La definizione dell’asset allocation è l’attività a cui dedichiamo la maggior parte del tempo. E’ giusto impegnarsi per mettere a punto un portafoglio efficace.
Tuttavia, molto spesso, trascuriamo l’importanza di individuare un rigoroso processo di manutenzione di quel portafoglio che abbiamo selezionato così scrupolosamente.
Eppure definizione dell’ asset allocation e manutenzione del portafoglio sono due attività strettamente connesse e funzionali l’una all’altra.
In questo articolo approfondiremo il tema della manutenzione e, in particolare, del ribilanciamento di portafoglio cercando di capire meglio come funziona il ribilanciamento e se esiste un modo per sfruttarlo al massimo.
Diversificazione, asset allocation e ribilanciamento
Attraverso la diversificazione si vanno a individuare le diverse asset class su cui si desidera distribuire il portafoglio (azioni globali, azioni emergenti, obbligazioni Europa, obbligazioni USA ecc.)
L’asset allocation è, invece, il processo con cui si assegna un peso preciso alle diverse asset class (il 20% in azioni globali, il 5% di obbligazioni Europa ecc.).
Il ribilanciamento, infine, è l’attività di manutenzione del portafoglio che consiste nel mantenere costanti i pesi delle diverse attività finanziarie. Visto che le asset class realizzano rendimenti profondamente diversi, col passare del tempo la composizione iniziale verrà alterata. Ad esempio le azioni, nel lungo periodo, crescono più delle obbligazioni, per cui, senza interventi di manutenzione, con il passare del tempo la quota di azionaria assumerà sempre maggiore spazio rendendo il portafoglio sempre più rischioso e vulnerabile ai ribassi. Tramite il ribilanciamento si riportano le proporzioni tra le diverse componenti del portafoglio alla suddivisione iniziale (abbiamo già parlato dei principi generici del ribilanciamento in questo articolo; mentre in questo articolo abbiamo condiviso alcune regole pratiche per un ribilanciamento efficace.).
La diversificazione non funziona senza un asset allocation corretta e l’asset allocation non funziona senza un processo di ribilanciamento corretto. Sono tre componenti complementari l’una all’altra.
In altre parole se ho individuato quali sono le asset class da utilizzare (diversificazione) ma le distribuisco in modo scorretto otterrò dei risultati deludenti. Anche nel caso in cui abbia stabilito correttamente le proporzioni tra le diverse asset class, senza seguire una corretta attività di ribilanciamento il portafoglio non funzionerà a dovere.
Proviamo a capire come e perché il ribilanciamento sia così importante.
Il bonus del ribilanciamento
Una corretta asset allocation unita a una corretta attività di ribilanciamento consente di sfruttare al meglio i benefici della diversificazione.
Proviamo a esaminare questo concetto a livello teorico e pratico
Ribilanciamento: la teoria
Proviamo a fare un esempio teorico. Immagina di avere a disposizione due sole opzioni di investimento: Alfa e Beta. L’investimento Alfa restituisce una performance del 50% il primo anno. Sfortunatamente l’anno successivo questo risultato viene totalmente annullato a causa di una pesante perdita. Il ciclo si ripete: l’investimento Alfa alterna anni di performance brillanti che vengono puntualmente azzerate l’anno successivo.
Il grafico di un ipotetico investimento di € 100 apparirà in questo modo:

L’investimento “Beta” segue un andamento esattamente speculare: perde il 50% il primo anno per guadagnare il 100% e riportarsi in pareggio l’anno successivo.
Questa sarà l’evoluzione di un capitale di e 100,00 investito in “Beta”:

Non potendo sapere in anticipo l’andamento delle due opzioni di investimento hai deciso di seguire le regole di corretta diversificazione ripartendo l’investimento in parti uguali su Alfa e Beta.

