Proteggersi dal tracollo finanziario: le 6 attività fondamentali

Molti investitori, preoccupati dai recenti e ultimamente periodici tracolli di borsa, vorrebbero conoscere una formula magica che preservi il capitale dal pericolo di svalutazione o, ancora peggio, dal rischio di vedere il proprio patrimonio bruciare davanti ai loro occhi in poche ore.

Ma il crollo di mercato può essere arginato, e anzi, utilizzato a proprio favore se si riescono a raccogliere le opportunità offerte dal naturale successivo rialzo.

In questo post vedremo quali sono le strategie da mettere in atto per tutelare il proprio portafoglio dall’andamento instabile tipico dei mercati finanziari. 

Investimento Finanziario: precauzioni per affrontare il tracollo

Il crollo del mercato consiste in una violenta, inaspettata e repentina discesa delle quotazioni che, in poco tempo, erode pesantemente il valore del capitale investito.

L’innesco può essere rappresentato da diversi fattori quali una grande recessione, il fallimento di un colosso finanziario, lo scoppio di una cosiddetta “bolla”.

Il processo, nel suo apice, pare inarrestabile e può aver dimensioni difficilmente immaginabili a priori: basti pensare che l’ultima crisi finanziaria scaturita dal fallimento di Lehman Brothers (2008) ha determinato, nella fase più acuta, un dimezzamento delle valutazioni azionarie.

Ho già parlato nell’articolo “il prossimo crollo dei mercati finanziari”  dell’importanza della gestione dell’emotività per arginare manovre impulsive che andrebbero a peggiorare il quadro d’insieme.

Adesso vediamo come sia possibile diversificare al meglio il proprio portafoglio con le dovute  attività di prevenzione.

Esistono, infatti, 6 attività di salvaguardia che, se svolte con criterio, permettono di proteggere il proprio capitale anche nei momenti più delicati, quando cioè i mercati attraversano momenti di violenta instabilità e non è possibile capire  quando questa si arresterà per lasciare spazio alla  successiva fase di stabilizzazione e di recupero  delle quotazioni.

Pianificazione Finanziaria

La pianificazione finanziaria è quel processo con il quale vengono analizzati in maniera razionale i bisogni della persona e della famiglia per la realizzazione delle proprie necessità future.

Il fine è quello di riuscire a programmare entrate, consumi, e quota di risparmio disponibile per il soddisfacimento dei suddetti bisogni, quali, ad esempio: pensione, studio dei figli, acquisto della casa, investimento finanziario ecc. Per un approfondimento ho scritto un post dedicato che potete leggere qui (la pianificazione finanziaria)

La conclusione di questa accurata valutazione è la definizione del patrimonio effettivamente disponibile per l’investimento finanziario ed evitare di impiegare risorse di cui si può avere necessità entro breve tempo. 

Rendimenti Di Mercato ovvero, a quale livello di rendimento aspirare

Il passo successivo è procedere con l’analisi dei rendimenti di mercato, cosiddetti “free risk”, cioè quanto sia possibile ottenere in un determinato periodo senza farsi carico di rischi particolari. Un termine di paragone è indispensabile per comprendere con concretezza quanto sia lecito aspettarsi dai propri investimenti in funzione della propria tolleranza alle perdite potenziali.

Il rendimento free risk, per intenderci, è quello che la finanza teorica definisce come privo di rischio.
Un parametro concreto da utilizzare è rappresentato dal tasso d’interesse offerto dai titoli di stato consultabile a questo link: 
la pagina mostra i rendimenti dei titoli di stato italiani. Scorrendo è possibile rilevare tassi lordi e netti dei BTP sulle varie scadenze. 
Ad esempio il Btp scadenza 01/03/2023 offre un rendimento lordo annuo dello 0,69%: 

PROTEGGERSI DAL CROLLO FINANZIARIO
Fonte. Il Sole 24 Ore – dati aggiornati al 09/08/2019

Orizzonte Temporale: per quanto tempo posso rinunciare al patrimonio

Un altro passaggio basilare è rapportare il rendimento free risk con il proprio Orizzonte Temporale, ossia il periodo di tempo per il quale si ritiene ragionevolmente di poter mantenere il patrimonio investito (in termini pratici: per quanti anni sarà possibile rinunciare al proprio capitale).

La definizione ed il rispetto dell’orizzonte temporale è fondamentale per il raggiungimento dei propri obiettivi: così come nessuno pretenderebbe di vendemmiare a maggio o di far lievitare l’impasto per pizza in 15 minuti, analogamente non si può pretendere di ottenere il risultato sperato prima dell’orizzonte temporale fissato.
Ricercare “scorciatoie” per realizzare un rendimento significativamente superiore rispetto a quello “free risk” senza assumersi l’impegno del rispetto del giusto orizzonte temporale è un esercizio che può rivelarsi molto rischioso.

