QUANTI ETF IN PORTAFOGLIO? CHECKLIST COMPLETA

2, 4, 10, 20 Etf?
Di quanti strumenti hai davvero bisogno per costruire un portafoglio solido e di successo?

Per gli investitori consapevoli questo è, probabilmente, uno degli interrogativi più frequenti.
La risposta, come sempre in finanza, non è un numero magico valido per tutti.
Dipende dal tipo di strategia seguita, dall’esperienza, dagli obiettivi e persino dal carattere di ciascun investitore: c’è chi preferisce la massima semplicità e chi, invece, si sente più confidente con una costruzione articolata.

Che tu sia un minimalista o un fan della massima diversificazione, in questo articolo proveremo a fare chiarezza passando in rassegna ciò che dice la letteratura finanziaria.
L’obiettivo non è trovare il numero perfetto ma capire qual è il numero di Etf più vicino alle tue effettive esigenze.

Concluderemo con una
checklist pratica per aiutarti a decidere, con chiarezza, quanti Etf inserire nel tuo portafoglio.

Esigenze diverse, portafogli diversi

Prima di addentrarci nelle analisi e nei numeri è fondamentale chiarire perché non esiste una risposta universale.

A livello puramente tecnico, le modalità di costruzione di un portafoglio possono essere molto diverse in funzione della strategia che si intende seguire e della fase della vita in cui ci si trova, dell’importo che si ha a disposizione. Questo significa che il “numero ideale” di Etf può variare significativamente in base alle esigenze che il portafoglio intende soddisfare. Ad esempio:

Questo blog promuove, da sempre, l’approccio dei  lazy portfolio:
investire in modo semplice, diversificato ed efficiente senza complicazioni eccessive.
Le riflessioni e le analisi che andremo a condividere saranno, quindi, basate su una filosofia lazy per un investitore nella fase di accumulo del capitale. L’obiettivo sarà, quindi, quello di massimizzare il rendimento nel lungo periodo e nel rispetto della propria tolleranza al rischio.

Diversificazione: cosa dice la letteratura finanziaria

Diversificazione e asset allocation sono i pilastri della finanza moderna. L’idea di fondo è semplice: un portafoglio ben diversificato riesce a compensare le perdite di alcuni asset con i guadagni di altri.
In termini pratici, combinando “difesa” e “attacco” attraverso un numero ragionevole di ETF è possibile costruire un portafoglio solido ed equilibrato.
Tuttavia, anche la diversificazione ha un limite. La ricerca accademica ha identificato un vero e proprio “punto di saturazione”: oltre una certa soglia, ogni strumento aggiuntivo porta benefici marginali sempre più ridotti.

Il grafico mostra come la rischiosità di un portafoglio (espressa dalla volatilità annualizzata, sull’asse verticale) diminuisca all’aumentare del numero di titoli (asse orizzontale).

  • Nei primi 10 titoli la riduzione del rischio è molto marcata.
  • Tra 10 e 20 titoli il beneficio è ancora significativo.
  • Oltre i 20 titoli, invece, il miglioramento diventa quasi irrilevante.

Questo esempio si riferisce a portafogli composti da azioni singole, ma possiamo comunque trasferire il concetto anche a un portafoglio pigro costruito con Etf: oltre un certo numero, il beneficio ottenuto da ogni strumento aggiuntivo diventa insignificante mentre aumenta la complessità di gestione.
Da qui nasce l’idea “meno è meglio”  seguita da molti investitori: usare pochi Etf ben diversificati per comporre l’intero portafoglio.

I Lazy Portfolio minimalisti


Nel tempo sono state create eccellenti asset allocation minimaliste pensate principalmente per l’investitore statunitense. Soluzioni semplici che, spesso,  riescono a funzionare molto meglio di strategie più articolate e complesse.

