CLASSIC PORTFOLIO 60/40

La straordinaria diffusione della strategia di investimento 60/40 è basata sulla convinzione che spesso le cose semplici funzionano molto meglio di quelle complesse.
Ed è proprio così: un portafoglio 60/40 che segua alcune regole semplici e sensate può funzionare molto meglio di alcune soluzioni altamente avanzate.

Così il portafoglio classico (altra definizione del portafoglio 60/40) è una delle soluzioni più immediate da realizzare che ha dimostrato nel tempo di svolgere la propria funzione al meglio.
Ideato da John Clifton Bogle (detto “Jack” – fondatore di Vanguard società pioniera nell’industria degli etf) rappresenta l’esempio pratico della diversificazione di portafoglio.

Oggigiorno la finanza moderna tende a sottostimare il portafoglio 60/40 e  da tempo gli muove importanti critiche, preferendo modelli ben più complessi (consulta anche: il portafoglio All Seasons, il Permanent Portfolio, il Portafoglio Golden Butterfly, il Portafoglio Swensen, il Pinwheel Portfolio).
In molti, infatti, sostengono che non sia più idoneo per investire in un contesto profondamente cambiato rispetto al passato.

Davvero il portafoglio classico 60/40 presenta dei limiti per l’investitore moderno? 
E se così fosse, è possibile apportare dei correttivi all’impostazione originaria per renderlo più idoneo al contesto attuale?
Infine, può essere considerata una strategia idonea anche per l’investitore europeo, dato che è stato pensato soprattutto per il mercato americano?

In questo articolo vedremo quale siano le logiche di costruzione del portafoglio classico 60/40, come si sia comportato negli anni e quali siano gli accorgimenti da seguire per renderlo un valido strumento per l’investitore europeo moderno.
Non scordiamoci, infatti, che questa strategia è stata principalmente pensata per l’investitore americano ed è, dunque, basata sul dollaro.

Portafoglio classico 60/40: composizione

La composizione del portafoglio 60/40 si basa su una struttura estremamente semplice: la suddivisione tra  azioni (60%) ed obbligazioni (40%).

PORTAFOGLIO 60/40

Come puoi vedere si tratta di una strategia di investimento davvero essenziale: prevede esclusivamente le  2  asset class principali.

Il principio da cui nasce questa  suddivisione sta nel fatto che nel corso degli anni le obbligazioni hanno fornito un’adeguata protezione nei periodi di forte ribasso dei mercati azionari.
Infatti, durante i crolli di borsa, i capitali tendono a spostarsi verso il comparto obbligazionario che, di conseguenza, sale di prezzo attutendo le perdite dell’intero portafoglio.

Attenzione: come in più occasioni è stato detto su questo blog, non tutte le obbligazioni sono uguali. Gli strumenti obbligazionari idonei a fornire protezione durante le fasi di turbolenza, sono rappresentati dai titoli di stato di quei paesi percepiti solidi ed affidabili (USA,  Germania, Canada, Svizzera, Giappone).
Tutto il resto è destinato a seguire la caduta  più o meno profonda delle azioni (in questo articolo parlo di alcuni strumenti obbligazionari idonei a fornire protezione).

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Rendimenti storici del portafoglio 60/40

Questo grafico mostra come si è comportato il portafoglio 60/40 nel corso degli ultimi venti anni.

rendimenti storici portafoglio 60 40

Il rendimento è stato di oltre il 10% annuo (semplice).
La cosa interessante da considerare è che, nella sua basicità,  il portafoglio 60/40,  oltre alla capacità di produrre rendimento, è stato in grado di limitare i danni durante i contesti più avversi.

Questo grafico mostra i ribassi massimi (drawdown) registrati nel corso degli ultimi anni.

DRAWDOWN PORTAFOGLIO 60 40

Ad eccezione di un -30% registrato durante la grande crisi del 2008, questa strategia si è comportata egregiamente. Anche nel corso del pieno della crisi da Covid-19 il ribasso massimo è stato di circa il 15%. (a fronte di un crollo azionario di oltre il 30%, con picchi in alcuni settori fino al 50%).

