CORONAVIRUS E MERCATI AZIONARI

Quale gestione finanziaria vince sul Coronavirus?

Fino a qualche settimana la nostra attenzione era rivolta alle vicende più disparate: si parlava di surriscaldamento globale, dei “capricci” (o presunti tali) di  Harry e Meghan, di guerra dei dazi e di viaggi su Marte.
Perfino una reazione scomposta del papa verso una fan troppo esuberante ha catalizzato il nostro interesse e quello dei social per più giorni.

La varietà di notizie (più o meno frivole) ci rendeva in qualche modo originali.

Oggi non si parla che di Coronavirus: il terrore del contagio ha annientato qualsiasi altro evento che è scivolato inevitabilmente in secondo piano.

Siamo passati dall’ambizione che ci vedeva organizzare viaggi  su Marte al panico più profondo che ci costringe in casa per proteggerci dalla pandemia in preda ad un isolamento sempre più deprimente.
E più ci isoliamo e più siamo ossessionati dall’unico evento degno della nostra attenzione. (questo blog sembra non fare eccezione…😉 ).

Si sa, nell’era dei social media e degli smartphone,  quando dall’attenzione si passa all’ossessione non ci sono mezze misure: bianco o nero, giusto o sbagliato, buono o cattivo.

Come in ogni discussione degna di tale nome il mondo si è spaccato in due fazioni nette, con pensieri diametralmente opposti relativamente alle iniziative per il contenimento del contagio: abbiamo i pandemici catastrofisti  contro i minimalisti ottimisti.

E nel mondo finanziario come in quello sanitario  riecheggiano le argomentazioni a sostegno delle due fazioni:

Le ragioni economiche dei catastrofisti del Coronavirus

Le misure che i governi sono (e saranno) costretti a mettere in atto per contenere la diffusione del contagio, bloccheranno progressivamente l’economia globale:

la contrazione dei consumi e il blocco delle attività produttive comprometteranno irrimediabilmente la capacità delle aziende già fortemente indebitate di onorare i propri impegni.
Si innescherà così una serie di fallimenti a catena e un’escalation di licenziamenti che farà sprofondare l’economia globale in una profonda recessione.

E quelle dei minimalisti del Coronavirus

L’impatto delle misure di contenimento sarà limitato nel tempo e, una volta rientrata l’emergenza, riprenderà regolarmente il flusso dei consumi e la regolare attività produttiva.

L’espansione della crescita economica globale sarà, inoltre, sostenuta dall’intervento delle banche centrali e dalle politiche fiscali (riduzione delle tasse ed aumento della spesa pubblica) che i governi metteranno in atto per rilanciare lo sviluppo.

Esiste però una terza via mentale per elaborare lo stato dell’arte di questa situazione di incertezza le cui conseguenze potranno essere valutate solo a valle, quando ormai la vicenda sarà in qualche modo archiviata e passerà in mano agli storici:

Il punto di vista critico nell’era del Coronavirus

L’emergenza in corso ha infranto il nostro mondo organizzato, funzionante e, soprattutto, controllabile.

Il Covid-19 ha messo a nudo la nostra completa incapacità di lasciare il conosciuto per lo sconosciuto e di aprirci alla possibilità che gli eventi possano cambiare indipendentemente dalla nostra volontà:
Cigni Neri o Bianchi, periodicamente si verificano fenomeni imprevedibili non necessariamente catastrofici e non necessariamente indifferenti.

Non è dato sapere se l’economia reagirà nello stesso modo in cui ha reagito in casi analoghi (sars, ebola, aviaria ecc.): si sono presentate analogie ma anche alcune differenze che potrebbero portare ad un andamento diverso rispetto a quello che la storia insegna.

In questa perdurante incertezza con giornate borsistiche fatte di ribassi interminabili esiste una sola certezza:

abbandonare il mercato per evitare le perdite del breve termine non serve a niente ed è, al contrario, controproducente.


Visto che è impossibile individuare il perfetto “market timing”, uscire dai mercati  nelle fasi di instabilità estrema significa precludersi la possibilità di partecipare al  “rimbalzo” che si realizza dopo il crollo del mercato.

La gestione finanziaria del Catastrofista Vs la gestione finanziaria del Minimalista

Senza entrare nelle motivazioni di carattere sociopolitico che muovono le due fazioni scese in campo in questo periodo di Coronavirus – non è mio compito né competenza discuterne – vorrei però analizzare quale di queste due mentalità  risulta più efficace a livello finanziario.

Il grafico che segue confronta l’andamento dello stesso portafoglio di due ipotetici investitori che hanno seguito negli ultimi anni comportamenti diversi:

l’investitore catastrofista (arancione) è uscito dal mercato ogni volta che ha visto scatenarsi i ribassi più importanti per decidere di rientrare durante le fasi di ripresa.

L’investitore minimalista  (blu), invece, non ha mai disinvestito, certo di un recupero del mercato in tempi ragionevoli.

Coronavirus vs azioni
Fonte: Moneyfarm

Evitare le perdite del breve termine significa rinunciare alle performance del lungo periodo.

Ma questa volta è diverso…?

I catastrofisti potrebbero addurre che la portata del contagio sarà così ampia da mettere in ginocchio il sistema economico globale, per sempre, rendendo vana ogni ottimistica possibilità di recupero.

In realtà è provato che , nel lungo periodo, i mercati finanziari crescono:

i mercati cavalcano il progresso e lo sviluppo del nostro mondo e seguono i consumi della popolazione rispecchiandone l’andamento nel tempo. Certo ci sono fasi di incertezza come quella attuale, ma si tratta di parentesi momentanee (leggi il post: perché devi investire in azioni e due strategie per farlo con profitto).

In 10 anni di storia finanziaria non sono certo mancati i pretesti perché l’investitore abbandonasse i propri buoni propositi di lungo termine.

Ciononostante rimanere nel mercato (senza cercare di anticiparlo) è stato premiante:

EPIDEMIE E MERCATI FINANZIARI
Fonte: Barry L. Ritholtz
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Conclusioni

Mai come in questi momenti è opportuno ricordarsi che investire in un portafoglio diversificato di azioni equivale ad investire nelle migliori imprese globali che rappresentano la struttura portante del sistema economico.

Lo sviluppo globale non si arresta né per un virus né per una crisi politica: la popolazione crescente di consumatori manifesterà bisogni crescenti che potranno essere soddisfatti soltanto con beni e servizi creati da società produttrici e commerciali.

Questa consapevolezza dovrebbe indurre alla conclusione tanto banale quanto efficace che in fasi come quella attuale la cosa più logica è quella di non prendere iniziative.

Quindi:

  1. Seguiamo le norme preventive diramate dal ministero della salute;
  2. Lasciamo  in pace i nostri investimenti e lasciamo che il tempo faccia il suo corso.

E … a proposito di Cigni Neri, sembra che neppure Taleb li abbia scomodati:


Leggi anche:

Coronavirus: è arrivato il Cigno nero?

Coronavirus Vs Mercati: manuale antipanico;

Covid-19: è arrivata l’Apocalisse?

Il prossimo crollo dei mercati finanziari;

Dove finiscono i soldi bruciati dalle borse?

Le tre dritte per non seguire la massa nella gestione finanziaria;

La follia delle previsioni finanziarie.

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