  • Portafoglio con 1 Etf:
    L’esempio più estremo è il portafoglio composto da un unico Etf. E’ la soluzione proposta da Vanguard con i suoi Etf LifeStrategy (da tempo disponibili anche in Europa).
    Utilizzano un unico strumento già ben diversificato composto da azioni e obbligazioni e opportunamente ribilanciato nel tempo;
  • Portafoglio con 2 Etf:
    Un altro approccio ampiamente diffuso è il portafoglio 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni componibile con 2 soli Etf. Per l’investitore europeo la traduzione potrebbe essere un azionario globale (ISAC)  e un obbligazionario europeo (VGEA).
  • Portafoglio con 3 Etf:
    La comunità Bogleheads, il gruppo di investitori individuali che si ispira alle idee di John Bogle, promuove il Three Fund Portfolio: un Etf azionario nazionale, uno azionario internazionale e uno obbligazionario. L’equivalente europeo potrebbe essere un Etf azionario globale (ISAC), uno azionario europeo (SMEA) e uno obbligazionario europeo (VGEA);
  • Portafogli più articolati (ma sempre semplici):
    Anche i Lazy Portfolio più articolati come il Permanent Portfolio, l’All Weather di Ray Dalio o il Golden Butterfly, difficilmente arrivano a utilizzare più di 5 Etf.

Per I portafogli costruiti secondo questa logica il numero ideale di Etf varia  da 1 a 7 strumenti.

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I Lazy Portfolio più articolati

Se i portafogli minimalisti funzionano così bene, perché mai gli investitori dovrebbero scegliere di aumentare il numero di Etf?

La risposta è: per avere un portafoglio più adattabile

Un portafoglio più articolato non serve necessariamente ad ottenere rendimenti superiori nel lungo termine. La diversificazione aggiuntiva serve per affrontare meglio contesti di mercato inusuali e drastici cambiamenti di scenario in particolare per quanto riguarda le correlazioni tra le diverse asset class.

In mercati dove le correlazioni sono basse, basta avere un numero ridotto di strumenti: una giusta combinazione azioni/obbligazioni sarà sufficiente per ottenere un’adeguata diversificazione.
Viceversa quando le correlazioni sono elevate, occorre una maggiore diversificazione per ottenere la stessa riduzione del rischio.
Inflazione fuori controllo, recessioni, crisi finanziarie, tensioni geopolitiche, possono cambiare velocemente le correlazioni e ridurre l’efficacia diversificativa delle principali asset class.
In questi contesti il contributo di altre asset class (ad esempio oro, materie prime, Reit) può fornire un contributo determinante.
Per avere un’idea della differenza basta confrontare l’andamento di un portafoglio azioni/obbligazioni e di uno azioni/obbligazioni/oro e investimento fattoriale negli ultimi 10 anni:

I rendimenti non sono poi così diversi ma i ribassi e, soprattutto, i tempi di recupero sono significativamente ridotti per il 60/40 più articolato.

Quando si investono soldi veri sui mercati, due anni brutti possono sembrare interminabili anche a chi ha un orizzonte temporale ventennale. Riuscire a renderli “un po’ meno brutti” può fare la differenza tra l’essere capaci di  mantenere la rotta e abbandonare il piano prima del tempo.

Visto che non sappiamo quali saranno gli scenari del futuro e in che ordine si presenteranno, la soluzione più efficace per affrontarli è detenere, in modo ragionato, il maggior numero di asset class.
L’importante è essere consapevoli che la maggior adattabilità di un portafoglio più articolato si paga con una maggior complessità di gestione.

L’errore da evitare

Aumentare la complessità del portafoglio può migliorarne la diversificazione a condizione che ciò venga fatto con buonsenso.
Diversificare di più non significa moltiplicare gli Etf ma coprire asset class differenti.
Molti investitori costituiscono i portafogli “partendo dal basso” concentrandosi, cioè, su ogni singolo investimento piuttosto che sul portafoglio nel suo complesso.
Questo errore porta ad avere esposizioni duplicate e ridondanti (diworsification) che danno una falsa impressione di diversificazione (ad esempio Etf World + S&P500 + Nasdaq tutti pesantemente esposti su USA e Tech).

Un portafoglio articolato ha senso solo se ongi Etf aggiuntivo ha uno scopo ben preciso:
includere una nuova asset class (ad esempio oro, Reit), un segmento azionario altrimenti poco rappresentato (emergenti, equal weight) o un fattore specifico (small cap, value).
In caso contrario inserire troppi Etf rischia di generare solo ridondanza aggiungendo inutile complessità.

Vediamo allora quali accorgimenti seguire per costruire un portafoglio articolato senza cadere nell’errore della “ridondanza”.

