FONDO PENSIONE VANTAGGI E SVANTAGGI

Sul tema della previdenza complementare c’è ancora poca cultura e molta disinformazione. A chi ne elogia le virtù si contrappone chi ne evidenzia le presunte inefficienze.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della previdenza integrativa? Per chi è conveniente attivare un fondo pensione?

In questo articolo daremo una risposta a queste domande perché se è vero che il fondo pensione offre indiscutibili vantaggi, è altrettanto vero che presenta alcuni limiti. Dunque impariamo a distinguerli per poter fare scelte consapevoli.

Fondo pensione: i vantaggi

I principali vantaggi offerti da un fondo integrativo riguardano  il trattamento fiscale agevolato e la rivalutazione competitiva (soprattutto rispetto a quella riconosciuta sul TFR).
Vediamoli in dettaglio.

  • Deducibilità dei contributi dal reddito:
    I versamenti sul fondo pensione sono deducibili dal reddito imponibile ai fini del pagamento dell’irpef (sia per lavoratori dipendenti che per lavoratori autonomi).
    L’aderente ottiene un risparmio fiscale che viene riconosciuto con un accredito in busta paga per i lavoratori dipendenti e con una minore imposta da pagare per i lavoratori autonomi.
    In pratica se il tuo reddito lordo annuo é di € 35.000 e versi sul tuo fondo pensione € 5.000, il tuo reddito soggetto a
  • irpef sarà ridotto a € 30.000.
    Tradotto in soldoni, lo stato ti restituisce € 1.900 (ne parlo approfonditamente in questo post);
  • Tassazione agevolata sulle plusvalenze:
    La tassazione sui guadagni realizzati dall’investimento in fondo pensione (cd. “plusvalenze”) è soggetta all’aliquota del 20%. Mentre per le altre alternative finanziarie il prelievo fiscale è fissato al 26%.
    Eventuali plusvalenze realizzate dal fondo nell’ambito di investimenti in titoli di stato saranno comunque assoggettate all’aliquota agevolata del 12,5%.
    Inoltre il capitale devoluto a un fondo pensione è totalmente esente dal pagamento dell’imposta di bollo dello 0,20% annuo.
    Si tratta di un prelievo patrimoniale applicato a tutte le forme di investimento effettuate in italia (ne parlo in questo post);
  • Vantaggi rispetto al TFR:
    Il fondo pensione oltre che contributi volontari può essere alimentato devolvendo la quota di TFR del lavoratore dipendente.
    La tassazione del TFR devoluto al fondo pensione risulta estremamente più vantaggiosa  rispetto a quella prevista per il TFR mantenuto in azienda (per approfondimenti: TFR: in azienda o su un fondo pensione?).
    Inoltre la rivalutazione del TFR conferito a un fondo pensione è nettamente superiore rispetto a quella  del TFR mantenuto in azienda.
    Negli ultimi 10 anni il TFR in azienda si è rivalutato dell’1,8% annuo a fronte del 3,7% medio annuo dei fondi pensione (fonte: relazione Covip 2020);
  • Vigilanza e controllo:
    L’operato del fondo pensione è soggetto alla vigilanza continua di Covip, Consob e Banca d’Italia.
    L’operato degli organi di vigilanza garantisce gli aderenti non solo dalla messa in atto di operazioni fraudolente, ma anche contro i  rischi di iniziative speculative (come, ad esempio, l’eccessiva concentrazione su società o settori specifici).

Fondo pensione: gli svantaggi

Vediamo ora quali sono, invece, i punti di debolezza della previdenza complementare.

