Conviene ancora riscattare gli anni di laurea?

Le recenti novità in materia di riscatto di laurea (D.L. 4/2019 convertito in legge 26 28/03/2019) hanno risvegliato un vivo interesse per questo strumento.

Ma conviene davvero riscattare gli anni della laurea?

E che benefici porta per il raggiungimento della tanto agognata pensione?

E ancora: esistono strumenti diversi dal riscatto di laurea per raggiungere lo stesso obiettivo?

Questo articolo vuole rispondere proprio a queste domande  confrontando le opzioni messe a disposizione dalla vigente normativa (ossia effettuando direttamente il versamento all’Inps) con eventuali percorsi alternativi.

Andiamo per ordine:

A cosa serve il riscatto di laurea?

il riscatto di laurea permette di  convertire gli  anni di studio universitario in anni utili di anzianità contributiva (Inps), anticipando così la data di pensionamento.

Riscatto di laurea: quali sono le opzioni

Prima di tutto è bene sapere che sono riscattabili soltanto gli anni di durata teorica del corso di studi (non varranno, quindi, gli anni fuori corso).

Dopo questa breve premessa vediamo le tre tipologie diverse di riscatto:

Riscatto di laurea ordinario

La procedura ordinaria prevede la possibilità di riscattare gli anni di studio a fronte di un pagamento calcolato in maniera soggettiva: ogni anno scolastico costerà il 33% della retribuzione lorda percepita negli ultimi 12 mesi precedenti alla richiesta di riscatto.

Facciamo un esempio:

Anni riscattabili 5
Retribuzione lorda degli ultimi 12 mesi: € 30.000
Costo per ogni anno di laurea: 30.000 x 33% = € 9.900
Costo totale: 9.900 x 5 = € 49.500

Questo costo è interamente  deducibile dal reddito ai fini irpef ed il pagamento può essere dilazionato fino a 120 mesi. Il riscatto di laurea ordinario oltre ad aumentare i contributi produce anche un effetto sul monte contributivo aumentando, cioè, l’importo della pensione futura (ammesso che l’Inps sia poi in grado di pagarla, ma di questo parleremo dopo).

Riscatto di laurea agevolato

E’ stato introdotto con la legge 26/2019 e prevede un pagamento ridotto. Con questa procedura il costo annuo da riconoscere alle casse Inps sarà infatti un importo uguale per tutti, pari a € 5.240,00 (calcolato sul 33% del minimale di reddito della gestione artigiani e commercianti). Anche in questo caso il pagamento è dilazionabile ma fino ad un massimo di 60 mesi. Anche in questo caso il costo sarà deducibile dal reddito.
Il risparmio ottenuto con il riscatto di laurea agevolato viene “pagato” in termini di riduzione della futura pensione inps, in quanto è utile solo per aumentare gli anni di contributi ma non ha nessun effetto sul monte contributivo.  Riscattando gli anni di laurea con la modalità agevolata si avrà, pertanto, una riduzione dell’assegno previdenziale in quanto il monte contributi Inps sarà spalmato su più anni  (leggi l’approfondimento de “Il sole 24 ore).

Riscatto per gli inoccupati

l costo annuo è analogo a quello previsto per il riscatto di laurea agevolato ed è detraibile nella misura del 19% da parte di chi ha fiscalmente a carico il soggetto inoccupato per cui si  richiede il riscatto.

Quando conviene riscattare gli anni di laurea?

La convenienza al riscatto o meno di laurea varia a seconda della propria storia contributiva:

Le valutazioni sui benefici del riscatto di laurea sono, sicuramente, soggettive e richiedono un’attenta valutazione anche in considerazione dell’onerosità dell’esborso. Pertanto, non è possibile generalizzare i risultati, ma ogni caso deve essere valutato a sé. Se volete fare una valutazione approfondita sulla vostra situazione, vi fornisco il link ad una pagina della società Consultique che offre una serie di simulazioni che attestano gli effetti più o meno penalizzanti del riscatto sulla futura rendita pensionistica:

leggi l’analisi di Consultique .

Mentre questa è una comparazione effettuata da AdnKronos tra la modalità ordinaria e quella agevolata:


leggi la comparazione di AdnKronos.

