Quanti soldi mi servono per mollare tutto?
E’ la domanda che molte persone si pongono almeno una volta nella vita, magari durante una riunione inutile o dopo l’ennesimo contrasto con il capo.
Eppure c’è chi ha trasformato questo “sogno” in un piano concreto.
Il movimento FIRE (Financial Independence, Retire Early) ha diffuso la promessa della libertà finanziaria basata sulla famosa regola del 4%. Online circolano storie di giovani adulti che smettono di lavorare con portafogli da 500.000 euro, mentre altri giurano che la salvezza passi solo dalla rendita passiva basata su dividendi e cedole.
Ma qual è la verità? Quanti soldi occorrono davvero per smettere di lavorare?
Non esistono formule miracolose, tuttavia ci sono dei metodi per stimare il proprio fabbisogno finanziario e pianificare in modo serio.
In questo articolo vedremo quali variabili contano davvero, come calcolare il tuo capitale ideale e perché è meglio diffidare dai guru della “rendita passiva facile”.
Come calcolare quanti soldi ti servono
Pianificare in vista dell’uscita del mondo del lavoro è un po’ come costruire la propria vita familiare o perseguire gli obiettivi di carriera. Applicare alcune buone regole di buonsenso generali è sicuramente di grande aiuto ma gli imprevisti e le sorprese dell’esistenza umana e dei mercati finanziari rendono difficile fare previsioni precise: i piani cambiano, i rendimenti variano, l’inflazione è imprevedibile e ci sono spese e imprevisti che non potrai mai pianificare.
Come procedere dunque per fare un calcolare realisticamente il proprio fabbisogno finanziario?
Un buon punto di partenza è la regola del 25 X
Si tratta di moltiplicare il totale delle tue spese annue per 25.
Ad esempio se il tuo tenore di vita prevede spese annue per € 25.000, il capitale di cui hai bisogno per smettere di lavorare è di € 625.000 (€ 25.000 x 25).
Si tratta esattamente dell’inverso della regola del 4%, cioè della linea guida secondo la quale puoi prelevare ogni anno circa il 4% del to capitale investito senza rischiare di esaurire i soldi prima del tuo tempo.
Tornando all’esempio di prima, infatti, 625.000 € x 4% = 25 .000 € che è esattamente l’importo delle spese annue utilizzate per il calcolo del fabbisogno finanziario.
Adesso che abbiamo capito come (indicativamente) quantificare il capitale necessario per vivere “di rendita”, resta da trovare risposta alla domanda successiva:
Come faccio a mettermi nella condizione di accumulare il capitale necessario?
Tre variabili da considerare per raggiungere la “libertà finanziaria” e un foglio di calcolo
Prima di pianificare una strategia realistica verso la libertà finanziaria, occorre definire bene tre variabili fondamentali interconnesse:
- A quanto ammontano le risorse disponibili?
Per risorse disponibili si intende il capitale che hai già accumulato (e, auspicabilmente, investito) e quello che riuscirai a risparmiare (e investire) ogni anno; - Quanto tempo hai?
E’ il periodo di tempo entro il quale intendi accumulare il capitale necessario o, comunque, il tempo che ritieni di avere a disposizione prima di cadere in burn out; - Qual è il rendimento che riuscirai a ottenere?
Mentre le prime due variabili sono soggettive e quantificabili in modo piuttosto certo, il rendimento su cui puoi contare è un dato oggettivo ma, praticamente, impossibile da stimare in modo preciso.
Quello che possiamo fare è, quindi, fare delle simulazioni sulla base di un rendimento che sia quanto più realistico possibile.
Un rendimento realistico su cui costruire il tuo piano
Per fare calcoli attendibili diventa fondamentale ipotizzare un rendimento realistico che non sia soltanto il frutto delle generose performance del passato. Abbiamo approfondito questo aspetto in una miniserie dedicata:
Quanto renderà il mio portafoglio? Aspettative e realtà dei mercati e
come stimare i rendimenti in modo realistico.
Quanto puoi aspettarti di ottenere realisticamente da un portafoglio bilanciato negli anni a venire?
William Bernstein nella sua ultima edizione de “I 4 Pilastri dell’investimento” suggerisce di basarsi su un4% reale.