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Checklist pratica per trovare il numero di Etf giusto per te

Una volta certi di essere disposti ad accettare una maggiore complessità, bisogna chiarirsi le idee su come tradurla in decisioni efficaci di investimento senza perdere di vista la filosofia alla base dei lazy portfolio: semplicità di costruzione e manutenzione del portafoglio

Un buon punto di partenza è porsi queste domande:

Capitale a disposizione

Qual è il capitale che ho a disposizione?

Tutti i patrimoni sono importanti, ma serve pragmatismo: il numero di Etf ottimale dipende, prima di tutto, dalle dimensioni del portafoglio.

Se i versamenti periodici incidono più della crescita annua del capitale, complicare il portafoglio non serve. In questa fase bastano 1, 2 o al massimo 3 ETF.

Su un portafoglio da 10.000 € un versamento di 1.500 € pesa il 15%, cioè molto più di quanto il rendimento medio possa generare in un anno: meglio restare semplici.

Su un portafoglio da 150.000 €, invece, un apporto di 5.000 € è solo il 3%: qui la crescita è trainata soprattutto dal rendimento e diventa sensato cercare una diversificazione più articolata.

Diversificazione parte azionaria

  • Voglio inserire l’investimento fattoriale?

    Abbiamo parlato in più occasioni dell’investimento fattoriale.
    Le opinioni a questo riguardo all’utilità dei fattori di investimento sono decisamente contrastanti e, purtroppo, non esiste una risposta giusta..
    Più che come fonte di extrarendimento, l’investimento fattoriale dovrebbe essere inteso come un motore aggiuntivo di rendimento che ha la capacità di entrare in funzione nei periodi di avaria dei principali indici azionari.
    I portafogli orientati verso fattori come small value e momentum possono offrire rendimenti più stabili al prezzo di una maggiore complessità.
    Attenzione però: la disciplina richiesta per  gestire i lunghi periodi di sottoperformance sulla parte fattoriale è notevole.
    Che tu scelga o meno di avvalerti dell’investimento fattoriale, ci saranno comunque periodi in cui rimpiangerai la tua decisione.
    Per evitare di costruire portafogli troppo sbilanciati, la quota massima da destinare all’investimento fattoriale non dovrebbe superare il 30% circa dell’esposizione azionaria complessiva (max 3 Etf);
  • Voglio inserire l’investimento settoriale?

    In linea generale la scelta dei settori è una questione che ha poca rilevanza: una volta che si è investito su indici globali, si possiedono tutti i settori nelle proporzioni ottimali.
    Tuttavia ci sono alcuni settori che vale la pena considerare non tanto per incrementare il rendimento quanto, piuttosto, per migliorare la diversificazione soprattutto in fasi di correlazione positiva tra azioni e obbligazioni.
    Settori come materie prime ed energia, in questo senso, possono offrire un valido contributo. Altri settori come lHealthcare, almeno teoricamente, conferiscono al portafoglio una maggiore connotazione difensiva. Infine i Reit hanno rendimenti di lungo termine paragonabili a quelli azionari e possono andare abbastanza bene anche in contesti di difficoltà dell’azionario (in questo articolo abbiamo condiviso alcune considerazioni aggiuntive sull’investimento settoriale).
    Per i settori valgono le stesse considerazioni dei fattori di investimento riguardo a disciplina e complessità.
    Per evitare ridondanze o, comunque, eccessi, l’investimento settoriale non dovrebbe superare il 15% circa dell’esposizione azionaria complessiva (max 2 Etf);

