ORO MASSIMI VENDERE COMPRARE?

Inarrestabile.
Questo sembra essere l’aggettivo più adatto per definire la corsa dell’oro che, salvo qualche fisiologica battuta d’arresto, continua a macinare nuovi record.

Tra l’entusiasmo di chi ha deciso di investirci e lo scetticismo di chi continua a starne alla larga, il metallo giallo rimane un tema di grande attualità.
I prezzi raggiunti dal lingotto, oggi più che mai, alimentano il dibattito e dividono investitori e appassionati:

Ha ancora senso inserire oro in portafoglio oggi?
Oppure è il momento di evitare o prendere profitto?
Quali sono le forze che guidano il prezzo dell’oro in questa fase di mercato?

In questo post analizzeremo il contesto attuale e i fattori che influenzano l’andamento dell’oro, con l’obiettivo di capire se, e in che misura,  abbia ancora senso considerarlo in un portafoglio diversificato.

Da bene rifugio a fonte di rendimento

Ormai l’oro segue dinamiche tutte sue, che sembrano averne trasformato la natura.
C’è chi sostiene che non si possa più definirlo “solo” un bene rifugio, viste le performance capaci di rivaleggiare con quelle delle azioni.
Già, perché è di questo che stiamo parlando:
negli ultimi 10 anni l’oro ha praticamente eguagliato le azioni in termini di rendimento.

ORO E AZIONI PERFORMANCE A COFRONTO
Fonte: Lazy Portfolio Etf – dati in euro

Se poi estendessimo il confronto fino all’inizio del secolo, la brillantezza dell’oro metterebbe addirittura in ombra le performance azionarie.

Quando una asset class sale a razzo o crolla in picchiata, finisce per attirare l’attenzione di investitori, appassionati e, inevitabilmente, anche della cronaca.
L’interesse è legittimo, così come i dubbi. Perché l’oro, oggi, sta davvero vivendo un contesto molto particolare.

Oro e tassi reali: il contesto attuale

Comprendere cosa muova davvero  il prezzo dell’oro è sempre stato un dilemma.
Tradizionalmente si associa il rialzo del lingotto alla perdita di potere d’acquisto delle valute tradizionali e ai periodi di forte incertezza economica e geopolitica.

Storicamente una relazione si è mostrata particolarmente affidabile: la correlazione negativa con i tassi reali (cioè i rendimenti dei titoli di stato al netto dell’inflazione).
Investire in oro  comporta un “costo” in termini di perdita di opportunità:
visto che non riconosce né cedole nè dividendi, detenere oro significa rinunciare al rendimento che si sarebbe ottenuto investendo in un altra asset class sicura come,  ad esempio, in titoli di stato che pagano una cedola periodica.
Questa caratteristica rende il lingotto sensibile alle variazioni dei tassi di interesse reali: quando i tassi reali aumentano, diminuisce l’attrattiva rispetto agli asset che generano reddito (come i titoli di stato), quando i tassi diminuiscono accade il contrario (ne abbiamo parlato più approfonditamente in questo articolo).

Questa relazione, valida per decenni, è ben visibile nel grafico seguente. Quando i tassi reali (in blu) salgono, l’oro (in giallo) scende e viceversa:

A partire dal 2022 il legame oro – tassi reali si è sciolto: nonostante i tassi reali siano cresciuti sensibilmente, l’oro ha continuato a salire, sorprendendo analisti e investitori.
A cosa è dovuto l’exploit dell’oro degli ultimi anni?

Cosa guida il prezzo dell’oro oggi?

La sorprendente forza del lingotto a dispetto dei tassi reali, ci dice che sono subentrati nuovi fattori capaci di influenzarne le quotazioni. Capire quali sono questi fattori può aiutare a utlizzare questa importante asset class in modo più consapevole.

