MEGLIO OBBLIGAZIONI O ETF

Per molto tempo ETF e fondi obbligazionari non hanno goduto di grande interesse. 
Non era così difficile individuare una buona obbligazione su cui investire parte del proprio patrimonio.
Le obbligazioni infatti sono state un porto sicuro per gli investitori che non avevano molto in simpatia i capricci e le turbolenze del mercato azionario. 


La storia più o meno recente ci ha insegnato purtroppo che anche investire in singole obbligazioni non è poi così sicuro. 
Oggi come non mai anche nel campo obbligazionario è importante organizzare una strategia di diversificazione che ha portato molti risparmiatori ad avvicinarsi a fondi ed ETF obbligazionari.

Ma quali sono le differenze tra investire in singole obbligazioni ed investire in fondi ed ETF?
Come vengono trattate le cedole delle obbligazioni in cui il fondo investe?
Cosa accade quando le obbligazioni scadono?

In questo articolo spiegheremo il funzionamento di fondi ed ETF obbligazionari dando risposta a tutte queste domande.

Cosa è un’obbligazione

Un’obbligazione è uno strumento  con cui una società o uno stato ottengono un finanziamento dagli investitori. 
A fronte del finanziamento l’investitore riceverà il pagamento di un interesse periodico (cedola) e la restituzione del capitale alla scadenza pattuita.
L’investitore, in caso di necessità, avrà comunque facoltà di vendere l’obbligazione anche prima della scadenza ad un prezzo di mercato.
Le obbligazioni sono quindi emesse allo scopo di reperire finanziamenti per realizzare investimenti da parte delle società o per coprire il fabbisogno finanziario dei governi.
L’investitore, dal lato opposto, riceverà una remunerazione periodica e la garanzia di restituzione del capitale fatto salvo il rischio di fallimento della società o dello stato che ha emesso l’obbligazione.

Cosa è un fondo/ETF obbligazionario

Un ETF (o un fondo) obbligazionario è uno strumento con cui un investitore delega le scelte di investimento ad una società di gestione specializzata.
Sostanzialmente il capitale di migliaia di investitori viene affidato ad una società di gestione autorizzata che provvederà a investire in singole obbligazioni con un’ampia diversificazione.
I capitali degli investitori rimangono separati da quello della società di gestione.
Questo significa che l’investimento è sempre protetto in caso di insolvenza della società di investimento.

Poiché esistono diverse tipologie di obbligazioni (societarie, emergenti, titoli di stato) esistono altrettante categorie di fondi che investono in categorie omogenee di obbligazioni.
Ad esempio esistono fondi specializzati sulle obbligazioni dei paesi emergenti, fondi specializzati sulle obbligazioni societarie europee ecc.

Quindi attraverso al sottoscrizione di un fondo/ETF, l’investitore finale avrà accesso ad un portafoglio estremamente diversificato di obbligazioni.
Il livello di diversificazione è tale da eliminare il rischio di fallimento in capo ai singoli titoli sottostanti: il peso di ogni singola obbligazione sul totale del patrimonio è così limitato da rendere ininfluente l’eventuale default di un singolo emittente.

Questa immagine mostra gli emittenti delle prime 10 obbligazioni di un ETF (Ishares euro corporate bond):

POSIZIONI ETF OBBLIGAZIONARIO

Le prime 10 posizioni più rilevanti  costituiscono l’1,94% del patrimonio totale del fondo. In altre parole se fallissero le prime 10  società (ipotesi altamente improbabile) l’impatto sul capitale dell’investitore sarebbe del -1,94%.

Differenze tra fondi ETF ed obbligazioni

Fondi ed ETF sono quindi i strumenti indispensabili per diversificare e ridurre significativamente i rischi dell’investimento obbligazionario. 

Tuttavia esistono alcune importanti differenze con l’investimento in singole obbligazioni.
Differenze che se non comprese rischiano di incorrere in spiacevoli sorprese.

Scadenza

Obbligazioni singole

L’investitore obbligazionario sa che ad una determinata scadenza vedrà rimborsato il proprio capitale.
Dunque vengono identificati con certezza i termini del rientro dal proprio investimento.

