Quando si parla di finanza e investimenti, fare previsioni è illogico anche se perfettamente normale.
Le previsioni ci danno l’illusione di avere il controllo sul futuro e ci aiutano a farci sentire un po’ più a nostro agio con le nostre scelte di investimento.
In un modo o nell’altro ognuno di noi sta facendo un qualche tipo di previsione sul proprio portafoglio.
Resta il fatto che per un investitore è molto più proficuo preoccuparsi di come fare a prepararsi piuttosto che cercare di prevedere,
In questo articolo parleremo della differenza tra previsione e preparazione e cosa significhi veramente prepararsi in modo adeguato per affrontare il futuro.
L’utilità delle previsioni in finanza
Razionalmente l’atteggiamento corretto è quello dello scetticismo nei confronti delle previsioni soprattutto quando si tratta di anticipare e dipingere scenari a breve termine.
Avere, comunque, in mente una qualche aspettativa di rendimento è necessario per creare un piano finanziario di successo.
Senza un’ipotesi di rendimento a lungo termine, diventa difficile capire quanto è necessario risparmiare per raggiungere un determinato obiettivo, o che tasso di prelevamento applicare per impostare una rendita da un determinato portafoglio.
Dunque è corretto basare una pianificazione finanziaria di lungo termine su una previsione di rendimento che, ovviamente, deve essere quanto più realistica possibile.
Il rendimento del mercato azionario è abbastanza prevedibile nel lungo termine ma completamente imprevedibile nel breve termine.
Nel breve periodo, ci sono innumerevoli variabili imponderabili che possono influenzare la direzione dei mercati, mentre nel lungo termine i rendimenti azionari sono guidati dalla crescita dei profitti aziendali.
Ecco perché le previsioni di breve periodo sono poco affidabili.
Questo primo scorcio di anno dimostra, appunto, quanto velocemente lo scenario possa capovolgersi e mettere in discussione prospettive e scenari che, fino a poco tempo prima, sembravano assolutamente ragionevoli.
Queste erano le previsioni di rendimento delle maggiori case di investimento per il 2025:

Dopo neppure tre mesi, è iniziata la corsa di analisti e gestori a ridimensionare le stime per il 2025 e ad aggiustare le scelte di investimento.
Per un investitore correre ad “aggiustare” il proprio portafoglio significa, nella maggior parte dei casi, vendere o comprare nel momento più sbagliato.
L’unico modo per evitare di dover rincorrere i mercati e quello di prepararsi in modo adeguato.
Vediamo, allora, quale sia la vera differenza tra pervedere e prepararsi

Ecco alcuni dei tratti principali che distinguono lo spreco di energie perse nel tentativo di prevedere i mercati dall’approccio metodico basato sulla preparazione.
Prevedere un rendimento vs prepararsi per un rendimento
Prevedere un rendimento significa supporre che il mercato azionario restituirà una determinata performance in un dato periodo (generalmente breve): “il prossimo anno il mercato azionario realizzerà un rendimento del 12%“.
Prepararsi per raccogliere un rendimento di lungo periodo significa aver compreso che il mercato azionario può chiudere ogni anno entro un range di rendimento molto ampio.
Gli anni positivi, generalmente, salgono a doppia cifra.
All’opposto gli anni negativi, ahimé, generalmente scendono a doppia cifra.
Questi sono gli anni in cui il mercato azionario ha chiuso in territorio negativo.
Il riquadro evidenzia gli anni con perdite superiori al 10%, la linea orizzontale, invece, indica il ribasso medio (i risultati sono ordinati per perdita crescente e non disposti in ordine cronologico) :

Discorso analogo per gli anni con rendimento positivo (anche in questo caso il riquadro evidenzia gli anni con rendimento a doppia cifra):

