2022 bear market rally

Nelle ultime settimane, tra scetticismo e incredulità, i mercati finanziari hanno messo a segno  un brillante recupero.
Se prima la convinzione diffusa era quella di un proseguimento del trend al ribasso, adesso la discussione è aperta: siamo di fronte a un effimero bear market rally o a una solida inversione di tendenza?

Gli investitori possono tirare finalmente un sospiro di sollievo o i tempi bui non sono ancora finiti?
In questo articolo analizzeremo la situazione e condivideremo alcune indicazioni per la manutenzione del portafoglio

I numeri del rimbalzo

Il 16 giugno i principali indici azionari hanno toccato i minimi dell’anno:

S&P500 MINIMI 2022
S&P500 vs Nasdaq vs Russel 2000

L’indice S&P500 (in blu) ha perso circa il 22% rispetto ai suoi massimi mentre il tecnologico Nasdaq (in viola) e le società a piccola capitalizzazione (cd. “small cap” in arancione) erano in calo di circa il 30%: un bear market di tutto rispetto.

Da allora l’S&P500 è salito del 14% (in blu) le small cap (in arancione) e il Nasdaq (in viola) hanno invece recuperato circa il 20%:

S&P500 bear market rally
SP500 vs Nasdaq vs Russel 2000

A questo punto l’indice azionario più importante è in ribasso del 13% dall’inizio dell’anno e soltanto del 5% rispetto a un anno fa.
Considerando le vicende che hanno tormentato gli investitori e le cupe prospettive con cui è iniziata la seconda parte dell’anno, si tratta di un risultato per molti versi inatteso.

Le ragioni del rimbalzo

Le motivazioni che hanno riportato l’ottimismo sono fondamentalmente 2:

  • Utili societari migliori delle aspettative
    Nel mese di luglio sono stati presentati i risultati delle società quotate.
    Gli investitori erano arrivati a questo appuntamento in forte apprensione sicuri che i problemi economici (calo dei consumi, elevata inflazione) e geopolitici (costo delle materie prime e degli approvvigionamenti) avrebbero pesato sugli utili aziendali.
    Nella maggior parte dei casi, invece, gli utili societari, magari non eccellenti, non hanno evidenziato situazioni drammatiche.
    Ma, soprattutto, i grandi ceo non hanno dipinto un quadro per il futuro così negativo come ci si aspettava;
  • Il (presunto) picco dell’inflazione
    Finalmente l’inflazione ha iniziato ad allentare la sua morsa. I dati di ultima pubblicazione iniziano a mostrare un rallentamento della corsa dei prezzi che è il presupposto fondamentale per una stabilizzazione dei mercati.
    L’inflazione resta comunque elevata ma il rallentamento lascia ben sperare sulle future mosse della banca centrale americana: inizia a farsi strada l’idea che la FED possa tornare ad essere market friendly molto prima di quanto ipotizzato fino a qualche mese fa (ne parlo dettagliatamente in questo video di 5 minuti).

Come spesso accade l’eccessivo pessimismo accumulato sull’onda delle cattive notizie è diventato una molla che è scattata all’arrivo di dati meno peggiori di quanto ipotizzato.

Abbiamo dunque toccato il fondo? I livelli dello scorso giugno rappresentano i minimi da cui può partire un recupero duraturo?

Bear market rally vs bull market

La storia insegna che durante i mercati ribassisti possono materializzarsi recuperi sorprendenti che, tuttavia, non rappresentano che una breve parentesi nel doloroso trend ribassista.
Si parla in questi casi di bear market rally.

Vediamo cosa è accaduto durante i mercati ribassisti del 2000 (bolla dot com) e del 2008 (grande crisi finanziaria) che, a detta di molti analisti, trovano molte analogie con la situazione attuale 🤔.

Questo grafico scompone in diverse fasi  il bear market del 2000: un mercato ribassista di 2 anni in cui gli investitori hanno assistito a recuperi di oltre il 20%:

Anche durante la grande crisi finanziaria del 2008 ci sono state false ripartenze con rimbalzi di oltre il 25%:

Ci sono buone  motivazioni  a sostegno tanto dell’ottimismo quanto del pessimismo:

un’inflazione che si mantiene su livelli eccezionalmente elevati, le banche centrali che continuano ad essere motivate nel proseguire la restrizione monetaria (che provocherà una recessione).
E’ tuttavia altrettanto vero che gli utili aziendali continuano ad essere buoni, il carovita dà i primi segnali di rallentamento e la FED potrebbe cambiare atteggiamento prima del previsto.