Secondo la finanza accademica i nuovi driver che hanno sostenuto le quotazioni dell’oro a partire dal 2022 sono:

  • Gli acquisti delle banche centrali soprattutto emergenti:
    Tra il 2022 e il 2024 le banche centrali hanno accelerato gli acquisti di oro portando le riserve auree ufficiali ai livelli più alti dagli anni ‘70.
    Questo grafico mostra gli acquisti anni di lingotti da parte delle banche centrali e confronta la media del periodo 2010 – 2021 (in celeste) con quella del periodo successivo al 2022 (in giallo):

Questi fattori, per quanto forti, non hanno eliminato del tutto il legame storico tra oro e tassi reali. Secondo gli analisti di JP Morgan, è più probabile che questa correlazione sia temporaneamente oscurata piuttosto che definitivamente scomparsa. Non appena il legame con i tassi reali dovesse tornare dominante, l’oro potrebbe rapidamente correggere.
Ecco allora che torniamo alla domanda centrale: ha senso investire in oro oggi, oppure no?

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A cosa serve l’oro in portafoglio?

Prima di chiedersi se sia conveniente o meno investire in oro, sarebbe opportuno domandarsi “a cosa serve realmente l’oro?”

Innanzitutto l’oro non è una fonte di rendimento:
abbiamo detto che non corrisponde né cedole, né dividendi. L’aumento recente del prezzo è legato a una serie di eventi contingenti che potrebbero non ripetersi in futuro.Investire in oro soltanto per inseguire performance elevate difficilmente porterà soddisfazione: ciò che protegge non può, ragionevolmente, dare rendimento.

L’oro è un asset difensivo complementare e, in quanto tale, va  inteso come “accompagnamento” ad altre asset class più importanti come le obbligazioni (ne abbiamo parlato in questo post).
Pensare di sostituire l’asset class obbligazionaria con l’oro solo perché ha funzionato meglio nel recente passato è follia pura.
I fantastici portafogli composti da oro e azioni vanno benissimo per i backtest sul passato ma funzionano molto meno nella vita reale.
Sopportare ribassi e tempi di recupero vissuti con i soldi “veri” talvolta può essere davvero estenuante.

Per dare un’idea concreta della volatilità del metallo giallo, ecco un confronto tra ribassi massimi e tempi di recupero per le due principali asset class difensive, oro e obbligazioni:

ORO E TITOLI DI STATO ASSET DIFENSIVI CON RIBASSI E TEMPI DI RECUPERO
Fonte: Lazy Portfolio Etf /Koyfin – dati in dollari

Non c’è nessun errore: tra il 1980 e il 2008 l’oro ha trascorso un periodo ben poco brillante con un ribasso massimo del 70% recuperato in oltre 26 lunghissimi anni (maggiori dettagli in questo articolo).

Poiché la storia finanziaria è ciclica, per evitare di trovarsi nella spiacevole situazione di vedere una parte significativa del proprio portafoglio “difensivo” crollare così tanto, l’oro dovrebbe ricoprire un ruolo marginale.
Allocare oltre il 5 – 10% del capitale in oro significa creare un portafoglio difficile da gestire emotivamente nei momenti di maggiore stressi
(ne abbiamo parlato più approfonditamente in questo articolo).

Vediamo adesso se lo scenario attuale, con i prezzi sui massimi, giustifichi inserire (o mantenere) oro nei nostri portafogli.

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Perché detenere oro oggi?

Diversifica i diversificatori. Così si intitolava un’analisi di UBS che, alla fine del 2024, invitava (ma tu guarda) a diversificare il portafoglio.
Gli ultimi anni ci hanno riproposto una lezione che i mercati spesso impartiscono: non esistono leggi scritte nella pietra.
Abbiamo visto che anche gli asset considerati difensivi non sempre proteggono come ci aspettiamo.

Ecco perché, oltre alle fonti di rendimento, è importante diversificare anche le fonti di diversificazione.
Solo con più strumenti difensivi avremo la ragionevole certezza che qualcosa funzioni davvero quando ne avremo bisogno. Come per gli airbag di un’auto: più ne abbiamo, più saremo protetti, indipendentemente da dove arriverà l’urto.

L’oro dovrebbe essere visto proprio da questa prospettiva: un ulteriore fonte di diversificazione per affrontare un futuro, come sempre, incerto.

