I mercati sono saggi o folli?

Et voilà: i mercati azionari sono di nuovo sui massimi.

Nonostante dazi, bombe, missili, debiti pubblici alle stelle e valutazioni apparentemente fuori controllo, le azioni continuano imperterrite a scalare la vetta.
Secondo molti analisti e gestori questo rialzo sarebbe privo di fondamenta solide, vista l’incertezza che pervade ogni angolo dell’economia e della politica globale.
In altre parole, i mercati sembrerebbero scollegati dalla realtà dei fondamentali economici.

Il mercato sa qualcosa che a noi sfugge?
O siamo semplicemente davanti a un’effimera esuberanza destinata a svanire?
I mercati sono saggi profeti o folli speculatori?

In questo articolo esploreremo insieme il sottile confine tra saggezza e follia dei mercati, scoprendo come una folla di investitori possa essere sorprendentemente saggia in alcuni momenti e disastrosamente folle in altri.

Analizzeremo le fasi che trasformano la prudente saggezza collettiva in pericolosa euforia di massa e, soprattutto, capiremo come approcciarci a un mondo finanziario che cambia sempre più rapidamente.

Quando i mercati sono saggi

La teoria della saggezza collettiva, e quindi dei mercati come espressione dell’accuratezza delle opinioni espresse dalla “folla degli investitori”, affonda le radici ai primi del ‘900. L’antropologo Sir Francis Galton condusse un esperimento: durante una fiera del bestiame, Galton chiese a 787 persone di indovinare il peso di un bue.
Tra i partecipanti c’erano sia semplici visitatori che esperti allevatori.
Le risposte individuali furono estremamente varie, ma, sorprendentemente, la media risultò vicinissima al peso reale del bue, con un margine di errore inferiore a un chilogrammo. Galton aveva così scoperto che l’opinione collettiva può essere più accurata di quella del più brillante esperto singolo.

Ogni giorno sui mercati finanziari si ripete virtualmente questo esperimento: ogni investitore, più o meno esperto, esprime la propria opinione attraverso acquisti e vendite, e il risultato collettivo  (cioè il prezzo di mercato) risulta spesso più affidabile della valutazione dei singoli analisti.

Ripercorriamo gli ultimi eventi:

Il rialzo dell’S&P500 “nonostante tutto”

È un copione già visto: i mercati iniziano a recuperare quando le notizie sono ancora negative, anticipando la ripresa dell’economia. Allo stesso modo, i ribassi iniziano prima ancora che i dati economici peggiorino in modo conclamato.

In altre parole, il mercato generalmente vede più lontano degli esperti e anticipa notizie e dati economici.
Quando non è immediatamente chiaro perché il mercato si muova in una direzione, spesso quella direzione si rivela giusta anche se gli esperti sostengono il contrario (per approfondire il tema suggerisco l’ascolto di questo interessante podcast).

Tuttavia, la teoria della saggezza collettiva funziona soltanto in presenza di tre condizioni fondamentali:

  • Diversità di opinioni: i partecipanti devono avere idee differenti maturate da esperienze e competenze diverse.
  • Indipendenza: le opinioni non devono essere influenzate da quelle degli altri.
  • Decentralizzazione: nessuno deve essere in grado di manipolare o influenzare in modo decisivo il pensiero collettivo.

Quando queste condizioni vengono meno, la saggezza collettiva lascia il posto alla follia.

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Mercati: dalla saggezza alla follia

I problemi sorgono nel momento in cui la collettività inizia a condividere le percezioni distorte dei singoli.
Non c’è più diversità di opinioni perché il pensiero comune si appiattisce sulla narrazione dominante.
Gli individui si influenzano reciprocamente e la tesi dell’arrivo di una nuova era promossa dai mezzi di informazione e dagli esperti in cerca di popolarità, manipola la visione generale.

E’ a questo punto che la saggezza della folla si trasforma in follia:
gli investitori vedono che altri investitori sono d’accordo con loro e diventano ancora più sicuri di sè rinforzando  la distorsione collettiva del mercato.

Così l’intelligenza del mercato degenera in euforia irrazionale, passando attraverso fasi ben precise:

  • Incredulità e dubbio:
    I mercati rialzisti nascono tra l’incredulità, dubbio e disagio generale. Il mercato riprende progressivamente a salire, la paura inizia a dissiparsi, l’economia si risolleva e gli investitori, lentamente, riprendono a comprare azioni;
  • Eccitazione crescente:
    I rialzi proseguono e, a questo punto, gli scettici temono di perdersi il rialzo in corso e corrono a comprare. Chi attendeva una correzione per trovare un “punto di ingresso” realizza che la correzione non arriverà a breve e decide di salire sul treno dei rialzi: si manifestano i primi segnali di eccitazione ma senza eccesso di esuberanza;
  • Euforia irrazionale:
    L’economia prospera e il mercato è ormai in rialzo da diverso tempo.
    La paura di perdere l’opportunità finisce per sopraffare la paura di perdere soldi.
    Mentre tutti comprano si diffonde la tesi dell’arrivo di una “nuova era”: le nuove tecnologie sosterranno economia, utili e mercati. Le valutazioni diventano insostenibili ma, ormai, poco importa. Qualsiasi prezzo è giusto  per un mercato che non scenderà più perchè “questa volta è diverso”. Ormai il delirio collettivo è in atto: la folla è diventata folle.
SAGGEZZA FOLLIA MERCATI AZIONARI CICLO PASSAGIO