Se il beneficio è soggettivo, gli svantaggi sono facilmente identificabili:

  • la gravosità economica dell’operazione, visto il costo sicuramente non trascurabile, soprattutto per la modalità ordinaria;
  • la penalizzazione economica della modalità con riscatto agevolato sul futuro trattamento pensionistico (il totale dei contributi sarà ripartito per un numero di anni contributivi maggiore riducendo, così, l’assegno mensile);
  • la deducibilità dai redditi è limitata al 50% nell’ipotesi di riscatto agevolato;
  • effettuando il riscatto di laurea  nella fase iniziale dell’attività lavorativa i benefici fiscali (derivanti dalla deducibilità) sono limitati.

Perché il riscatto di laurea non conviene

Le considerazioni che dovrebbero essere fatte prima di prendere una decisione, vanno ben oltre le analisi sul costo della manovra e sulla penalizzazione economica:

  1. Il sistema previdenziale pubblico, purtroppo, non sarà in grado di riconoscere, in futuro, un trattamento pensionistico adeguato. Non è una provocazione. E’ la realtà dei fatti: i giovani versano i contributi previdenziali che saranno utilizzati per il pagamento delle pensioni all’attuale classe di pensionati (che, per carità, ha  il sacrosanto diritto di percepire l’assegno dopo una vita lavorativa!) . La domanda è: “chi pagherà la pensione ai lavoratori di oggi?” . Il progressivo invecchiamento della popolazione non fa altro che amplificare la perversione di questo meccanismo: a fronte di un numero sempre minore di giovani che verseranno i contributi, ci saranno sempre più anziani che percepiranno la pensione (leggi l’articolo di approfondimento);
  2. I rendimenti  dei contributi versati alle casse Inps sono pressoché nulli: sui versamenti effettuati è prevista una rivalutazione calcolata in funzione della crescita  del PIL. Visti i tassi di crescita attuali e quelli ipoteticamente futuri si parla di uno “0,…”;
  3. Il rischio premorienza. purtroppo va presa in considerazione anche l’ipotesi peggiore: nello sfortunatissimo caso in cui si dovesse venire meno prima dell’età pensionabile, il capitale versato per il riscatto  andrebbe totalmente perso, senza alcuna possibilità che possano goderne gli eredi.

Una buona notizia: esiste un’alternativa

Se il tuo obiettivo è quello di anticipare l’età della pensione, sarai felice di sapere che riscattare gli anni di laurea oggi non è l’unico metodo per “comprare” qualche anno di anzianità contributiva e maturare prima i requisiti pensionistici. La legge di bilancio 2018 ha infatti disciplinato l’istituto della RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata – approfondisci – ).

Sostanzialmente si tratta della possibilità di andare in pensione con 5 anni di anticipo (guarda caso gli stessi previsti dal riscatto di laurea) utilizzando il capitale versato durante gli anni di lavoro  ad un fondo pensione. Mi spiego: lo stato dà la possibilità di andare in pensione anticipatamente a chi abbia effettuato versamenti ad un fondo pensione. Il capitale versato, infatti, sarà utilizzato, negli anni mancanti per la maturazione dell’effettivo requisito di vecchiaia (67 anni attualmente), per corrispondere una rendita in attesa della pensione.

Questo significa che il riscatto di laurea può essere sostituito con la RITA.

Alla luce delle recenti modifiche, il fondo pensione non va più inteso soltanto come lo strumento per integrare una pensione che l’INPS corrisponderà (forse…) ma anche come il mezzo per andare in pensione anticipatamente (fino a 5 anni prima). Si può quindi ipotizzare di utilizzare lo stesso capitale che avreste dovuto utilizzare per il riscatto della laurea  (oppure ulteriormente integrato) per effettuare, gradualmente, dei versamenti ad un fondo pensione.

Perché il fondo pensione è conveniente rispetto al riscatto di laurea

  1. Il versamento può essere effettuato via via nel tempo in ragione delle proprie disponibilità (piuttosto che in un unica soluzione): per i fondi pensione non esiste nessun obbligo di continuità o di rispetto di importi fissi;
  2. I versamenti sono deducibili dal reddito (fino ad € 5.164,67 annui) . Ipotizzando un reddito lordo di € 30.000,00 il risparmio fiscale sarebbe riconosciuto in maniera del tutto analoga a quella del riscatto di laurea senza l’eventuale limitazione del 50% prevista per la modalità agevolata;
  3. Il fondo pensione prevede la designazione di uno o più beneficiari a cui corrispondere l’intero montante (capitale + interessi) maturato in caso di premorienza;
  4. Visto che i contributi Inps sono comunque obbligatori, il fondo pensione dà la possibilità di diversificare la gestione del “capitale previdenziale”;
  5. Attivando la RITA (e quindi ritirandosi dall’attività lavorativa con un anticipo massimo di 5 anni) si potrà godere di una fiscalità agevolata rispetto ai normali redditi da pensione: la rendita percepita con questo sistema è infatti tassata al 9% a differenza della rendita pensionistica tassata con un’aliquota minima del 23% (questo beneficio si acquisisce a condizione che il fondo pensione sia stato aperto prima dei 45 anni di età)

