Omaha che mette a confronto la capitalizzazione del mercato azionario americano con il pil degli Stati Uniti. 

Il Buffet indicator ha dimostrato la sua capacità predittiva prevedendo lo scoppio della bolla delle dot com negli anni duemila quando raggiunse il livello di 160 circa.
Oggi siamo oltre i 200 punti:

Nel 2017 in occasione dell’assemblea annuale della Berkshire Hathaway lo stesso Buffett ha dichiarato: 

“…Ogni dato ha una certa importanza. Ha più importanza in alcune circostanze rispetto ad altre: a volte i dati possono essere molto importanti, altre volte possono essere quasi del tutto irrilevanti. Non è così semplice. Non basta avere una o due formule per poi dire che il mercato è sottovalutato o sopravvalutato.” 

Alla base di queste considerazioni c’è il livello dei tassi di interesse: nel 1999, alla vigilia dello scoppio della bolla tecnologica, il titolo di stato decennale americano offriva in media il 6%.
Alla data di stesura di questo post i rendimenti sono scesi all’1,7%.
Le valutazioni delle azioni sono più o meno care rispetto ai rendimenti dell’attività priva di rischio: il titolo di stato USA. Rendimenti più bassi dei titoli di stato possono giustificare valutazioni azionarie più elevate. 

Valutazioni, dati oggettivi e spiriti animali

Ovviamente non ho idea di cosa potrà fare il mercato azionario nell’immediato futuro.
Tuttavia l’esperienza insegna che le valutazioni non sono necessariamente indicatori affidabili: i prezzi delle azioni possono rimanere irragionevoli (ammesso che lo siano veramente) a lungo sia in senso positivo che negativo.
Basare le proprie scelte di investimento su analisi oggettive e livello dei prezzi non è necessariamente una buona strategia.

Mi ha colpito molto nei giorni scorsi un aneddoto su uno degli economisti più apprezzati della storia: J.M. Keynes.

Al termine della grande guerra Keynes, contando sulle propria “conoscenza superiore” e sullo stato di confusione dei mercati, pensò di fare soldi facili.
Raccolse i propri risparmi e quelli di qualche amico è avviò una serie di operazioni sul mercato dei cambi.
La strategia, dopo un primo esordio brillante, ben presto si rivelò errata a causa di una serie di eventi inaspettati.
Deluso e imbarazzato per aver fatto perdere soldi ai suoi conoscenti, Keynes imparò dai propri errori e abbandonò le analisi critiche finalizzate all’investimento.
L’economista riconobbe che gli “spiriti animali” non seguono ragionamenti razionali.

Gli spiriti animali sono il complesso di emozioni e di istinti irrazionali che guidano il comportamento umano nel mondo finanziario ed economico.
Nel breve termine le oscillazioni del mercato sono guidate dai reciproci condizionamenti degli  investitori che condividono le proprie speranze, paure e ambizioni.
Una semplice lettura dei dati è, spesso, fuorviante: ci saranno sempre delle valide ragioni per vendere anche durante un mercato rialzista.

Col senno di poi risulta facile credere che gli ultimi 12 anni siano stati una manna per gli investitori (e per i consulenti 😵).
Questo grafico dimostra che, in realtà, “rimanere investiti nel lungo termine”  è stato tutt’altro che semplice: 

E, molto probabilmente, in futuro sarà ancora più complesso.

Manuale di sopravvivenza al bull market

Vediamo ora alcune regole basilari per evitare di commettere errori in mercati che diventano ogni giorno più complessi.

Identifica il comune buon senso

Quando un investimento diventa particolarmente popolare ha buone probabilità di costare troppo perché un sacco di persone lo hanno già comprato” (cit.)

Così è stato con il Giappone alla fine degli anni ottanta, con le aziende tecnologiche alla fine degli anni novanta e, probabilmente, anche con la Cina all’inizio del 2021.

