FONDO PENSIONE QUANTO VERSARE

Il tema della pensione e della previdenza integrativa, a quanto pare, inizia finalmente ad essere sempre più percepito come una questione di fondamentale importanza: sono molti i lavoratori che hanno compreso la necessità di destinare una quota del proprio reddito ad un fondo pensione.

Attivare una qualsiasi forma di previdenza complementare (che sia un fondo pensione o una qualsiasi altra forma di accantonamento)  è già un importante primo passo.
Molti però si chiedono se quello che hanno pianificato gli permetterà davvero di avere una buona rendita, arrivati al momento della pensione.

In questo post vedremo come capire quale quota del proprio reddito versare su un fondo pensione per avere una pensione integrativa  sufficiente.

Prima di iniziare: il rapporto lavoratori / pensionati

Prima di capire quanto versare, può essere utile capire perché sia ormai diventato indispensabile destinare una parte del proprio reddito alla previdenza integrativa.
Ogni anno il dipartimento economico e degli affari sociali delle nazioni unite pubblica un’analisi sulle dinamiche demografiche e sulle conseguenze del progressivo invecchiamento della popolazione (link all’analisi completa).

Tra i vari dati oggetto dell’analisi merita un’attenzione particolare l’Elderly Dependency Ratio.
Stiamo parlando dell “’indice di dipendenza degli anziani” ossia del  rapporto tra il numero di persone anziane in età pensionabile ( e quindi non lavoratori) rispetto al numero di persone in età lavorativa.
Nel mondo oggi abbiamo circa 7 lavoratori per ogni pensionato. Nel 2045 arriveremo a circa 4 persone in età lavorativa per ogni non lavoratore.

Questo grafico mostra l’evoluzione del rapporto anziani/lavoratori nel corso degli anni elaborato dalle nazioni unite:

MONDO INDICE DIPENDENZA ANZIANI

In Italia, (come mostra il grafico successivo) invece, siamo molto più avanti. Purtroppo in senso negativo. Oggi abbiamo circa 3 lavoratori per ogni anziano. Nel 2045 i lavoratori che pagheranno la pensione ad ogni pensionato saranno poco più di 1.

ITALIA INDICE DIPENDENZA ANZIANI

Questo significa che chi ha una prospettiva lavorativa di 20 anni o più deve pensare in maniera autonoma alla propria pensione: quando sarà diventato un anziano in età non lavorativa non avrà un numero di lavoratori in grado di riconoscergli una pensione adeguata.

Risparmiare non basta

Dunque, a questo punto, dovrebbe essere chiaro: il nostro futuro è nelle nostre mani e non in quelle dell’Inps.

Quindi quanto dovrei risparmiare per il mio futuro e la mia tutela previdenziale?

Proviamo a fare un banale calcolo ipotetico:

Un giovane lavoratore  ha mediamente un orizzonte lavorativo di 40 anni. Se riuscisse a risparmiare il 15% del proprio reddito (una percentuale non impossibile) significa che avrà accantonato l’equivalente di 6 anni di lavoro (il 15% di 40 anni sono appunto 6 anni). 

Questi 6 anni di risparmio dovranno riuscire a garantire il pagamento di altri ipotetici 20 anni di pensione (magari di più con un po’ di fortuna).
A questo punto la domanda sorge spontanea: come fanno 6 anni di risparmio a trasformarsi in 20 anni di consumo?

E’ evidente che qui abbiamo un’alta probabilità di vita molto più elevata rispetto a quella del nostro capitale accumulato che tenderà a finire rapidamente.
La risposta alla domanda di prima è solo una: devo investire i miei soldi in strumenti che mi permettano, nel lungo periodo, di ottenere un rendimento di almeno un 5% circa: l’effetto della capitalizzazione composta trasformerà il capitale risparmiato equivalente a 6 anni di reddito, in un patrimonio complessivo pari a 20 anni di stipendio.