Diversificazione parte difensiva

  • Quanto voglio osare sulla parte difensiva?
    Un portafoglio minimalista deve obbligatoriamente essere costruito intorno alle due asset class principali: azioni e obbligazioni.
    Le azioni servono per ricercare rendimenti elevati a fronte di rischi elevati. I bond servono per farti dormire la notte.
    Attenzione a come scegli i bond del tuo portafoglio: sia le aziende che gli stati possono fallire o, comunque, soffrire pesantemente durante recessioni e crisi. Scoprire che gli asset che pensavi sicuri non lo sono affatto è una delle sorprese più sconvolgenti che può capitare a un investitore.
    Dovresti comporre la tua parte obbligazionaria con questa idea ben presente: prima di tutto utilizza Etf che investono in titoli governativi di elevata qualità. Destina soltanto una parte residuale a obbligazioni societarie e inflation linked (in questo articolo abbiamo visto come comporre la parte obbligazionaria).
    Una regola di buonsenso potrebbe essere quella di limitare le obbligazioni indicizzate al 15% degli asset difensivi (max 1 Etf) e quelle societarie al 10% (max 1 Etf).
  • Voglio inserire oro e materie prime?
    Come abbiamo visto in un precedente post, l’asset class da privilegiare in sede difensiva è quella obbligazionaria.
    Ha assolutamente senso migliorare il potenziale difensivo del portafoglio utilizzando anche altre asset class come oro e materie prime.
    Per evitare inutili complicazioni  è,comunque, opportuno limitare l’allocazione a oro e, eventualmente, alle materie prime al 15% della totale della parte difensiva (max 2 Etf).

Profilo di rischio: dove diversificare

Il mio portafoglio ha prevalenza di azioni o obbligazioni?

Non è una domanda banale. Nel momento in cui si pensa a come articolare un portafoglio, la ricerca di maggiore diversificazione andrebbe perseguita prima di tutto all’interno dell’asset class predominante.
Ad esempio in un portafoglio a prevalenza azionaria, il maggior potenziale diversificativo dovrebbe essere ricercato all’interno delle azioni. Viceversa in un portafoglio difensivo, si potranno esprimere le proprie preferenze principalmente nella parte obbligazionaria.

Linee guida riassuntive

Sulla base di queste considerazioni, indicativamente possiamo dire che:

  • un portafoglio articolato, ma semplice, dovrebbe contare tra 4 e 12 Etf;
  • Nel lungo periodo la disciplina nel mantenere la strategia scelta è molto più importante rispetto alla precisione del tuo obiettivo di asset allocation.

Linee guida per un portafoglio a prevalenza azionaria

QUANTI ETF? PORTAFOGLIO AZIOANRIO

Linee guida per un portafoglio a prevalenza di asset difensivi

QUANTI ETF? PORTAFOGLIO OBBLIGAZIONARIO

Portafoglio minimalista vs portafoglio articolato: pro e contro

La scelta tra pochi o un numero più elevato di ETF si riduce spesso a un compromesso personale tra semplicità ed efficacia percepita del portafoglio.

Un portafoglio semplice diversificato sui principali indici è una soluzione comunque risolutiva nel lungo periodo. D’altro canto un portafoglio più articolato può aiutare a superare meglio il breve termine oltre che a soddisfare particolari preferenze personali.

L’aspetto delle preferenze non è un semplice capriccio: chi si innamora delle proprie strategie imperfette ha molta più probabilità di rimanere coerente alle proprie scelte nel bene e nel male e di riuscire a portarle avanti nel lungo periodo.

Proviamo a riepilogare pro e contro di un approccio minimalista e di uno più articolato.

Approccio minimalista

Vantaggi di un portafoglio con pochi ETF

  • Semplicità di gestione: Un portafoglio con 3-4 ETF è facile da seguire e ribilanciare. Questa semplicità riduce la frequenza del ribilanciamento e il rischio di errori operativi. L’investitore può concentrarsi sulle decisioni strategiche invece di perdersi nei dettagli.

  • Costi inferiori: Gestire meno ETF significa pagare meno commissioni di transazione, movimentare meno il portafoglio e ridurre l’impatto fiscale del ribilanciamento.

  • Disciplina e controllo emotivo: Mantenere il portafoglio essenziale aiuta psicologicamente. Con meno fondi da controllare, è più facile rispettare il piano di investimento e non farsi prendere dal panico durante le oscillazioni di mercato.

