Stretto di Hormuz bloccato, blocco navale statunitense, dirottamenti e sequestri navali e mercati ai massimi storici.
Mentre sul fronte geopolitico tutte le opzioni restano aperte, l’S&P 500 conquista inesorabile nuove vette.
Il paradosso è reale. Ogni volta che i mercati si muovono in direzione opposta rispetto alle notizie ci affrettiamo a cercare una spiegazione plausibile:
ci sfugge qualcosa o il mercato sta prendendo un abbaglio?
Non è una domanda nuova. È una delle più antiche della finanza e si ripropone con una puntualità che dovrebbe dirci qualcosa.
Il mercato non guarda dove guardiamo noi
Facciamo spesso riferimento al fatto che il mercato aggrega l’opinione di milioni di investitori che, comprando e vendendo, esprimono la propria visione.
Questa visione collettiva ha, di norma, dimostrato di essere molto più accurata di quella del singolo investitore esperto.
Questo significa che, generalmente, quando i comportamenti dei mercati ci sembrano inspiegabili è perché ci sfugge qualcosa.
A ben guardare, il disorientamento che proviamo quando i mercati si muovono in modo (apparentemente) inspiegabile non è una sensazione nuova. Si ripete con una puntualità quasi irritante.
È accaduto nel 2020 quando, nel pieno del primo lockdown globale, i mercati hanno iniziato a recuperare. Sembrava insensato: in realtà, mentre noi guardavamo al vaccino, il mercato stava guardando alle prodigiose misure di sostegno all’economia attuate dai governi.
È accaduto nel 2022 quando il ciclo di rialzo dei tassi più repentino della storia moderna avrebbe dovuto, secondo la teoria economica, portare l’economia in recessione. Noi guardavamo ai tassi, il mercato guardava alla trasformazione dell’economia moderna, molto meno dipendente dalla stretta delle banche centrali e sostenuta da una politica fiscale che non ha mai smesso di spingere.
Lo stesso schema si è ripetuto nel 2008, dopo le dot.com, in ogni fase di stress rilevante degli ultimi trent’anni. La motivazione che ha spinto le azioni al rialzo è sempre ovvia dopo, mai prima.
Dove sta guardando il mercato oggi?
Stiamo leggendo le notizie sbagliate?
Quando ci chiediamo se il mercato stia sottovalutando la gravità degli eventi, stiamo implicitamente dando per scontato che le notizie su cui poniamo attenzione siano le stesse notizie che hanno rilevanza per il mercato.
In realtà non è così.
I milioni di investitori che operano sui mercati finanziari non giocano affatto la stessa partita.
Per un trader che opera giornalmente, ogni post, dichiarazione, blocco navale ha un peso specifico reale e immediato.
Per un investitore con un orizzonte decennale, quella stessa notizia è quasi irrilevante. Non tanto perché sia meno grave, ma perché non sposta i parametri su cui si basa la sua filosofia di investimento.
Per l’investitore di lungo periodo, ai fini pratici, esiste una sola notizia che conta davvero: la capacità delle aziende di generare utili nel tempo.
Questo grafico mette in relazione la crescita del mercato azionario statunitense (S&P 500) con la crescita degli utili aziendali:

In 125 anni di storia, prezzi e utili si muovono quasi all’unisono, testimoniando come i profitti siano il principale motore di crescita delle azioni.
A proposito di utili, come stanno andando i bilanci delle aziende?
È in corso la “stagione delle trimestrali” in cui le principali aziende quotate comunicano i risultati di bilancio per il primo trimestre dell’anno.
Questo grafico mostra lo stato di salute dei bilanci aziendali:

