Nonostante l’estate sia il periodo che tradizionalmente dedichiamo al riposo e alle vacanze, per molti rappresenta anche il momento giusto per riordinare le idee e riflettere su ciò che è importante per pianificare al meglio il proprio futuro.
Eccoci dunque arrivati al secondo articolo della miniguida estiva di pianificazione finanziaria dove capiremo come individuare il rischio di cui puoi farti carico, ovvero come calcolare l’esposizione azionaria più adatta alle tue esigenze.
Ti ricordo anche il primo articolo di questa guida dedicato al fondo di emergenza, fondamentale per comprendere qual è l’ammontare di capitale che effettivamente puoi permetterti di investire (è stato pubblicato anche il terzo articolo della guida dedicato agli asset difensivi)
Le diverse accezioni di rischio
Istintivamente associamo al rischio qualcosa di negativo, come un pericolo da evitare.
“Rischioso” è sinonimo di decisioni spregiudicate, prese senza un’attenta valutazione delle possibili conseguenze.
In realtà farsi carico di rischi gestibili e calcolabili fa parte della nostra “tranquilla” vita quotidiana. Accettare un incarico, cambiare lavoro, sposarsi, fare dei figli o, più semplicemente, pianificare una vacanza sono attività che implicano l’assunzione di rischi necessari per condurre un’esistenza appagante.
Allo stesso modo il rischio finanziario quando è quantificabile e gestibile rappresenta l’opportunità per valorizzare i nostri soldi, purché venga affrontato con consapevolezza e strategia.
Quando si parla di portafogli di investimento il rischio è strettamente legato all’esposizione azionaria. Non a caso le azioni vengono definite un “asset rischioso”: tanto più elevata sarà l’esposizione azionaria, tanto più rischioso sarà il portafoglio.
Nei paragrafi seguenti cercheremo di trovare un modo pratico per misurare il concetto astratto di rischio.
Prima, però, vediamo davvero di capire quali siano i diversi punti di vista attraverso i quali l’investitore dovrebbe pensare al rischio:
- Necessità di rischio:
Se voglio trascorrere le mie vacanze in mete esotiche, magari lontane dalle rotte turistiche più gettonate, devo essere disposto a fare un lungo viaggio aereo probabilmente con più scali e raggiungere un luogo molto diverso rispetto a quello in cui sono abituato a vivere. Questo significa doversi far carico di rischi di vario tipo: dal perdere una coincidenza o smarrire i bagagli, alle difficoltà con la lingua straniera fino, addirittura, al potenziale guasto aereo.
Se voglio godermi la vacanza ho bisogno di correre e gestire questi rischi.
Lo stesso vale per il piano finanziario: in funzione di un obiettivo più o meno ambizioso ho necessità di accollarmi un determinato rischio e, quindi, una certa esposizione azionaria.
In mancanza dell’assunzione di un certo livello rischio non sarò in grado di ottenere quel rendimento di lungo termine che mi consentirà di integrare una pensione, pianificare un’uscita anticipata dal mondo del lavoro o comprare una casa al mare. Un determinato livello di rischio e, quindi, una determinata esposizione azionaria sono necessari al raggiungimento di un determinato obiettivo. L’alternativa è la certezza di non riuscire a realizzarlo. - Capacità di rischio:
Per chi ama trascorrere le vacanze in montagna, il trekking è una delle attività più appaganti. Ci sono sentieri con diversi livelli di difficoltà adatte a camminatori più o meno allenati.
In mancanza di un’adeguata preparazione non potrò percorrere i sentieri più impegnativi e insidiosi perché non ne ho la capacità fisica. Se non ho valutato adeguatamente il grado di difficoltà del sentiero che ho intenzione di percorrere, potrò trovarmi nella spiacevole condizione di abbandonarlo, magari a metà del cammino, con spreco inutile di tempo e di energie.
Così come in montagna devo commisurare il percorso alla mia capacità fisica, in finanza devo commisurare il portafoglio alla mia capacità di rischio: se ho necessità di disporre del capitale entro i prossimi 5 anni (ad esempio per comprare un immobile o per finanziare lo studio di un figlio) dovrò necessariamente ridimensionare il rischio del mio portafoglio per evitare di incorrere in uno sgradevole ribasso di mercato proprio al momento del prelevamento. - Tolleranza al rischio:
Ci sono persone a cui piacerebbe davvero trascorrere una vacanza ai caraibi o alle Fiji ma non trovano il coraggio per affrontare un lungo viaggio aereo (magari senza rendersi conto che la vacanza in auto è, statisticamente, molto più rischiosa).
Con un adeguato livello di informazione e di educazione queste persone potrebbero, probabilmente, vincere la loro paura dell’aria e della distanza.
Ancora una volta l’analogia calza anche in finanza: l’eccessiva avversione al rischio, così come l’incosciente propensione al rischio, dovrebbero essere migliorate ed affinate con la conoscenza e con l’informazione.
Nei paragrafi successivi proveremo proprio a trovare le informazioni pratiche necessarie per maturare una giusta coscienza e consapevolezza finanziaria che ci consenta di assumerci il livello di rischio più appropriato alle nostre necessità (di rischio) e alle nostre capacità (di rischio).
Due step per trovare la percentuale di azioni più adatta alle tue esigenze
Abbiamo già trattato questo argomento in un precedente post, oggi proveremo ad approfondire e aggiornare le informazioni già condivise per avere un quadro più completo.
Una larga maggioranza di investitori è convinta che la percentuale di capitale da destinare all’investimento azionario sia funzionale al rendimento che si intende realizzare: tanto più si vuole guadagnare, tanto più elevata deve essere l’esposizione azionaria.
Il bear market obbligazionario tutt’ora in corso non ha fatto altro che radicare ulteriormente questa pericolosa convinzione.
E’ sicuramente vero che, a fronte di una maggior esposizione azionaria (e quindi di un maggior rischio), corrisponde un maggior rendimento a lungo termine.
L’aspetto che viene trascurato è che aumentare la percentuale di azioni significa esporsi a ribassi più profondi e a tempi di recupero più lunghi. Chi non è in grado di tollerare questi ribassi non sarà capace di raccogliere quei rendimenti “di lungo termine” a cui si era illuso aver diritto.
Per definire correttamente la propria esposizione azionaria ideale dobbiamo trovare risposta a queste due semplici domande:
Qual è il ribasso massimo che sono disposto ad accettare?
Le azioni salgono sempre nel lungo termine ma, periodicamente, scendono, e anche molto, nel breve.
La vera tolleranza al rischio di un investitore si misura durante le fasi di ribasso e non quando i mercati crescono in modo lineare.
La prima domanda che l’investitore dovrebbe porsi prima di investire in azioni è: “qual è il ribasso massimo che posso tollerare?”
Per capire cosa può attenderci in termini di ribasso massimo (cd. “drawdown”) ci viene in aiuto lo studio dei dati storici:

Questa tabella mostra i ribassi massimi subiti da diversi portafogli costruiti utilizzando diverse combinazioni di due sole asset class: titoli di stato e azioni.
Partendo da sinistra troviamo il portafoglio investito per il 100% in titoli di stato (100/0)..
Via via che ci spostiamo verso destra aumenta l’esposizione azionaria del 10% fino ad arrivare al portafoglio investito interamente in azioni (0/100).
Sulla base di questi dati è stata teorizzata una regola empirica tanto semplice quanto efficace: l’esposizione azionaria del portafoglio dovrebbe essere, più o meno, pari al doppio del ribasso massimo che si è disposti a sopportare.
Infatti un portafoglio 60/40 (nell’immagine è riportato con la combinazione inversa 40/60) ha subito un ribasso massimo di circa il 30%.
Sulla base di questa regola, la successiva tabella consente di quantificare l’esposizione azionaria in funzione del ribasso massimo. Per ogni soglia di ribasso viene proposta la rispettiva combinazione azioni/obbligazioni.

Non è finita qui: veniamo adesso alla seconda domanda.
Quanto tempo sono disposto a rimanere in “apnea finanziaria”?
Il ribasso massimo è sicuramente un dato importante per misurare la rischiosità di un portafoglio, ma non è sufficiente.
Durante la crisi del Covid-19 le azioni sono crollate repentinamente del 35% circa, che è stato recuperato nel giro di 7 mesi circa.
Nel 2022 il ribasso è stato “solo” del 25% ma sono occorsi 2 anni per recuperare la perdita.
Quale dei due bear market è stato più doloroso per l’investitore?
Oltre al massimo ribasso (drawdown) deve essere considerato anche il tempo necessario per recuperare la perdita. Il tempo intercorrente dall’inizio del ribasso fino al recupero completo della perdita viene detto “underwater period”.
L’apnea finanziaria”, abbinata a una determinata esposizione azionaria, è il secondo elemento da considerare per valutare correttamente la propria tolleranza al rischio.
Come per il ribasso massimo, vediamo allora quali sono i tempi di recupero richiesti dalle diverse combinazioni di portafogli:

