Ogni mercato rialzista che si rispetti ha un’abilità sottovalutata: trasformare gli investitori in inconsapevoli provetti Re Mida convinti che tutto ciò che toccano sia destinato a trasformarsi in oro.
Del resto, con le azioni che saltano da un massimo all’altro, il controvalore dei portafogli cresce a ogni verifica rafforzando la nostra sensazione di infallibilità.
Godersi i risultati e rallegrarsi di un trend favorevole è naturale.
Tuttavia, ogni tanto è utile ricordarsi dei rischi che possono nascondersi dietro a un eccesso di compiacenza nell’illusione di aver affinato le proprie abilità.
In questo articolo condivideremo alcune riflessioni utili per rimanere con i piedi per terra e per preservare le performance del nostro portafoglio dal loro peggior nemico: noi stessi.
Competenza vs Dipendenza
Quando tutto (o quasi) ciò che abbiamo comprato sale, siamo portati a pensare che la nostra intelligenza e le nostre abilità di investitori siano migliorate e che avremo automaticamente diritto a risultati sempre migliori.
In realtà, la crescita del portafoglio non è frutto di capacità straordinarie, ma semplicemente del contesto favorevole.
Mantenere questa consapevolezza è essenziale per evitare spiacevoli sorprese quando la musica sui mercati cambierà.
Rimanere con i piedi per terra non è, purtroppo, così semplice.
Studi scientifici di neurofinanza, hanno dimostrato che il cervello di un investitore che sta guadagnando “bene” dai propri investimenti reagisce in modo simile a quello di chi assume sostanze stupefacenti. Dopo un’operazione profittevole si diventa dipendenti dalla gratificazione ricevuta cercando istintivamente la successiva dose di profitto
Questa dipendenza spesso ci spinge a farci carico di rischi inutili mettendo a repentaglio anche un portafoglio ben congegnato.
Proviamo adesso a identificare quali sono alcuni comportamenti pericolosi che possono portarci sulla strada dell’assuefazione al rischio esponenziale.

L’inutilità della gestione del rischio
“Ogni volta che ribilancio il portafoglio, gli investimenti che ho alleggerito continuano a salire: che senso ha?”
La tentazione di cambiare la strategia predefinita quando il vento soffia forte nelle vele di un mercato rialzista diventa irresistibile.
Ribilanciare pazientemente il portafoglio richiede grande disciplina e metodo tanto nei mercati ribassisti quanto in quelli rialzisti. Quando le azioni salgono non vorresti mai venderne neppure una piccola parte (come previsto da una corretta attività di ribilanciamento) esattamente come non ne vorresti comprarne quando scendono durante un bear market. Sono necessari molti cicli di ribilanciamento per capire che andare “controcorrente” è un esercizio redditizio. Se avrai pazienza e disciplina con il tempo sarai ricompensato.
“Perché mai dovrei diversificare fuori dalla tecnologia o dall’S&P500 quando posso guadagnare di più e più velocemente puntando tutto su tech e USA?”
Cedere alla seduzione dell’asset più performante è un atteggiamento comune tra molti degli investitori che partecipano al bull market. E’ illogico detenere azioni che, a parità di rischio, salgono molto meno. Perché mai dovremmo inserire paesi emergenti, small cap o altri strumenti ormai superati quando possiamo salire sul treno inarrestabile dell’S&P500 o del Nasdaq?.
L’esperienza insegna che niente dura per sempre (neppure i rendimenti dell’asset class irrefrenabile) e che, nei mercati, ogni cosa è ciclica. Diversificare i “motori di performance” della parte azionaria serve per riuscire a cavalcare ogni ciclo.
“Gli asset difensivi possono essere utili quando le cose si mettono male, ma adesso sembra che non servano più a nulla. Che senso ha continuare a mantenerli? Non è forse meglio disfarsene per reinserirli in futuro?”
I bull market riescono a portare anche gli investitori più esperti ad abbandonare un buon processo. Linee guida e regole impostate prima dell’avvio del mercato rialzista passano in secondo piano: sembra stupido detenere asset difensivi (che, peraltro, non sembrano funzionare neppure più neppure così bene) quando le azioni continuano inesorabilmente a salire.
Volendo fare una banale analogia gli asset difensivi dovrebbero essere pensati come l’airbag di un’auto: non puoi pensare di attivarlo solo quando prevedi un incidente. Deve essere sempre al suo posto, pronto a proteggerti quando serve.
Purtroppo tendiamo inconsapevolmente a rimuovere dalla nostra mente il disagio che abbiamo provato l’ultima volta che le azioni sono crollate sotto i colpi del bear market. O, più semplicemente, non abbiamo mai avuto a che fare con un vero bear market angoscioso
Questo, per esempio, è ciò che è accaduto all’indice tecnologico Nasdaq durante il mercato ribassista del 2000:

Le idee stravaganti
“I tempi sono cambiati e le basi della diversificazione devono cambiare: dovrei sostituire le mie obbligazioni con l’oro!”
Se proprio dobbiamo pensare a difendere il nostro portafoglio anche durante le fasi rialziste, perché non farlo in modo più efficace. Obbligazioni e titoli di stato, ormai, non sono più così funzionali come strumento di protezione dalle perdite. Ci sono autorevoli esperti che suggeriscono di sostituire le obbligazioni con l’oro per ottenere rendimenti superiori.
Guardando alla recente dinamica di oro e titoli di stato è impossibile dar loro torto:

Per quanto inserire oro nei portafogli possa assolutamente essere una scelta di buonsenso, rimpiazzare i titoli di stato con il nobile metallo è una decisione quantomeno discutibile.
Non tiene in considerazione del fatto che l’oro, a dispetto del suo status di bene rifugio, può scendere anche pesantemente (storicamente fino al 70%) con tempi di recupero capaci di sfinire il più disciplinato degli investitori (oltre 20 anni).
Pensare di “aumentare i rendimenti” agendo sugli asset difensivi è un esercizio che raramente va a finire bene.

