ASSUNZIONI, IPOTRESI, COMPROMESSI REGOLA 4%

La regola del 4% è uno dei pilastri su cui si regge la teoria della rendita passiva finanziaria.
La si incontra un po’ ovunque: nei blog, sui social e nelle community FIRE che promuovono il ritiro anticipato dal lavoro per “vivere di rendita”.
E’ semplice, rassicurante, facile da ricordare. Forse anche troppo.
Il rischio, come spesso accade, è banalizzare un concetto complesso.

In estrema sintesi, la regola del 4% suggerisce che un portafoglio ben diversificato può sostenere un prelievo iniziale pari al 4% del capitale, adeguato nel tempo all’inflazione, senza esaurirsi nell’arco di un lungo periodo di pensionamento.
Una formula elegante, quasi matematica, che promette di trasformare il risparmio di una vita in un flusso di reddito stabile.

Il problema di fondo non risiede tanto nell’impianto teorico ma, piuttosto, nella modalità con cui viene raccontata e, soprattutto, utilizzata.

Negli anni,la regola del 4% è diventata una sorta di verità scolpita nella pietra quando, in realtà, nasce da studi empirici e ipotesi.
Ipotesi che funzionano molto bene in certi contesti ma che non sono affatto adatte a tutti, in ogni fase della vita e in ogni Paese.

Come funziona la regola del 4% è quali sono i principali equivoci nella sua applicazione?

In questo articolo torneremo ad approfondire questo appassionante argomento facendo, però,  un passo indietro: non per smontarne le basi logiche ma per rimetterla nel giusto contesto.
Vedremo su quali presupposti poggia, quali sono i fraintendimenti più comuni e perché, prima di chiedersi quanto si può prelevare, è fondamentale capire a quali condizioni.

Prossimamente approfondiremo il tema con una miniguida dedicata, alla luce degli ultimi contributi del suo ideatore, William Bengen, e delle riflessioni contenute nel suo libro di ultima pubblicazione (A Richer Retirement: Supercharging the 4% Rule to Spend More and Enjoy More).

Qui, invece, partiamo dalle basi: quelle che spesso vengono date per scontate, ma che nel lungo periodo fanno tutta la differenza.

Come funziona la regola del 4%

La logica alla base della regola del 4% è, almeno all’apparenza, piuttosto lineare.
Si parte da un portafoglio ben diversificato e si stabilisce un prelievo iniziale pari al 4%  del capitale accumulato. Questo importo viene prelevato nel primo anno di pensionamento (o, comunque, di attivazione della rendita) mentre negli anni successivi viene semplicemente adeguato all’inflazione di periodo.
Il presupposto chiave è che, nel tempo, il rendimento generato dal portafoglio sia sufficiente non solo a coprire i prelevamenti annuali, ma anche a preservare il potere di acquisto della rendita. 

In parole semplici, il portafoglio dovrebbe produrre, nel tempo, un rendimento sufficiente a sostenere la spesa e a coprire il suo progressivo adeguamento all’inflazione senza esaurirsi prematuramente. 

L’approccio affonda le sue radici negli studi di William Bengen, consulente e pianificatore finanziario statunitense che, negli anni ‘90, analizzò il comportamento storico dei mercati finanziari per rispondere a una domanda “esistenziale”:

“Quanto posso permettermi di spendere ogni anno senza correre il rischio di finire i miei soldi troppo presto?”.

Le sue analisi, basate su portafogli composti da azioni e titoli di Stato, mostrarono che un tasso di prelevamento iniziale del 4%, rivalutato nel tempo per l’inflazione, sarebbe risultato sostenibile anche negli scenari storici più sfavorevoli, su un orizzonte di circa trent’anni.
Ecco perché il 4% viene definito “tasso di prelevamento sicuro”.

Dietro a un numero così “rassicurante” si nascondono ipotesi precise, adattamenti metodologici e assunzioni che meritano di essere comprese a fondo prima di essere applicate alla situazione personale.