Questa tabella mostra, invece, la performance  annua realizzata da un portafoglio 60/40 rispetto al rendimento di un portafoglio totalmente azionario (stocks) e totalmente obbligazionario (bonds) a partire dagli anni 80:

Le critiche al portafoglio 60/40

L’interventismo delle banche centrali dell’ultimo decennio ha, sicuramente, dato un contributo significativo alle performance passate del portafoglio 60/40: la continua riduzione dei tassi di interesse ha fornito ampio supporto sia alle performance della parte obbligazionaria che di quella azionaria del portafoglio (in questo articolo ne spiego le motivazioni).
Questo grafico mostra, per ogni anno, il contributo (positivo o negativo) alla performance  del portafoglio 60/40 da parte della componente azionaria e di quella obbligazionaria:

Il contributo al rendimento è stato del 13% circa per le azioni e del 7,5% per le obbligazioni.
Anche volendo ottimisticamente ipotizzare rendimenti futuri analoghi a quelli passati per la parte azionaria, sarebbe davvero folle aspettarsi gli stessi rendimenti per la parte obbligazionaria.
Il fatto che mediamente oggi le obbligazioni rendano meno dell’ 1% rende praticamente impossibile (e non improbabile) che i rendimenti futuri siano generosi come quelli del passato.

Inoltre non possiamo sottovalutare il rischio concreto di un improvviso aumento dell’inflazione proprio per effetto delle continue iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali (leggi il post su come proteggere gli investimenti dall’inflazione).
Un aumento inaspettato dell’inflazione sarebbe critico per le obbligazioni che vedrebbero una sensibile riduzione dei prezzi.
Questo è fondamentalmente il motivo per cui in molti sostengono che il portafoglio classico 60/40 sia definitivamente morto.

Il portafoglio 60/40 per l’era moderna

Vediamo come sia possibile adattare il portafoglio 60/40 alle nuove condizioni di mercato (molto meno favorevoli rispetto agli anni passati) e, soprattutto, come renderlo idoneo all’investitore europeo senza stravolgerne i principi.
I presupposti su cui si basa il portafoglio 60/40 sono, fondamentalmente, la semplicità ed il bilanciamento del rischio.

E’ necessario quindi intervenire, nella sua costruzione, andando a comporre le due aree (azionario e obbligazionario) secondo diversi obiettivi, per ottenere nuovamente il classico risultato di rendimento e protezione. 

Obbligazioni

Nella scelta delle obbligazioni, che in questo portafoglio hanno come obiettivo principe la protezione, dovranno essere escluse le obbligazioni rischiose (high yield ed emergenti).
Andiamo adesso a vedere la composizione teorica della parte obbligazionaria.

  • Protezione:
    Per la parte obbligazionaria manterremo l’esposizione al titolo di stato americano (treasury) che, nonostante i rendimenti eccezionalmente bassi continua a mantenere la sua funzione di bene rifugio. Per evitare un’eccessiva esposizione al dollaro inseriremo anche strumenti diversificati sulle obbligazioni europee di media scadenza (meno vulnerabili all’inflazione);
  • Inflazione:
    Per proteggere la parte obbligazionaria da improvvisi rialzi dell’inflazione, andremo ad inserire strumenti indicizzati all’inflazione con copertura del rischio di cambio. Questo offrirà maggiore robustezza al portafoglio;
  • Rendimento:
    infine per mitigare il problema dei rendimenti assenti, inseriremo obbligazioni governative del Paese finanziariamente solido dove non è presente il problema dei rendimenti zero: la Cina (leggi il post di approfondimento sul mercato obbligazionario cinese).

Azioni

Adesso invece vediamo come dovremo costruire la parte azionaria del portafoglio 60/40.

