LAZY PORTFOLIO CHECKLIST

Non ci sono solo i ribassi a tormentare gli animi degli investitori: l’incapacità di riuscire a vedere una chiara tendenza degli indici azionari (ovviamente si spera verso l’alto🤞) rischia di far perdere quel poco di speranza rimasta.

Cosa sta succedendo ai principali Lazy portfolio?

I lazy portfolio sembrano essere  inchiodati al palo: le performance da qualche mese a questa parte sono praticamente piatte.
Una situazione  sicuramente non drammatica, ma che diventa frustrante dopo il dolore inflitto da un anno horribilis come quello da poco archiviato. 

A cosa è dovuto questo inceppamento nel motore delle performance?

C’è qualcosa che non va nei portafogli?

In questo articolo daremo uno sguardo alla situazione generale sui mercati finanziari, e a come si stanno comportando i più famosi lazy portfolio per capire se e quali iniziative intraprendere.

Frustrazione da range trading

Gli indici azionari, dopo aver avviato una fase di marginale rimbalzo dai minimi dello scorso ottobre, hanno frenato la corsa.
Ormai da qualche mese i mercati azionari si muovono all’interno di un intervallo di oscillazione relativamente ristretto: si alternano brevi rialzi che vengono poi vanificati da ribassi.
Il risultato è che le quotazioni non vanno, praticamente, da nessuna parte.
Gli esperti di analisi identificano questa fase con il termine range trading
Questa immagine mostra l’andamento dell’S&P500 con l’evidenza dell’attuale range trading:

FASE LATERALE S&P500

Dal mese di febbraio le quotazioni sono rimaste pressoché invariate
A complicare il quadro gioca anche l’effetto cambio: i portafogli costruiti con ottica globale sono inevitabilmente esposti al dollaro che dall’inizio dell’anno si è indebolito nei confronti dell’euro. 
Il risultato è che l’investitore europeo esce da questo quadro ulteriormente penalizzato.
In realtà, la situazione non rappresenta nulla di anomalo: i mercati azionari possono salire, possono scendere o possono anche muoversi in maniera laterale.

Azioni e Obbligazioni: performance a confronto

L’anno in corso non si è certo aperto sotto i migliori auspici.
Le tanti nube addensate sul futuro dell’economia e dei mercati e le sempre più concrete prospettive di recessione lasciavano presagire il peggio.
Al tempo stesso, rendimenti obbligazionari finalmente degni di questo nome suggerivano che l’allocazione in bond sarebbe stata la scelta più saggia (rendimento + protezione da una possibile recessione).
Non a caso il posizionamento dei grandi asset manager vedeva una netta preferenza per l’investimento obbligazionario.

Questo è quello che è accaduto:

AZIONI VS OBBLIGAZIONI
Azioni: indice MSCI ACWI – Obbligazioni: indice Global Aggregate

Lazy portfolio: a che punto siamo?

Osservando le performance si comprende che, a dispetto di tutte le più ragionevoli analisi di inizio anno, i portafogli maggiormente esposti alle azioni hanno fatto decisamente meglio di quelli maggiormente esposti alle obbligazioni.

2023 LAZY PORTFOLIO
Dati in euro

Al primo posto nella classifica dei top performer troviamo il Permanent Portfolio che ha beneficiato sia del contributo dell’azionario e delle “brillanti” performance dell’oro.

Segue il portafoglio 60/40 (che in molti danno ormai per morto) e a ruota l’All Seasons, il portafoglio Swensen, il Pinwheel e il Golden Butterfly.

La grafica sembrerebbe anche suggerire che i portafogli maggiormente diversificati sono quelli che in questa prima parte dell’anno, hanno fatto peggio: chi si è dato più da fare ha prodotto minori performance in barba a tutte le logiche di diversificazione.

Che fare a questo punto? E’ giunta l’ora di salire sul treno dei rialzi azionari e abbandonare la diversificazione con la prospettiva di ridurre i tempi di recupero?

