obbligazioni miti da sfatare

Sembra che non ci sia più futuro per l’investimento obbligazionario: il rialzo dei tassi in corso ha  condannato le obbligazioni ad un inesorabile declino.

Ha senso investire oggi in obbligazioni?

Devo vendere oggi le mie obbligazioni a lunga scadenza prima che sia troppo tardi?

Devo sostituire i miei fondi/etf obbligazionari con dei conti deposito?

In questo articolo cercheremo di sfatare alcuni dei più grandi equivoci che ruotano intorno al mondo obbligazionario e  di chiarire quale sia  la funzione di questo asset all’interno di un  portafoglio diversificato.

Cosa sta accadendo alle obbligazioni

I crolli delle azioni fanno sempre un gran clamore, quelli delle obbligazioni molto meno.

In realtà,  nel totale silenzio dei tg serali, nelle ultime settimane il mercato obbligazionario ha subito uno dei ribassi maggiori della storia.
Il motivo risiede nel fatto che il mercato (che vive di aspettative e, quindi, anticipa gli eventi) prevede un significativo rialzo dei tassi.
E tassi in rialzo significano prezzi delle obbligazioni in ribasso (in questo articolo ne spiego il perché).

Questo è il motivo per cui  I titoli di stato americani a lungo termine (uno dei principali riferimenti per gli investitori obbligazionari) hanno registrato un crollo di oltre il 20%:

RIBASSO OBBLIGAZIONI USA

Considerando che il rendimento di un “btp americano” a 30 anni  offre un rendimento di circa il 2,25%, occorreranno più di 8 anni per recuperare le perdite.

Visto che questa ribasso è stato scatenato soltanto dalle aspettative, chissà cosa accadrà quando le banche centrali inizieranno davvero a rialzare i tassi.
Alla luce di questa considerazione andiamo a vedere quali sono i più grandi fraintendimenti sulle obbligazioni.

4 grandi equivoci sulle obbligazioni

contatta David Volpe

I tassi non possono che aumentare

Le aspettative di esperti, analisti e guru sono di un progressivo rialzo dei tassi:
una ripresa più forte del previsto unita alle possenti iniziative di sostegno economico da parte di banche e governi, non potrà che far salire inflazione e tassi.

Tuttavia prevedere il futuro andamento dei tassi è impossibile esattamente quanto prevedere il futuro andamento del prezzo delle azioni.
Se da un lato è vero che la stampa di denaro per finanziare la ripresa può essere causa di inflazione (leggi il post dedicato) è altrettanto vero che gli scenari finanziari non sempre rispettano le leggi economiche.
Ad esempio il Giappone da decenni segue politiche monetarie inflazionistiche senza riuscire a creare inflazione.

Le raccomandazioni sulle obbligazioni sono probabilmente arrivate troppo tardi:

il consenso del mercato (cioè le convinzioni degli investitori grandi e piccoli che comprano e vendono obbligazioni) è che i tassi aumenteranno e le valutazioni riflettono già questo scenario.
Questo significa che i prezzi di mercato odierni per le obbligazioni a lungo termine tengono già conto delle aspettative di aumento dei tassi da parte degli investitori.
Il fatto che i tassi stiano aumentando non è più una novità: dismettere oggi l’investimento obbligazionario per spostarsi altrove avrebbe senso solo se i tassi dovessero aumentare più del previsto.
Tuttavia, è altrettanto probabile che i rendimenti aumenteranno meno del previsto, ed in questo  caso le obbligazioni a lungo termine ritornerebbero ad avere performance positive.

I rendimenti delle obbligazioni sono ai minimi storici

La voce praticamente unanime dichiara che i tassi di interesse sono ai minimi storici e non possono che aumentare. Investire oggi in obbligazioni con rendimenti all’ 1,5% ha molto meno senso di quanto non lo avesse negli anni 80 con rendimenti oltre il 12% (sempre riferiti al titolo di stato americano con scadenza a 10 anni). 