A quanto pare il numero 4 rappresenta un numero ricorrente della rendita passiva: regola del 4%, regola dei 4 anni, 4 pilastri, 4% ipotetico di rendimento.
Al di là delle cabale finanziarie cerchiamo di capire significato e concretezza del 4% reale.
Reale, significa al netto dell’inflazione.
Pianificare in funzione di un tasso reale ti permette di quantificare il capitale di cui hai bisogno per alimentare il tuo tenore di vita già “inflazionato”.
Facciamo un esempio concreto: se oggi spendi 25.000€ all’anno, con un’inflazione media del 2% annuo,tra 10 anni ti serviranno circa 28.000€ per mantenere esattamente lo stesso tenore di vita.
Ragionando in termini reali, puoi pianificare direttamente sui 30.000€ di oggi, perché il rendimento del 4% ipotizzato tiene già conto dell’inflazione.
Perché proprio il 4%?
Per un portafoglio bilanciato, un rendimento reale del 4% è un’ipotesi realistica: si tratta di una media che tiene conto anche di periodi storici molto meno generosi rispetto agli ultimi 15 anni.
Puoi impostare una simulazione sulla base della tua situazione personale usando questo semplice foglio di calcolo che potrà guidarti nella stima del tuo capitale necessario.

Due ulteriori elementi in tuo aiuto
Se i risultati dei calcoli proposti ti hanno demoralizzato considera due ulteriori elementi in tuo favore:
- Il tuo tasso di risparmio, tendenzialmente, cresce con il passare del tempo.
Questo vale soprattutto per chi è in giovane età: col passare del tempo le retribuzioni aumentano per effetto degli scatti di anzianità, degli avanzamenti di carriera, del cambiamento di attività lavorativa (ad esempio cambiamenti di azienda o passaggio all’attività di lavoro autonomo); - Considera tutte le tue fonti di reddito.
Come in ogni attività, ottimizzare gli sforzi è fondamentale. Per chi, ad esempio, svolge attività di lavoro dipendente destinare il TFR e l’eventuale contributo del datore di lavoro a un fondo pensione sono elementi da non sottovalutare.
La contribuzione al fondo pensione, soprattutto se pianificata in tempo utile, consente di raggiungere l’obiettivo prima o, comunque, con minor sforzo .
Considerazioni importanti oltre backtest e fogli di calcolo
I fogli di calcolo sono strumenti indispensabili per una corretta pianificazione finanziaria. Tuttavia, se non correttamente utilizzati, finiscono per fornire un effimero senso di sicurezza perché ignorano i capricci dei mercati finanziari e, soprattutto, dell’esistenza umana.
Oltre ai numeri occorre quindi considerare anche quegli elementi fondamentali non misurabili con simulatori e backtest di varia natura.
Vediamo quali sono i principali.
Non puoi investire tutto in un portafoglio al 4% reale
Massimizzare lo sforzo e, quindi, il risparmio e l’investimento in vista dell’obiettivo finale è un approccio razionalmente corretto.
Il problema di tutte le ottimizzazione è che non considerano l’imprevedibilità della vita.
Chiaramente non c’è nulla di sbagliato nell’investire in un portafoglio di lungo termine con un’elevata esposizione azionaria (dopo una corretta valutazione della propria propensione al rischio).
Se investi tutto puntando al 4% reale, potresti trovarti costretto a vendere proprio quando i mercati stanno attraversando una fase difficile.
Un imprevisto, un cambiamento lavorativo o un’evoluzione della tua vita personale potrebbero obbligarti ad attingere al portafoglio contro la tua volontà proprio nel momento meno opportuno.
Una corretta pianificazione finanziaria e un congruo fondo di emergenza ti mettono al riparo da questa spiacevole evenienza.
Il problema è che questa parte dei tuoi risparmi non crescerà al 4% reale, e andrà, quindi, a ridurre il rendimento complessivo del tuo patrimonio.
Questa “rinuncia al rendimento” dovrebbe essere considerata come un’assicurazione per difendere il tuo piano e non come un rinunciabile costo da pagare.
Riduzione del rischio, dell’esposizione azionaria e del rendimento
Mano a mano che si avvicina la data del traguardo, il tuo portafoglio bilanciato “aggressivo” dovrà progressivamente virare su un’allocazione più conservativa.