Oppure il peggio deve ancora venire: meglio tirare una riga, mollare tutto e puntare su singoli bond (magari con una strategia laddering)?

Superare il range trading: che fare?

Il nostro cervello funziona in modo decisamente ingannevole: ha la tendenza a proiettare nel futuro il passato recente.
La nostra mente ci porta a focalizzarci troppo sugli avvenimenti recenti pensando che siano diventati la  nuova normalità: scoppia la guerra e i prezzi delle materie prime non torneranno mai quelli di prima (performance materie prime 2023: – 10% ca.), salgono i tassi e non smetteranno più di salire, scendono le azioni e non smetteranno più di scendere, i portafogli non salgono e continueranno a non salire  e potremmo continuare a lungo.

La struttura dei lazy portfolio è basata su scenari che includono tutti i possibili regimi economici e tutte le fasi di mercato (rialziste, ribassiste e laterali).
L’obiettivo è quello di ottenere una performance “abbastanza buona” per molto tempo che è molto più potente di “eccellente”  per poco tempo (cit).

Quando ci concentriamo troppo sulla performance di breve termine perdiamo di vista la struttura complessiva del nostro portafoglio e l’obiettivo del nostro percorso di investimento.
Molto spesso ci convinciamo  che un  portafoglio che non dà i risultati sperati nel tempo sperato (mentre altre singole asset class o altre soluzioni di investimento ottengono risultati migliori) abbia dei problemi.
Ci mettiamo, così, alla ricerca di soluzioni a un problema che in realtà non esiste:
aumentiamo o diminuiamo l’esposizione azionaria, vendiamo questa o quella asset class, cambiamo un asset allocation che non ci dà gratificazione immediata!
Tutte queste queste tentate soluzioni non fanno altro che creare dei problemi finanziari reali che diventano impossibili (o quasi) da risolvere.

Se un portafoglio è correttamente attrezzato per superare tutti i regimi economici e i contesti di mercato, non c’è nulla da cambiare anche se la performance di breve termine è deludente.

contatta David Volpe

Il tuo Lazy Portfolio supererà la fase  di stallo? Check List di controllo

Adesso vediamo alcune indicazioni per verificare, in modo pratico, l’efficacia dell’asset allocation scelta.

Asset difensivi

Un portafoglio “a prova di recessione” deve inevitabilmente contemplare asset difensivi.
Visto che non ci è dato sapere quando e se la tanto temuta recessione (che, ricordo, è una normale fase del ciclo economico) arriverà, è fondamentale che le asset class difensive abbiano una valenza strategica all’interno del portafoglio (vale a dire devono essere sempre presenti e non inserite quando lo si ritiene più opportuno).

L’asset class che svolge al meglio questo ruolo è quella obbligazionaria.
Certo, il 2022 è stato un anno orribile in cui, anziché proteggere, i bond sono andati a picco.
In realtà, uno studio attento della storia insegna che l’asset class obbligazionaria è destinata a soffrire in contesti di inflazione elevata e poco prevedibile (come, appunto, il 2022 – ne parlo dettagliatamente in questo post).
Volendo semplificare al massimo, i bond servono per proteggere da scenari recessivi e deflattivi (bassa crescita economica e bassa inflazione).
La protezione dall’inflazione si realizza attraverso altre asset class come oro e materie prime.

Bisogna prestare attenzione a non proiettare nel futuro il passato recente: nel 2022 abbiamo visto un regime economico caratterizzato da elevata inflazione.
In caso di recessione (scenario economico ben diverso) i bond torneranno a fornire adeguata protezione. 
Quali obbligazioni utilizzare?
Le categorie che non possono mancare in un portafoglio solido sono obbligazioni governative (globali ed europee) e obbligazioni indicizzate all’inflazione (tratto la corretta diversificazione dell’esposizione obbligazionaria in questo post).
Attenzione a credere che archiviato (forse) il problema dell’inflazione, le obbligazioni indicizzate siano diventate superflue: il funzionamento di questa asset class (che proprio oggi è diventata particolarmente attraente) è tutt’altro che intuitivo (ne parlo in questo post).