  • Vincoli di durata:
    E’ innegabile: rispetto ad altre formule di investimento il fondo pensione impone un orizzonte temporale di lungo periodo. Fondamentalmente chi aderisce ad un fondo pensione perde la disponibilità delle somme versate per molto tempo.
    Sebbene permangano dei vincoli oggettivi, la legge per il mercato e la concorrenza approvata nel 2017 rende lo strumento del fondo pensione molto più flessibile rispetto al passato.
    In particolare è stata prevista anche la possibilità di riscatto totale per dimissioni e licenziamento (leggi il post dedicato: “Fondo pensione: come e quando riavere indietro i tuoi soldi”);
  • Vincoli di prelevamento del capitale a scadenza:
    L’attuale normativa prevede delle limitazioni sul prelievo del capitale al momento del pensionamento.
    Infatti se la rendita ottenuta dalla conversione del 75% del montante accumulato supera la metà dell’assegno sociale, il titolare non potrà riscattare interamente il capitale. Il lavoratore sarà costretto a convertire metà del capitale del fondo pensione sotto forma di rendita.
    In pratica, tanto maggiore sarà il capitale accumulato sul fondo pensione, tanto più sarà probabile che il titolare dovrà rinunciare a riscattare la metà di questo capitale per convertirla in una rendita.
    In realtà dal 2017 è stato istituito il sistema di anticipo pensionistico denominato RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata).
    La RITA consente di superare le limitazioni sul prelevamento riscattando l’intero capitale con rate mensili in un arco temporale che può variare da pochi mesi fino ad un massimo di 5 anni. Ne parlo approfonditamente in questo post;

  • Rendimenti a lungo termine inferiori rispetto ad alternative azionarie:
    Questo è un aspetto che viene molto enfatizzato da chi contesta l’utilità del fondo pensione. 
    Come testimonia l’evidenza dell’ultima relazione Covip, mediamente, negli ultimi 10 anni, i fondi pensione azionari hanno restituito ai sottoscrittori un rendimento annuo del 5,4% (in regime di capitalizzazione composta ovviamente).
    Un buon prodotto azionario globale (fondo/etf) nello stesso periodo avrebbe restituito circa un 13% annuo. Una bella differenza.
    Uno dei motivi di questa differenza va ricercato nell’allocazione dei fondi pensione che, anche per le linee azionarie, risulta molto più conservativa rispetto a quella di un prodotto azionario tradizionale. 
ESPOSIZIONE AZIONI FONDI PENSIONE
Esposizione azioni: Fondi pensione vs etf

L’immagine evidenzia un’esposizione azionaria di circa l’80% per i fondi pensione, mentre il patrimonio di un etf azionario è investito in azioni per il 99%.
A questa importante differenziazione deve aggiungersi anche il diverso trattamento fiscale (vedi punto successivo);

  • Tassazione sul maturato:
    I rendimenti maturati dal fondo pensione vengono tassati annualmente con un’aliquota agevolata del 20%.
    Questo significa che le performance del fondo pensione sono espresse già al netto della tassazione.
    Il fatto che il prelievo fiscale venga effettuato di anno in anno sottrae risorse all’ “interesse composto” riducendo i rendimenti a lungo termine.
    In parole semplici, le tasse prelevate riducono il capitale investito diminuendo la base di calcolo dei rendimenti anno dopo anno.
    Per gli altri strumenti tradizionali accade l’esatto opposto: l’investitore riesce a rimandare il pagamento delle imposte avendo a disposizione un capitale maggiore che produrrà interessi maggiori.
    Il meccanismo di prelevamento fiscale è lo stesso della gestione patrimoniale che ho trattato dettagliatamente in questo articolo.
contatta David Volpe

Considerazioni pratiche

Mettendo sul piatto della bilancia pregi e difetti quali soluzioni scegliere?

Innanzitutto è opportuno comprendere che i vincoli temporali che, nell’immaginario collettivo, rendono il fondo pensione uno strumento “per tutta la vita”, sono diventati molto più flessibili.
Oggi è possibile riscattare il fondo pensione anche prima del raggiungimento dell’età pensionabile.
Inoltre esistono strumenti (come la RITA) che permettono di prelevare l’intero capitale accumulato senza obbligo di conversione in rendita (anche se propiro la rendita  dovrebbe restare, comunque, l’opzione da preferire: l’obiettivo del fondo è quello di integrare una rendita, cioè la nostra futura pensione, certamente insufficiente🤓).

Resta l’aspetto dei rendimenti che, per una gestione più prudenziale e per il regime di tassazione (sul guadagno “maturato” annualmente e non su quello “realizzato” a scadenza ), rendono il fondo pensione svantaggioso rispetto a un investimento puramente azionario.