Partendo dall’alto la tabella mostra i tempi di recupero per le diverse combinazioni di portafogli con esposizione azionaria crescente.
NOTA:
Questi dati vanno letti con un po’ di spirito critico per quanto riguarda i risultati dei portafogli più prudenti: il bear market obbligazionario iniziato nel 2022 rappresenta un “cigno nero” che ha condizionato in senso negativo i risultati delle combinazioni dei portafogli più prudenti. Il motivo di questa “alterazione” è imputabile ai rendimenti eccezionalmente bassi che le obbligazioni presentavano all’inizio del ciclo di rialzo dei tassi del 2022. I portafogli obbligazionari presentavano un’elevata vulnerabilità che, tuttavia, ora è stata superata grazie proprio al rialzo dei rendimenti (per approfondire meglio questo concetto suggerisco la lettura di questo post).
Incrociare ribasso massimo con tempo di recupero massimo
Per capire davvero qual è il rischio che si è disposti a tollerare, le due informazioni precedenti devono essere messe in relazione:
sulla base del ribasso massimo che si è in grado di tollerare, verrà individuata una determinata esposizione azionaria. Questa esposizione dovrà però essere conciliabile con il tempo di “apnea finanziaria” che si è disposti ad attendere prima di recuperare il ribasso
Ad esempio se si è disposti a sopportare una flessione del 35% si potrà ambire a una percentuale azionaria del 70%. Tuttavia se non si vuol attendere più di 2 anni per recuperare il terreno perduto, l’esposizione azionaria dovrà essere ridotta al 40%.

Questo è uno schema logico, semplice ma efficace, che riassume i concetti fin qui espressi:

Rischio azionario: l’importanza della diversificazione
Fin qui abbiamo pensato soltanto al lato oscuro dell’investimento azionario, ovvero ribassi e tempi di recupero.
Proviamo adesso a soffermarci sull’aspetto che più ci piace, ovvero il rendimento.
Il rendimento restituito da un portafoglio è quello che determina il successo o l’insuccesso di un piano finanziario di medio lungo periodo. Ottenere un rendimento troppo basso può significare non essere in grado di uscire dal mondo del lavoro nei tempi che ci eravamo prefissati o, magari, non poter comprare una barca a vela per cambiare vita o qualsiasi altro obiettivo per cui valga la pena investire.
Molti piani finanziari spesso vengono redatti formulando ipotesi di rendimento sulla base dei rendimenti medi del mercato azionario.
L’errore di approssimazione che spesso commettiamo è quello di pensare che un orizzonte di lungo termine (10, 15, 20 anni) è quello che ci assicurerà quel rendimento di cui abbiamo bisogno per giungere a destinazione.
Negli ultimi 50 anni il mercato azionario statunitense (quello che ha prodotto i rendimenti migliori) è cresciuto a un passo del 10% annuo circa.
Per quanto tu possa pianificare a lungo termine, difficilmente il tuo orizzonte temporale sarà di 50 anni.
10, 15 e 20 anni sono, probabilmente, periodi di tempi più umanamente conciliabili con una pianificazione di medio lungo termine.
Il rendimento su questi periodi di tempo può essere molto diverso da quel 10% annuo medio a cui guardiamo e che, spesso, viene preso come riferimento per “pianificare a lungo termine”.
Questa tabella mostra i possibili range di rendimento per le diverse combinazioni di portafoglio azioni/obbligazioni per un periodo di investimento di 10 anni:

Ipotizziamo che tu abbia individuato nel portafoglio 60/40 la tua allocazione ideale per raggiungere i tuoi obiettivi. Diciamo che la dea bendata ti ha voluto particolarmente bene e tu sia riuscito a catturare il decennio migliore: il tuo rendimento annuo sarebbe stato ben del 16,38%.
Ma cosa sarebbe accaduto se, viceversa, fossi stato particolarmente sfortunato? Il tuo rendimento annuo sarebbe stato di appena il 2,21% (stiamo parlando del decennio 1999 – 2009).
Anche se il tuo orizzonte temporale fosse stato superiore a 10 anni, magari addirittura 20, come ti saresti comportato dopo aver ottenuto un misero 2,21% (ampiamente al di sotto di un investimento in titoli di stato!) a fronte di una così lunga attesa? Non avresti preteso una meritata ricompensa? Saresti riuscito a tenere duro magari per altri 10 anni?
Ecco la stessa tabella questa volta su un periodo di investimento di 20 anni:

La tabella mostra in modo piuttosto eloquente i benefici di un approccio di lungo termine: il risultato peggiore per un portafoglio 60/40 sale al 5,87%.
In ogni caso si tratta ancora di rendimenti mediocri per un orizzonte di lungo periodo.
Il problema del lungo periodo è che l’attesa può essere davvero insopportabilmente lunga (ne abbiamo parlato in questo articolo) e questo aspetto ha due implicazioni fondamentali:
- Potresti scoprire di non essere così paziente.
Viviamo nell’era del “tutto e subito” dove possiamo trovare risposte su internet in pochi secondi, dove non dobbiamo più attendere lo sviluppo del rullino per le nostre foto e dove siamo abituati a ottenere risultati senza attese inutili. Pianificare su orizzonti di 10 anni senza preoccuparsi dei risultati intermedi è già molto difficile, pensare a 20 anni è fuori dalla portata della maggior parte delle persone (fanno eccezione Warren Buffett e pochi altri). Piuttosto che puntare alla strategia che massimizzi il risultato di lunghissimo termine, dovremo sceglierne una che ci consenta di sopravvivere al breve termine accompagnandoci a destinazione senza farci spazientire; - Potresti non essere così fortunato.
Pazienza, disciplina e un orizzonte di lungo termine sono ingredienti fondamentali per il successo di un piano finanziario. Occorre aggiungere un ingrediente a queste tre doti: sapersi difendere dalla sfortuna.
Disponiamo di una sola vita e non possiamo permetterci che il nostro piano finanziario fallisca. Le tabelle appena condivise mostrano combinazioni di portafogli composti con titoli di stato e azioni statunitensi. Il mercato azionario più promettente del mondo non è sempre così generoso come crediamo.
Diversificare l’esposizione azionaria significa mettersi nella condizioni di migliorare i risultati nello scenario peggiore. Diversificare i motori del rendimento azionario significa ridurre il ruolo della fortuna nel successo di un piano finanziario.
Concentrare l’esposizione azionaria su un unico mercato promettente significa aumentare la probabilità di portare in alto l’asticella del rendimento nel “best case” ma, allo stesso tempo, sprofondare verso il basso in caso di “worst case” con conseguente fallimento del piano finanziario.
Diversificare, all’opposto, vuol dire rinunciare a rendimenti stratosferici nello scenario migliore ma, al tempo stesso, avere la certezza di ottenere rendimenti accettabili anche nel caso peggiore. Ecco perché si dice che la diversificazione salva te e il tuo piano finanziario dal fallimento o, come più mi piace dire, riduce il rischio di rimpianto nel medio lungo termine.

In questo articolo dedicato all’esposizione azionaria puoi trovare alcune indicazioni pratiche per una corretta diversificazione.
Nel prossimo articolo vedremo come migliorare i risultati con un corretto utilizzo degli asset difensivi
Leggi l’estratto gratuito del mio libro:

Conclusioni
Un buon portafoglio dovrà essere a prova di rimpianti
Daniel Kahneman
Prima di intraprendere un viaggio verso una meta ambita, è buona norma capire cosa può attenderci lungo il percorso.
Un portafoglio capace di portarci lontano non può prescindere da un’adeguata esposizione azionaria. Diventa, tuttavia, fondamentale capire cosa può aspettarci lungo il percorso nel bene ma, soprattutto, nel male: chi si fa trovare impreparato rischia di non riuscire ad arrivare a destinazione.
Ribassi più o meno importanti con tempi di recupero più o meno prolungati rappresentano la normalità e non l’eccezione. Capire quanto può scendere il tuo portafoglio e quanto a lungo potresti dover attendere per recuperare, è un buon modo per individuare il rischio azionario più adatto a te.
In questo articolo ci siamo focalizzati sull’aspetto generale, comune alla maggioranza degli investitori: misurare il rischio in termini pratici per scegliere un portafoglio di lungo periodo.
La scelta del portafoglio, per quanto importante, è la parte finale del processo di pianificazione finanziaria che deve trovare risposte obiettive alla effettiva necessità e capacità di rischio.
Il portafoglio rappresenta la prescrizione finale di una diagnosi personale redatta con un processo di pianificazione finanziaria che deve, naturalmente, tener conto delle esigenze e delle caratteristiche personali e uniche di ognuno di noi.


…l’ingresso graduale nel mercato di rischio premia sempre a maggior ragione sul lungo periodo. Attuazione pratica? Fatto 100 il mio asset azionario stabilito, 25/50 entro secco nel mercato e poi attuo un PAC per il capitale mancate sul mio orizzonte temporale prefissato. Nei momenti di flessione del mercato del 5% raddoppio il versamento mensile, del 10% triplico e in caso di movimenti più profondi posso anche decidere di coprire integralmente il piano. Ancora complimenti per il tuo Libro grande David!
Grazie Luca! 🙏