Certo la teoria è sempre molto chiara, ma in che fase ci troviamo adesso?

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In che fase siamo ora?

Purtroppo non c’è modo di saperlo.
Credere di essere “più saggi della folla” e capaci di anticipare i mercati può farci sentire intelligenti, ma di rado porta profitto.

Si possono individuare in anticipo le fasi di euforia irrazionale e le bolle speculative?  

Forse sì, ma con un elevato  tasso di falsi positivi. Non esistono indicatori affidabili capaci di identificare e anticipare la fase di eccesso o lo scoppio di una bolla (fenomeno estremamente raro nonostante, sistematicamente, qualche esperto punti il dito su l’imminente scoppio della bolla più grande di tutti i tempi).

Certo, ci sono comportamenti sociali comuni nelle fasi di euforia. Il problema è che queste fasi possono durare molto più a lungo di quanto immaginiamo, rendendo difficile trarne profitto.
Ormai abbiamo oltre mezzo secolo di dati che ci dimostrano che nessuno riesce a farlo in modo sistematico.

E lo stesso vale, ovviamente, per le fasi di disperazione.

L’incertezza è la costante che dobbiamo accettare quando investiamo. E siamo remunerati proprio per questo:  incertezza elevata significa rendimenti potenzialmente  più alti, viceversa livelli di incertezza contenuti corrispondono a rendimenti scarsi.
Alla fine degli anni ’90 tutto sembrava roseo: l’economia andava a gonfie vele, il mercato era in rialzo, e si parlava di new economy e prosperità infinita. I rendimenti del decennio successivo furono deludenti.
Al contrario, nella primavera del 2009, nel pieno della crisi finanziaria e della più grave recessione globale moderna, tutto sembrava destinato a peggiorare. Eppure i rendimenti degli anni successivi furono eccellenti.

Una delle regole da tenere bene a mente è che il mercato tende a “vederci giusto” per la maggior parte del tempo, guidato dalla saggezza collettiva. Per questo l’approccio più costruttivo è seguire la direzione del mercato, mantenendo però uno sguardo critico e consapevole.

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Conclusioni

Allinearsi al pensiero della maggioranza non sostituisce il fatto di pensare.

Warren Buffett

Oggi possiamo misurare praticamente tutto: la temperatura corporea, la pressione degli pneumatici, il tasso di umidità e la qualità dell’aria, gli utili societari e le valutazioni dei mercati azionari.
Non possiamo, invece, misurare il grado di affidabilità del mercato, quanto sia saggio o folle e quanto in alto e quanto a lungo porterà i prezzi delle azioni.

L’incertezza con cui ci confrontiamo ogni giorno è il prezzo che paghiamo per ottenere un rendimento soddisfacente e, per questo, dovremo imparare a gestirla piuttosto che a evitarla: niente incertezza, niente rendimento.

Per quanto, talvolta, rialzi e ribassi possano sembrarci immotivati,  il mercato tende ad aver ragione più spesso di quanto pensiamo. Spesso, quando sembra non “riflettere i fondamentali economici”, il mercato, grazie alla sua saggezza collettiva, riesce a vedere qualcosa che a noi sfugge ancora. Ricorda sempre che il pessimismo suona saggio ma l’ottimismo è la chiave per fare soldi.

Certo può capitare  che la saggezza del mercato degeneri progressivamente, in esuberanza, euforia e follia. Non c’è modo di anticipare queste fasi che possono essere gestite con consapevolezza, disciplina e una solida diversificazione.

Leggi anche:

Bolle finanziarie: come nascono e perché esplodono;

Tutti i motivi per cui il mercato azionario non è l’economia.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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1 Comment

  1. “La paura di perdere l’opportunità finisce per sopraffare la paura di perdere soldi”
    Il mercato non deve essere sfidato, ma vissuto costantemente accettando la sua volatilità (caratteristica e NON PERICOLO) che dopo un massimo crea sempre un nuovo massimo. Difficoltà: accettare il fattore tempo soggettivo di ogni nostro obiettivo debitamente pianificato. In sintesi ignorare il rumore dei partecipanti e seguire il segnale del mercato. Buona domenica David!

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