COSA E' UNA RECESSIONE

Giorno dopo giorno aumentano le preoccupazioni per una sempre più probabile recessione.
Inutile negarlo: se ne parla sempre più di frequente.
Tuttavia c’è sempre una certa confusione su cosa sia effettivamente una recessione e quali conseguenze comporti: le opinioni al riguardo sono molto diverse e, spesso, totalmente divergenti.
Certo su una cosa siamo tutti d’accordo: la recessione fa decisamente paura.

Sono da sempre convinto che la corretta comprensione di ciò che ci spaventa possa aiutarci, se non a superare, quantomeno ad attenuare i nostri timori.
In questo articolo, quindi, proveremo a comprendere cosa sia effettivamente una recessione e quali siano le conseguenze che ne derivano e, soprattutto, come preparare i portafogli a una recessione.

Cosa è una recessione

Stabilire correttamente cosa sia una recessione in realtà non è così semplice.
La definizione  di recessione è cambiata più volte nel corso del tempo.

La spiegazione  più semplicistica è quella  che individua la recessione come un periodo di crescita economica negativa della durata di sei mesi o più.
Il parametro che viene preso in considerazione per misurare questa  crescita economica è il PIL, cioè il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un determinato paese.
Tuttavia questa definizione è ampiamente superata.

L’effettivo arrivo di una recessione è ufficialmente proclamato dal National Bureau of Economic Research (NBER) un’autorevole associazione americana composta da economisti di prim’ordine.
Per decretare ufficialmente l’entrata in recessione il NBER tiene in considerazioni numerose variabili (crescita economica, utili aziendali, occupazione ecc.).
A questo punto possiamo definire la recessione come un calo significativo dell’attività economica che riguarda diversi settori e che dura più di pochi mesi.

Quindi è possibile affermare che non esistono criteri oggettivi e matematici per sancire l’entrata in recessione. Ci si basa, piuttosto, sull’analisi congiunta di una serie di variabili  e, sulla base del loro andamento congiunto, un ente americano stabilisce formalmente la contrazione della crescita economica.(Per chi volesse approfondire, a questo link Franklin Templeton mette a disposizione un tool interattivo per valutare come l’andamento delle diverse variabili economiche aumenti o diminuisca le probabilità di recessione).

Cosa accade durante una recessione?

La recessione è, a tutti gli effetti, un processo complesso in cui contemporaneamente accadono diverse cose tra cui: 
una diminuzione del PIL, un  aumento della disoccupazione, un aumento dei fallimenti delle aziende, una riduzione più o meno importante degli utili delle aziende e così via.

L’ultimo elemento è, sicuramente, quello di maggior rilievo per le conseguenze sugli investimenti.
Come abbiamo visto in un precedente articolo, i prezzi delle azioni dipendono proprio dall’andamento degli utili aziendali e dalla propensione degli investitori ad acquistare azioni.
La recessione incide su entrambi questi due fattori: diminuiscono gli utili delle aziende proprio quando la psicologia degli investitori diventa più pessimista.
Il risultato immediato è un doppio effetto negativo sui prezzi delle azioni.

L’impatto di questo effetto negativo dipende da quanto gli utili si contraggono e quanto si incupisce l’umore degli investitori (cd. “sentiment”).
Ecco perché le conseguenze di una recessione sui mercati  possono essere molto diverse.

Questa tabella mostra i rendimenti dell’S&P500 nel corso di tutte le recessioni che si sono verificate a partire dalla seconda guerra mondiale.
Per ognuna di esse viene indicato l’andamento dell’indice nel semestre precedente alla recessione, durante la recessione stessa e nei periodi successivi:

Questa tabella ci dà due notizie buone  e una cattiva:

la cattiva notizia è che il ribasso medio delle azioni durante una recessione è di circa il 30%.

Quelle buone sono:

  • non tutte le recessioni sono cattive per le azioni;
  •  i rendimenti nei  3, 5 e nei 10 anni successivi alla recessione sono, generalmente, molto buoni.
    Dunque, ancora una volta, è fondamentale investire seguendo un corretto orizzonte temporale.