La contagiosità
“Perché dovrei restare fermo a guardare mentre gli altri stanno facendo soldi a palate con investimenti a leva, singole azioni o criptovalute di vario genere?”
Euforia irrazionale e paura di rimanere fuori dall’affare del momento (Fear Of Missing Out). sono patologie particolarmente contagiose.
Una delle parti più difficili di un piano di investimento è riuscire a rimanere fedeli e disciplinati al proprio processo quando tutti gli altri intorno a noi non lo sono.
La tentazione di salire sul treno dell’asset più performante, magari solo per il tempo che basta per guadagnare rapidamente, diventa sempre più forte.
Mantenere la disciplina ha un alto “costo emotivo”: ci si sente isolati, incompresi e pesino sciocchi. Mentre parenti, amici e colleghi si confrontano sulle “opportunità imperdibili” rimanere coerenti con la propria strategia richiede grande fermezza e lucidità.
Oggi abbiamo un sacco di opzioni per diventare ricchi velocemente: opzioni, Etf a leva, criptovalute di nuova generazione. Basti pensare che la criptovaluta lanciata dal presidente Donald Trump è arrivata a guadagnare oltre il 1.000% in poche ore. Una performance superiore a quella restituita dall’S&P500 negli ultimi 60 anni.

Tentazioni più o meno forti e stravaganti ci distolgono costantemente dal piano di investimento che avevamo predisposto con grande accuratezza.
La paura di perdere i guadagni facili durante un mercato rialzista può trasformarsi rapidamente nell’angoscia di trovarsi in un mercato ribassista senza le adeguate protezioni. Il rischio è quello di passare dalla paura di “perdere il treno” a quella di venirne travolti.
Conclusioni
Quanto hai voglia di vantarti probabilmente è arrivato il momento di vendere
John Neff
Aver resistito al muro delle preoccupazioni innalzato negli ultimi anni è, sicuramente, indice di fermezza e di abilità. Da quando il bull market è iniziato, non sono certo mancati validi motivi per vendere:
dalle crisi finanziarie (il fallimento delle banche regionali negli Stati Uniti, il flash crash dei carry trades) alle tensioni geopolitiche (la crisi in Medio Oriente, la nuova guerra commerciale di Trump) fino ai timori tecnologici legati alla vicenda DeepSeek.
Molti investitori hanno mollato da tempo in attesa di tempi migliori.
Tuttavia non bisogna confondere mai un mercato rialzista con l’aumento delle proprie abilità di investitore.
Non c’è nulla di eccezionale nell’aver realizzato una performance del 150% con il bitcoin nell’ultimo anno. Un rendimento a doppia cifra nel 2024 conseguito con un portafoglio bilanciato (con una quota azionaria pari o superiore al 30%) non dovrebbe essere motivo di vanto.
Quando ci sentiamo in diritto di ostentare risultati di questo tipo, quando pensiamo che sia meglio rimandare l’attività di ribilanciamento e, più in generale, quando crediamo di essere diventati investitori più brillanti, è probabile che stiamo manifestando i primi sintomi dell’euforia da bull market, una condizione che spesso porta a una pericolosa sottovalutazione dei rischi.
E’ buona norma ricordare a noi stessi gli errori del passato e tener sempre ben presente che non sappiamo come evolverà il futuro: il mercato rialzista potrebbe arrivare ben più in alto oppure potremo assistere a una lunga fase laterale o persino una profonda correzione che sfocia in un mercato ribassista.
Diversificare e mantenere coerenza con la propria strategia serve a gestire questa ampia gamma di scenari possibili.
Soprattutto è importante mantenersi umili e rimanere con i piedi per terra. È proprio l’umiltà ad essere una delle caratteristiche più utili che possiamo sviluppare durante le fasi di mercato favorevoli. L’umiltà ci aiuta a ricordare che i bei tempi non durano in eterno e che non siamo così bravi come il bull market potrebbe farci sentire.
Umiltà che si manifesta anche in gesti concreti: continuare a ribilanciare anche quando sembra troppo presto, nel mantenere una quota di liquidità quando sembra sprecata, nel diversificare anche quando le azioni del momento “stanno andando alla grande”.
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Questo post è stato ispirato da un articolo di Ben Carlson pubblicato nel 2017 e ancora incredibilmente attuale: How bull markets affect your intelligence


Grande David! U M I L T A’ ed io aggiungo COERENZA. Avere sempre come punto fermo il nostro BILANCIERE dove far “ballare” i nostri asset di rischio ci permette di avere una certezza di non diventare mai POVERI, al massimo meno ricchi!
Il mercato ruota ed aver investito su un titolo con ottimi fondamentali anche quando sembra crollare può dare maggiori soddisfazioni di titoli che hanno trainato fino ad oggi i mercati. Non è questione di essere bravi o essere stolti. Un bello articolo. Grazie.
Buongiorno David, il tuo consiglio di rimanere fedeli al piano d’investimento è fondamentale. A volte, ribilanciare il portafoglio può sembrare controintuitivo, ma è proprio in quei momenti che il piano d’investimento dimostra la sua validità. Grazie per averci ricordato l’importanza di una strategia a lungo termine.