A queste interpretazioni contrapposte e, comunque, ragionevoli  possiamo aggiungere 4 considerazioni un po’ più tecniche:

  1. Sono molti gli analisti convinti che i mercati siano “troppo in anticipo” rispetto all’inflazione e alle mosse delle banche centrali:
    I mercati spesso prendono abbagli clamorosi ma ci vedono giusto molto più spesso di quanto si pensi. Quindi la cosiddetta saggezza della folla che rappresenta il mercato va rispettata: il mercato rappresenta l’aspettativa della comunità di investitori che, complessivamente, potrebbero essere riusciti a vedere qualcosa che ancora sfugge al singolo analista (cosiddetta saggezza delle folle);
  2. I mercati non guardano mai ai livelli assoluti:
    Quello che è fondamentale per i mercati è la direzione della variazione: l’inflazione resta sicuramente elevata ma il suo rallentamento viene considerato come un punto di svolta.
    Non sono tanto le notizie positive o quelle negative che danno la direzione ai mercati quanto, piuttosto, il fatto che la situazione migliori o peggiori;
  3. I grandi investitori continuano ad essere sottopesati:
    I grandi investitori (fondi pensione, case di investimento, banche d’affari ecc..) già da tempo hanno ridotto ai minimi la loro esposizione azionaria. Siamo sui livelli più bassi degli ultimi 15 anni. Questa è “gente” che compete per portare performance e mantenere i capitali in gestione. In questo momento si stanno interrogando su come comportarsi rispetto al recupero: restare fuori dal mercato o entrare per non perdere il treno del potenziale rialzo? La seconda opzione potrebbe fornire ulteriore carburante al rimbalzo in atto.
  4. La FED non gradisce ulteriori rialzi degli indici.
    Uno dei principali nemici del mercato è proprio la FED. La banca centrale non vede di buon occhio ulteriori rialzi perché contribuiscono ad aumentare l’effetto ricchezza del consumatore.
    Più ricchezza = maggiore propensione agli acquisti. Si genera, quindi, un effetto che mette pressione all’inflazione.

Conclusioni

I mercati rialzisti nascono nel pessimismo, crescono nello scetticismo, maturano nell’ottimismo e muoiono nell’euforia

John Templeton

I mercati finanziari sono sempre difficili da decifrare e quella attuale è, probabilmente, una delle situazioni più complesse che si possano ricordare:
mai avevamo avuto una pandemia che ha messo in coma farmacologico l’economia globale per poi rianimarla a suon di stimoli che hanno alimentato la corsa dei prezzi.

Non esiste mai un segnale chiaro che permette di individuare con esattezza l’avvio di un nuovo mercato rialzista: i minimi si conoscono soltanto col senno di poi.
Fortunatamente il successo di un buon piano di investimento non dipende dalla capacità di prevedere massimi e minimi di mercato.

Morgan Housel nel suo libro “La psicologia dei soldi” afferma che “La maggior parte delle previsioni sul futuro dell’economia e dei mercati non si avverano, ma fare previsioni è ragionevole: è difficile svegliarsi al mattino e ammettere a noi stessi che non sappiamo cosa ci riservi il futuro, anche se è proprio così”.

Fare previsioni è nella nostra natura umana. Tuttavia sarebbe un grave sbaglio prendere decisioni di investimento sulla base delle nostre ragionevoli previsioni e convinzioni.
Viceversa è molto più saggio agire sulla base dei dati certi e dei movimenti dei mercati senza pensare di riuscire a capire cosa potrà accadere.

In situazioni come questa il buonsenso suggerisce di ribilanciare accumulando fintanto che gli asset scendono e astenersi dall’inseguire i mercati durante i rimbalzi.
Per chi, viceversa, dovesse ancora iniziare un piano di investimento, è molto più importante concentrarsi sulla costruzione del piano stesso che non sul momento di ingresso ideale.

Leggi anche:

Tutta la verità sull’inversione della curva dei rendimenti;

Recessione: cosa è e cosa dobbiamo aspettarci?

Bear market: le 5 cose da sapere;

Stagflazione e investimenti: che fare?

Inflazione: una bolla destinata a scoppiare?

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2 Comments

  1. …”sapere cosa ci riserva il futuro” impossibile, invece sapere cosa fare per affrontare il futuro un mostro individuale dovere morale ed etico sempre! Buon ferragosto David

    1. Nostro (rettifica)

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