La diversificazione ti ha aiutato a evitare i ribassi e la volatilità ma con poca soddisfazione finale: il risultato sarebbe stato comunque zero.
Cosa sarebbe accaduto se tu avessi ribilanciato il portafoglio?
Abbiamo detto che ribilanciare significa riportare il peso del portafoglio alla sua originale allocazione. Inizialmente il tuo capitale da € 100 è stato suddiviso in parti uguali tra A e B:

Dopo il primo anno Alfa ha guadagnato il 50% mentre Beta ha perso il 50%. Il valore del tuo investimento non è cambiato ma il tuo portafoglio risulta ora nettamente sbilanciato nei confronti di Alfa:

Ribilanciare significa vendere una parte dell’asset vincente (Alfa), consolidando i guadagni, per comprare l’asset perdente (Beta) a un prezzo ribassato, in modo da ripristinare le originali proporzioni: Alfa = 50%, Beta = 50%.
Grazie all’attività di ribilanciamento questa è l’evoluzione del tuo portafoglio Alfa + Beta:

In pratica il ribilanciamento ha creato performance dal nulla.

Ribilanciamento: la pratica
A livello pratico non esistono asset class perfettamente speculari (cioè correlate negativamente) come Alfa e Beta.
Tuttavia il principio che abbiamo appena visto trova applicazione anche nella realtà dei mercati.
Il ribilanciamento tra asset class che hanno andamenti correlati negativamente (cioè “speculari” come nel caso appena visto) serve a gestire il rischio nel tempo e può contribuire a migliorare le performance.
Proviamo ad abbinare a un Etf azionario globale, un Etf governativo europeo (che investe, cioè, in titoli di stato) per verificare i benefici del ribilanciamento nel tempo.
Questo è il grafico di confronto tra i due Etf (azionario globale e obbligazionario europeo) e un portafoglio composto da entrambi, in egual misura, e ribilanciato annualmente:

Questi sono i rendimenti annui delle tre opzioni:

Al di là del fatto che, forse, la performance dell’azionario globale ti sembrerà deludente (ecco perché è importante diversificare correttamente l’esposizione azionaria), l’aspetto rilevante è che il portafoglio ribilanciato composto dalle due asset class ha ottenuto un rendimento maggiore rispetto all’asset più performante. Il ribilanciamento ha, cioè, creato rendimento aggiuntivo.
Pur trattandosi di un esempio pratico, il caso è molto particolare: raramente la performance del portafoglio diversificato supera quella della migliore asset class che la compone.
Tuttavia se il portafoglio è costruito in modo da sfruttare al massimo i benefici del ribilanciamento, il rendimento complessivo del portafoglio riesce a superare la semplice media delle asset class che lo compongono. Nel caso preso in esame, se la performance annua delle azioni fosse stata il 10% e quella delle obbligazioni il 4%, il portafoglio 50/50 sarebbe stato potenzialmente in grado di generare un rendimento superiore al 7% (pari alla media tra 10 e 4%).
Quindi torniamo al concetto iniziale: il beneficio e l’efficacia della diversificazione tra asset class sono legati anche alle potenzialità che creano in termini di attività di ribilanciamento.
Ciò significa che quando pensiamo a come costruire un portafoglio e a come bilanciare rischio e rendimento, dobbiamo anche preoccuparci di “accoppiare” correttamente le asset class per sfruttare al massimo i benefici della diversificazione e del ribilanciamento.
Proviamo ad approfondire questo concetto.

Come sfruttare al massimo i benefici del ribilanciamento
Vediamo, dunque, se esistano degli accorgimenti da seguire per sfruttare al massimo i benefici della diversificazione e dell’attività di ribilanciamento.
Diversificazione e ribilanciamento tra asset class
Affinché diversificazione e ribilanciamento diano il meglio di sé è fondamentale comporre il portafoglio con asset class correlate negativamente, cioè che seguano un andamento contrapposto.
Il caso accademico è quello che vede la contrapposizione tra asset rischiosi (cioè idonei a produrre rendimento, come le azioni) e asset difensivi (come l’oro e i titoli di stato).
Il grafico mostra la contrapposizione tra asset difensivi (oro) e asset di rischio (azioni) con l’evidenza dei periodi di correlazione negativa:

Avere a disposizione un asset che sale per comprare azioni in ribasso consente di coronare il sogno di ogni investitore: contenere i ribassi e i tempi di recupero del portafoglio ma, soprattutto, vendere alto e comprare basso.
Diversificazione e ribilanciamento entro asset class
Oltre che nella diversificazione tradizionale tra asset class (rischiose come le azioni e difensive come oro e titoli di stato), il ribilanciamento può trovare efficace applicazione anche entro le stesse asset class rischiose.
Si tratta di un’applicazione meno intuitiva pensata per sfruttare la forza della regressione alla media.
Con questo termine si indica la tendenza delle asset class che hanno brillato nel recente passato a restituire rendimenti deludenti nel futuro. Parallelamente le asset class che hanno deluso nel recente passato, tendono, all’opposto, sorprendere nel futuro.
Proviamo, anche per questa ipotesi, a vedere un caso pratico.
Questo grafico contrappone azionario globale, azionario small cap e azionario emergente nel periodo 2013 – 2024:

Il dominio dell’azionario globale è evidente.
Tuttavia nel periodo precedente (dal 2001 al 2012) le cose sono andate diversamente:

Immagina l’investitore che, oltre al tradizionale ribilanciamento tra asset difensivi e asset rischiosi, avesse avuto la pazienza di sfruttare anche il ribilanciamento all’interno degli asset rischiosi per entrambi i periodi presi in esame.
Quello che segue è il confronto tra il portafoglio bilanciato “semplice” del paragrafo precedente composto da azioni globali e obbligazioni europee e uno stesso portafoglio bilanciato in cui, però, il lato 50 azionario è suddiviso equamente tra azionario globale, azionario small cap e azionario emergente:

Questa è la performance annua a confronto:

Si dice che in finanza cambiando le date di osservazione si possa dimostrare tutto e il contrario di tutto.
Certo il caso in esame è particolare e non è detto che questa dinamica debba ripetersi soprattutto in un mondo finanziario e in un sistema economico che cambia sempre più velocemente.
E’ altrettanto vero che nell’evoluzione e nel cambiamento di economia e mercati resta una costante: gli eccessi degli investitori nel bene e nel male.
La prosperità e la crescita dei mercati generano eccesso di fiducia nei settori dominanti. L’eccesso di fiducia si trasforma in euforia che gonfia le valutazioni e genera le bolle speculative. Dallo scoppio delle bolle emergono poi le asset class sottovalutate che erano rimaste ai margini perché considerate poco alla moda. Difficile che la nostra natura possa cambiare.
Riassumendo possiamo affermare che la diversificazione tra asset class rischiose (azioni) e asset class difensive (oro e titoli di stato) aiuta a ridurre ribassi e tempi di recupero del portafoglio.
La diversificazione all’interno delle asset class rischiose contribuisce a mitigare il rischio di rendimenti azionari modesti per periodi insopportabilmente lunghi.
Il vero problema è che un’attività di ribilanciamento di questo tipo richiede pazienza e disciplina: possono essere necessari lunghi cicli di ribilanciamento in cui sarà necessario andare contro il sentimento della maggioranza. Quando dovrai vendere l’asset class performante, sentirai ottime ragioni per comprarla. Quando comprerai quella che sottoperforma ti daranno del pazzo.
In questi due articoli dedicati puoi trovarealcune regole chiare che ti aiuteranno per impostare una corretta attività di ribilanciamento:
➡️ Ribilanciamento di portafoglio: regole semplici per mercati complessi;
➡️ Ribilanciamento di portafoglio: quando è il momento giusto?
Conclusioni
Quanto hai voglia di vantarti probabilmente è arrivato il momento di vendere
John Neff
Diversificazione, impostazione dell’asset allocation e ribilanciamento sono attività complementari che vanno di pari passo: una corretta diversificazione non serve a molto se non si struttura una valida asset allocation (e quindi una corretta ripartizione tra azioni, obbligazioni e asset reali) che non funziona senza una rigorosa attività di ribilanciamento.
L’attività di ribilanciamento riesce ad esprimere al meglio il proprio potenziale quando viene applicata sia tra asset class rischiose e difensive che all’interno delle stesse asset class rischiose.
Un portafoglio articolato può migliorare le prestazioni ma richiede una manutenzione più complessa e maggiore disciplina nell’eseguire l’attività di ribilanciamento.
Qualunque sia l’allocazione che scegli il vero segreto è rimanerci fedele nella buona e nella cattiva sorte che significa ribilanciare regolarmente.