Analizziamo proprio la questione dei rendimenti proponendo ancora il confronto fra fondi pensione e prodotti azionari tradizionali:

RENDIMENTO FONDO PENSIONE AZIONARIO

Le due tabelle mettono a confronto i rendimenti medi a 10 anni dei fondi pensione con quelli di un fondo azionario globale (n.b.: rendimenti annui composti).
Torniamo ora su un ragionamento già affrontato in un altro post: per ottimizzare il rendimento a scadenza,  il risparmio fiscale del fondo pensione deve essere reinvestito.

Facciamo un ipotesi su un versamento annuo di € 5.000 per un lavoratore che abbia un reddito di lordo di € 35.000 (soggetto ad aliquota irpef marginale del 38%).
Il risparmio fiscale annuo sarà pari a € 1.900 (5.000 x 38%) che costituiscono il capitale aggiuntivo da destinare all’investimento.
Calcoliamo ora il montante totale a scadenza per i contributi versati e per il reinvestimento del risparmio fiscale ipotizzando il tasso di rendimento degli ultimi 10 anni:

  • CONTRIBUTI: € 5.000 annui  ad un tasso del 5,4% producono un montante di € 67,536.26;
  • RISPARMIO FISCALE: € 1.900 annui ad un tasso del 5,4% producono un montante di ulteriori € 25,663.78

Il montante totale dopo 10 anni (per i calcolo ho utilizzato questo sito interattivo) ammonterà ad € 93.200,04.
Il capitale effettivamente versato attingendo ai propri risparmi annui ammonta invece a € 50.000 (5.000 x 10).
Grazie al beneficio del risparmio fiscale e del reinvestimento il rendimento annuo si attesta così all’ 11% circa netto che inizia ad essere ben più vicino a quello di una formula tradizionale (che, ricordo, esprime un rendimento lordo).

Conclusioni

Da generalizzazione a pregiudizio il confine è sottile.

Fragmentarius

Percorrere scorciatoie mentali ed accettare comode generalizzazioni è molto più semplice che sforzarsi di comprendere a fondo le cose.

Il fondo pensione è un efficace strumento di pianificazione finanziaria che deve essere considerato per la sua finalità specifica (l’integrazione pensionistica) e per il suo contributo in termini di diversificazione patrimoniale.
Chi ne minimizza l’efficacia vantandosi di essere capace di ottenere rendimenti superiori, omette di considerare che il fondo pensione permette di ottenere una bella “cedola annua” pari al risparmio fiscale.

Se opportunamente reinvestita questa cedola annua contribuisce ad aumentare significativamente le performance a scadenza.
Sarebbe invece opportuno verificare l’effettivo vantaggio fiscale presente e “tendenziale”:
chi ha redditi bassi e, di conseguenza, un beneficio fiscale minore  trova maggiore convenienza nell’utilizzare strumenti di pianificazione tradizionale.
Certo deve essere fatta anche una considerazione “realistica” sul possibile avanzamento di carriera che potrebbe rendere conveniente la previdenza integrativa nel futuro.
Tuttavia, in questo caso, resta comunque saggio attivare un fondo pensione prima del presunto avanzamento reddituale per poter beneficiare di una tassazione agevolata all’atto del pensionamento (l’imposta finale a scadenza del 15% viene ridotta di uno 0,30% per ogni anno di permanenza al fondo successivo al 15°).

Infine per quanto riguarda la gestione del proprio TFR non esistono questioni di valutazione: rendimenti, trattamento fiscale ed eventuale contributo del datore di lavoro rendono il fondo pensione estremamente più conveniente rispetto al mantenimento del TFR in azienda.

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1 Comment

  1. …da non sottovalutare che il fondo pensione poi è impignorabile e insequestrabile, oltre a contribuire a rafforzare quella disciplina emotiva che aiuta a non vedere nel breve ma a guardare il lungo periodo! Bravo David molto ben illustrato poi il vantaggio del rendimento composto con il reinvestimento del risparmio fiscale. Buona domenica

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