Svantaggi di un portafoglio con pochi ETF

  • Minore personalizzazione: Scegliendo la via dei pochi ETF si rinuncia a qualsiasi fine-tuning. Non è possibile, ad esempio, aumentare leggermente il peso degli emergenti o ridurre quello degli Stati Uniti;

  • Fiducia cieca nel gestore: Usando un unico strumento (come nel caso dei Vanguard LifeStrategy) si semplifica al massimo ma si compie un atto di cieca fiducia nel gestore del fondo riguardo all’asset allocation interna. Si rinuncia, quindi, a esprimere preferenze individuali (come l’uso di copertura valutarie, l’introduzione di asset class minori, la composizione della parte azionaria ecc.);

  • Diversificazione “soltanto” generica: Un portafoglio ultraminimalista non permette di implementare strategie sofisticate (come l’investimento fattoriale e settoriale, l’utilizzo di oro e altre componenti minori) perché questo ridurrebbe i benefici stessi della semplicità. Stiamo parlando di strumenti e strategie opzionali non indispensabili ma che possono rivelarsi estremamente utili in contesti di mercato particolari. Insomma la semplicità estrema può significare anche minore flessibilità.

Approccio articolato

Vantaggi di un approccio articolato

  • Maggiore precisione nell’asset allocation: Suddividere il portafoglio in più ETF permette di dosare con esattezza le esposizioni. Si può decidere di allocare una quota specifica a mercati emergenti, una ai paesi sviluppati, una alle small cap, una all’oro, ecc. Questo consente di costruire un portafoglio altamente personalizzato e in linea con le proprie convinzioni;

  • Diversificazione aggiuntiva (se fatta con criterio): Un numero maggiore di ETF può aumentare la diversificazione e adattabilità del portafoglio ai diversi scenari che si alternano nel breve periodo. Questo è vero a condizione che ogni strumento aggiunga qualcosa in più e non duplichi qualcosa che è già presente.

Svantaggi di un portafoglio articolato

  • Maggiore complessità e impegno: Un portafoglio con 8-10 (o più) ETF richiede più tempo e attenzione. Ogni investitore ha un proprio “limite di banda” mentale. Non è soltanto un limite temporale relativo al tempo che intende dedicare alla gestione ma riguarda anche l’attitudine a mantenere concentrazione e disciplina;

  • Rischio di duplicazione e falsa diversificazione: Aumentando il numero di ETF, è facile finire con sovrapposizioni significative tra fondi. Diversificare non significa moltiplicare i fondi, ma coprire asset differenti;

  • Costi e inefficienze più alti: Aumentando il numero di ETF aumentano le transazioni da eseguire e, quindi, i costi. L’aumento delle transazioni da eseguire e, eventualmente, della frequenza di ribilanciamento, comporta anche un maggior impatto fiscale, aspetto da non trascurare.
contatta David Volpe

Conclusioni

La grande paradosso della finanza moderna è che più il mondo intorno a noi diventa complesso, più dobbiamo ricercare la semplicità per realizzare i nostri obiettivi.

John Bogle

Scegliere il numero giusto di ETF per il proprio portafoglio non è una questione di matematica ma di equilibrio personale. La ricerca accademica ci dice che la diversificazione funziona ma ha un punto di saturazione. I lazy portfolio ci insegnano che soluzioni semplici possono essere straordinariamente efficaci.

E’ giusto scegliere una maggiore diversificazione purché si mantenga coerenza con la filosofia alla base dei lazy portfolio: semplicità e metodicità nella gestione.

A tutti piace avere più controllo. Ma il controllo ha un costo.

La scelta dipende dalle competenze, dal tempo che si vuol dedicare alla gestione, dalle dimensioni del portafoglio e dalle convinzioni personali.

L’importante è non scegliere un portafoglio più complesso soltanto perché un portafoglio semplice sembra banale e inconsistente.

Domande frequenti

Quanti ETF dovrebbe avere un portafoglio efficiente?

Non c’è un numero magico, ma la ricerca suggerisce che la diversificazione ottimale si ottiene già con pochi strumenti ben scelti. Un portafoglio con 3-6 ETF può essere altrettanto efficiente di uno con 15, se gli strumenti coprono asset class realmente diverse e non si sovrappongono tra loro.

Qual è il numero minimo di ETF per un portafoglio bilanciato?

Un portafoglio minimo ed efficiente può essere costruito con soli 2-3 ETF: un azionario globale (MSCI World o ACWI), un obbligazionario governativo e, opzionalmente, un elemento reale come l’oro. Aggiungere più strumenti ha senso solo se introducono vera diversificazione, non ridondanza.

Come capire se ho troppi ETF nel portafoglio?