Con l’approssimarsi della momento della messa a frutto del tuo patrimonio, infatti, dovrai preoccuparti di iniziare a gestire il rischio sequenza dei rendimenti.
In altre parole fino a quando sei nella “fase di accumulo”, i ribassi dei mercati rappresentano un’opportunità di acquisto, ma quando ti avvicini alla “fase di decumulo”, quelli stessi possono diventare una maledizione.
Dal momento in cui ti appresti a iniziare a vivere del tuo capitale non avrai più il tempo necessario per recuperare e potresti trovarti a prelevare proprio nella fase di declino del portafoglio.
Soprattutto per i portafogli con un’esposizione azionaria elevata questa transizione diventa cruciale anche se c’è chi, sulla base di accurati backtest, giunge, legittimamente, a conclusioni opposte).
Devi quindi mettere in conto che rendimenti più elevati difficilmente potranno essere mantenuti fino alla fine della fase di accumulo, perché la priorità si sposterà progressivamente dalla massimizzazione del rendimento alla protezione di quanto accumulato.
L’impatto della tassazione
Un aspetto importante che, spesso, non viene considerato è la tassazione sui prelievi futuri.
Una volta accumulato il tuo fabbisogno finanziario, il patrimonio che utilizzerai per alimentare la tua “rendita passiva” sarà composto in parte dai tuoi versamenti e, in parte, da rendimenti ottenuti negli anni (le famose plusvalenze).
Nel momento in cui andrai a prelevare dal tuo portafoglio per ottenere la tua rendita, dovrai pagare le tasse sulla parte dei guadagni realizzati.
Quanto può incidere la tassazione su una rendita del 4%?
La risposta non è così semplice da dare perché dipende dal tipo di strumenti utilizzati (che, ad oggi, possono essere tassati al 12,5 o al 26%) e dall’entità del rendimento maturato nel tempo, dalla durata della fase di decumulo ecc..
L’aspetto più perverso di questa dinamica riguarda il fatto che l’incidenza della tassazione aumenterà con il passare del tempo.
Ogni prelevamento è, come abbiamo detto, composto da una parte di capitale (non tassata) e una parte di rendimento (tassata). Una volta interrotti i versamenti, la parte di capitale verrà progressivamente consumata mentre il portafoglio continuerà a produrre rendimento. Il risultato è che l’incidenza delle tasse crescerà nel tempo perché la quota tassabile dei prelievi diventerà sempre più ampia.
In linea generale, per un portafoglio bilanciato la tassazione andrà a erodere tra il 10% e il 20% circa della rendita annuale.
Con un po’ di approssimazione, possiamo dire che il fabbisogno finanziario effettivo dovrebbe essere superiore del 15% circa rispetto al fabbisogno finanziario teorico calcolato secondo le modalità che abbiamo visto.
La tua propensione al rischio cambia
I cambiamenti delle preferenze di investimento sono una delle variabili più importanti da mettere in conto.
In particolare il nostro profilo di rischio e la nostra tolleranza ai ribassi può cambiare significativamente con il cambiare della nostra condizione lavorativa.
Un conto è dover affrontare un mercato ribassista e un declino del portafoglio del 10% in piena attività lavorativa quando i redditi da lavoro sono certi e puntuali. Ben altra cosa è dover affrontare la stessa situazione una volta che il patrimonio finanziario sarà diventato la principale fonte di sostentamento.
Gestire ribilanciamenti e prelievi in questa seconda ipotesi si fa molto più complesso.
Si dice, giustamente, che allungando l’orizzonte temporale aumentano le probabilità di ottenere buoni rendimenti dai mercati finanziari. E’ altrettanto vero che allungando l’orizzonte temporale aumentano le probabilità di imbattersi in un mercato ribassista. Questa grafica mostra le probabilità di confrontarsi con un bear market in base a diversi orizzonti temporali:

La regola del 4% è costruita su orizzonti di 30 anni: il che significa che, prima o poi, ti capiterà di affrontare un mercato ribassista. E, ironia della sorte, succederà proprio quando anche la tua tolleranza al rischio avrà probabilmente subito un bel “ribasso”.