E dove posso trovare oggi rendimenti annui reali (cioè al netto dell’inflazione) del 5%?
Non certo nei titoli di stato né, tantomeno, nelle polizze a capitale garantito.
L’unica alternativa a questo punto obbligata è il mercato azionario (ne parlo in questo articolo)
Vediamo ora quanto e come investire i risparmi per la propria pensione.

contatta David Volpe

Come e quanto investire

Il calcolo proposto è ovviamente semplificato ma rende bene l’idea di come scegliere formule di investimento senza rischio (con ritorni attesi dell’1% circa) significhi, in realtà, certezza di perdita.
In termini finanziari si tratta di assicurarsi la certezza di  arrivare all’età pensionabile con un patrimonio idoneo a garantire una rendita adeguata.

Il “quanto” e il “come” sono funzione dell’età dell’investitore.
Un giovane trentenne avrà ad esempio molto tempo a disposizione per consentire ai risparmi di rivalutarsi. Questo gli permetterà di iniziare anche con cifre più contenute.
Viceversa per un cinquantenne sarà bene aver già accumulato una buona parte di risparmi e, comunque, destinare al fondo pensione una percentuale del reddito più significativa.

Vediamo le due ipotesi.

Lavoratore tra i 20 ed i 30 anni

La prima indicazione è quella di partire con una cifra che sia facilmente sostenibile. Idealmente il 10% del tuo reddito.

Essere giovani e nella prima fase della vita lavorativa significa anche avere la prospettiva di avanzamenti di carriera e, quindi, incrementi della retribuzione.

L’accorgimento che dovrai seguire è quello di incrementare la tua percentuale di risparmio mensile secondo la strategia Save More Tomorrow.
Si tratta di un accorgimento comportamentale proposto dai premi nobel per l’economia Tahler e Benartzi. Sostanzialmente la tecnica consiste nell’incrementare l’accantonamento pensionistico ogni qualvolta si raggiunge un incremento dello stipendio

Negli Stati Uniti questa iniziativa è stata introdotta in molte aziende di grandi dimensioni che la applicano in modo automatico ai propri dipendenti (previo consenso ovviamente): ogni aumento della retribuzione viene destinato ad incrementare il versamento alla forma pensionistica scelta.

Banalmente potrai decidere di incrementare il tuo risparmio mensile utilizzando la metà dell’aumento retributivo riconosciuto. Questo ti consentirà di incrementare i tuoi risparmi nel tempo senza particolare sforzo.

Ipotizzando un versamento medio (nei primi anni di vita lavorativa la cifra sarà più bassa per poi aumentare negli anni) di € 350 mensili investito ad un tasso del 5% per 40 anni (ipotesi assolutamente realistica per un investimento azionario) il capitale accumulato ammonterebbe ad € 520.000 circa.

CRESCITA DEL CAPITALE

Ricapitolando le mosse da seguire sono poche ma molto efficaci:

  • Crea un fondo pensione e destina a quello almeno il 10 % delle tue entrate;
  • Destina al fondo pensione anche il TFR, nel caso tu sia un lavoratore dipendente, scegliendo linee di investimento con una forte componente azionaria (ne parlo in questo post);
  • Tutte le volte che il tuo reddito aumenta, aumenta in proporzione anche la cifra destinata al fondo pensione.

Lavoratore tra i 40 ed i 50 anni

Se sei un lavoratore adulto, è ragionevole pensare che tu abbia già da tempo attivato un fondo pensione (o una qualsiasi forma di accantonamento periodico a fini previdenziale) e/o che tu abbia già qualche risparmio da parte.

E’ altrettanto ragionevole pensare che i livelli reddituali inizino ad essere soddisfacenti.

Anche in questo caso consiglio di attivare, se non già in essere, un fondo di pensione integrativa, preferendo sempre una forte esposizione azionaria. 

I motivi di questa scelta sono molteplici:

  • per quanto riguarda i versamenti al fondo pensione, questi permettono di godere di una deducibilità fiscale fino ad un tetto massimo di € 5.164 (leggi il post: il regalo nascosto dei fondi pensione);
  • Destinare il TFR maturato e maturando permetterà di godere di una tassazione agevolata rispetto al riscatto a fine vita lavorativa (ne parlo qui);
  • Sarà possibile poi modificare il piano verso una progressiva riduzione del rischio mano a mano che si avvicina la soglia dei 60 anni.
    Questo consentirà di evitare di essere colpiti da un crollo del mercato quando ormai resta poco tempo per poter sfruttare il successivo rimbalzo (leggi la logica di investimento life cycle) e dovremo iniziare ad utilizzare il capitale;
  • Tramite il fondo pensione integrativo si ha la possibilità di accedere ad un pensionamento anticipato tramite la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (leggi il post dedicato).