Fondi ed ETF

A differenza delle singole emissioni obbligazionarie, fondi ed ETF non maturano una data di scadenza.
In altre parole per garantire un costante accesso ai nuovi sottoscrittori, la società di gestione deve mantenere costante la scadenza media delle obbligazioni in cui è investito il fondo stesso. Il portafoglio di obbligazioni sottostanti, quindi, non maturerà mai una scadenza precisa.

Vediamo un caso concreto (Ishares euro corporate bond)

SCADENZA FONDI OBBLIGAZIONARI


Il dato “scadenza media ponderata” riporta la scadenza media del totale delle obbligazioni del fondo.
Mano a mano che le obbligazioni si approssimano alla scadenza, il gestore provvederà a venderle ed a sostituirle con altre obbligazioni (della stessa tipologia) per mantenere una scadenza media sempre intorno ai cinque anni e mezzo (circa).
In questo modo investitori nuovi e vecchi avranno un portafoglio obbligazionario sempre investito a cinque anni.

Questo processo di sostituzione negli ETF viene realizzato in maniera passiva: le obbligazioni che non rispondono più alla scadenza media del portafoglio vengono vendute a prescindere dal realizzo di plusvalenze.
Mentre i fondi attivi seguono una selezione dei titoli da sostituire per minimizzare l’impatto di eventuali perdite.

Quindi mentre l’investitore in singole obbligazioni ha la certezza di restituzione del capitale a scadenza (fatto salvo il default dell’emittente), l’investitore in ETF e in fondi non avrà mai la certezza del rimborso del capitale.
In altre parole associare la scadenza media ponderata alla certezza di scadenza dell’ETF è un grosso errore.


Capire il funzionamento di fondi ed ETF obbligazionari rispetto a i singoli titoli fa la differenza tra un investitore (obbligazionario) di successo e un investitore deluso.
La conclusione pratica (e legittima) a cui si può giungere è che l’impiego in singole obbligazioni sia da preferire: in questo modo si ha certezza del rendimento e del rientro dal proprio investimento.
All’opposto l’investimento in fondi mette l’investitore in balia delle oscillazioni di mercato al pari (o quasi) di un investimento azionario.

Per prendere una decisione consapevole propongo la seguente riflessione:

La fonte di rendimento della singola obbligazione è rappresentata dall’interesse periodico che viene corrisposto (cedola o coupon).
Nell’investimento in fondi il principio è esattamente lo stesso. La fonte di rendimento è rappresentata dalle cedole delle emissioni sottostanti.
Per quanto il valore del fondo sia determinato dai prezzi di mercato delle singole obbligazioni, nel “medio periodo” questo prezzo tenderà sempre verso una media che è rappresentata proprio dal valore nominale delle singole obbligazioni. Mano a mano che i titoli vengono sostituiti nel tempo il loro prezzo tenderà al valore di rimborso.
Il problema è che non è possibile individuare con certezza quando si raggiungerà questo valore medio.

Dunque meglio obbligazioni singole o meglio fondi ed ETF?


Non dobbiamo dimenticare che fondi ed ETF oltre a garantire un’elevata diversificazione, danno la possibilità di accedere a titoli obbligazionari che prevedono soglie di ingresso relativamente importanti per l’ìinvestitore privato ( 200.000 e oltre). Guarda caso si tratta proprio delle emissioni più redditizie.

Quello che segue è il dettaglio del portafoglio di un ETF high yield globale (Ishares global high yield):

RENDIMENTO ETF HIGH YELD GLOBALE

L’investitore “fai da te” difficilmente riuscirà ad avere accesso ad obbligazioni che offrono un rendimento annuo a scadenza del 3,55%. O anche se dovesse riuscirci, si esporrà a rischi di insolvenza sicuramente non ripagati dal rendimento offerto (ricordiamoci che lo scorso anno il colosso dell’autonoleggio Hertz ha dichiarato bancarotta).

Quindi se vuoi pianificare con certezza il rientro dal tuo investimento scegli obbligazioni singole puntando  solo su società solide europee  (investment grade) senza pretendere rendimenti “ambiziosi” (cioè ampiamente al di sotto dell’ 1% lordo).

Se vuoi massimizzare il rendimento del tuo investimento obbligazionario riducendone il rischio attraverso un’efficace diversificazione, punta su fondi ed ETF.
In questo, però, caso dovrai accettare di non avere una data certa per il rientro dal tuo investimento.

