POLIZZE VITA RIVALUTABILI

In questo articolo parleremo di una delle forme di investimento preferita dai risparmiatori italiani: le assicurazioni vita  rivalutabili, quelle che in gergo tecnico si chiamano polizze di ramo I.

Si tratta di contratti assicurativi che pur riconoscendo un rendimento contenuto, garantiscono la restituzione del capitale investito a prescindere dall’andamento dei mercati finanziari.

In questo articolo proveremo a rispondere alle domande che più comunemente si fanno i risparmiatori prima di scegliere una polizza a capitale garantito:

Cosa sono le polizze di ramo I? Cosa è una gestione separata? Quali sono i vantaggi e i rischi delle polizze rivalutabili? Ma, soprattutto, vale ancora la pena investire in questi strumenti?

Cosa sono le polizze di ramo I

Le polizze di ramo I (dette anche “rivalutabili” o “polizze vita  tradizionali”) sono contratti di investimento assicurativo che prevedono la garanzia di restituzione del capitale versato.

La compagnia assicurativa, infatti,  garantisce all’investitore  almeno il rimborso del capitale investito a prescindere dall’andamento dei mercati e della situazione economica.

Il risparmiatore a fronte di un impegno sulla durata dell’investimento accede ad una soluzione che lo mette al riparo dalle oscillazioni improvvise del valore e dall’instabilità tipica dei mercati finanziari.

Inoltre viene generalmente  riconosciuto un rendimento aggiuntivo ai beneficiari indicati dall’investitore, in caso di morte prima della scadenza contrattuale.

Da notare che:

  1. Le polizze rivalutabili attualmente in commercio non offrono un rendimento minimo garantito (come accadeva in passato).
    Questo vuol dire che sicuramente il  capitale ti verrà reso integralmente indietro, ma, al momento della restituzione, potresti vederti accreditare il solito capitale, senza nessun tipo di valore aggiunto.
    Praticamente come se tu lo avessi tenuto sul conto corrente (ma con le spese effettuate per attivare la polizza). Nel seguito del post ti spiego come funziona;
  2. La garanzia di restituzione del capitale vige, generalmente, soltanto trascorso un determinato periodo di tempo dall’attivazione (in media 5 anni).

Il funzionamento della garanzia

I capitali degli investitori (detti “premi”) raccolti dalla compagnia vengono investiti in strumenti a basso rischio rappresentati principalmente da titoli di stato.
L’investimento in altre attività (come ad esempio azioni) è previsto soltanto in maniera marginale.

Questo portafoglio di investimenti è chiamato “gestione separata” ed il suo andamento è utilizzato per riconoscere il rendimento agli assicurati.

I rendimenti dei titoli obbligazionari, infatti, saranno utilizzati per riconoscere il rendimento agli assicurati.

Come sappiamo anche il valore dei titoli di stato può oscillare nel tempo. Questo significa che il valore effettivo del portafoglio della “gestione separata” investirà in titoli il cui valore oscillerà.
Tuttavia le regole speciali delle polizze rivalutabili consentono alla compagnia assicurativa di comunicare all’assicurato un valore sempre costante che è quello dell’acquisto iniziale.

Questo è il motivo per cui le polizze rivalutabili mettono al riparo l’investitore dalle oscillazioni improvvise: anche se il valore dei titoli di stato all’interno della gestione separata dovesse subire un’oscillazione al ribasso, il risparmiatore non vedrebbe alcuna alterazione.

Vantaggi delle polizze rivalutabili

Vediamo, dunque, quali sono i principali vantaggi delle polizze di ramo I

  1. Stabilità.
    Il principale vantaggio offerto da questa tipologia di strumenti è la difesa del capitale dall’instabilità finanziaria. Questa caratteristica rende le polizze rivalutabili particolarmente adatte  ai risparmiatori avversi ai rischi dei mercati finanziari;
  2. Trattamento fiscale agevolato.
    Visto che la gestione separata investe principalmente in titoli di stato, la tassazione sui guadagni realizzati sarà inferiore rispetto a quella di altri prodotti (mediamente la trattenuta si attesta intorno al 15%). Inoltre le polizze rivalutabili sono esentate dal pagamento dell’imposta di bollo introdotta nel 2012 che grava su tutti i prodotti di investimento per lo 0,20% annuo.
    Le polizze rivalutabili, infine, sono esenti dall’imposta di successione;
  1. Impignorabilità e insequestrabilità.
    Come ogni altro investimento assicurativo le polizze tradizionali non possono essere poste a  sequestro né essere pignorate.
    Consentono quindi di mettere al riparo il capitale da “aggressioni” da parte di terzi;

A fronte di questi vantaggi oggettivi, le polizze di ramo I presentano alcune criticità che molto spesso vengono trascurate. 