  • Diversificazione geografica:
    L’ultimo decennio ha visto lo strapotere del mercato americano nei confronti di tutte le aree sviluppate. Pur rappresentando la prima economia mondiale, non è così scontato che l’America regalerà performance altrettanto strabilianti per il futuro.
    Inoltre ci sono aree geografiche che presentano valutazioni molto più “ragionevoli” rispetto a quelle degli Stati Uniti.
    Per cui diversificheremo la parte azionaria con strumenti globali (dove è massiccia la presenza del mercato americano) con strumenti specializzati sul mercato europeo e sui mercati emergenti;
  • Diversificazione di stile:
    Oltre che la sovraperformance degli USA, gli anni passati hanno visto la corsa del settore tecnologico a scapito dei settori più legati all’economia tradizionale che presentano valutazioni ancora depresse.
    Viste le valutazioni a buon mercato di questo settore inseriremo strumenti “value” (leggi il post di approfondimento sullo stile di investimento value) in giusta misura.

Un esempio reale di portafoglio 60/40 2.0

PORTAFOGLIO 60 40 NUOVA ERA

Questo elenco, invece, rimanda ad una selezione di strumenti specifici per investire in ogni singola attività di investimento indicata nel grafico:

  • Obbligazionario indicizzato all’inflazione:
    Ho individuato due etf su titoli di stato indicizzati all’inflazione ed un fondo comune globale su titoli indicizzati all’inflazione. Nessuno degli strumenti presenta esposizione a valute estere (sono tutti investiti integralmente in europa o prevedono la copertura dal rischio di cambio);
  • Obbligazionario Cina:
    La selezione comprende 2 etf e 2 fondi comuni specializzati nell’investimento sia in titoli di stato che in obbligazioni cinesi;
  • Obbligazionario euro:
    Sono presenti un etf ed un fondo a gestione attiva focalizzati sull’investimento in titoli di stato dell’area euro;
  • Obbligazionario USA:
    Ho selezionato 2 etf ed un fondo a gestione  attiva rispettivamente focalizzati su titoli di stato americani con scadenze diverse;
  • Azionario value:
    Il link rimanda ad un gruppo di strumenti azionari globali. Si tratta di  1 etf e due fondi a gestione attiva che seguono uno stile di investimento value;
  • Azionario Paesi Emergenti:
    Sono stati individuati due etf e due fondi a gestione attiva rispettivamente specializzati nell’azionario dei paesi emergenti e nel mercato azionario cinese;
  • Azionario Europa:
    E’ presente un gruppo di strumenti specializzati sull’azionario europeo. Si tratta di due etf e di due fondi a gestione attiva;
  • Azionario globale:
    Ancora due etf e due fondi a gestione attiva specializzati sul mercato azionario globale (strumenti non coperti dal rischio di cambio).

Ribilanciamento: un’ulteriore fonte di rendimento

Adesso che hai impostato il tuo portafoglio 60/40 secondo le regole appena descritte potrai dormire sonni tranquilli senza mettere le mani più a nulla?

Sì e no.

E mi spiego.
Si fa un gran discutere su quale sia la forma migliore di gestione da parte delle case di investimento: meglio la gestione passiva costruita da ETF o meglio la gestione attiva dei fondi comuni di investimento (di cosa sia meglio ne ho parlato in un precedente articolo)?
Ma in tutto questo gran parlare ci dimentichiamo sempre di una tipologia di gestione che è sempre più importante: la tua.
Mi riferisco all’attività di ribilanciamento periodico.

Impostare un portafoglio e scordarsene non è di per sé errato (anzi, per i profili che soffrono di ansia da perdita è la cosa più saggia da fare), purché le logiche alla base della diversificazione siano sensate.
Tuttavia ribilanciare periodicamente le varie componenti del portafoglio per mantenere i pesi iniziali, può contribuire efficacemente ad aumentare i propri rendimenti. (ho scritto un articolo specifico dedicato all’attività di ribilanciamento).