Ma soprattutto il vantaggio del fondo pensione rispetto ad una qualsiasi forma di riscatto di laurea risiede nel meccanismo di rivalutazione dei fondi pensione: dato che gli investimenti azionari, nel lungo periodo sono destinati a crescere, qualsiasi cosa accada nel breve/medio termine, questi risultano vincenti su tutte le altre forme di investimento. Scegliendo quindi, per il proprio fondo pensione, una linea di investimento azionaria e avendo a disposizione un lungo periodo temporale (visto che si parla di “pensione”e quindi di prospettive a lungo termine) si potrà contare su rendimenti soddisfacenti non certo equiparabili a quelli di una gestione Inps.

In più non è da sottovalutare che la frenesia del sistema normativo previdenziale pubblico rende inutile ogni tentativo di previsione/simulazione di trattamenti previdenziali futuri. Ogni ipotesi di calcolo  rischia di diventare obsoleta e necessita di essere continuamente rivista.

Quella che segue è, invece, una simulazione effettuata su un’ipotesi di accantonamento mensile su un fondo d’investimento azionario iniziato nel 2000 e portato avanti costantemente fino alla data di pubblicazione dell’articolo (secondo la strategia del piano di accumulo – pac –). Nonostante lo scoppio di due grosse bolle speculative (una delle quali è stata classificata come la crisi finanziaria più profonda di tutti i tempi), il risultato è evidente:

Data inizio: 02/05/2000

rata mensile: € 200,00

totale versamenti: € 44.800,00

controvalore finale:   92.801,47 (+107%):

Evoluzione PAC Fidelity World Fund ISIN: LU0115769746

A fronte di un versato di € 44.800,00 il capitale rivalutato oggi sarebbe di oltre € 92.000,00.

Dunque: che senso ha riscattare la laurea affidando i propri risparmi all’INPS?

Attenzione ai costi

Caro lettore, se tu avessi avuto la costanza di leggere fin qui questo mio lungo articolo e se io fossi stato così bravo da averti convinto ad individuare un piano pensionistico complementare al quale affidare i tuoi risparmi, mi preme darti un ultimo suggerimento: l’offerta di piani pensione integrativi è molto ampia, ed è estremamente importante  prestare attenzione alla componente dei costi:  nel lungo termine, costi di gestione eccessivi rischiano di compromettere i risultati rendendo vano lo sforzo.

Vuoi una analisi personalizzata che permetta una rivalutazione del tuo capitale e limiti le spese di gestione?

Conclusioni

L’operazione del riscatto di laurea dovrebbe essere valutata con molta attenzione:

  • perché comporta un costo ingente;
  • perché può determinare una riduzione della pensione mensile;
  • perché, fiscalmente, esistono alternative più convenienti;
  • perché i capitali del riscatto di laurea andranno persi in caso di decesso precedente all’età pensionabile a scapito degli eredi.

Un’attenta analisi dei pro e dei contro deve prevedere anche la valutazione dell’alternativa del fondo pensione:

  • perché consente di modulare i versamenti nel tempo in funzione delle proprie disponibilità;
  • perché produce gli stessi effetti del riscatto di laurea (anticipo età pensionabile fino a 5 anni) senza ridurre l’ammontare dell’assegno mensile;
  • perché  la forma di pensione anticipata che ne consegue è fiscalmente agevolata (tassazione al 9% anziché al 23% o addirittura maggiore);
  • perché è fiscalmente conveniente (deducibilità dal reddito);
  • perché è possibile indicare dei beneficiari in caso di decesso;
  • ma soprattutto perché nel lungo termine i rendimenti ottenuti da una linea d’investimento azionaria saranno i soli in grado di sostenere una rendita dignitosa.

A questo link puoi trovare un articolo di approfondimento sui Fondi Pensione che ne analizza le caratteristiche, le modalità di riscatto (profondamente rinnovate alla luce della recente normativa) e le varie tipologie.

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