Vediamole insieme.

Il costo della garanzia

Il primo fattore da tenere in considerazione quando si decide di investire in polizze rivalutabili è rappresentato dai costi da sostenere per il rilascio delle garanzia.

I costi delle polizze vita garantite sono di 3 tipi:

  1. Costi di ingresso: Vengono calcolati percentualmente sul capitale versato. Questo significa che il capitale su cui effettivamente matureranno gli interessi sarà inferiore rispetto a quanto investito. Stiamo parlando di un costo che in alcuni casi può arrivare al 5%. Inoltre la garanzia è applicata sul versamento netto cioè sul capitale meno la commissione di ingresso.

    Esempio:
    Investimento lordo: € 10.000
    Costi ingresso:          2,5% = € 250
    Investimento netto: € 9.750 (questo è il capitale “garantito”).
  1. Costi di gestione: Non tutto il rendimento conseguito dalla gestione separata viene riconosciuto all’assicurato. Una parte di questo rendimento viene trattenuta dalla compagnia assicurativa quale compenso per l’attività svolta. Si parla generalmente di percentuali (dette “ritenzione”) che si attestano intorno all’ 1,5%.

    Esempio:
    Rendimento gestione separata: 3%
    Ritenzione:         1,5%
    Rendimento riconosciuto: 1,5%
  2. Costi di uscita: Generalmente l’investitore non può chiedere indietro quanto versato prima di 12 mesi. Trascorso questo periodo vengono spesso applicati dei costi di uscita decrescenti per un periodo di tempo più o meno lungo (mediamente 5 anni).

L’incidenza dei costi sopra elencati contribuisce a ridurre un rendimento di partenza già particolarmente contenuto.
Non dobbiamo dimenticare, infatti, che le polizze rivalutabili investono in titoli di stato oggi caratterizzati da rendimenti eccezionalmente bassi.
Dunque, vista l’attuale situazione dei tassi di mercato, queste polizze difficilmente offriranno rendimenti superiori all’ 1 – 1,25%.

Facciamo un esempio concreto proponendo un ipotesi di investimento per un periodo di 5 anni:

POLIZZE RAMO I

Quindi ipotizzando un risultato futuro costante da parte della gestione separata (3%) il rendimento finale annuo netto riconosciuto all’investitore sarebbe dello 0,8%.

Le polizze rivalutabili nell’attuale situazione di mercato

Abbiamo visto che il portafoglio delle gestioni separate è principalmente investito in titoli di stato.
Pur dando per assodato che i titoli di stato rappresentino un asset sicuro al 100%,  (ma non  è proprio così : leggi il post in cui ne parlo) non si può ignorare il contesto attuale.

I rendimenti dei titoli di stato si sono progressivamente ridotti arrivando in alcuni casi a rasentare lo zero o, peggio, ad essere addirittura negativi. E’ sufficiente osservare l’andamento del rendimento medio dei BTP italiani:

GRAFICO RENDIMENTO TITOLI DI STATO
Andamento rendimento BTP a 10 anni

La conseguenza è che le compagnie assicurative faticano sempre di più a garantire rendimenti positivi e la restituzione integrale del capitale.
Non occorre un’abilità di calcolo particolare per comprendere quanto complessa sia la situazione su questi strumenti.

Se oggi un BTP a 10 anni (uno dei titoli più redditizi dell’area euro)  offre un tasso lordo di circa 1,5%, come può la compagnia assicurativa riconoscere un rendimento positivo al cliente dopo aver trattenuto il compenso di sua pertinenza (pari all’ 1,5% circa)? 

Non a caso alcune importanti compagnie assicurative   stanno valutando la cessione di questa attività (leggi l’articolo).

Analogamente anche alcuni fondi pensione stanno adottando una strategia analoga.

Sebbene si tratti di uno strumento profondamente diverso, possiamo  individuare importanti analogie.

I fondi pensione sono tenuti a fornire ai propri iscritti diverse linee di investimento. Tra queste deve essere presente una linea garantita (la norma dice “comparabile con l’andamento del TFR”)

Due importanti fondi pensione di categoria hanno deciso di  rinnovare le modalità di gestione delle loro linee garantite.