…articolo perfetto in teoria, ma in pratica il comune investitore per attuarlo deve avere un campo da gioco neutro, dove rimanda e poi eventualmente compensa plus e minus, tipo gestione patrimoniale o strumenti similari, oltre che ridurre al minimo i costi di transazione, ad esempio tipo istituzionali. In alternativa si possono aprire dei PAC su ogni asset in portafoglio da implementare con versamenti aggiuntivi nelle fasi di ribasso. Ti chiedo pubblicamente scusa per essere mancato al Tuo evento David 🙏🏻
Ma figurati Luca!
Buongiorno David e grazie sempre per questi contenuti interessanti. Io 3 anni fa ho composto la mia asset allocation in linea con il mio orizzonte temporale (lungo) e la mia propensione al rischio(alta) componendo un portafoglio molto simile al golden butterfly classico ma utilizzando pochi strumenti (solo 4 etf) a vocazione globale. Dal secondo anno ho ribilanciato il mio portafoglio con aggiunta di liquidità il che mi ha consentito di riportare i pesi originali ma senza vendere nulla. Quest’anno non potendo aggiungere liquidità e avendo asset poco correlati (per scelta)mi ritrovo ad avere la necessità di farlo ma non ti nascondo che vendere per realizzare plusvalenze da tassare non mi va molto A GENIO e quindi mi sono prefissato di ribilanciare solo nel caso gli asset più volatili come oro e azioni abbiano un peso +- del 20% e le obbligazioni del +- 15% per altro quasi raggiunti visto che oro e azioni hanno fatto bene e le obbligazioni (perfettamente cosciente di essere entrato con rendimenti assenti e prezzi alti) stanno iniziando a salire per l’abbassamento dei tassi ma avendo un orizzonte lunghissimo mi serviva solo per abbassare la volatilità di portafoglio e non per i rendimenti. Tra l’altro avendo gia ribilanciato un paio di volte ho mediato il prezzo che si stava abbassando . La domanda che vorrei farti è la seguente. Questi backtest che abbiamo visto in questo articolo tengono conto della tassazione ? Rileggendo un tuo articolo sul ribilanciamento il ribilanciamento a bande è una scelta sensata ma il punto è se ritieni che queste bande 20 e 15 siano un pò estreme e controproducenti ? . grazie mille
Le simulazioni dell’articolo (e degli altri post del blog) non considerano l’impatto della tassazione e dei costi di transazione.
Per quanto sia fastidioso, il tema della tassazione è un rompicapo senza soluzione.
Relativamente al tema del ribilanciamento da te proposto, mi sembra che abbia assolutamente senso. In un vecchio articolo ho condiviso le regole di ribilanciamento proposte da Larry Swedroe. Una di queste prevede, appunto di ribilanciare quando il peso dell’asset class devia del 25% rispetto alla sua allocazione originale (nel caso di un 15% azionario, il ribilanciamento andrebbe effettuato al di sotto dell’11,25% e al di sopra del 18,75%).
Può avere senso anche prevedere una banda di oscillazione minore per la parte obbligazionaria visto che è meno volatile.
Personalmente trovo questo approccio particolarmente indicato per i portafogli più strutturati che prevedono l’utilizzo di sotto asset class (per l’azionario, ad esempio, azioni globali, azioni usa small cap value, azioni emergenti ecc.). Quando il peso di un singolo strumento in portafoglio supera il 20% non attenderei oltre il +/- 5% calcolato in termini assoluti (nel caso del 20% di peso dell’asset, la soglia di ribilanciamento sarebbe 25% – 15%), il rischio è quello di deviare troppo dall’asset allocation originale.
Tieni presente che si tratta di un mio parere personale.
Un caro saluto.