Se due ETF del tuo portafoglio hanno una correlazione elevata (si muovono nella stessa direzione quasi sempre), probabilmente si sovrappongono e non aggiungono diversificazione reale. Un altro segnale è la difficoltà nel ricordare perché hai scelto ogni singolo strumento: un portafoglio troppo complesso è difficile da mantenere nel tempo.

È meglio un ETF MSCI World o un ETF S&P500?

L’MSCI World è più diversificato perché include anche Europa, Giappone e altri mercati sviluppati oltre agli USA. L’S&P500 è limitato agli Stati Uniti e ha sovraperformato nell’ultimo decennio, ma con maggiore dipendenza da una singola area geografica. Per un investitore a lungo termine, l’MSCI World è generalmente preferibile come nucleo del portafoglio.

Aggiungere ETF obbligazionari al portafoglio ha ancora senso dopo il 2022?

Sì, ma con consapevolezza. Il 2022 ha mostrato che azioni e obbligazioni possono scendere insieme in uno scenario inflazionistico. Tuttavia le obbligazioni governative di qualità mantengono una funzione difensiva nei cicli recessivi, quando le azioni scendono per motivi economici. La diversificazione obbligazionaria funziona, ma non in tutti gli scenari.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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6 Comments

  1. Sottopongo una correzione all’indicazione di Vanguard Lifestrategy = 1 ETF.
    Ne usano una quindicina, in realtà, motivo per cui il Lifestrategy a mio figlio glielo fatto io con 5 ETF, a meno della metà dei costi.
    Grazie di tutto.

    1. Certo Gabriele: il portafoglio sottostante a un vanguard life strategy è composto da più strumenti. Resta il fatto che l’investitore che sceglie questa soluzione, accede a questo portafoglio con un unico isin. Una semplificazione notevole non soltanto perché l’investitore gestisce una sola riga del dossier titoli ma, soprattutto, perché i ribilanciamenti sono a cura del gestore (Vanguard) e avvengono in totale neutralità fiscale (aspetto di non poco conto).

  2. “La scelta dipende dalle competenze, dal tempo che si vuol dedicare alla gestione, dalle dimensioni del portafoglio e dalle convinzioni personali.” Qui il sunto di tutto il lavoro, ogni individuo un caso a sé! Buona domenica David

    1. Beh, più o meno è proprio così Luca (almeno secondo il mio punto di vista). Purché con la giustificazione delle esigenze soggettive non si esageri nè per un verso nè per l’altro: la check-list dovrebbe servire proprio a questo. 🤓

  3. Buongiorno. Non comprendo solo la quota così ridotta di obbligazioni indicizzate. Non potrebbero costituire anche la metà degli asset obbligazionari? Rispetto alle obbligazioni fisse vedo perlopiù vantaggi, specie se si trovano con cedola base alta. Rendono un pochino meno ma hai una specie di assicurazione sull’inflazione. Magari si compensa con qualche obbligazione lunga con un buon rendimento. E’ un ragionamento sbagliato?

    1. La funzione principale dei bond dovrebbe essere quella di proteggere dai ribassi recessivi. La categoria di obbligazioni più idonea a ricoprire questo ruolo sono i bond governativi a media e lunga scadenza.
      Dall’inizio del 2000 fini al Covid i titoli di Stato hanno svolto egregiamente questa funzione. Quando entra in gioco l’inflazione, i bond governativi soffrono insieme alle azioni (è il regime iniziato nel periodo post covid e già visto negli anni ‘70 e ‘90).
      Aumentare eccessivamente la quota di bond indicizzati può rendere il portafoglio più robusto in contesti inflativi ma lo rende inevitabilmente più vulnerabile a quelli recessivi (in cui i bond indicizzati non proteggono).
      Trovare il giusto equilibrio non è semplice considerando che le correlazioni non sono stabili. Tuttavia dedicare la metà della quota obbligazionaria a bond indicizzati rischia, ragionevolmente, di rivelarsi una scelta non sempre efficiente.

      Il tema è stato trattato in articoli dedicati:

      Come comporre l’esposizione obbligazionaria,

      Guida all’utilizzo deGli asset difensivi

      Bond indicizzati: l’ingrediente segreto dei portafogli

      Un caro saluto

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