Fon.te (fondo pensione della categoria del commercio) ha affidato a 2 gestori il compito di riequilibrare il portafoglio della propria linea garantita ma senza una protezione assicurativa degli asset.
Mentre Cometa (fondo pensione della categoria dei metalmeccanici) ha deciso di continuare a mantenere la protezione assicurativa sulla sua linea garantita ma soltanto per l’80% del capitale

Dunque se due importanti fondi pensione hanno rivisto la modalità di gestione delle proprie linee garantite e  due colossi come Allianz e Generali ritengono non più così strategico questo ramo assicurativo non si capisce perché un gran numero di investitori continui a considerarlo essenziale nelle proprie scelte di investimento.

Se fondi pensione e gruppi assicurativi iniziano ad avere difficoltà nella gestione di un capitale garantito, probabilmente gli investitori dovrebbero porsi qualche domanda in più sulla questione piuttosto che agire come struzzi con la testa sotto la sabbia.

Consulente finanziario

Conclusioni

Nella vita ci sono rischi che non possiamo permetterci di correre e ci sono rischi che non possiamo permetterci di non correre.

Peter F. Drucker

L’intento di questo articolo non è certo quello di demonizzare le polizze vita rivalutabili.
Questo prodotto continua ad essere uno strumento di diversificazione importante. Ma non può essere l’unico!

Destinare una parte delle proprie risorse ad una polizza di ramo I consente di costruire un portafoglio più resistente alle turbolenze.
Questo permette anche ai più avversi al rischio di vivere il percorso di investimento con maggiore serenità.

L’obiettivo di questa analisi è, piuttosto, stimolare una riflessione costruttiva sull’impiego del risparmio.

Proprio quando c’è in ballo il nostro risparmio, siamo tutti straordinariamente attratti da concetti come “garanzia”, “protezione”, “sicurezza” perché per natura siamo molto più avversi al rischio che attirati dai guadagni.

Tanti risparmiatori sono talmente ossessionati dalla paura di “perdere soldi” che alla fine perdono davvero soldi.
Magari pagando costi ingiustificati per comprare una solida “garanzia” .

“ Vorrei un investimento ma mi raccomando senza rischi e col capitale garantito ”

Il tema della garanzia induce spesso a limitarsi ad investire in strumenti “sicuri” per soddisfare un bisogno (quello della sicurezza) che non è finanziario ma emotivo.
Ci si illude così che ci possano essere pasti gratis e azzeramento totale dei rischi.

Se  compagnie assicurative (e fondi pensione) riscontrano sempre più problemi nella gestione delle garanzie probabilmente significa che gli investitori dovrebbero porsi qualche domanda in più sulla sostenibilità della garanzia.

Si protegge meglio il proprio capitale gestendo il rischio invece che rifuggirlo” (CIT.).

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3 Comments

  1. Complimenti per l’articolo. È molto chiaro ed esaustivo. Ci sono alcune compagnie che rendono le polizze interessanti come integrazione agli investimenti, altre, invece, sono delle proprie trappole dove l’investitore una volta entrato non ne può più uscire se non con perdite consistenti

    1. Grazie per il tuo contributo Alfredo! Hai perfettamente ragione: ci sono nomi celebri dell’industria assicurativa che, oltre ad imporre costi insostenibili, incastrano l’investitore in un piano di versamenti vincolato. Ad esempio questo è un prodotto assicurativo in cui l’investitore perde la totalità del capitale versato qualora interrompa il piano di versamenti prima di 36 mesi: Extra: condizioni di assicurazione

  2. Sembra paradossale che il pericolo venga velato dietro il rischio: capitale garantito. Forse al sottoscrittore sfugge che il “garantisco io” in caso di default sistemico possa valere molto poco, ma paradossale come la cecità verso i costi subiti possa velare tacitamente vanificare l’enorme “cuscino di protezione” reale che si rinuncia ad avere, bruciando capitale in essi, invece di sottoscrivere semplici forme di investimento liquide quali semplici etf. Ricordo che gli etf con sottostante titoli di stato area euro non sono soggetti a tassa di successione. Oggi più che mai le polizza ramo I le ritengo strumenti ampiamente superati se non per quel presunto cavillo dell’art. 1923 vigente cc.., ma qui la giurisprudenza diventa complessa…

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