Per quanto difficile, dovremo uscire dalla  logica: “non ci investo perché è troppo alto” o “lo voglio perché è sceso molto”. 
Questo significa fare “market timing”, attività che non riesce neppure agli investitori più esperti.
Piuttosto dovremmo pensare a come costruire un asset allocation capace di funzionare decorosamente anche nel caso in cui l’oro dovesse colare a picco.

Ecco alcuni buoni motivi per investire in oro:

  • Indebolimento della correlazione tradizionale azioni/titoli di stato:
    Dall’inizio del 2000 fino alla fine del 2021 i portafogli hanno beneficiato della correlazione negativa tra azioni e obbligazioni: a fronte dei ribassi azionari i titoli di stato salivano offrendo protezione ai portafogli bilanciati. Anche per i titoli di stato sono sopraggiunti nuovi fattori che hanno oscurato (temporaneamente) questo legame.
    L’introduzione di oro può servire a migliorare la diversificazione dei portafogli;
  • Dinamica del debito pubblico e dell’inflazione:
    Per quanto l’oro non produca reddito, per la sua caratteristica di “scarsità”, viene percepito come un asset reale capace di proteggere dal rischio di erosione monetaria di lungo termine.
    L’aumento dei debiti pubblici seguito alla pandemia ha alimentato legittimi timori di svalutazione valutaria e instabilità fiscale negli Stati Uniti e altrove.
    La ricerca di sicurezza e di preservazione induce gli investitori ad acquistare oro spingendone il prezzo al rialzo;
  • Contrappeso per il dollaro:
    Recentemente abbiamo affrontato la “questione dollaro” sottolineando l’importanza di gestire efficacemente la variabile valutaria. L’oro rappresenta storicamente un contrappeso all’indebolimento del biglietto verde contribuendo a mitigare l’impatto delle oscillazioni del cambio sul portafoglio complessivo;
  • Rischio sistemico:
    Incertezza” significa accettare di non essere in grado di immaginare quali potrebbero essere le prossime insidie per il nostro portafoglio. Da questo punto di vista l’oro rappresenta una sorta di difesa contro l’imponderabile.

Queste motivazioni, per quanto convincenti, non significano che tutti dovremmo investire in oro: possono essere costruiti ottimi portafogli anche senza il ricorso all’oro e, soprattutto, ha poco tempo investire (anche marginalmente) in un asset class che non si è in grado di gestire.

Come fare allora a capire se l’oro fa davvero al caso nostro?

Checklist per capire se devi investire in oro

Per capire se, per te, sia opportuno inserire oro in portafoglio, dovresti rispondere a questi banalissimi quesiti:

  1. Sono disposto a sopportare ribassi profondi e lunghi tempi di recupero?
    Abbiamo visto che i ribassi dell’oro possono tranquillamente competere con quelli del peggior bear market azionario. Sopportate ribassi e tempi di recupero con disciplina non significa limitarsi a girarsi dall’altra parte senza pensare a quanto è scesa un asset class. Rimanere disciplinati significa continuare a ribilanciare con pazienza ciò che sta scendendo ripetendo la routine per periodi anche prolungati nel tempo.
    Ribilanciare un asset class che scende per anni non è cosa da tutti;
  2. Sono disposto a complicarmi la vita?
    Più asset class significa migliorare la diversificazione ma anche maggior complessità nella gestione del portafoglio. Un asset class volatile come l’oro implica una maggior operatività nell’attività di ribilanciamento. Non necessariamente in termini di maggior frequenza quanto, piuttosto, per le variabili da gestire. La volatilità su un asset class difensiva può farti perdere la lucidità per gestire correttamente il resto del portafoglio;
  3. Sei disposto a confrontarsi con la forza della “mean reversion”
    Jason Zweig, editorialista del Wall Street Journal ha definito la mean reversion come la forza più potente della finanza. La mean reversion è la tendenza di un asset a tornare verso la sua media storica dopo periodi di performance molto elevate o molto deludenti. In pratica: ciò che sale troppo tende, prima o poi a scendere, e viceversa. Vale per tutte le asset class: oro compreso.