L’aspetto più importante: il “timing” di una recessione

Abbiamo detto che i dati che vengono monitorati per comprendere lo stato di salute dell’economia (e la sua eventuale entrata in recessione) sono molteplici.
Ogni dato è riferito a un arco temporale passato. Più aumentano i dati da considerare più aumenta il tempo per ottenere il responso ufficiale.
Questo significa che la reale entrata in recessione sarà nota soltanto ex-post.
Vediamo alcuni esempi:

  • La recessione di gennaio del 1980 è stata ufficializzata a giugno, un mese prima della sua stessa fine;
  • Tra luglio del 1981 e novembre del 1982 si verificò una recessione che fu dichiarata soltanto a gennaio del 1982;
  • La recessione del 1990 fu riconosciuta soltanto quasi un anno dopo;
  • La recessione del marzo 2001 (dot.com) è stata ufficializzata  8 mesi dopo, l’esatto mese in cui è finita;
  • La recessione provocata dalla Grande Crisi Finanziaria iniziò a dicembre del 2007. Anche in questo caso ci volle un anno per l’annuncio ufficiale. Tre mesi dopo partì uno dei mercati rialzisti più longevi.
  • La recessione da covid del 2020 iniziata a febbraio del 2020 è stata riconosciuta soltanto a giugno dello stesso anno.

Cosa ci dice tutto ciò?
Potremo scoprire di essere in recessione soltanto ex-post. Magari  dopo mesi o, addirittura anni poco prima che l’economia torni nuovamente a crescere.

Una cosa è certa: storicamente le recessioni sono molto difficili da anticipare e raramente arrivano quando tutti se l’aspettano.
La Federal Reserve di Philadelphia ha elaborato un interessante indicatore: l’Anxious Index.
Si tratta di un termometro che misura le probabilità (in percentuale) che l’economia entri in recessione nei successivi 12 mesi.
E’ costruito sulla base delle opinioni dei maggiori economisti intervistati dalla FED. Dunque l’aspettativa dei maggiori esperti in tema di ciclo economico. Ecco il grafico storico:

Le aree grige sullo sfondo sono le recessioni effettive, il grafico blu è l’andamento dell’Anxious Index.
Quello che emerge è che, generalmente, le probabilità di recessione sono molto basse prima della recessione stessa e salgono vertiginosamente alla fine della recessione. Tradotto in pratica, neppure i massimi esperti riescono a intravedere i segnali di declino dell’economia.
Se neppure i più abili economisti riescono a prevedere l’arrivo di una recessione, difficilmente può riuscirci un investitore, un trader o un gestore.

La tesi degli esperti: una nuova era senza recessioni?

Negli ultimi anni si sta facendo strada la tesi secondo la quale l’economia moderna sia diventata più stabile e meno volatile.
L’idea di fondo sarebbe che progresso e innovazione hanno profondamente cambiato la struttura dell’economia redendola più stabile e resistente alle crisi. La maggior conoscenza dei cicli e delle dinamiche di mercato, inoltre, consentirebbe alle banche centrali di intervenire con tempestività per spegnere sul nascere potenziali focolai recessivi (abbiamo approfondito in dettaglio questa tesi in un articolo dedicato).

A dir la verità, per quanto affascinante, questa tesi appare poco credibile per il semplice fatto che “la storia insegna che non impariamo nulla dalla storia” (cit.) (abbiamo approfondito in dettaglio questi conetti in un articolo dedicato).

Piuttosto che pensare a come evitare la prossima recessione (impresa praticamente impossibile) sarebbe molto più produttivo imparare a conoscere cosa accade alle asset class, e di conseguenza ai portafoglio, durante una recessione e come imparare ad affrontarla limitando i danni.

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Come preparare i portafogli alla recessione

Secondo un’analisi di Fidelity, le recessioni durano mediamente 9 mesi e possono avere un impatto più o meno profondo sui portafogli di investimento.

Il grafico che segue mostra la dinamica delle diverse attività di investimento durante le diverse fasi del ciclo economico. In particolare vengono individuate 4 fasi: la fase di espansione economica iniziale (Early), quella di consolidamento (Mid), la fase finale di crescita (Late) e quella finale recessiva (Recession):

Il responso è abbastanza evidente: per quanto le azioni soffrano pesantemente nel corso della recessione, le obbligazioni (intese come titoli di stato) sono, storicamente, una delle asset class più idonee a proteggere il portafoglio dai ribassi azionari recessivi.
Questa tabella, chiaramente, rappresenta una media e, in quanto tale, indicativa.