Rischio di mercato: rialzo dei tassi e prospettive future

Obbligazioni

L’investitore in singole obbligazioni può ignorare le oscillazioni del valore di mercato: mantenendo l’investimento fino a scadenza riotterrà il valore nominale (cioè il capitale investito. Ribadisco: sempre che l’emittente non fallisca).

Fondi ed ETF

Visto che fondi ed ETF non scadono, l’investitore in questo caso può ragionare soltanto in ottica di prezzo di mercato: il suo capitale oscillerà in funzione delle oscillazioni del prezzo delle obbligazioni sottostanti.

La considerazione (purtroppo errata) in cui si può incorrere è che trend di rendimenti passati ottimi possano diventare in futuro addirittura eccellenti viste le prospettive di rialzo dei tassi: “Tassi più alti significano rendimenti più alti per fondi ed ETF”.

In realtà vale l’esatto opposto:

Obbligazioni e titoli di stato vengono emessi ogni giorno per far fronte alle necessità finanziarie di società e governi.
Il rendimento che riconoscono queste obbligazioni è strettamente legato al livello dei tassi di interesse delle banche centrali: se in futuro i tassi aumenteranno, di conseguenza aumenteranno anche i rendimenti delle obbligazioni di nuova emissione.

Tornando al caso dell’immagine precedente (Ishares euro corporate bond):

SCADENZA FONDI OBBLIGAZIONARI

Il fondo ha in portafoglio obbligazioni che mediamente scadono tra 5 anni circa e riconoscono una cedola dell’ 1,58% circa.

Sintetizzando il concetto, se il prossimo mese i tassi dovessero salire, ad esempio di un 1%, le obbligazioni di nuova emissione offriranno un rendimento del 2,58% (1,58% + 1%).

A questo punto le obbligazioni del fondo offriranno un rendimento inferiore rispetto a quello di mercato (per effetto del rialzo): il fondo ha in portafoglio obbligazioni all’ 1,58%   a fronte di nuove obbligazioni che  rendono 2,58%.

Come conseguenza, il valore di mercato di queste obbligazioni  scenderà perché affinché possano essere vendute sarà necessario  offrire uno sconto sul prezzo altrimenti i potenziali acquirenti investiranno nelle nuove obbligazioni che offrono un rendimento maggiore (appunto il 2,58% – per approfondire il concetto guarda questo breve video – ).
Quindi la prospettiva di un rialzo dei tassi rende estremamente vulnerabile questo tipo di investimenti (a breve un post su come diversificare correttamente l’investimento obbligazionario).

Il trattamento delle cedole

Obbligazioni

Esistono diverse tipologie di obbligazioni. Qui ci limiteremo ad indicare le due tipologie principali: 

  • Le obbligazioni tradizionali: che prevedono il pagamento di una cedola periodica.
  • Obbligazioni zero coupon: non è previsto il pagamento di cedole. L’interesse sarà corrisposto integralmente alla scadenza.

Fondi ed ETF

Per quanto riguarda l’incasso delle cedole, esistono due categorie di strumenti: fondi ed ETF “a distribuzione” e “ad accumulazione”.

  1. L’ETF a distribuzione prevede l’accredito periodico delle cedole che sono state riconosciute dalle singole obbligazioni.
    Al momento dell’accredito, l’investitore subirà la tassazione del 26% (o del 12,5% nel caso in cui si tratti di strumenti con sottostanti titoli di stato).
    L’aspetto rilevante è che l’imposta sarà trattenuta a prescindere dalla valorizzazione del fondo/ETF.
    In altre parole, può verificarsi il caso in cui l’investitore si trovi con il proprio investimento in perdita rispetto al prezzo di acquisto ma subirà comunque la tassazione sull’importo accreditato come cedola.
  2. L’ETF ad accumulazione, invece, prevede il reinvestimento delle cedole. In questo secondo caso, le cedole non subiranno tassazione e saranno reinvestite al lordo dell’imposizione fiscale.
    Si tratta di un particolare di non poco conto: il reinvestimento delle cedole consente di dilazionare il pagamento delle imposte all’atto della vendita soltanto sull’effettivo guadagno finale.
    Mentre per effetto di oscillazioni di mercato uno strumento a distribuzione sarà penalizzato proprio dall’effetto della tassazione al momento dell’accredito (in questo post parlo del beneficio fiscale legato al reinvestimento dei proventi).
    Da un punto di vista fiscale gli strumenti ad accumulazione, pur non riconoscendo flussi periodici, garantiscono ritorni a scadenza maggiori proprio per effetto dell’efficienza fiscale.