I 2 grafici mostrano l’andamento di un portafoglio 60/40 con e senza ribilanciamento:

PORTAFOGLIO 60 40 MANUTENZIONE

Visto che la grafica non aiuta particolarmente lo leggiamo insieme: su un orizzonte temporale di lungo periodo il ribilanciamento avrebbe prodotto un rendimento “aggiuntivo” dell’ 1,90% annuo.
Magari vale la pena pensarci!

Conclusioni

Less is more

Il presupposto che sta alla base delle soluzioni classiche (All Seansons, Permanent Portfolio, Golden Butterfly) ed il portafoglio classico 60/40) è quello di costruire un portafoglio con “il pilota automatico”.

Una volta costruito un  portafoglio “permanente” con il pilota automatico composto da strumenti diversificati (fondi ed etf) avrai la possibilità di rispondere ad ogni domanda sull’andamento del mercato con la risposta più efficace che un investitore possa dare “non lo so e non me ne importa”
Un portafoglio con il pilota automatico ti libera dalla sensazione di dover prevedere il futuro dei mercati finanziari e dall’illusione che qualcuno possa farlo. (da: “L’investitore intelligente” – Benjamin Graham).

Un portafoglio ben diversificato ha minusvalenze che sono sempre recuperabili.

Benjamin Graham

Il portafoglio 60/40 costituisce una soluzione “minimalista” che, tuttavia, ha saputo dimostrare di saper funzionare molto meglio di molti portafogli malamente diversificati.
Sicuramente non prevede la presenza di alcune asset class strategiche (come ad esempio oro e materie prime) tuttavia resta uno dei modelli più semplici da realizzare.
E spesso l’efficacia dei portafogli sta proprio nella semplicità. 

Il fatto che il mondo sia cambiato non vuol dire che questa soluzione sia necessariamente superata e non possa funzionare nel futuro (purché vi si apportino i dovuti aggiustamenti).
La dura verità è che sarà praticamente impossibile che possa garantire i rendimenti del passato. Dunque gli investitori dovranno allineare le loro aspettative alla nuova realtà dei rendimenti.
Quindi il portafoglio  è un ottimo spunto per costruire l’asset allocation strategica  a cui abbinare asset class alternative (come ad esempio il Private Equity ) per incrementarne le potenzialità di rendimento.

Leggi anche:
Il portafoglio 60/40 è morto?

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4 Comments

  1. Complimenti per i tuoi articoli, i più chiari ed esaustivi che ho trovato nel web. Continua così, ti ringrazio!

    1. Grazie a te per il tuo apprezzamento Andrea! Ti segnalo anche il mio canale YouTube 🤓

  2. La bellezza del portafoglio del fondatore di vanguard, oppure di graham e di altri investitori storici consisteva nell’avere 2 asset: azioni e obbligazioni. Come dice Warren Buffett se il mestiere di investitore non è vostro mestiere principale (e di tutti voi che state leggendo ora nel 96% dei casi non siete investitori professionali), acquistate un etf che replica l’indice sp500 e un secondo che replica il treasury 20 o 30 anni americano. Ribilanciando di tanto in tanto. Stop. Andare in cerca di un paniere di aziende value, un paniere di titoli di stato cinesi, un paniere di titoli di stato usa, un altro di titoli di stato euro, poi uno strumento che ci copre dall’inflazione, poi un paniere per le azioni paesi emergenti ecc purtroppo a mio modestissimo avviso ci porta a diversificare in un modo tale che tanto vale che ci teniamo il nostro bel etf che replica sp500 e il nostro bel etf treasury 30 anni 🙂 Eventualmente una modifica al paniere la vedrei in questo modo: etf UPRO e etf TMF. Replicano sp500 e treasury 20 anni con leva x3. Questo richiede ovviamente una grande conoscenza del mercato e tanto tempo da starci dietro perché sono etf da gestire attivamente quasi tutti i giorni e sono alla portata di quel 4% degli investitori professionali. Se non si hanno ne tempo né capacità la cosa migliore da fare è tornare al classico etf sp500 e etf treasury, senza leve. Comprando a ogni ribasso di un 5%. Fino alle pensione. Se “L’investitore intelligente” dopo 60 anni vende ancora bene (da poco c’è pure la traduzione in italiano) ci sarà un perché…