Asset per il rendimento

Il rendimento di un portafoglio viene chiaramente dall’esposizione azionaria.
Affinché le azioni siano in grado di esprimere adeguatamente il loro potenziale di rendimento, diventa indispensabile perseguire un’efficace diversificazione.
Diversificare significa, in primo luogo, evitare di concentrarsi su ciò che e più salito o su ciò che è stato maggiormente penalizzato: non è detto che ciò che è già salito debba necessariamente scendere né, tantomeno, ciò che è sceso debba salire più rapidamente.
Credo sia superfluo ricordare che investire in singoli titoli azionari sia altamente sconsigliabile:
la certezza di successo si raggiunge utilizzando strumenti ampiamente diversificati come fondi ed etf (raccomandazione assolutamente valida anche per le obbligazioni).

L’esposizione  azionaria dovrà essere declinata per:

  • Diversificazione geografica;
  • Diversificazione fattoriale;
  • Diversificazione settoriale

L’argomento merita sicuramente una trattazione specifica e più approfondita:
ho dettagliatamente affrontato il tema della corretta diversificazione azionaria in questo post.

Vale, infine, la pena ricordare che Benjamin Graham nel suo L’investitore intelligente ricordava:
“Si può guadagnare davvero bene investendo nel mercato azionario? Sì che si può, a patto di diversificare il portafoglio azionario e a patto di non perdere la pazienza se i titoli non cominciano a salire appena li avete comprati”.

Corretta interpretazione dei ruoli

Uno dei principali motivi di insoddisfazione negli investimenti viene dal fatto di non riuscire a identificare correttamente i ruoli delle asset class principali, azioni e obbligazioni.
Non si può scegliere una asset class destinata alla protezione del portafoglio in funzione del rendimento offerto.
Ad esempio, una obbligazione high yield offrirà necessariamente un rendimento più elevato di un’obbligazione governativa. Il problema è che quando arriverà una recessione l’obbligazione high yield vacillerà  tanto quanto le azioni.

Considerazione analoga può esser fatta per l’investimento azionario: pensare di difendersi da una recessione solo con strategie azionarie a bassa volatilità (low volatility) o con settori difensivi finirà, inevitabilmente, per dare risultati deludenti.

Un’ultima considerazione da fare riguarda i presunti tatticismi: evitare di inserire questa o quella asset class perché è salita troppo sembra una scelta dettata dal buon senso che, tuttavia, finisce per produrre portafogli inefficienti. 

Come mixare difesa e attacco

Uno dei principali problemi da risolvere riguarda il corretto bilanciamento tra asset per il rendimento e asset per la protezione. 
Partiamo dal dire cosa non si dovrebbe fare: pensare di poter ridurre e incrementare le posizioni in funzione del ciclo di mercato.
Capiamo bene a che gioco giochiamo: non siamo gestori (che, ricordo, nella maggior parte dei casi non riescono a battere il mercato) ma investitori che, ammettiamolo subito, non sono in grado di capire come evolveranno i mercati.
Questo è il senso dei principali lazy portfolio.
Una volta capito questo si dovrà valutare l’esposizione azionaria in funzione dei propri obiettivi e della propria tolleranza al rischio (in questo post trovi le indicazioni pratiche per individuare l’esposizione azionaria più adatta alle tue esigenze).

Gestione del rischio valutario

Oltre ad un’adeguata combinazione tra le diverse asset class, diventa fondamentale gestire correttamente anche il rischio valutario a cui i portafogli  “globali” sono inevitabilmente esposti.
Un portafoglio creato per beneficiare della crescita dei mercati finanziari globali diventa necessariamente esposto al dollaro che rappresenta la valuta in cui sono espresse le principali asset class.