L’estrema sintesi di queste due statistiche è che i rendimenti medi esistono solo nei backtest:
i rendimenti delle azioni sono ottimi o pessimi. L’intervallo tra i due estremi dà il rendimento medio che, praticamente, non esiste nella realtà dei rendimenti anno per anno (gli anni con performance “medie” si contano sulle dita di una mano).
La buona notizia è che gli anni positivi sono molto più frequenti di quelli negativi.
Prevedere quando aumentare l’esposizione azionaria vs prepararsi in base alla propria tolleranza al rischio
Prevedere quando è il momento di aumentare o ridurre l’esposizione azionaria significa gestire il proprio portafoglio in modo dinamico con notevole dispendio di energie e stress emotivo.
Prepararsi significa, prima di tutto, aver compiuto lo sforzo necessario per comprendere e assimilare ragioni e fattori che sostengono la crescita del mercato azionario.
Dopo questo primo passo fondamentale, l’investitore preparato individua la sua esposizione azionaria ideale in base alla propria tolleranza al rischio.
Sa che la quota azionaria sarà allocata in modo strategico cioè sarà permanente e non dovrà variare sulla base dell’andamento del mercato nel breve periodo.
L’investitore preparato ha ben chiari i propri obiettivi dI breve, medio e lungo termine ed è disposto a pagare il giusto prezzo (non è un prezzo espresso in euro o in percentuale) per riuscire a raggiungerli.
Una precisazione utile sulla gestione “dinamica” dell’esposizione azionaria. L’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre l’esposizione in prossimità dei massimi, prima che il mercato cali, e aumentarla in prossimità dei minimi, prima che il mercato recuperi.
Questo grafico mette in relazione l’andamento dell’S&P500 (in arancione) con l’esposizione azionaria dei gestori di fondi (asset manager):

La scala di destra indica l’esposizione azionaria (da 0 a 140%).
Un occhio attento noterà che in corrispondenza dei massimi di mercato (quando le azioni sono care), i gestori tendono ad avere un’elevata esposizione alle azioni. Viceversa in prossimità dei minimi (quando le azioni sono convenienti) l’esposizione azionaria scende. L’esatto contrario di quello che sarebbe saggio fare.
Questo non significa che i gestori siano incapaci ma che è impossibile trovare una strategia affidabile e ripetibile nel tempo che consenta di aumentare e ridurre la quota azionaria ad hoc.
Se non sono riuscite nell’impresa le menti eccelse di Wall Street laureate nelle migliori università e con un invidiabile bagaglio di esperienza, difficilmente avrà maggior successo l’investitore comune o il consulente di turno.
Prevedere quando il mercato crollerà vs prepararsi per quando il mercato crollerà
Prevedere un crollo di mercato vuol dire formulare ipotesi sull’arrivo del prossimo bear market e della prossima crisi nel tentativo di riuscire a evitarla.
Prepararsi per un crollo equivale ad accettare che nel corso della propria vita da investitore, il mercato subirà un crollo drammatico una, forse due volte.
Significa riconoscere l’impossibilità di sapere quando ciò accadrà e accettare questa verità con pragmatismo.
Essere pronti ad affrontare un evento del genere significa aver destinato una porzione adeguata del proprio portafoglio ad asset difensivi e liquidità, in modo da poter sopravvivere finanziariamente anche alla peggiore delle crisi.
Non si tratta di ascetismo ma di pura consapevolezza: correzioni, bear market e crolli azionari rappresentano alcune delle fasi inevitabili del percorso di investimento esattamente come l’inverno fa parte della naturale successione delle stagioni.
Questa tabella vuole fornire un piccolo contributo per maturare un adeguato livello di consapevolezza. Viene proposta la frequenza con cui si manifestano correzioni, bear market e crisi profonde (cd. mega bear market):

Prevedere l’asset class vincente vs prepararsi diversificando
Prevedere quale sarà l’asset class più performante implica concentrare una parte consistente del proprio portafoglio per sfruttare al massimo le potenzialità di un’area geografica, di un settore o di un tema specifico. Il risultato sarà eccellente nel caso la previsione si dovesse rivelare corretta ma fallimentare nel caso contrario.
Prepararsi equivale a non sentire la necessità di indovinare quale sarà la strategia, la regione o il settore che restituirà le migliori performance. L’investitore preparato rinuncia a voler selezionare i soli vincenti e accetta di detenere in portafoglio anche i perdenti diversificando opportunamente l’esposizione azionaria.
Questo approccio preclude il raggiungimento di performance sopra la media ma dà la certezza di ottenere rendimenti abbastanza buoni e abbastanza a lungo per raggiungere i propri obiettivi. L’interesse composto dà il meglio di sè quando è frutto di un rendimento buono per un lungo periodo di tempo. Al contrario i rendimenti eccellenti difficilmente possono essere replicati nel tempo.