Gestire un portafoglio per alimentare una rendita “sostenibile” non è propriamente un gioco da ragazzi.
I limiti alla regola del 4%
Le modalità di calcolo del fabbisogno finanziario e le analisi che abbiamo fin qui condiviso, prendono come riferimento la regola del 4% teorizzata di William Bengen negli anni ‘90.
Stiamo parlando della filosofia che è diventata il punto di riferimento “accademico” per chi vuole pianificare la propria indipendenza finanziaria.
Si tratta di un approccio semplice e ancora oggi utile, che lo stesso Bengen ha recentemente definito “conservativo”.
Ma nessuna regola finanziaria è scritta sulla pietra.
Studi più recenti hanno messo in evidenza alcuni limiti:
la regola si basa soprattutto sui dati storici del mercato azionario statunitense, che ha avuto rendimenti particolarmente generosi. Non è detto che lo stesso livello di performance si ripeta in futuro, né che valga per altri mercati geografici.
Questo non significa che la regola sia inutile: resta un ottimo punto di partenza.
Ma è importante conoscerne i limiti e capire come adattarla a scenari di rendimento meno favorevoli (a breve un articolo di approfondimento su questo argomento).
Forse non hai bisogno di così tanto
Oltre alla pianificazione fatta di numeri e calcoli c’è anche un altro tipo di pianificazione che ha più a che fare con le aspirazioni, i desideri e i valori.
Fermandoti a riflettere su questi aspetti più profondi, potresti realizzare che il tuo fabbisogno potrebbe essere più contenuto di quanto pensi: non sempre serve smettere del tutto di lavorare.
Lavorare quando vogliamo, dove vogliamo e con chi vogliamo assomiglia molto a qualcosa che ci piace fare.
Al contrario fare qualcosa che ci piace ma ai ritmi imposti da altri accanto a persone con cui non ci troviamo può diventare un supplizio.
Risparmiare e investire non significa solo prepararsi a “non lavorare più”, ma anche creare le condizioni per avviare attività, progetti e passioni che possano diventare fonte di reddito.
In questo modo i soldi non servono solo a garantire rendite passive, ma diventano uno strumento per ridurre il fabbisogno e avvicinarti a una vita più libera e autentica.

Conclusioni
È un errore capitale teorizzare prima di avere dei dati.
Sherlock Holmes
Inavvertitamente, si finisce per distorcere i fatti per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti
La risposta alla domanda iniziale “quanti soldi servono per smettere di lavorare?” non è un numero fisso facilmente quantificabile.
Dipende dal tenore di vita, dalle aspirazioni, dalla situazione familiare e da quanto si è disposti a rischiare per ottimizzare i rendimenti.
Esistono, tuttavia, metodi seri per stimare il proprio fabbisogno finanziario e pianificare in modo realistico.
L’importante è saper prendere l’adeguata confidenza con questi numeri:
molti aspiranti alla “libertà finanziaria” usano con grande confidenza concetti come il price earning, CAPE, il rischio di sequenza dei rendimenti ma non si sono mai preoccupati di quantificare con precisione l’ammontare delle proprie spese annue (tenore di vita).
La regola del “25X” (strettamente collegata alla regola del 4%) rimane un ottimo punto di partenza purché si mantenga consapevolezza dei suoi limiti e delle complessità matematiche e psicologiche che abbiamo analizzato.
I punti fondamentali da ricordare:
- Le tre variabili chiave sono le tue risorse, il tempo a disposizione e un rendimento realistico (il 4% reale è un’ipotesi ragionevole);
- Non puoi investire tutto puntando al massimo rendimento: serve un fondo di emergenza e una strategia che consideri l’imprevedibilità della vita;
- La tassazione, il cambio di propensione al rischio e la necessità di ridurre il rischio man mano che ti avvicini all’obiettivo impatteranno sui tuoi calcoli;
- Forse non ti serve accumulare quanto pensi: a volte la libertà finanziaria assomiglia più alla possibilità di scegliere come lavorare che al non lavorare affatto.
La pianificazione finanziaria non elimina le incertezze, ma ti mette nelle condizioni migliori per affrontarle.
Risparmiare e investire in modo coerente con le proprie necessità contando su un periodo di tempo congruo è il modo migliore per raggiungere i propri obiettivi.