Quando tutti i tuoi amici investono in una determinata area, in un determinato settore,  quando le testate specializzate parlano di storie di un’azienda incrollabile, quando tutti sanno che una certa cosa è un’ affare, indossa l’elmetto e mettiti in allerta. Insomma: identifica la saggezza comune del momento, così potrai evitarla (cit.).

Preoccuparsi delle valutazioni è legittimo in questo momento. Ma ignorare che la massa identifichi in determinate aree geografiche, in alcune grandi aziende e in settori vincenti il futuro dei propri investimenti certo può essere un errore.
Tecnologia, America, Energie rinnovabili, sostenibilità, sono temi che non possono certo essere ignorati. Ma costruire il portafoglio soltanto su di essi mi sembra quantomeno azzardato.

Ignora gli ultimi anni

Acquistare l’investimento che ha fatto meglio negli ultimi 5 anni riflette inevitabilmente la saggezza comune che, generalmente, è sbagliata.
Comprare l’asset che ha fatto peggio, viceversa, è spesso l’idea migliore.
Sconsiglio vivamente di assumere atteggiamenti marcatamente contrarian.
Tuttavia diversificare il portafoglio con gli asset perdenti degli ultimi anni è, generalmente, una strategia di buon senso.

Sii noioso

L’esperienza insegna che gli “storytelling” più avvincenti tendono ad essere legati a investimenti con scarsi rendimenti a lungo termine.
Al contrario quelli più noiosi tendono ad avere rendimenti più alti.

“Se vuoi emozioni forti datti al paracadutismo. Non cercarle nel tuo portafoglio” (cit.)

La strategia di investimento ideale dovrebbe essere noiosa.
Se proprio cerchi emozioni finanziarie, individua una piccola parte del tuo portafoglio da destinare alle scommesse ricordandoti di mantenerla sempre circoscritta.

Considera bene i tuoi rischi

Rimanere investiti o investire con valutazioni elevate è certamente un rischio.
Assumersi un rischio significa guadagnare un extrarendimento per aver tollerato gli alti e i bassi del mercato.

No rischio no extrarendimento.

Un buon modo per gestire la propria tolleranza ai rischi è quello di mantenere un po’ di liquidità per affrontare con maggior tranquillità i ribassi di mercato: “Ok il mercato è calato ma ho ancora un po’ di cartucce da sparare”.

Conclusioni

Gli investitori perdono molti più soldi preparandosi alle correzioni di mercato, o cercando di anticiparle, di quanti ne perdano poi nelle correzioni vere e proprie.

Peter Lynch

Non ricordo  periodi  in cui impostare le proprie decisioni di investimento sia stato facile.
Oggi per ogni valida ragione a supporto di una prossimo significativo ribasso ne possiamo trovare un’altra che suffraga la prosecuzione del trend rialzista.

E’ il tipico scenario in cui chi vuole a tutti i costi evitare la correzione finisce immancabilmente per fare molti più danni di quanto non avrebbe fatto accettando la correzione stessa.

Già in altre occasioni ho sottolineato come il successo negli investimenti abbia un costo.
Non si tratta dei semplici costi di gestione o amministrativi.
Il prezzo da pagare per ottenere il rendimento è la volatilità, l’incertezza, la paura e il rimpianto.
Tutte cose facili da sottovalutare finché non ce le troviamo davanti. Eccole: sono davanti a noi.
Se non comprendiamo che l’investimento ha un prezzo forse potremo cercare di ottenere i risultati gratuitamente. Un’impresa che come il furto, raramente va a finire bene (Da “La psicologia dei soldi”).

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1 Comment

  1. …ad oggi non ricordo un indice che dopo una correzione non abbia fatto nuovi massimi, vero che molti player di esso che lo componevano non ci sono più e qui sovviene sottolineare quanto è fondamentale diversificare, ma restare nel mercato nel giusto tempo paga sempre. Presupposto base avere una giusta assett allocation che ti permetta di supportare l’emotività nei momenti critici, dividendo il portafoglio per quadranti in modo da meglio capire che non puoi diventare povero, ma solo essere momentaneamente meno ricco. Buon anno

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