Prevedere quando i bond torneranno a funzionare vs prepararsi per quando i bond torneranno a funzionare
Le previsioni non riguardano soltanto il mercato azionario ma interessano anche bond e titoli di stato.
Prevedere nel breve termine l’andamento dei tassi e dei movimenti dei prezzi dei bond è difficile quanto prevedere l’andamento del mercato azionario.
La questione è molto diversa per il lungo termine visto che, in questo secondo caso, il rendimento è guidato dalla matematica.
Prepararsi a sfruttare il futuro potenziale di obbligazioni e titoli di stato significa comprendere che la sofferenza a breve termine corrisponde a rendimenti a lungo termine più elevati.
L’investitore preparato sa che non è possibile identificare esattamente il momento in cui le obbligazioni torneranno ad essere un valido diversificatore del rischio azionario . Ma sa anche che un portafoglio solido deve sempre presentare un’adeguata esposizione ai bond per riceverne adeguata protezione dai ribassi azionari durante i contesti recessivi.
Parafrasando il celebre investitore Kostolany : “Coloro che non possiedono bond quando i prezzi scendono, non possiedono bond neanche quando i prezzi salgono“.
La strategia per prepararsi senza prevedere
In che modo un investitore può mettere in pratica l’approccio del prepararsi rinunciando a prevedere l’andamento di mercati ed economia?
La risposta risiede nell’impostazione di un’asset allocation strategica, ossia una combinazione di azioni e asset difensivi calibrata attentamente sulla base dei propri obiettivi finanziari e della propria tolleranza al rischio. Questo processo costituisce le fondamenta di ogni piano finanziario di successo.
Una volta individuata la combinazione di difesa e attacco, il passo successivo è quello di mantenere un comportamento che sia il più passivo possibile riducendo al minimo le scelte tattiche dettate da scenari di breve periodo.
La filosofia dei Lazy Portfolio o dei “portafogli pigri” si basa proprio su questo presupposto: definire di un asset allocation strategica di lungo termine e mantenerla invariata, evitando di modificare continuamente l’esposizione azionaria in risposta alle mutevoli condizioni del mercato. Il principio cardine è, appunto, quello di rinunciare a “prevedere” l’andamento del mercato” per concentrarsi sulla preparazione sistematica a tutte le possibili fasi del mercato, sia positive che negative, tramite una metodica attività di ribilanciamento.
Nelle fasi di prosperità, una parte dei guadagni azionari saranno consolidati per incrementare gli asset difensivi; viceversa, durante le crisi, una parte degli asset difensivi sarà impiegata per incrementare le azioni. Nei periodi di prosperità l’investitore prepara il portafoglio per affrontare con maggiore serenità le inevitabili fasi di difficoltà; nei periodi incerti, pone le basi per beneficiare della successiva fase di crescita.
Essere “pigri” è semplice in teoria, molto meno in pratica. Vendere azioni durante un bull market e acquistarle durante una recessione richiede tanta disciplina e tanta consapevolezza anche perché, ogni crisi è sempre diversa.
Conclusioni
l mercato è come un gatto: raramente si comporta come desideri, quando lo desideri.
@StockCats
Prevedere in modo accurato l’andamento di azioni, obbligazioni, tassi di interesse e della maggior parte delle variabili finanziarie è molto difficile a livello teorico e impossibile a livello pratico.
Tuttavia è molto più facile cedere all’illusione di poter prevedere i mercati (o che qualcuno possa farlo al posto nostro) che impostare un approccio basato sulla preparazione.
La preparazione richiede un alto livello di consapevolezza di sé e una buona dose di umiltà mentre la previsione è guidata dall’ego.
Prevedere offre un falso senso di conforto perché ci dà l’illusione di poter controllare gli eventi.
Viceversa la preparazione non offre garanzie immediate ma i benefici arriveranno in un momento imprecisato nel futuro.
Prevedere significa cercare certezze per prendere le decisioni giuste al contrario la preparazione genera dubbio e incertezza e mira, piuttosto, a evitare errori inutili.
Ecco perché una approccio basato sulla preparazione presuppone una buona conoscenza del funzionamento dei mercati e dell’economia corredata da pazienza e da disciplina.


Il proprio portafoglio deve essere come una collezione di orologi, infatti le icone sono sempre affiancate da pezzi commerciali, magari vintage, da poche decine di euro per poterla vivere sempre! Non devo mostrare il mio top di gamma, ma lo devo vivere possedendolo con il suo valore anche se indossato raramente, mentre utilizzo e mostro anche il citato commerciale. Le emozioni vanno controllate con gli obiettivi, quest’ultimi devono essere comparti stagni, non sono influenzati dai mercati ma dalle esigenze personali, sia necessarie che volute. La volatilità può sostituire il ribilanciamento del portafoglio con un metodo: il PAC. In questo modo posso avere un doppio vantaggio: sono sempre in linea con il prezzo almeno su una parte dell’asset (a differenza di un immobile un asset si può facilmente liquidare anche in singola unità) ed evito nell’immediato di PAGARE la tassazione del profitto per aumentare il rendimento composto.
GRAZIE DI AVER EVIDENZIATO LA LIQUIDITÀ COME ASSET DI PORTAFOGLIO.
Come sempre David posso solo ringraziarti ed applaudire 👏