Monitoraggio Nel Tempo

Non bisogna trascurare il fatto che le esigenze prefissate possono mutare nel tempo e che i mercati finanziari sono entità estremamente dinamiche le cui condizioni e prospettive possono cambiare periodicamente.

Pertanto deve essere pianificato anche un periodico monitoraggio sull’andamento del proprio portafoglio con la possibilità di effettuare piccoli aggiustamenti nel tempo: qualsiasi portafoglio anche ben costruito ha bisogno di una manutenzione.

Attenzione: “Periodica manutenzione” non significa “stravolgimento delle precedenti scelte”, quanto piuttosto l’apporto di modeste modifiche che consentono di rendere il proprio patrimonio adattabile alle dinamiche di mercato.

Un po’ come un’auto nuova che, per quanto efficiente, necessita di periodiche attività di manutenzione quali cambio olio, gomme, revisioni tagliandi o anche una semplice pulizia.

Profilo Di Rischio: che tipo di investitore sei?

A questo punto rimane la questione più importante, ossia l’individuazione della soglia massima di perdita potenziale psicologicamente sostenibile: qualsiasi soluzione, anche la più efficiente, non è indenne da fisiologiche oscillazioni.
L’entità di tali oscillazioni sarà tanto più alta quanto più ambizioso sarà il risultato che si intende perseguire. 
La domanda da porsi è ” come mi comporterei se il valore dei miei investimenti subisse una diminuzione del 50%?”. Quanti sarebbero in grado di mantenere i nervi saldi in attesa del recupero del mercato? Occorre non farsi abbagliare dalla potenzialità di rendimenti cospicui e quindi potenzialmente più variabili quando non si è in grado di conservare la calma per attendere il termine dell’orizzonte temporale prefissato.

Il rischio è quello di cadere in preda al panico e abbandonare l’investimento, consolidando irrimediabilmente la perdita.
Molto meglio optare per soluzioni meno remunerative ma più stabili rispetto agli umori del mercato!

La Diversificazione – Definire un sistema per investire

Molti investitori vorrebbero poter controllare l’andamento del proprio portafoglio in modo agevole e veloce, ed avere quindi una immediata visibilità del proprio patrimonio.

Questa esigenza porta spesso ad allocare il proprio capitale su pochi strumenti o, addirittura, su un unico titolo. Limitare l’universo di investimento significa, però, esporsi ad un rischio significativo: la scelta potrebbe in futuro rivelarsi drammaticamente sbagliata (vedi Cirio, Parmalat, Argentina, Turchia ecc..), con la conseguenza di una grave perdita di capitale.

Suddividendo, invece, il patrimonio su più attività attraverso un’analisi efficace del mercato, l’eventuale perdita sarebbe limitata o addirittura compensata dai guadagni realizzati su altre componenti. Diversificare significa, infatti, ripartire  il patrimonio  in varie attività di investimento per far sì che non vadano tutte nel verso sbagliato contemporaneamente.

La diversificazione rappresenta dunque il primo baluardo difensivo contro l’instabilità dei mercati e, quindi, contro i tracolli: un portafoglio ben strutturato sarà, pertanto, composto da investimenti (asset class) i cui guadagni compenseranno le perdite di altri in maniera alternata, in funzione delle criticità delle diverse fasi di mercato. Questa caratteristica detta “decorrelazione” mitigherà la vulnerabilità del portafoglio nel breve termine in attesa che si esaurisca l’orizzonte temporale definito dalla pianificazione.

La diversificazione, dunque, non dipende necessariamente dal numero di strumenti scelti all’interno del portafoglio, quanto piuttosto da come questi si muovono gli uni nei confronti degli altri.

Costruire la Diversificazione

Per costruire un portafoglio che si possa definire diversificato è necessario suddividerlo in due componenti principali del patrimonio:

la componente core e la componente satellite:

Portafoglio Core:

Si tratta della parte prevalente dell’investimento (circa l’85% – 90%) composta da prodotti finanziari semplici ed efficienti (vanno dunque ben valutati i costi) da acquistare con la logica del lungo periodo e caratterizzati da scarsa movimentazione.

I prodotti maggiormente utilizzati per la definizione di questo portafoglio strategico (ossia di lungo periodo) sono solitamente una combinazione di:

  • Prodotti Obbligazionari In Euro;
  • Prodotti Obbligazionari Di Paesi Emergenti;
  • Prodotti Obbligazionari In Valuta Estera (Dollaro, Yen):
  • Prodotti Azionari Globali;
  • Prodotti Azionari Di Aree Geografiche Precise.