Importantissimo, nella scelta del fondo pensione sarà controllare il Coefficiente di conversione in rendita.
Parleremo di questo argomento in un post dedicato, ma sinteticamente si tratta della percentuale che verrà utilizzata per calcolare la rata della tua pensione integrativa. 

Ipotizzando, ad esempio,  di aver accumulato un capitale di € 100.000 nel fondo pensione, applicando un coefficiente di conversione del 5% riceverò una rendita mensile di € 416 (pari ad € 5.000 annui). 

Tanto maggiore sarà il coefficiente di conversione, tanto più alta sarà la rendita che riceverai.

Conclusioni

L’unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a fare.

Walt Disney

E’ fondamentale iniziare, non importa con quanto.

La scelta più comoda in tutti gli ambiti della vita è decidere di non decidere e rimandare all’indomani l’inizio delle buone abitudini.
La procrastinazione è una tentazione estremamente forte sia che si parli dell’inizio di una dieta, dell’iscrizione in palestra o di rinunciare ad una parte del proprio reddito per alimentare un fondo pensione.
Non cercare scuse, soprattutto se sei un giovane lavoratore: inizia con una cifra modesta anche poco significativa (ad esempio il tuo TFR). Poco è molto meglio di niente. Incrementerai con il tempo.

Se invece sei un lavoratore adulto, ricorda di pianificare un percorso di progressiva riduzione del rischio mano a mano che si avvicina la tua uscita dal mondo lavorativo.
Infine nella scelta della forma pensionistica più conveniente, considera costi e rendimenti ma tieni presente anche i coefficienti di conversione in rendita: se sei un lavoratore in età adulta questo è probabilmente il primo parametro da tenere in considerazione.

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14 Comments

  1. Riprendo testualmente:
    “Importantissimo, nella scelta del fondo pensione sarà controllare il Coefficiente di conversione in rendita.”
    …nel mio caso ho questa dicitura:
    “…Tali coefficienti possono essere successivamente variati, nel rispetto della normativa in materia della normativa di stabilità delle compagnie assicurazione e delle relative disposizioni applicative emanate dall’ISVASS;”
    Presumo che sia comunque una formula comune, ma che distrugge le certezze future, certo se ora il tasso di rivalutazione è buono proporzionalmente potrebbe esserlo anche se rimodulato, ma questa allusione fa comunque brillare alla mente verso le clausole Cac, dove il meccanismo salva stati permette loro:
    – L’emittente (lo Stato) ha la facoltà di posticipare la data di scadenza del titolo
    – Il pagamento delle cedole (gli interessi) può essere posticipato
    – Lo Stato può decurtare pagamenti delle cedole e rimborsi
    – Il metodo per il calcolo del rendimento può essere cambiato in modo arbitrario
    – Il rimborso e il pagamento degli interessi possono avvenire in una valuta diversa da quella dell’emissione del titolo.
    Ad oggi con la previdenza complementare, in particolare i fondi pensione aperti, si gode certamente di agevolazioni fiscali dirette, poco percepite ma consistenti, quali il regime impositivo del 20% in luogo del 26% ad esempio, indirette mediante rimborso irpef fino a 5164€, ma comunque il domani risulta anche in questo campo con un grosso punto di domanda, almeno per chi ha oltre un lustro ancora avanti a se. Giusto?
    A presto