Vediamo, allora, di capire quali sono le assunzioni e i compromessi che stanno dietro alla regola del 4%.

come funziona la regola del 4%

Cosa significa davvero “tasso di prelevamento sicuro”

Il principale malinteso che ruota attorno alla regola del 4% riguarda il concetto di tasso di prelevamento sicuro (cd. safe withdrawal rate o safemax secondo lo stesso Bengen).
Secondo gli studi di Bengen, sicuro non significa affatto “non perdere mai denaro” né, tantomeno, “mantenere il patrimonio invariato nel tempo“.

Tasso di prelevamento sicuro vuol dire che, sulla base dei dati storici osservati, il prelevamento del 4% ha consentito di alimentare la rendita per 30 anni senza esaurire il capitale.
In termini pratici, nel caso più sfortunato il portafoglio sarebbe arrivato alla fine dei 30 anni con un dollaro di capitale residuo. Tecnicamente un successo: il capitale è bastato per 30 anni. Psicologicamente non troppo.

Qui emerge la prima importante differenza tra teoria e vita reale:
non sappiamo quanto a lungo vivremo, ma è difficile immaginare che la maggior parte delle persone possa sentirsi davvero sicura osservando il proprio patrimonio ridursi progressivamente, anno dopo anno, fino a tendere verso lo zero. Soprattutto quando quel patrimonio rappresenta la principale fonte di sostentamento.

COSA SIGNIFICA PRELEVAMENTO SICURO REGOLA 4%

Cosa significa davvero “prelevamento costante”

Un altro equivoco molto diffuso riguarda il concetto di prelevamento costante.
Molti pensano che la regola del 4% significhi prelevare, ogni anno, il 4% del valore del portafoglio.
In realtà non è affatto così.

Il 4% rappresenta solo il prelievo iniziale calcolato sul valore del portafoglio all’inizio dell’attivazione delle rendita.

L’importo così determinato costituisce la base della rendita passiva “reale”, cioè negli anni viene semplicemente adeguato all’inflazione indipendentemente dall’andamento dei mercati e dalle oscillazioni del patrimonio.

Questo significa che gli incassi non seguono il valore del portafoglio.
Anche in presenza di forti ribassi la regola presuppone che il prelevamento rimanga invariato in termini reali senza riduzioni temporanee (ammesso che non vengano discrezionalmente previste soglie di prelevamento variabili).

Questa assunzione è indispensabile per poter costruire una regola empirica valida e confrontabile nel tempo. Tuttavia è un’ipotesi che si discosta in modo significativo dalle esigenze reali di molte persone.
Per esempio le necessità di spesa tendono ad essere più elevate nei primi anni del pensionamento, quando energia e voglia di fare sono maggiori, per poi ridursi gradualmente con il passare degli anni.

Anche questo è un punto essenziale:
la regola del 4% è un modello teorico rigido pensato per testare la sostenibilità di prelievo in tutti gli scenari. E’ proprio questa rigidità che contribuisce alla sua prudenza da un lato e ai suoi limiti applicativi dall’altro.

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Quanto durerà la mia vita e, quindi, la mia rendita?

C’è una frase che sintetizza meglio di qualunque backtest il problema della rendita passiva:

Dimmi quanto vivrai e ti costruirò il portafoglio perfetto.

Se non hai una risposta hai un problema in più da gestire.

La regola del 4% si basa su un’ipotesi precisa:
un periodo di pensionamento (o, comunque, di rendita passiva) di 30 anni. E’ una scelta ragionevole utilizzata per rendere confrontabili gli studi e approdare a una regola generale di riferimento.
Tuttavia questa scelta va presa per quello che è: un’ipotesi.

Sarai un uomo che vive fino a 84 anni come nella media? Se sei una donna potresti essere addirittura più sfortunata:  l’aspettativa di vita  si innalza fino a 88 anni.
C’è chi arriverà magari a 100 anni in buona salute e chi si fermerà ben prima.
Questo rende evidente un aspetto trascurato: una regola teorizzata per coprire 30 anni potrebbe non adattarsi automaticamente a ogni storia personale.