    1. L’Investitore intelligente è uno dei migliori libri sugli investimenti mai scritti e, per molti aspetti, ancora estremamente attuale. E’ un manuale stracolmo di saggezza, tuttavia oggi i suoi principi pratici sono quantomeno discutibili. Lo stesso Graham metteva continuamente alla prova le sue regole per capire cosa funziona: non cosa funzionava ieri ma cosa funziona oggi. In ogni edizione Graham abbandonava le formule presentate nell’edizione precedente e le sostituiva con altre dichiarando che quelle vecchie non funzionavano più o non funzionavano bene quanto prima” (Jazon Zweig curatore delle riedizioni del lavoro di Graham).
      Un portafoglio 60/40 basato su due strumenti è certo migliore di molte soluzioni di marketing finanziario, ma è assai improbabile che in futuro possa funzionare tanto bene quanto ha funzionato in passato.
      Storicamente la correlazione tra azioni ed obbligazioni non è sempre stata negativa ma si è periodicamente alternata a decenni di correlazione positiva. Inflazione e rialzo dei tassi sono le principali variabili che determinano i cambiamenti nelle correlazioni.
      Stessa cosa vale per il mercato azionario americano: fasi di sovraperformance degli USA si alternano a fasi di sottoperformance nei confronti degli altri mercati sviluppati .

      Abbiamo certezza di come si alterneranno correlazioni azioni e obbligazioni queste fasi? La risposta è: “certamente no!”.
      In finanza e in economia accadono continuamente cose che non erano mai accadute prima ecco perché è fondamentale implementare strategie esposte a ciò che “non è mai accaduto” (o, comunque, non accade da tempo) diversificando di più e meglio.
      Questa implementazione ne rende più complessa la gestione? Certo! Del resto “investire è semplice ma non è facile!”
      Uno degli obiettivi di questo blog è quello di diffondere consapevolezza e suscitare nel lettore il dubbio che è l’inizio della conoscenza. Il dubbio che le cose non siano sempre così chiare e comprendere che il processo di investimento non sia né facile né semplice.

      Banalmente anche “ribilanciare di tanto in tanto” è un’attività semplice ma non facile: quando ribilanciare? Annualmente? Semestralmente? Sulla base di quali regole?

      Riguardo all’implementazione con strumenti a leva, faccio notare che un bell’etf leva 3 sul Treasury a 20 o 30 anni tra gennaio e marzo di questo anno avrebbe provocato una perdita di oltre il 60%. Per recuperare una perdita del 60% occorre un guadagno del 150%. Investitori esperti e non dovrebbero stare alla larga da tutto ciò che implica il ricorso alla leva.

      Ma, soprattutto, attenzione a confondere l’investimento pianificato su fogli di calcolo a quello vissuto sulla propria pelle: da gennaio 2000 a febbraio 2009 un portafoglio 60/40 sui due etf proposti avrebbe ottenuto un rendimento annuo dello 0,90%. Quanti investitori avrebbero avuto la pazienza di continuare nella strategia di acquisto fino alla pensione? Dopo un decennio (10 anni!!!!) di rendimenti prossimi allo zero anche il più caparbio degli investitori manderebbe al diavolo tutti i buoni propositi di lungo termine.
      Il senso del mio intervento e dei miei articoli è: “Non confondiamo l’ultimo decennio con la normalità dei mercati finanziari”.

      “Chi investe dovrebbe essere molto umile, perché sappiamo che è impossibile distinguere tra fortuna e abilità nel breve periodo” (Mihr Desai)

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