    1. Corretto Luca: i coefficienti di conversione possono (e presumibilmente saranno) essere rivisti dalla compagnia assicurativa (o dal fondo pensione stesso) che eroga la rendita.
      Calcoli e modalità di conversione in rendita restano, comunque, aspetti da considerare nella scelta della forma pensionistica complementare. Soprattutto se si è in una fase “matura” della vita lavorativa.
      Sulla giusta osservazione che facevi riguardo alla formulazione di ipotesi future di calcolo della rendita sulla base della bontà dei coefficienti attuali, propongo anche un’altra analogia: i rendimenti passati e la presunta abilità del gestore del fondo, non sono certezza di persistenza di rendimenti e abilità nel futuro. Tuttavia avrebbe poco senso scegliere un fondo con rendimenti passati insoddisfacenti sperando su favorevoli evoluzioni statistiche. Beh, sui coefficienti di conversione possiamo applicare lo stesso ragionamento: è presumibile pensare che la convenienza di un fondo rispetto ad un altro permanga anche negli anni a venire a prescindere da modifiche sfavorevoli dei coefficienti.
      A presto.

  2. Di solito sono in linea cn il suo pensiero ma su questo articolo un po’ meno!! Sul fatto che un giovane appena parte dovrebbe versare di più ci sta!! ma 350€ in Italia oggi nn credo sia il 10% del proprio stipendio!! Poi c’è anche da fare una semplice valutazione!! Ok la deduzione fiscale ma all’inizio di carriera si avrà un aliquota del 27 xciò detto questo credo si debba versare oltre al tfr anche una piccola % magari usufruendo del contributo del datore di lavoro ma cn tutti i vincoli e le leggi che possono variare io opterei x una piccola % e fare un pac su etf azionario mondiale parallelamente perché non avrà la deduzione ma all’Incirca sovraperforma i F.P. Di alcuni punti % xcio dopo 40 anni saranno veramente un bel po di € in più!! Poi se con aumento del reddito e trovarsi su aliquote del 38 o superiori allora si possono anche fare versamenti più corposi!!
    Mi son fatto un po’ di calcoli e se le aliquote sono pari o superiori al 38 allora conviene la deduzione Anche su orizzonti temporali di 20 anni!! Ma vedendo stipendi medi italiani fonte istat i primi anni di lavoro non li vedo molto remunerati da avere aliquote del 38/41…Purtroppo…

    1. Personalmente vedo l’investimento previdenziale come un asset distinto ed autonomo rispetto all’’investimento finanziario mobiliare, entrambi devono avere il proprio spazio dentro il patrimonio complessivo e seguire percorsi paralleli. La parte previdenziale ha chiaramente una morfologia più vicina ad una componente assicurativa e non finanziaria, i costi certamente maggiori ed i vincoli d’investimento a tutela del sottoscrittore pongono notevoli limiti nei ritorni anche sul lungo periodo, giustissimo osservare lo squilibrio sfavorevole ad inizio carriera fra possibilità di versamenti e ottimizzazione di aliquota fiscale, ma ritengo impagabili i vantaggi: aumentare la certezza di un supporto futuro in quanto proprio tale svantaggio rende il bene tutelato da aggressioni esterne, ad esempio impignorabile, il benefit dì fiscale di 6 punti percentuali sui rendimenti da sommare alla retrocessione immediata dell’ aliquota massima, nel peggiore dei casi 27%+6%, da un rendimento certo anticipato che tutela 1/3 del capitale versato, i rendimenti sono dati dal mercato e non stimabili ex ante, i costi e le agevolazioni si, in ultimo fare proprio un metodo che ci impone decisioni rigide ed imponderabili quali l’ indisponibilità del capitale versato fino al momento prescelto tutela, infatti quante volte l’investimento finanziario per un retail ha avuto esito negativo perché rinnegato o non portato a termine sul periodo programmato? Lati positivi e negativi in ogni scelta, come ha spiegato Edward De Bono dell’Università di Cambridge in Gran Bretagna, in ogni decisione ci troviamo davanti: alternativa, possibilità e scelta, quest’ultima sarà attuata in base agli aspetti: positivi, negati, ed interessanti che verranno riscontrati dal soggetto coinvolto… parere strettamente personale da risparmiatore.