C’è poi da considerare un aspetto culturale estremamente rilevante soprattutto per molti investitori italiani. L’obiettivo della rendita passiva non è sempre, e non solo, massimizzare la spesa.
Per  qualcuno lo scopo è mantenere un buon tenore di vita, per altri è preservare un patrimonio da lasciare in eredità ai figli o ai propri cari.

In questo secondo caso, una strategia che accetta come successo il consumo totale del capitale può risultare totalmente inadeguata.
Allungare o accorciare l’orizzonte temporale, oppure affiancare all’esigenza della rendita l’obiettivo di un lascito ai propri cari o a cause di beneficenza, cambia radicalmente l’equilibrio del piano.
Più il periodo si estende e più aumentano le esigenze da soddisfare, più fragile diventa una strategia rigida basata su una banale percentuale.

Qual è l’asset allocation più adatta per la regola del 4%?

Un’altra forte assunzione spesso sottovalutata riguarda l’asset allocation implicita nella regola del 4%.

Negli studi originari di Bengen la sostenibilità della tasso di prelevamento del 4% è stata teorizzata basandosi su un portafoglio composto per circa il 50% da azioni e per il restante 50% da titoli di stato.
Un portafoglio bilanciato è stato in grado di attenuare la volatilità (e il rischio sequenza”) rispetto a una soluzione interamente azionaria assicurando quella crescita necessaria a sostenere i prelievi nel tempo.

Il nodo centrale della questione è che un portafoglio 50 azioni / 50 titoli di stato non è affatto neutro da un punto di vista emotivo.
Stiamo parlando di un asset allocation con un’esposizione azionaria significativa che presuppone una tolleranza al rischio a ribassi e tempi di recupero tutt’altro che banale.
Se non si è in grado di sostenere ribassi e tempi di recupero relativamente profondi e lunghi, la strategia rischia di fallire. Non per limiti teorici ma per limiti comportamentali.

L’altro importante aspetto da considerare è che la tolleranza al rischio è destinata a ridursi con il progressivo utilizzo della strategia: una cosa è affrontare un ribasso del 20% nel pieno dell’attività lavorativa, quando si dispone di redditi e di entrate più o meno certe.
Altra cosa è affrontare lo stesso ribasso quando il portafoglio è diventata l’unica fonte di sostentamento.

Ancora una volta, la regola del 4% non dà una risposta universale ma ci fornisce uno scenario di riferimento.
La sostenibilità di un piano dipende in via prevalente dalla capacità di restare fedeli all’asset allocation nei momenti in cui è più difficile farlo. Non ci sono percentuali  e backtest capaci di simulare le tue emozioni.

ASSET ALLOCATION REGOLA 4%

In che paese stai investendo?

Chi si approccia alla rendita passiva molte volte finisce per trascurare il contesto geografico e finanziario in cui è nata la regola del 4%.
Gli studi alla base di questo approccio si fondano su dati storici relativi al mercato statunitense e alle asset class denominate in dollari.

Questo significa che simulazioni, rendimenti, inflazione e sostenibilità dei prelievi fanno riferimento a un investitore americano, inserito in uno specifico sistema economico, finanziario e fiscale.
E’ un dettaglio di non poco conto.

Trasferire automaticamente le conclusioni valide per un contesto specifico in tutt’altro contesto, significa aggiungere un ulteriore livello di approssimazione.

Per un investitore europeo, e, ancor più, italiano, entrano in gioco variabili aggiuntive:
la composizione reale del portafoglio, il rischio di cambio, il trattamento fiscale dei redditi, la presenza o meno di sistemi pensionistici pubblici ecc.
Tutti elementi che incidono sulla sostenibilità di una strategia di rendita, anche a parità di percentuale di prelievo.

Ancora una volta il punto non è stabilire l’affidabilità, o meno, della regola del 4%.
Il punto è riconoscere che si tratta di un modello costruito in un contesto specifico (il mercato e il sistema statunitense) che può offrire indicazioni molto utili ma che non può essere ciecamente seguito senza tener conto del Paese in cui si investe, si vive e si spende.