Se da un lato è vero che il rapporto di cambio tra le principali valute (come euro e dollaro) può rimanere costante nel lungo termine, le oscillazioni di breve e medio termine  possono seriamente compromettere i risultati.
Ecco perché è importante seguire alcuni accorgimenti per una corretta gestione del rischio di cambio (ne ho parlato in modo più approfondito in questo articolo).

Regole di ribilanciamento

Ogni portafoglio ben congegnato necessita di una banalissima attività di ribilanciamento periodico.
La funzione del ribilanciamento è quella di ricondurre il portafoglio agli equilibri inizialmente individuati che vengono sistematicamente alterati dalle naturali fluttuazioni del mercato.
Il processo di manutenzione è molto semplice a livello teorico ma ben più arduo quando si ha a che fare con soldi veri e con le bizzarrie del mercato.
Pensare di poter ribilanciare senza aver predisposto un insieme di regole per disciplinare questa attività equivale a guidare come un pazzo a fari spenti nella notte (cit.).
In questo articolo ho individuato alcune delle principali regole per seguire una corretta attività di ribilanciamento.

Backtest del tuo lazy

Bene, hai passato tutte le fasi di controllo e hai ideato il tuo portafoglio ideale.
Prima di procedere devi capire cosa può riservarti l’asset allocation scelta.
Per avere un’idea chiara di ciò che davvero può aspettarti è vivamente consigliabile effettuare backtest su periodi che contemplino tutti gli scenari economici che si alterneranno nel prossimo futuro: inflazione e crescita economica sono le due variabili che determinano l’evoluzione dei 4 cicli economici e de rispettivi  scenari di mercato:

REGIMI ECONOMICI LAZY PORTFOLIO

E’ quindi utile backtestare la propria asset allocation su periodi di tempo ragionevolmente lunghi.
In questo articolo puoi trovare alcuni siti che consentono di effettuare backtest gratuitamente.

Backtest della tua consapevolezza

L’ultima fase riguarda il raggiungimento della tua consapevolezza.
Probabilmente si tratta della parte più difficile.
Tuttavia, esiste un modo decisamente semplice per fare una verifica in autonomia:
sei in grado di ricordarti (senza controllare) quante asset class e quanti strumenti compongono il tuo portafoglio?
Sai individuare quale ruolo svolge ognuna di esse?
Rispondere a queste banali domande dà una prima misura importante del tuo livello di consapevolezza.

Cosa aspettarsi dopo un periodo di lateralità

Le fasi di lateralità non sono un’anomalia dei mercati e dovremo imparare a non lamentarci di un mercato in stallo e interpretare queste fasi come una salutare parentesi.
Questo grafico mostra l’andamento dell’S&P500 l’indice che, per storia e profondità di dati, viene più spesso preso come riferimento.
Negli ultimi 20 anni fasi come quella attuale (cerchiate in rosso) si sono presentate periodicamente:

FASI LATERALI MERCATI AZIONARI

Gli intervalli  di lateralità evidenziati sono durati dai 4 ai 6 mesi dopodichè il mercato azionario ha proseguito il suo trend rialzista.
Questi periodi hanno un elemento in comune: le performance che seguono non arrivano mai come vorremmo che fosse.
La successiva fase rialzista si realizza in modo improvviso oppure con gradualità senza clamore nel totale disinteresse della massa.
In entrambi i casi per avere la certezza di partecipare al rialzo è necessario rimanere investiti.
Non esistono alternative: dunque diventa fondamentale trovare un portafoglio che ci consenta di rimanere investiti più a lungo possibile.

Conclusioni

Il prezzo da pagare per le performance a lungo termine é rinunciare a concentrarsi sulle performance a breve termine 

D. Muthukrishnan

Dopo oltre un anno di ribassi, una fase di lateralità non è certo uno scenario idilliaco ma non rappresenta nulla di anomalo.
Un lazy portfolio ben costruito resta la strategia più efficace per raccogliere le performance che l’economia e i mercati finanziari continueranno a produrre.