    2. Buongiorno Federico,
      le sue osservazioni sono ampiamente condivisibili. L’argomento è, comunque, articolato e dovrebbe essere analizzato sotto più punti di vista.
      Tengo a precisare che la cifra simulata nell’articolo (€ 350) si riferisce ad un accantonamento “a regime” ipotizzando una contribuzione inferiore nei primi anni incrementata progressivamente al crescere della retribuzione seguendo, magari, la logica del Save More Tomorow (…nei primi anni di vita lavorativa la cifra sarà più bassa per poi aumentare negli anni..).
      Purtroppo non posso che concordare sui margini di risparmio concessi dai livelli retributivi iniziali medi.

      Inoltre il fondo pensione è uno dei possibili strumenti utilizzabili per un accantonamento in ottica previdenziale (“ Attivare una qualsiasi forma di previdenza complementare – che sia un fondo pensione o una qualsiasi altra forma di accantonamento – è già un importante primo passo “).
      Vista la vocazione conservativa di questo prodotto (anche nelle accezioni più dinamiche), altre soluzioni offrono nel lungo termine ritorni maggiori come osservava.
      Tuttavia non sottovalutiamo (come analizzava anche lei) l’effetto dell’eventuale contributo del datore di lavoro in caso di versamento volontario. In alcuni casi si arriva a raddoppiare il versamento del lavoratore. Questo compensa ampliamente il divario della performance.
      Infine anche per il lavoratore con aliquota marginale irpef relativamente bassa risulta comunque conveniente attivare il fondo pensione il prima possibile magari con il solo TFR (con tutti i benefici in termine di tassazione TFR/FONDO PENSIONE che ne conseguono). Questo consentirà di maturare anzianità contributiva e beneficiare di una tassazione ridotta (9%) all’atto del pensionamento.
      Da ultimo non sottovaluterei i vantaggi che il fondo pensione presenta in termini di modalità di investimento per obiettivi: associando la finalità previdenziale al fondo pensione si sarà meno propensi ad attingere a questo capitale in caso di necessità rispetto ad un’altra formula prontamente smobilizzabile. Oltre al fatto che le limitazioni al fondo pensione in termini di disinvestimento rappresentano un ottimo sistema “antipanico” contro l’effetto psicologico dei fisiologici ribassi di mercato.

      1. David forse mi sn spiegato male io!! Apertura del fondo pensione la condivido in pieno con il versamento del tfr e una % extra!! Cosa k nn condivido cn Luca è il fatto k il fondo pensione e investimento vada separato!! Io credo k l’importante sia il montante finale!! Poi il mezzo k si utilizza è fine a se stesso!!! Faccio un esempio x rendere idea!! Mia moglie è in educatrice e l’azienda nn ha aderito fondo di categoria, lo abbiamo richiesto ed hanno fatto storie, abbiamo desistito xke il contributo dell azienda era 0.75% e il comparto più spinto aveva un 40% di azionario e per una ragazza di 30 anni mi sembra poco!! Xciò alla fine abbiamo aperto un amundi seconda pensione con il tfr e una quota poco superiore a quella che avevamo conteggiato del suo gap previdenziale!!! Poi in parallelo abbiamo deciso di aprire un conto cn directa e fare un pac su azionario globale!! Questa decisione viene dal fatto che con un’aliquota bassa versare 3/4000€ non si hanno ottimi benefici a livello fiscale anche reinvestendo il contante che ritorna delle tasse superando i venti anni di durata del fondo pensione!!! Diversamente nel mio caso io ho il fondo di categoria dv verso una piccola % x ottenere il contributo del datore di lavoro ed in parallelo ho aperto 2 fondi pensione aperti azionari dove verso 2500€ ciascuno x ottenere la deduzione massima del mio 41% di tasse e ciò che mi torna lo reinvesto su un etf!! E spiego anche il motivo x la quale ho aderito a più fondi aperti!! Xke già una rendita la dovrò ottenere con quello di categoria ma essere vincolato su tutti lo vedo eccessivo!! Le regole/leggi possono sempre variare il ke può far riflettere e pensare!!!
        Questo è il mio punto di vista ma sono sempre aperto a discuterne ma usando un foglio elettronico piuttosto k software che non possiedo questi sono i conti che mi sono venuti fuori!! La mia situazione familiare al suo interno ha diversi modi di poter gestire la cosa e se entrambi facessimo la stessa cosa mia moglie otterrebbe molto meno di me!! Il mio parere è dover massimizzare il più possibile con ciò ke si possiede senza restrizioni
        Ps. Sono accetti consigli 🤦🏻‍♂️