Peccato che a quel tempo l’inflazione fosse al 12% circa vanificando così totalmente il rendimento finale. Dunque in passato i tassi reali, cioè depurati dall’inflazione, sono stati anche peggiori rispetto a quelli odierni.

Prima di pensare a dove investire i propri soldi si dovrebbe capire perché investire anche in obbligazioni invece che soltanto in azioni.
La funzione delle obbligazioni di elevata qualità non è quella del rendimento.
Lo scopo è piuttosto quello di stabilizzare il portafoglio ed avere a disposizione capitali per ribilanciare quando le azioni crollano: in molti  si sono già dimenticati quanto siano state utili queste obbligazioni nel periodo tra febbraio e marzo 2020 quando le azioni hanno perso il 35%.

Meglio obbligazioni singole  piuttosto che fondi/etf obbligazionari

Molti investitori sono convinti che un portafoglio obbligazionario costruito con singole obbligazioni sia molto meglio che un fondo obbligazionario.
Visto che le obbligazioni assicurano la restituzione del capitale a scadenza, l’investitore può tranquillamente ignorare le oscillazioni di breve periodo.

Tralasciando la non trascurabile questione del rischio di fallimento dell’emittente, nel medio periodo il rendimento di un fondo obbligazionario sarà nettamente superiore rispetto a quello di un singolo titolo.
Questa affermazione resta valida anche in contesti di rialzo dei tassi (e discesa dei prezzi).

Sebbene il prezzo  scenda nell’immediato, grazie al rialzo dei tassi, il fondo potrà reinvestire cedole e rimborsi a rendimenti più elevati. 
Detenendo obbligazioni singole non sarà, invece, possibile reinvestire le cedole visto l’importo esiguo degli accrediti.

Uno studio di Vanguard (primaria società di investimento statunitense) analizza l’effetto di un rialzo dei tassi su un etf  obbligazionario a media scadenza.
Il fondo in questione ha un rendimento (dato dalle cedole delle obbligazioni sottostanti) dell’1,44% con una scadenza media di circa 6 anni.
La tabella mostra l’impatto immediato di un rialzo dei tassi sull’etf ed il riflesso sul rendimento annuo nel corso del tempo.

TASSI E PREZZI BOND

Ricordo che da agosto 2020 alla data di stesura di questo post, il tasso del titolo di stato americano è salito di circa 1 punto percentuale portandosi dallo 0,5% all’ 1,5%. (che equivale ad un – 8% di performance per l’investitore europeo che avesse investito su questo asset).

Quanto potrà ancora salire? 1 punto? 2? 3?
Un eventuale ulteriore rialzo dei tassi del 3% (alquanto pessimistica come previsione) porterebbe una perdita immediata del 21,76% il primo anno.
Per effetto del reinvestimento delle cedole e delle scadenze delle obbligazioni del fondo, dopo 7 anni il rendimento annuo realizzato sarebbe comunque superiore a quanto ottenuto se i tassi non fossero saliti.

Le obbligazioni sono un cattivo investimento. Eliminale dal portafoglio

Questa indicazione spesso proposta, non considera l’importanza fondamentale di mantenere un’allocazione del portafoglio equilibrata.
L’indicazione di  vendita di obbligazioni dopo il recente aumento dei tassi che ha depresso i prezzi, equivale semplicemente ad inseguire le performance passate.
L’investitore avveduto dovrebbe guardare al futuro: con rendimenti attuali più elevati  le prospettive per le obbligazioni sono effettivamente migliori rispetto a qualche mese fa.

Quindi non è questo il momento per abbandonare l’allocazione alle obbligazioni. All’opposto, più aumentano i rendimenti (e più scendono i prezzi) e più è importante per l’investitore lungimirante mantenere l’esposizione strategica alle obbligazioni.
Visti i rialzi del mercato azionario, questo dovrebbe essere il momento per ribilanciare da azioni verso le obbligazioni e non il contrario.
Quindi il tradizionale modello di portafoglio bilanciato (ad esempio il 60/40) continua ad essere assolutamente valido nello scenario attuale.