I fondi “a finestra”

Si tratta di una particolare categoria di fondi che investono in obbligazioni che vengono mantenute sino alla scadenza.

Sostanzialmente il fondo è accessibile agli investitori per un determinato periodo (appunto una “finestra” temporale). Al termine del periodo, la società che gestisce il fondo investirà in obbligazioni con una scadenza mediamente compresa tra i 3 ed i 7 anni e che saranno mantenute in portafoglio fino al giorno del rimborso.
Al termine del periodo le obbligazioni saranno rimborsate e l’investitore potrà riottenere il capitale investito.

Si tratta, dunque, di una soluzione molto più vicina all’investimento obbligazionario tradizionale.
Tuttavia dietro ad una soluzione apparentemente semplice e trasparente, spesso si celano costi e commissioni nascoste che rendono molti degli strumenti in commercio poco convenienti.

Conclusioni

Niente nella vita va temuto, dev’essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno.

Marie Curie
  • Fondi ed ETF sono una soluzione indispensabile per diversificare correttamente il portafoglio.
    Il grado di diversificazione offerto da questi strumenti, infatti, è praticamente impossibile da raggiungere con l’investimento “fai da te” anche per i patrimoni più importanti: difficilmente un singolo investitore riuscirà ad avere in portafoglio oltre 500 titoli obbligazionari diversi;
  • Fondi ed ETF consentono di accedere ad emissioni obbligazionarie riservate ai grandi patrimoni viste le elevate soglie di accesso;
  • Fondi ed ETF consentono di ridurre i costi di amministrazione e di negoziazione dei singoli titoli obbligazionari.

Infine oggi investire in singoli titoli obbligazionari sperando di ottenere un rendimento accettabile è estremamente rischioso: rendimenti superiori alla norma significano farsi carico di  rischi di insolvenza  (questo link  ad una lista di alcuni fallimenti “celebri” all’epoca del Covid 19) o rischi valutari (lira turca docet) che, difficilmente, sono ripagati dalla cedola.

Per quanto questi strumenti consentano di eliminare il rischio di default dell’emittente, bisogna considerare che espongono comunque ad un rischio di “mercato”: non essendo previsto il rimborso del valore nominale (cioè del capitale investito) , per ottenere indietro il proprio capitale, l’investitore potrà soltanto procedere con la vendita del fondo/ETF ad un prezzo che potrebbe essere inferiore rispetto a quello pagato.

Leggi anche:

Obbligazioni: i 4 pregiudizi da estirpare;

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4 Comments

  1. Finalmente una spinta gentile rivolta verso gli investitori ad evidenziare loro il pericolo ed ad educarli al rischio su un asset troppe volte usato male: le obbligazioni. Un bond singolo un pericolo, un etf o un fondo un rischio mercato, in concreto la profonda diversità è cognitiva: non devo cercate il ritorno dal capitale con il rischio di perdere tutto, ma devo inseguire il massimo ritorno dal capitale sull’arco temporale scelto, infatti se investo in un “ETF 3-5 anni euro Investiment Grade”, pur avendo sempre un flusso cedolare costante e positivo, di fatto ho un tasso variabile per le oscillazioni di prezzo del sottostante in base alla duration, ma seppur con un arco temporale dilatato incasserò sempre il mio premio al rischio con il ritorno del capitale. Non sottovalutare mai i costi degli strumenti, visti i rendimenti questi sono determinanti, con predilezione per le repliche fisiche altrimenti torno a monte: rischio singolo emittente. Bravo e spingiamo l’educazione finanziaria con la trasparenza…

    1. Grazie per il tuo circostanziato apprezzamento Luca.

  2. Descrizione sintetica, chiara e precisa. Non resta che complimentarsi, come sempre.

    1. Grazie mille Alfredo!

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