        1. Come sempre oltre che seguire i “corretti” principi teorici, poi bisogna fare i conti con la pratica: purtroppo può capitare di scontrarsi con le resistenze di alcuni (fortunatamente) datori di lavoro (soprattutto in contesti medio piccoli) sulla destinazione del TFR da parte del dipendente. Non soltanto per quanto riguarda il riconoscimento del contributo datoriale, ma anche per l’esternalizzazione del TFR.
          Per quanto riguarda le sue osservazioni, vista la casistica (livelli retributivi/contributo datore di lavoro) almeno a livello generico la strategia messa in atto è ampiamente condivisibile.
          Inoltre la decisione di rinunciare alla gratificazione immediata per destinare il risparmio al reinvestimento è assolutamente corretta.

          Visto che citava la questione dell’apertura di più forme pensionistiche per non incorrere nell’obbligo di conversione in rendita del 50% del montante finale, se già non lo ha fatto, la invito a considerare anche l’utilizzo della Rendita Temporanea Integrativa Anticipata (RITA) .
          Si tratta fondamentalmente della possibilità di riscattare il montante maturato (con aliquota agevolata del 15% riducibile fino al 9%) in rate periodiche senza limiti di importo sul capitale accantonato. La RITA può essere attivata fino ad un massimo di 5 anni prima della pensione di vecchiaia (10 anni in caso di inoccupazione) ma non è prevista una durata minima. Sostanzialmente potrebbe essere attivata 12 mesi prima del pensionamento per ritirare l’intero montante in 4 rate trimestrali (nel link trova l’articolo di approfondimento).

  3. Separare il percorso non preclude avere un punto di arrivo comune, ma aumenta certamente la diversificazione regola da sempre nr. 1…

    1. Luca perdonami non capisco se diciamo le stesse cose oppure no!!! Io ho dato un mio parere giusto a sbagliato che sia!!! Nn capisco la sua risposta dicendo della diversificazione xke quando dico di avere 3 fondi pensione distinti c’è Un motivo dietro che mi preclude delle scelte più avanti nel tempo che uno solo nn mi permetterebbe!! Poi ognuno al suo interno ha una % di azioni e obbligazioni differenti 60/40;85/15; 95/5… e ciò che mi torna da tasse lo investo su etf all-world vista la quantità elevata di anni rimanenti al pensionamento tutto ciò riguarda la parte riguardante il pensionamento!! Poi investimenti li si può fare anche a parte ma questa è il mio modo di fare!! Massimizzo ora x sfruttare e scegliere cn calma più avanti nel tempo!! Saluti

      1. Io ho solo espresso un mio non qualificato punto di vista personale e ho ribadito la mia posizione dove sono stato direttamente chiamato in causa a titolo personale. Nessun giudizio di merito sulle scelte altrui. Saluti

      2. Federico, credo di poter dire che Luca si riferisse all’approccio comportamentale offerto dal fondo pensione “Sapere cosa dobbiamo fare non ci dice niente su cosa succede nella nostra testa quando cerchiamo di farlo” (M. Housel).
        Uno strumento che prevede vincoli precisi sulla disponibilità del capitale e sulla possibilità di modifiche all’allocazione, impedisce che l’investitore sopraffatto dall’emotività faccia ciò che non si deve fare nelle varie fasi di mercato.
        Per molti investitori (a giudicare dalle statistiche per la maggioranza) è molto più efficace uno strumento che consenta di seguire i giusti comportamenti piuttosto che uno che consenta di cogliere i migliori rendimenti.

        1. Grazie x le sue nozioni che da sempre nei suoi articoli David!!!
          Mi scuso con Luca se sono stato inopportuno e rileggendo ho visto anche di aver messo una faccina errata perciò Se lei si è offeso le faccio le mie scuse pubblicamente saluti

          1. Il confronto non offende mai, anzi aiuta a mettere in discussione le nostre convinzioni…
            Cordialità

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