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Il risultato di tutte le ipotesi alla base della regola del 4%

A questo punto vale la pena fermarsi un attimo per tirare le somme di tutte le nostre riflessioni.
La regola del 4% non nasce da una formula magica infallibile, ma da una serie di assunzioni ben precise, combinate tra loro.
Riassumendo ecco quali sono queste assunzioni:

  • Si ipotizza un periodo di pensionamento (o di sostenibilità della rendita) di 30 anni.
    Questo significa che il successo della strategia viene definito in modo minimale: arrivare alla fine dei 30 anni con almeno un dollaro di capitale residuo;

  • Si presume una spesa costante nel tempo rivalutata per l’inflazione indipendentemente dall’andamento dei mercati;

  • Si parte da un asset allocation bilanciata composta da azioni e titoli di stato e si utilizzano i dati storici per stimare rendimenti, inflazione e sequenza dei rendimenti;

  • Il mercato e il sistema di riferimento è quello statunitense.

Dopo aver fissato tutte queste ipotesi la domanda a cui si pone la teoria della regola è:

Negli ultimi 100 anni, quante volte un piano costruito in questo modo avrebbe funzionato? Quante volte sarebbe fallito?

La risposta è tutt’altro che intuitiva:

in circa metà degli scenari storici sarebbe stato possibile prelevare ben più del 4%, arrivando al 6%, in alcuni casi addirittura oltre.
Tuttavia nello scenario peggiore osservato, il tasso di prelevamento massimo sostenibile è sceso al 3,9%.

Da qui nasce la regola del 4%.

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Conclusioni

È un errore capitale teorizzare prima di avere dei  dati e prima di averli compresi.  Inavvertitamente, si finisce per distorcere i fatti per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti. 

Sherlock Holmes

La regola del 4% non è una soluzione universale pronta all’uso.
E’ una strategia costruita guardando nello specchietto retrovisore, scegliendo deliberatamente l’ipotesi più prudente tra quelle osservate nei dati storici.

Capire questo passaggio è fondamentale per interpretare la regola del 4% per ciò che è davvero:
un punto di partenza conservativo, utile per orientarsi ma assolutamente insufficiente se utilizzato come unica bussola nella pianificazione di una rendita destinata ad accompagnarci per decenni.

I dati su cui si basa la regola del 4% sono, probabilmente, il meglio di cui disponiamo ma presentano, inevitabilmente, alcune limitazioni importanti.
La teoria, generalmente, sostiene prelevamenti più elevati del 4% ma non elimina l’incertezza sul futuro né tiene conto delle preferenze individuali in termini di obiettivi, orizzonte di riferimento, asset allocation e tolleranza al rischio.

La flessibilità nell’applicare la regola del 4% è, forse, uno degli elementi più sottovalutati.
Un approccio capace di adattare la spesa alle fasi di mercato, di riconoscere i momenti più delicati e di accettare compromessi temporanei, può ridurre in modo significativo il rischio di scenari avversi anche applicando tassi di prelevamento più elevati.

Concludendo, la regola del 4% non è un punto di arrivo ma soltanto l’inizio di un ragionamento.
Serve a fare ordine, non a prendere decisioni automatiche.

Nelle prossime settimane torneremo sull’argomento con una miniserie dedicata, basata sugli aggiornamenti e sulle riflessioni più recenti del suo ideatore William Bengen.
Vedremo come interpretare questa regola in modo più consapevole e meno dogmatico.

Nell’attesa qui sotto trovi gli articoli già pubblicati sul tema della rendita passiva:

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Domande frequenti sulla regola del 4%

Come funziona la regola del 4%?

La regola del 4% indica che un portafoglio ben diversificato può sostenere un prelievo annuo iniziale pari al 4% del capitale, rivalutato nel tempo per l’inflazione, senza esaurirsi nell’arco di 30 anni. Fu teorizzata dal pianificatore finanziario William Bengen negli anni ’90 analizzando i mercati storici statunitensi.