All’interno del portafoglio Core è opportuno prevedere una parte di Prodotti Di Liquidità, ossia riserve prontamente utilizzabili nel corso del tempo, per cogliere eventuali future opportunità di investimento. La logica che sottostà a questa scelta è che se domani alcune condizioni di mercato saranno migliori di quelle odierne, sarà possibile modificare parte degli investimenti per beneficiarne.

I pesi delle varie categorie sono da modulare sulla base del proprio profilo di rischio (ossia la soglia di sopportazione psicologica alle perdite) e del proprio orizzonte temporale.

E’ indispensabile considerare che la componente azionaria è imprescindibile per un portafoglio che voglia diventare remunerativo, in quanto offre i rendimenti più attraenti pur essendo esposta ad oscillazioni potenzialmente profonde. Per chi nutre eccessiva avversione al rischio, questa parte può essere costruita con la logica del Piano Di Accumulo che prevede l’ingresso graduale, attraverso il versamento periodico di piccole cifre costanti, magari mensili, che consentono il raggiungimento di una composizione ottimale nell’arco di più anni, diversificando il momento di ingresso.

Portafoglio Satellite:

Rappresenta la parte meno significativa (10% – 15% del portafoglio) che persegue, invece, una logica di posizionamento tattico e che, quindi, dovrà essere riprogrammato periodicamente in base alle evoluzioni di mercato, seguendo temi di stile e tendenze specifiche.

In linea generale la componente satellite sarà suddivisa in:

  • Oro: attraverso l’investimento in ETF o FONDI SETTORIALI SPECIFICI. Non è necessario comprare fisicamente l’oro perché l’attività richiederebbe competenze e costi di gestione che ne vanificherebbero i guadagni. Lo scopo principale di questi acquisti, considerati il ben rifugio per eccellenza, è quello di fornire uno scudo difensivo dalle forti fasi ribassiste del mercato, perché ha la caratteristica di rivalutarsi significativamente nelle fasi di pericolo.
  • Investimenti Alternativi: fanno parte di questa categoria i prodotti di investimento che producono rendimento attraverso strategie indipendenti rispetto all’andamento dei mercati tradizionali (azioni ed obbligazioni). Esistono svariate sottocategorie (long/short, global macro, volatilità, curare ci ecc..) da selezionare e valutare con attenzione. La funzione, anche in questo caso, è quella di produrre rendimento nelle fasi di aumento della volatilità, quando aumenta il panico sui mercati o, peggio, quando i mercati crollano in maniera improvvisa. Allo stesso modo bisogna ricordare che, in linea generale, questa particolarità, non permette a questo tipo di prodotti di gratificare l’investitore in fasi normali (e quindi positive) di mercato.
  • Valute Ed Aree Tematiche: in questa categoria rientrano tutte le scelte di investimento periodicamente destinate alla ricerca di temi specifici quali valute di paesi emergenti, piuttosto che settori azionari specifici (materie prime, informatica digitale, salute e benessere ecc..). Il mix di attività sarà selezionato per fornire, nel medio termine, un apporto di extra rendimento al portafoglio.

Conclusioni

Queste indispensabili precauzioni d’uso sono da intendersi puramente generali. La progettazione di un portafoglio è assimilabile al taglio di un abito su misura: a ciascuno il suo!

Le regole rappresentano il modello su cui prendere le misure che meglio si adattano alla propria forma (orizzonte temporale, tolleranza al rischio).

La combinazione dei vari componenti, pertanto, varierà in funzione delle esigenze, degli obiettivi e dell’impegno temporale che si è in grado di assumere per il perseguimento del rendimento ricercato.

I patrimoni costruiti con questi accorgimenti presenteranno maggiore resistenza ai crash di mercato rispetto a patrimoni non diversificati o erroneamente diversificati. La ragione è riconducibile proprio alla decorrelazione: le svalutazioni di cui alcune componenti risentiranno nelle fasi difficili (azioni, obbligazioni) saranno mitigate dalla funzionalità protettiva di altre (oro, valute, investimenti alternativi).

Bisogna essere consapevoli che queste componenti “protettive” da una parte ridurranno la vulnerabilità del portafoglio, dall’altra ne limiteranno anche il rendimento a termine: nei momenti di mercato positivi queste classi di investimento, proprio per la loro natura protettiva, non saranno in grado di esprimere rendimento. Un po’ come una polizza assicurativa sulla casa: in assenza di eventi critici non se ne avverte l’utilità, ma in caso d’incendio cambia la vita!

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