L’importanza della gestione attiva

In un contesto come quello attuale, diventa estremamente importante il ricorso ad una gestione attiva qualificata.
Con tassi in rialzo e calo dei prezzi, i gestori di fondi attivi di successo possono fare la differenza..
Invece che affannarsi nella ricerca del timing ottimale, l’investitore dovrebbe delegare le decisioni sui cambiamenti tattici e la selezione di titoli a gestori professionisti.

Dunque, piuttosto che stravolgere il portafoglio, in fasi di mercato come quella che stiamo vivendo sarebbe  ragionevole implementarlo.
Combinare strategie direzionali (cioè che investono costantemente in obbligazioni a media e lunga scadenza) con strategie attive flessibili è la soluzione migliore per ridurre la volatilità ed aumentare i rendimenti a scadenza.
(A breve un post con spunti concreti per costruire l’esposizione obbligazionaria 🤓).

Conclusioni

Non guardate indietro. Ci siete già stati.

Anonimo

I tempi in cui una semplice obbligazione era sufficiente a garantire una remunerazione adeguata sono finiti da un pezzo. Ed è molto improbabile che ritorneranno a breve.

Questo non significa che le obbligazioni non abbiano più una valida funzione all’interno di un portafoglio diversificato.
Il fatto che le prospettive su questo asset si siano fatte cupe non dovrebbe distoglierti dalle tue aspettative di rendimento a lungo termine.
Una volta calibrata l’asset allocation (con azioni, obbligazioni ecc..) al giusto compromesso rischio/rendimento del portafoglio, dovresti ignorare i consigli di market timing perché si basano su informazioni di pubblico dominio già prezzate nei mercati:
anche se i tassi dovessero continuare a salire, i rendimenti a lungo termine su portafogli obbligazionari diversificati resteranno positivi. 

Ma, soprattutto, utilizza le obbligazioni come strumento di protezione e diversificazione del tuo portafoglio seguendo le regole del ribilanciamento che ti consentiranno di incrementare sui ribassi e vendere sui rialzi.

Leggi anche:

I migliori fondi ed etf obbligazionari;

Obbligazioni: la scelta tra fondi, etf e titoli singoli;

Obbligazioni USA o obbligazioni Cina: quali scegliere?

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3 Comments

  1. Ottimo articolo come al solito David! Bravo!
    Aspetto con ansia l’articolo con linee guida su come costruire la parte obbligazionaria all’interno di un portafoglio di etf bilanciato (obb. euro? usa? globali? hedged? Solo governative? ecc)
    Io ad esempio porto avanti un piccolo pac e non so cosa scegliere:
    – obb. euro?
    – usa?
    – globali?
    – hedged?
    – Solo governative o anche corporate ed emergenti?
    – …
    Sono sicuro che ci fornirai degli utilissimi spunti, grazie e buona domenica!

    1. Grazie Andrea!
      Come si dice: stay tuned 😉

  2. …le obbligazioni sono debito altrui, il premio al rischio offerto dipende sostanzialmente dalla credibilità dell’emittente, ivi compresa la valuta e dai tassi di mercato. Preservare il valore sul lungo termine può riuscire sul prezzo nominale, raramente si riesce ad avere un rendimento reale positivo, infatti da sempre, ivi inclusi i bot anni ‘80, non hanno protetto il potere d’acquisto, quindi ora e in futuro si deve perseverare il ritorno del capitale prima che quello dal capitale. Meglio avere un ritorno nominale negativo ma rivalutato in potere d’acquisto positivo alla scadenza. Un esempio? Bund tedesco a 10 anni, oggi rende -0,26%, quindi nominalmente rimborsa 97,4/100, ma se l’investitore a tale scadenza si trova ad avere una valuta base diversa dall’euro, magari una nuova lira, il rendimento reale è verosimilmente positivo… quindi può creare plusvalenza anche un prezzo nominale negativo. Ecco perché ha senso detenere anche titoli di alta qualità con rendimento nominale negativo.

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