Per il momento hanno riportato i conti soltanto il 10% delle società dell’S&P 500, ma il responso è più che convincente: l’88% delle aziende ha battuto le stime (in verde le aziende che hanno superato le previsioni di utili nei diversi settori).
Evidentemente è questo l’aspetto su cui il mercato si sta concentrando. Non lo Stretto di Hormuz. Gli utili.
Può una crisi geopolitica compromettere questa traiettoria?
Certo che può. Un’escalation o un prolungamento del blocco delle rotte energetiche avrebbe conseguenze reali sulla redditività aziendale.
In questo momento il mercato sembra leggere la crisi come transitoria, destinata a non pregiudicare gli utili e la crescita economica.
Potrebbe avere ragione come potrebbe benissimo sbagliarsi.
Il mercato ha ragione quasi sempre
La saggezza collettiva del mercato non è sinonimo di perfezione.
Saggezza, in questo caso, significa superiorità informativa. Il mercato aggrega in tempo reale milioni di aspettative, incorpora dati che nessun investitore, singolarmente, riesce a processare e, nella maggior parte dei casi, arriva prima a una conclusione più accurata di quella di chiunque altro. Come abbiamo visto, lo ha fatto nel 2020, nel 2022 e in ogni fase di stress rilevante degli ultimi decenni.
Peccato che questa sua superiorità informativa non lo renda infallibile: talvolta il mercato prende abbagli colossali. Lo ha fatto nel 1999 quando ha creduto in utili futuri che sarebbero arrivati solo 15 anni dopo (bolla tecnologica).
Lo ha fatto nel 2006 quando ha ignorato i segnali di un mercato immobiliare costruito sulle fragili fondamenta della leva finanziaria (grande crisi finanziaria globale) e ripeterà ancora questi stessi errori.
Non esiste uno schema affidabile per riconoscere quando sta davvero sbagliando. I mercati possono distaccarsi dalla realtà ma restano un terreno umiliante per chi prova a sfruttare a proprio vantaggio le loro apparenti follie.
La storia ci insegna due verità scomode.
La prima, tanto nota quanto ignorata, è che i cicli e i mercati non si possono prevedere.
La seconda, meno ovvia, è che le storie che a posteriori contano davvero sono quasi sempre quelle di cui nessuno parla in anticipo. Non il vaccino ma lo stimolo fiscale. Non i tassi ma la trasformazione strutturale dell’economia. Non lo Stretto di Hormuz ma (forse) l’aumento degli utili. Storie invisibili nel flusso delle notizie ma decisive nei risultati.
Oggi il mercato potrebbe stare incorporando informazioni che non vediamo e avere ragione, oppure potrebbe stare commettendo uno dei suoi abbagli, evidenti solo col senno di poi.
Per chi investe, piuttosto che sforzarsi di capire quale delle due sia la risposta giusta, vale la pena impegnarsi a costruire una strategia che rimanga sostenibile in entrambi i casi.
- ➡️ Come costruire un portafoglio “sostenibile”;
- ➡️ 10 regole per costruire un portafoglio semplice ma non banale.

Conclusioni
Il mercato azionario farà tutto il necessario per mettere in imbarazzo il maggior numero di persone nella misura più ampia possibile.
Walter Deemer
Il mercato continua a praticare l’esercizio in cui è più abile: mettere a disagio la maggior parte degli investitori.
Il mercato è un meccanismo che aggrega aspettative, incorpora informazioni che non vediamo e si muove secondo una logica che spesso diverge dalla realtà dipinta dalle notizie che seguiamo giorno per giorno.
La contraddizione che viviamo in queste settimane non è un’eccezione storica ma una caratteristica strutturale dei mercati finanziari. Si ripresenta puntualmente quando il mondo si avvicina all’orlo di un precipizio.
Non capire la logica del mercato non è una sconfitta intellettuale. È la condizione normale di qualsiasi investitore consapevole. Il vantaggio dell’esperienza non sta nel capire di più, ma nel costruire una strategia sostenibile anche quando non si capisce.
Per ottenere rendimenti soddisfacenti esistono teoricamente due strade: disporre di un’intelligenza superiore capace di riconoscere quando il mercato ha torto e quando ha ragione. Oppure disporre di una maggiore tolleranza al disagio.
Nella realtà la seconda opzione è l’unica davvero praticabile.
Gli investitori che operano sui mercati non giocano tutti la stessa partita. Per chi investe con un orizzonte di lungo periodo, il disagio di queste settimane non è un segnale operativo. È il costo inevitabile di restare investiti.
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Domande frequenti
Perché i mercati salgono anche durante le crisi geopolitiche?
Perché il mercato è forward-looking: sconta le aspettative future, non le notizie del giorno. In una crisi, il mercato può già stare prezzando una risoluzione, uno stimolo fiscale o una resilienza economica che non vediamo ancora. Non significa che abbia sempre ragione — significa che guarda più avanti di quanto facciamo noi.
Il mercato ha sempre ragione?
No. Il mercato ha una superiorità informativa rispetto al singolo investitore, ma prende anche abbagli colossali — come nel 1999 durante la bolla tecnologica o nel 2006 prima della grande crisi finanziaria. Il problema è che non esiste uno schema affidabile per riconoscere in tempo reale quando sta sbagliando.
Cosa deve fare un investitore quando non capisce il mercato?
Non sforzarsi di capirlo, ma costruire una strategia sostenibile in entrambi i casi — che il mercato abbia ragione o torto. I rendimenti soddisfacenti non richiedono intelligenza superiore: richiedono una tolleranza al disagio superiore alla media.


“Per ottenere rendimenti soddisfacenti esistono teoricamente due strade: disporre di un’intelligenza superiore capace di riconoscere quando il mercato ha torto e quando ha ragione. Oppure disporre di una maggiore tolleranza al disagio.”
…mi permetto di suggerire una terza strada: non guardare cosa fanno i mercati, ma essere consapevoli di dove sono investiti i nostri soldi, infatti la conoscenza porta alla gestione anche delle emozioni indirette create dalla volatilità dei mercati. Grande come sempre David!
Concordo in pieno Luca: conoscenza e consapevolezza aiutano moltissimo. Anzi: sono indispensabili per filtrare il flusso di notizie.