Certo, questa fase noiosa potrebbe protrarsi ancora e il tanto atteso duraturo rimbalzo potrebbe, invece, ancora farsi attendere.

Una cosa è certa: rialzi, crolli e range trading sono fasi cicliche nei mercati.
Generalmente un crollo di borsa o un mercato ribassista trova ampia trattazione nei  giornali e nei notiziari televisivi.
Un sacco di gente, abbagliata da facili guadagni, corre a comprare confidando in un rapido rimbalzo.
A un certo punto accade che questi investitori, dopo aver finito soldi e pazienza, non sono più disposti ad attendere né, tantomeno, a gestire una fase laterale.
Decidono di vendere tutto e iniziano a pensare all’acquisto di immobili, a investire in peer to peer lending o anche in un semplice titolo di stato che, finalmente, dà un ottimo rendimento.
I media smettono di parlare dei mercati finanziari (perché non interessano più a nessuno) e quando tutti (o quasi) hanno venduto convinti dalle previsioni più funeste, nel disinteresse generale i mercati azionari  ripartono spiazzando tutti.

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5 Comments

  1. …questo giro permettimi di iniziare dai complimenti: bravo! Noi risparmiatori abbiamo bisogno di questa professionalità che troppo spesso manca in colui che dice di esercitare “Consulenza Finanziaria”, ad esempio ti richiamo solo 2 due passaggi di questo articolo:
    1 “ …, i portafogli maggiormente esposti alle azioni hanno fatto decisamente meglio di quelli maggiormente esposti alle obbligazioni.” quanti investitori sono stati resi edotti del valore attuale come rendimento relativo e sottolineo non assoluto della parte obbligazionaria detenuta? Questo fattore nonostante il prezzo dello strumento non lo esprime, anzi lo “distorce” con un prezzo inferiore, è valore posseduto e performance positiva inespressa di portafoglio, infatti all’uopo ti richiamo il concetto di KAHNEMAN differenze tra “rumore&segnale”;
    2 “ Si può guadagnare davvero bene investendo nel mercato azionario? Sì che si può, a patto di diversificare il portafoglio azionario e a patto di non perdere la pazienza se i titoli non cominciano a salire appena li avete comprati” semplicemente lo stesso principio vale anche per la parte obbligazionaria!!!
    In ultimo confermo la NECESSITÀ di detenere valuta USD e GOLD, la storia di vita e non solo i mercati lo insegnano. Buona domenica

  2. Gentile (e generoso) David Volpe,
    Mi permetto di interpretare in maniera più ampia la tabella dei rendimenti nel biennio 2022-2023 dei “lazy”. La visione estensiva del consolidato del biennio fa balzare al top della classifica il GOLDEN BUTTERFLY, seguito dal PERMANENT e dal PINWHEEL.
    Se ho applicato bene le lezioni dei grandi – tra questi anche David Volpe – nessuno di noi deve assumere a misura solo le perfomance positive, per trascurare le voragini che si aprono talvolta sull’incertezza. Questo mi conforta molto, per aver scelto il GOLDEN BUTTERFLY come principale salvadanaio della mia famiglia, ad un’età che mi rende più nonno che padre. Ovvio che 2 anni non fanno nessuna primavera, ma mi pare che il particolare sia buona immagine del totale.
    Su queste considerazioni interessa molto il parere di David Volpe, che ringrazio comunque per quello che condivide.
    Sotto, una tabella dati dedotta dalla tabella dell’articolo.
    ————————————————
    ***portafoglio, rend. 2022, rend. 2023, saldo***
    GOLDEN BUTTERFLY -6,34 2,5 -3,84
    PINWHEEL -9,72 2,59 -7,13
    SWENSEN -12,29 2,81 -9,48
    ALLA SEASONS -14,4 3,2 -11,2
    60/40 -11,82 4,19 -7,63
    PERMANENT -8,73 4,37 -4,36
    ——————————