La regola del 4% è affidabile?

È un punto di partenza utile, non una garanzia.
Si basa su ipotesi precise: un orizzonte di 30 anni, un portafoglio bilanciato 50% azioni / 50% titoli di stato, dati storici del mercato americano e prelievi costanti rivalutati per l’inflazione. Fuori da queste condizioni, va applicata con cautela e flessibilità.

Qual è il capitale necessario per applicare la regola del 4%?

Il calcolo è semplice: dividi la spesa annua desiderata per 0,04. Per una rendita di 24.000 euro l’anno servono 600.000 euro di capitale investito. Per 30.000 euro l’anno, 750.000 euro. Questi importi assumono che il portafoglio sia costruito secondo le ipotesi originali dello studio.

La regola del 4% funziona per gli investitori italiani?

Con alcune cautele. Lo studio di Bengen è basato sul mercato e sul sistema fiscale statunitense. Per un investitore italiano entrano in gioco variabili diverse: tassazione sui rendimenti finanziari, presenza di pensione pubblica, rischio cambio su asset in dollari e un sistema previdenziale strutturalmente diverso. La regola fornisce un’indicazione utile ma richiede adattamenti.

Si può prelevare più del 4%?

Storicamente sì: in circa metà degli scenari analizzati da Bengen era possibile prelevare fino al 6% senza esaurire il capitale. Tuttavia nello scenario peggiore osservato il tasso massimo sostenibile è sceso al 3,9%. Tassi superiori al 4% aumentano il rischio di insuccesso, soprattutto in caso di pensionamento anticipato o di fasi di mercato sfavorevoli nei primi anni.

Questo post è liberamente ispirato all’articolo The 4% rule, 4,7% rule… We Need To Rethink All of Them di Jesse Cramer.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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3 Comments

  1. …beccato che quando questa magica formula è stata pensata il debito USA a lungo termine rendeva oltre il 4%, ma oggi questo pilastro della teoria quanto rende? Se inoltre sono sfortunato e nel primo anno il portafoglio perde il 20% il prelievo diviene del 5% e non del 4%…
    Inoltre occorre come sempre sottolineare che per prelevare lordo da tasse il 4%, il portafoglio deferente rendere almeno il 5/6% totale per le commissioni ed i costi strutturali. Possibile: si Probabile che lo possa realizzare l’investitore reale: no.
    Buona domenica grande David

    1. Grazie Luca, come sempre, per il contributo puntuale.

      Personalmente tendo a essere un po’ meno scettico sull’attuabilità di una strategia di rendita, a patto di inquadrarla correttamente.

      Un rendimento complessivo tra il 5% e il 6% è in linea con quello atteso da un portafoglio 50/50, ipotizzando un premio al rischio azionario intorno ai 5 punti percentuali, quindi leggermente al di sotto della media storica (come abbiamo visto anche nell’articolo di domenica scorsa 😅).

      Sul tema dei tassi, l’ultimo libro di William Bengen, che ho trovato davvero interessante, mostra come molti piani avviati nell’era dei rendimenti “zero” dell’obbligazionario si trovino oggi ben al di sopra delle soglie di rischio fallimento. Segno che il livello dei tassi, da solo, non racconta tutta la storia.

      Le insidie più subdole, a mio avviso, restano le fasi di forte inflazione: aumentano la necessità di prelievo proprio quando il portafoglio soffre sia sulla componente azionaria sia su quella obbligazionaria. È uno dei motivi per cui continuo a ritenere fondamentali, anche in fase di decumulo, strumenti come bond indicizzati e asset reali.

      Per un investitore italiano, però, vedo due criticità oggettive da non sottovalutare:
      • l’impatto della tassazione;
      • il livello di rischio e di consapevolezza richiesto per gestire davvero un portafoglio 50/50 nel tempo.

      Grazie ancora per lo spunto. E ovviamente mi aspetto un tuo contributo anche quando uscirà la miniguida sulla regola del 4%, annunciata nell’articolo.

      1. 👍🏻👍🏻👍🏻

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