Qual è la quota ideale di liquidità da detenere in portafoglio?
Con correlazioni saltate, diversificazione in tilt e oro sui massimi, questa domanda oggi ritorna ad essere particolarmente attuale.
Quando aumenta la sensazione che nessun asset protegga davvero, la liquidità diventa, più che mai, un’opzione strategica da valutare seriamente.
Ma quanta liquidità ha davvero senso detenere?
E, soprattutto: esiste una quota universalmente valida o dipende dalla situazione e dalle preferenze personali?
In questo articolo analizzeremo il ruolo della liquidità da due prospettive complementari:
quella strategica, cioè la quota che dovrebbe sempre essere presente nel portafoglio,
e quella tattica, ovvero l’eventuale incremento temporaneo per affrontare fasi di mercato difficili.
Confronteremo dati storici, analizzeremo scenari concreti e, soprattutto, cercheremo di capire quando ha senso deviare dall’allocazione standard e quando, invece, è meglio resistere alla tentazione.
Liquidità & Fondo di emergenza
Prima di affrontare il tema, è importante chiarire un punto essenziale: in questo articolo stiamo parlando di liquidità al servizio del portafoglio di medio-lungo periodo e non del fondo di emergenza.
Si dà quindi per scontato che una corretta pianificazione finanziaria abbia già individuato la somma destinata alle spese impreviste e quella riservata all’investimento.
Il fondo di emergenza non dee essere mai confuso con la componente liquida del portafoglio: serve a gestire imprevisti e non a ribilanciare o a sostenere le scelte d’investimento.
Per cui, volendo essere più specifici, la domanda sarà:
“Quale parte del portafoglio, senza considerare il fondo di emergenza, dovrebbe essere investita in liquidità?”
Quanta liquidità strategica?
Abbiamo detto che la liquidità strategica è quella che fa parte dell’asset allocation in modo stabile.
E’ un’asset class a tutti gli effetti ma con una tratto distintivo: non produce rendimento, produce serenità.
Per cui ha perfettamente senso prevederne una quota stabile.
Per capire quanto giovi incrementare l’esposizione alla liquidità alle performance e alla rischiosità, proviamo a confrontare due portafogli: un classico 60/40 composto da azioni globali e obbligazioni europee e un portafoglio analogo con l’aggiunta di un 10% di liquidità (l’esposizione diventerà quindi 60 azioni, 30 obbligazioni, 10 liquidità remunerata in base ai tassi a brevissimo termine):

La linea blu indica il portafoglio 60/40, quella rossa il portafoglio 60/30/10:
le differenze in termini di rendimento, ribassi e tempi di recupero sono minime.
In ottica di lungo periodo, ciò che si ottiene spostando una parte del portafoglio dalle obbligazioni alla liquidità, probabilmente si può ottenere in modo simile semplicemente aumentando la componente obbligazionaria del portafoglio.
La liquidità, quindi, non aggiunge rendimento né diversificazione:
riduce leggermente la volatilità, ma al prezzo di una minore crescita potenziale.
Non esiste una percentuale ideale valida per tutti, ma,in linea generale, una quota del 5% può rappresentare un buon compromesso: offre margine operativo senza compromettere la crescita del capitale nel lungo periodo.

Quanta liquidità tattica?
Il discorso è diverso quando la liquidità viene utilizzata in modo tattico per gestire il portafoglio in modo più flessibile nel breve periodo.
Se restringiamo il campo di analisi al 2022-2025, nel confronto tra un portafoglio 60/40 e uno 60/30/10, l’incremento della liquidità mostra qualche beneficio in più:

Ridurre l’esposizione ai bond del 10% in favore della liquidità ha leggermente migliorato il rendimento e contenuto i ribassi (ovviamente sarebbe andata ancora meglio se la riduzione della componente obbligazionaria fosse stata più importante).
L’unico problema è che è davvero molto difficile riuscire a fare scelte tattiche, tempestive ed efficaci sulla liquidità da detenere in portafoglio.
Chi è riuscito ad anticipare l’apocalisse obbligazionaria del 2022 riducendo la quota obbligazionaria in favore della liquidità ha avuto un tempismo perfetto. Tuttavia, ora si pone un problema: cosa fare con la liquidità accantonata?
Difficilmente rivedremo a breve un bear market obbligazionario come quello del 2022. E anche se le obbligazioni dovessero restare ancora instabili, il loro rendimento prospettico rimarrà superiore alla liquidità, quindi mantenere troppa cassa rischia di diventare penalizzante.
Un approccio più flessibile può comunque avere senso, specialmente se aiuta a mantenere disciplina emotiva.
Nella pratica, raddoppiare temporaneamente la quota strategica (dal 5% al 10%) può essere una scelta ragionevole, purché si stabiliscano regole chiare per il reinvestimento.
La parte più complessa, infatti, riguarda il come e il quando usare quella liquidità.
Ecco perché è fondamentale darsi regole chiare su come e quando utilizzare la liquidità tattica.
Senza un piano preciso, quella liquidità rischia di restare ferma e trasformarsi in una componente “strategica” permanente.
Quando poi arriverà il momento di comprare, sarà difficile farlo: penseremo che il mercato possa scendere ancora, e quando finalmente rimbalzerà sarà ormai troppo tardi.
La liquidità tattica funziona solo se si ha un piano d’uscita. Senza, diventa immobilità travestita da prudenza.

Regole per l’utilizzo della liquidità tattica
Abbiamo già visto in altri articoli come gestire in modo tattico la liquidità.
Anche in questo caso non esistono formule magiche o strategie infallibili, ma una regola imperfetta è sempre meglio dell’improvvisazione.
L’obiettivo non è centrare i minimi di mercato, ma ridurre la probabilità di errore e mantenere lucidità operativa.
Come sempre, per impostare delle regole sensate, conviene partire dai dati storici.
In media, un mercato ribassista impiega circa 24 mesi per raggiungere il fondo come mostra questa tabella riepilogativa di Goldman Sachs:

Sulla base di questa evidenza, una strategia di buon senso può essere quella di definire una soglia di ribasso oltre la quale attivare un piano di accumulo “intelligente” (Smart PAC) per investire progressivamente la liquidità.
Per esempio prendendo come riferimento un indice azionario globale (MSCI World o ACWI) si potrà procedere in questo modo:
- Dopo un ribasso del 10% si attiva il piano di accumulo della durata di 24 mesi (pari, cioè, alla lunghezza media di un mercato ribassista. La rata mensile sarà data dalla divisione della liquidità tattica disponibile per 24 mesi;
- L’aumento della rata mensile potrà seguire le regole già condivise per la strategia smartpac basandosi sulla profondità del ribasso rispetto al precedente massimo (e non sul prezzo medio di carico come previsto dallo smart pac).
Ipotizzando una rata inziale di € 1.000:- Fino a -10% dai precedenti massimi: moltiplicatore 1 – rata mensile: € 1.000;
- Tra – 10% e un -15%: moltiplicatore 1,5 – rata mensile: € 1.500;
- Tra – 15% e -20%: moltiplicatore 2 – rata mensile: € 2.000;
- Oltre -20%: moltiplicatore 2,5 – rata mensile: € 2.500.
- Fino a -10% dai precedenti massimi: moltiplicatore 1 – rata mensile: € 1.000;

La liquidità investita progressivamente dovrebbe essere impiegata come strumento di ribilanciamento del portafoglio, contribuendo a riportare le diverse asset class verso le allocazioni target definite nel piano strategico: l’obiettivo è quello di reinvestire la liquidità mantenendo l’allineamento con l’asset allocation strategica.
Queste regole possono, teoricamente, essere riadattate a proprio piacimento. L’idea di fondo deve essere rientrare gradualmente nei mercati, distribuendo gli acquisti nell’arco di due anni e aumentando la rata quando i prezzi scendono.
È un modo semplice, ma sorprendentemente efficace, per trasformare l’emotività in metodo: si compra di più proprio quando è più difficile farlo.
Chi ama i tatticismi dovrebbe comunque considerare un aspetto fondamentale: una volta esaurita la liquidità, nascerà nuovamente il problema di quando ricostituirla.
Si rischia così di alimentare un ciclo tattico senza fine. Il punto è che pochissime persone riescono a fare tattica in modo sistematico e ripetibile: tentando incessantemente di anticipare il mercato , alla lunga si finisce per sbagliare.