    1. Innanzitutto una doverosa precisazione: i rendimenti indicati sono riferiti ai portafogli per l’investitore USA e quindi concentrati su dollaro e mercato azionario statunitense.
      Di qui ai prossimi anni ci sarà sicuramente un’asset allocation che avrà fatto molto meglio delle altre. Il problema è che non c’è modo di sapere con anticipo quale sarà.
      Il Golden Butterfly presenta un ottimo livello di diversificazione (comprendendo azioni, obbligazioni e asset reali).
      E’ stato tra i migliori per rapporto rischio rendimento negli anni passati riuscendo a restituire una performance di lungo termine di poco inferiore a quella di un portafoglio totalmente azionario.
      Se devo esprimere un’opinione personale, pur considerandolo un ottimo portafoglio, non mi sentirei troppo a mio agio con esposizioni decisamente significative verso asset class particolari. Ad esempio l’esposizione azionaria è destinata per il 50% alle small cap value. Si tratta di un’asset class capace di restituire un extrarendimento nel lungo termine persino rispetto all’S&P500. Il problema è: nell’economia moderna è replicabile questo tipo di rendimento? Quale è il prezzo da pagare per ottenerlo (in termini di sottoperformance di medio periodo)?
      Questo è il motivo per cui cerco sempre di concentrare le mie asset allocation su azionario globale/obbligazionario globale/obbligazionario Europa che corredo con altre asset class, a mio avviso, indispensabili (come small cap e reit).
      Più si va nello specifico più si rischia di sottoperformare per periodi relativamente lunghi il mercato. E più si sottoperforma più si cade nella tentazione di “cambiare qualcosa”.

  3. David buongiorno,
    ho da poco creato il mio lazy portfolio (permanent) utilizzando anche titoli da lei selezionati. Notavo, e mi è stato fatto notare anche da un amico, il poco volume di scambi che caratterizza alcuni etf. Questo non li rende poco liquidi? Anche se l’orizzonte temporale è sicuramente di lungo periodo ci saranno difficoltà a rivenderli al momento di ribilanciare o di disinvestire? Ho cercato nella scelta di selezionare quelli che sono da più tempo sul mercato ma il grande numero di questi prodotti sicuramente disorienta. Grazie

    1. A mio avviso, quello della liquidità degli Etf è un falso problema purché si scelgano gli strumenti dotati di adeguato patrimonio (superiore a 100 milioni) e focalizzati sui mercati e sulle asset class tradizionali preferendo, per quanto possibile, la replica fisica. E’ teoricamente possibile che in contesti di forte stress finanziario il prezzo dell’etf possa discostarsi dal Nav (cioè il valore per singola quota della somma dei titoli sottostanti). Ad esempio durante le fasi più acute del covid alcuni Etf di Vanguard, Ishares e State Street hanno ampliato lo scostamento rispetto al Nav fino al 6%. Questi scostamenti sono, comunque, rientrati in pochi giorni. In ogni caso il problema della liquidità non è una peculiarità degli Etf: lo stesso titolo di stato statunitense (l’asset più liquido al mondo) è stato soggetto a problemi di liquidità in fasi di particolare stress.
      Il punto centrale della questione è: che motivo avrei di dover liquidare il mio portafoglio durante un contesto di stress? Vale anche per il ribilanciamento: il declino dei mercati durante la grande crisi finanziaria è durato più o meno 500 giorni: perché mai avrei dovuto decidere di ribilanciare il portafoglio proprio il 15 settembre 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers? Se vuole approfondire il tema questo articolo di Advise Only mi sembra ben fatto: https://www.adviseonly.com/capire-la-finanza/abc-finanza/abcfinanza-cose-veramente-la-liquidita-di-un-etf/

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