Inoltre non sono presenti i dati di altre asset class strategiche fondamentali come, ad esempio, l’oro.

Come ci si prepara efficacemente ad affrontare una recessione?

La risposta non può essere che seguendo queste sue semplici ma fondamentali attività:

  1. Definendo correttamente il livello di rischio del tuo portafoglio.
    In termini pratici significa calibrare correttamente l’esposizione azioanria in base alla tua reale propensione al rischio (in questo articolo trovi una guida pratica completa);

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Conclusioni

Se non puoi schivarla, impara a incassarla.

Il Saggio dello sport

Le recessioni rappresentano un naturale stadio del ciclo economico che può avere conseguenze più o meno gravi sulla crescita e sui mercati finanziari.
La cattiva notizia è che lungo il tuo cammino di investitore sicuramente ti troverai a dover affrontare una o più recessioni.
La buona è che se hai pianificato correttamente e diversificato in modo efficace il tuo portafoglio, riuscirai a sfruttare a tuo vantaggio la prossima crisi recessiva.

Leggi anche:

Minicorso di pianificazione finanziaria;

Come sfruttare a tuo vantaggio una recessione con il ribilanciamento opportunistico;

Come costruire un portafoglio efficace.

Portafogli: prepararsi alla stagflazione.


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Domande frequenti

Quanto dura mediamente una recessione?

Secondo un’analisi di Fidelity, le recessioni durano in media 9 mesi, anche se la durata può variare significativamente: dalla recessione Covid del 2020 (circa 2 mesi) alla Grande Crisi Finanziaria del 2007-2009 (18 mesi).


È possibile prevedere l’arrivo di una recessione?

No, e i dati lo confermano. L’Anxious Index della Federal Reserve di Philadelphia mostra che le probabilità di recessione percepite dagli economisti sono storicamente basse proprio prima dell’inizio di una recessione, e salgono quando la recessione è già in corso o quasi conclusa.


Cosa succede alle azioni durante una recessione?

In media le azioni scendono di circa il 30% durante una recessione. Non tutte le recessioni producono ribassi di questa entità, e i rendimenti nei 3, 5 e 10 anni successivi sono storicamente molto positivi.


Le obbligazioni proteggono il portafoglio durante una recessione?

Storicamente sì. Durante le fasi recessive le banche centrali tagliano i tassi di interesse, favorendo le obbligazioni governative. Fanno eccezione i periodi di recessione accompagnati da inflazione elevata, come il 2022, in cui i bond hanno sofferto insieme alle azioni.


Come ci si prepara a una recessione?

In due modi: calibrando correttamente l’esposizione azionaria in base alla propria reale propensione al rischio, e costruendo una componente difensiva del portafoglio con asset class decorrelate dalle azioni. Chi è preparato non deve fare nulla di speciale quando la recessione arriva — può anzi sfruttarla attraverso il ribilanciamento.

David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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2 Comments

  1. La recessione è gestita dagli economisti, noi risparmiatori la dobbiamo eventualmente superare solo con l’ancoraggio agli asset del portafoglio che si apprezzano in tale contesto. Non cambiare certo, ma costruire sugli asset in sofferenza piani di accumulo per enfatizzare il ritorno da essi poi in fase di ripresa del ciclo economico. Da qui la profonda convinzione, personale, che un cospicuo cuscino di liquidità è un costo assicurativo del portafoglio, ma poi il premio può arrivare, come in caso recessivo, proprio dalla tanto deprecata liquidità, che ti permette di agire in modo mirato, eliminando o diminuendo la necessità di fare movimento interno di valori per riequilibrare l’asset allocation ed i relativi costi di transazione e fiscali dei movimenti. Buona domenica David

    1. In un sistema in cui il 70% delle transazioni è regolato da algoritmi non è più possibile percepire segnali di allarme simili al lustrascarpe di Kennedy.
      Questo provoca ribassi e cambi di trend improvvisi incomprensibili per gli esseri umani.
      Queste cadute si verificheranno dal nulla senza l’avviso di nessun lustrascarpe.
      Tali turbolenze rappresentano più opportunità che pericoli: ecco perché avere liquidità prontamente investibile può rappresentare un notevole vantaggio purché si abbia il coraggio per investirla quando tutti perdono la testa.
      È una riflessione tratta da un testo di William J Bernstein.
      Un caro saluto Luca.

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