Se la risposta non è “ragionevolmente sì” a tutte le domande, probabilmente dovresti evitare di investire in oro e pensare a vendere la parte che hai già in portafoglio.

CHECKLIST: PUOI INVESTIRE IN ORO?

Conclusioni

L’oro è una protezione contro l’ignoranza del futuro


James Grant

La cosa bella della finanza è che non ci si annoia mai. Le variabili da gestire sono in continua evoluzione e periodicamente ci troviamo a confrontarci con scenari nuovi e imprevedibili.

Anche se fossimo così acuti da interpretare in anticipo gli eventi, difficilmente riusciremmo a capirne l’impatto sulle diverse asset class.
Proprio per questa incapacità dovremmo uscire dalla logica del “prezzo alto o basso” come unica metrica per valutare se un investimento è conveniente o meno.

L’unica strategia sensata per affrontare un mondo incerto è migliorare le fonti di diversificazione. In quest’ottica l’oro diventa un prezioso alleato, da interpretare come una sorta di polizza assicurativa contro l’incertezza.
Potresti rimanerne piacevolmente sorpreso se l’assicurazione entrasse in gioco o tristemente deluso se così non fosse. In ogni caso, con un’asset allocation ben bilanciata, il tuo futuro finanziario non sarà compromesso.
“Compromesso”, piuttosto, dovrebbe essere lo stato d’animo con cui ti avvicini al metallo giallo:
ricorrere all’oro comporta inevitabilmente accettare qualche compromesso in termini di complessità gestionale, disciplina e tolleranza alla volatilità. Valuta attentamente se questi compromessi fanno davvero al caso tuo.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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3 Comments

  1. 1 “Jason Zweig, editorialista del Wall Street Journal ha definito la mean reversion…”
    …con la valuta USD abbiamo appena toccato con mano se non erro!
    2 “…da interpretare come una sorta di polizza assicurativa…”
    …in un portafoglio (mobiliare/immobiliare/assicurativo/previdenziale) la parte assicurativa genera solo costo, in questo caso avere anche un valore residuo di momento con ritorno alla pari non mi sembra male (rif. ad esempio citato max -70% e con recupero del prezzo in oltre 26 anni)
    Sempre grande David!!!

  2. Buongiorno David e buona domenica. Io credo che che inserire un 10% di oro nel proprio portafoglio sia utile in ottica di diversificazione a lungo termine (anche accettando profondi e duraturi drawdown). Nel tuo articolo citi ” L’oro rappresenta storicamente un contrappeso all’indebolimento del biglietto verde contribuendo a mitigare l’impatto delle oscillazioni del cambio sul portafoglio complessivo” . Essendo l’oro espresso in dollari, una svalutazione del dollaro non scaturisce anche un rintracciamento dell’asset ? Inoltre, visto che non ho trovato un articolo dedicato nel tuo blog, al posto delle materie prime che non posseggo per l’effetto “contango”, ha senso diversificare il portafoglio con metalli preziosi come argento e platino ? grazie mille

    1. Buongiorno Francesco,
      come hai correttamente osservato, la quotazione dell’oro è espressa in dollari quindi un indebolimento della valuta si riflette sul prezzo. Tuttavia il beneficio che si ha in termini di rialzo della quotazione della materia prima tende a compensare abbondantemente l’effetto valutario. Dunque, anche se espresso in dollari, l’oro è un buon diversificatore per gestire il “rischio dollaro” anche per l’investitore europeo. Esistono anche Etc sull’oro con copertura del cambio che, tuttavia, comportano costi di hedging che, in questo momento, si attestano al 2,5% annuo. Personalmente preferisco inserire oro a cambio aperto. In questo articolo trovi alcuni dati statistici sulla relazione oro-dollaro.

      Per quanto riguarda i preziosi, per eseigenze di semplificazione preferisco non utilizzare questa asset class (che, comunque, può avere senso in una più ampia asset allocation). Non sono così convinto che possano funzionare come surrogato alle materie prime. Ho dedicato un’analisi specifica all’utlizzo di materie prime come diversificatore dove indico anche come mitigare le conseguenze del contango:

      Materie prime: per molti ma non per tutti.

      Un caro soluto

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