Conclusioni
Quando arriverà il momento di comprare non vorrai farlo.
Walter Deemer
La liquidità è un asset class a tutti gli effetti e merita un ruolo stabile nel portafoglio: garantisce flessibilità e margine di sicurezza anche se non produce rendimento.
Allocazioni spropositate alla liquidità non hanno nulla di magico.
Se l’obiettivo è ridurre la volatilità, le obbligazioni restano lo strumento principale: la liquidità non dovrebbe sostituirle ma, piuttosto, integrarle.
Aumentare tatticamente la liquidità per reinvestirla a condizioni più favorevoli sembra un’idea brillante sulla carta tuttavia, nella pratica, è estremamente difficile da eseguire con soddisfazione.
Ha comunque senso farlo se ciò aiuta a rimanere coerenti con il proprio piano finanziario anche nei momenti più difficili.
L’unica condizione irrinunciabile è darsi delle regole chiare su quando e come reinvestire quella liquidità. In caso contrario, quella pensata come una mossa tattica diventa immobilità permanente einfruttifera travestita da prudenza.
Questo post è ispirato all’articolo How Much Cash Should You Have In Your Portfolio? di Obliovious Investor.

Non concordo sul fatto che la liquidità non produce rendimento in quanto, a mio parere, detenerla in portafoglio da la possibilità di generare rendimento in duplice forma:
1. indiretta tramite la richiamata serenità generata dalla possibilità di comprare a sconto;
2. diretta andando ad implementare le strategie in sofferenza già in portafoglio, meglio se in PAC.
Requisiti?
Solo la disciplina, arma strategica negli investimenti, ma soprattutto nella vita!
Buona domenica David
Verissimo Luca.
Io credo, come hai osservato, che la liquidità “infruttifera” possa restituire un rendimento inquantificabile che è quello della stabilità e della serenità. A mio avviso la liquidità destina a questo nobile compito non può però essere ricompresa nel portafoglio di lungo termine: è già stata definita esternamente come “fondo di emergenza” o “portafoglio per i progetti”
.
La liquidità al servizio del portafoglio di lungo termine è comunque preziosa purché si siano definite, ex ante, regole per il ribilanciamento periodico della liquidità strategica e regole per l’utilizzo della liquidità tattica.
Ciao David, grazie come sempre per i tuoi articoli. Mi piacerebbe ricevere il tuo parere su strumenti come il credit lombard in sostituzione della liquidità sia essa tattica che strategica. Al netto dei periodi con elevata inflazione, come hai giustamente indicato la redditività della liquidità è inferiore a quella attesa da altre asset class. Avere a disposizione una linea di credito potrebbe permettere da un lato di tenere sempre a zero o anche lievemente negativa la liquidità a supporto della parte strategica del portafoglio, dall’altro a livello tattico si potrebbe intervenire aumentando l’utilizzo del debito per cogliere momenti di mercato favorevoli (es. il crollo di aprile 2025). Ovviamente il tutto con un utilizzo “sano” della leva, quindi che sia contenuta rispetto al totale del portafoglio.
Grazie
Ciao Marco, grazie per i tuoi apprezzamenti graditissimi.
Molti consulenti, anche esperti, suggeriscono il ricorso al credit Lombard proprio per le finalità che hai descritto. È un approccio assolutamente razionale, perché ottimizza l’utilizzo delle risorse e può, in teoria, accrescere l’efficienza del portafoglio.
Tuttavia, per me resta poco ragionevole: il problema non è la logica che lo sostiene, ma la difficoltà di applicarlo in modo sistematico e profittevole.
Anche una piccola perdita può costringerti a vendere, cambiare piani o abbandonare del tutto la strategia, perché toglie lucidità alle decisioni. Durante un bear market è già complesso gestire la manutenzione di un portafoglio tradizionale; farlo con una componente a leva aggiunge un livello di stress e incertezza che pochi riescono a sostenere.
Personalmente preferisco un approccio semplice e lineare, che limiti le variabili da gestire e lasci al tempo il compito di fare il suo lavoro.