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Domande frequenti
Quanti soldi servono per smettere di lavorare in Italia?
Dipende dalle spese annuali e dall’età di pensionamento. Il punto di partenza è la regola del 4%: dividere le spese annuali per 0,04. Se spendi 30.000 euro l’anno, ti servono circa 750.000 euro di patrimonio investito. Questo calcolo va però adattato alla propria situazione: età, inflazione attesa, eventuali entrate pensionistiche e orizzonte temporale.
Cos’è la regola del 4% e come si applica?
La regola del 4% stabilisce che un portafoglio ben diversificato può sostenere un prelievo annuo pari al 4% del valore iniziale per almeno 30 anni, con buona probabilità di non esaurirsi. Nata da uno studio americano degli anni ’90 (lo studio Trinity), va usata come punto di partenza, non come certezza matematica.
La regola del 4% funziona anche in Italia?
Con alcune cautele. Lo studio originale era calibrato su mercati USA con specifiche condizioni storiche. In Europa, con mercati azionari diversi e aspettative di rendimento obbligazionario più basse, alcuni esperti consigliano di usare un tasso di prelievo più prudente, tra il 3% e il 3,5%, soprattutto per chi ha un orizzonte temporale superiore a 30 anni.
Cosa succede se i mercati scendono appena dopo aver smesso di lavorare?
È il cosiddetto “rischio di sequenza dei rendimenti”: un mercato ribassista nei primi anni della rendita può compromettere l’intera strategia anche se i rendimenti medi nel lungo periodo sono positivi. Per gestirlo è utile avere una riserva di liquidità di 1-2 anni di spese, così da non essere costretti a vendere durante i ribassi.
È meglio vivere di dividendi o vendere quote del portafoglio?
Entrambi gli approcci funzionano. Vivere di dividendi è psicologicamente più semplice perché non si “intacca” il capitale, ma limita la diversificazione a titoli ad alto dividendo. Vendere quote periodicamente consente più flessibilità e una diversificazione migliore. L’importante è che il tasso di prelievo complessivo sia sostenibile.
Qual è il primo passo per costruire un portafoglio per la rendita passiva?
Definire con precisione le spese annuali necessarie, calcolare il capitale target con la regola del 4% e costruire un portafoglio bilanciato tra azioni e obbligazioni coerente con il proprio orizzonte temporale. Il piano dovrebbe essere rivisto periodicamente, specialmente nei primi anni di rendita.



Buonasera,
innanzitutto complimenti per il blog e in generale per il contenuto qualitiativo degli interventi
Avrei 2 domande/osservazioni su questo post:
1) E’ corretto che assumendo un rendimento REALE del 4% (corrispondente più o meno a un 6% nominale) il capitale resterà costante (in termini reali) a tempo indefinito (i.e. teoricamente all’infinito)?
In altre parole non ci dovrebbe essere erosione (neanche reale) del capitale;
2) Il file non tiene conto della tassazione, giusto? Assumendo un impatto del 15% (come indicato nell’articolo) il rendimento reale dovrebbe salire del 4% / (1 – 0.15) = c. 4.7% affinché il ragionamento di cui al punto precedente sia valido. Corretto?
Ringrazio in anticipo
Direi che il ragionamento è corretto!
A mio avviso sono comunque importanti due precisazioni:
1) per quanto riguarda il rendimento reale del portafoglio non è importante solo la media del 4% ma anche la sequenza con cui questo rendimento viene restituito. Nella fase di decumulo è fondamentale gestire il rischio sequenza dei rendimenti : rendimenti bassi o negativi nella fase iniziale, anche se compensati negli anni successivi da rendimenti più elevati sono una delle cause di sopravvenienza al proprio capitale;
2) Una volta giunti alla fase di decumulo la crescita del portafoglio (che va a compensare i prelevamenti) sarà generata esclusivamente dalle performance. Questo significa che aumenta, nel tempo, l’incidenza del rendimento rispetto ai versamenti apportati nella fase di accumulo. Dunque la tassazione, alla fine tenderà a incidere sull’intero capitale prelevato (il tema è stato trattato nella sezione “impatto della tassazione”).
Un caro saluto.