MERCATI: DOMINA IL GIOCO

A quanto pare sembra proprio che l’umore degli investitori sia passato da un estremo all’altro irrimediabilmente: 
nel corso degli ultimi mesi la paura di perdere guadagni strabilianti ha preso il sopravvento sulla paura di perdere soldi.

Dopo uno dei “bull market” più rapidi della storia, per quello che posso vedere, siamo in pieno periodo F.O.M.O. (paura di non partecipare ai guadagni).
E visto che l’euforia è pericolosa tanto quanto il panico, ho pensato di scrivere questo articolo per aiutarti  a non commettere i più comuni  errori in cui è molto probabile cadere quando tutti intorno smaniano dalla voglia di investire. 

Molti investitori sono infatti troppo impegnati a guardare i grafici e ignorano di essere in un contesto di mercato che inizia a diventare a dir poco complesso.

Lo scenario

Vaccini, riaperture, programmi pubblici di potenziamento infrastrutturale hanno posto le basi per una crescita economica rapida e duratura. 

L’impressione è che nel nuovo ciclo economico che stiamo vivendo, sia accaduto tutto molto velocemente. Sia per quanto riguarda la discesa in piena pandemia, sia nella successiva risalita.
Il fatto è che in questo scenario estremamente veloce dove è praticamente salita qualsiasi azione, anche chi ha investito “ a caso” è riuscito a guadagnare bene.

Questo è l’ambiente perfetto in cui si arriva alla facile conclusione che i basilari principi di diversificazione e pianificazione siano totalmente inutili. 
Gli indicatori che misurano le aspettative degli investitori stanno virando nettamente verso l’euforia.
L’immagine (già proposta in altri post) mette a confronto l’andamento del mercato azionario americano (“S&P500 index”) con l’umore degli investitori (“Bull – Bear spread”):

S&P500 VS OTTIMISTI E PESSIMISTI

Le candele viola rappresentano il numero degli ottimisti, quelle rosse il numero dei pessimisti. 

Il grafico indica, sostanzialmente, due cose:

  1. Il livello di ottimismo è in prossimità dei massimi (tra 30 e 35);
  2. A periodi di eccessivo ottimismo seguono ribassi più o meno profondi delle azioni.

Non voglio essere frainteso, non è mia intenzione predire catastrofi: al momento il mercato continua ad avere un forte slancio supportato da uno scenario di forte ripresa economica.
Tuttavia ogni tanto fa bene ricordare che il mercato non sempre sale e, soprattutto, molto spesso non recupera così velocemente come è accaduto lo scorso marzo.

Nel pieno di un mercato rialzista il ruolo del consulente finanziario sembra inopportuno e controproducente: nessuno vuol sentire parlare di rischi mentre tutto sale e il timore è soltanto quello di non guadagnare mai abbastanza.
In realtà non bisogna dimenticare che “la gestione dei rischi viene prima della gestione dei rendimenti” (cit.) soprattutto quando siamo assuefatti ad un bull market inarrestabile.

Per spiegare l’importanza di questa affermazione, ripropongo l’analisi di Charlie Bilello, noto blogger finanziario americano.

contatta David Volpe

La regola aurea negli investimenti

Peter Lynch famoso investitore e gestore finanziario americano afferma che 

“Devi capire  ciò che possiedi e perché lo possiedi”

Se non riesci a comprenderlo non riuscirai a mantenere nessun investimento abbastanza a lungo in modo da raccoglierne i frutti.

In altre parole puoi avere il miglior portafoglio del mondo ma se non comprendi come è composto lo abbandonerai al primo segnale di guai.
E puoi starne certo: verranno momenti molto difficili. Non è pessimismo, è la natura dei mercati.

Quindi ora andremo ad approfondire le motivazioni che dovrebbero indurti ad investire in azioni e in obbligazioni ed imparare a mantenerle correttamente nel tuo portafoglio.

Perché investire in azioni

Si investe in azioni per partecipare alla crescita economica globale e ottenere un rendimento più elevato rispetto a quanto offerto da investimenti “sicuri” (come ad esempio titoli di stato).

Questo grafico mostra il concetto di “rendimento più elevato”

MERCATO AZIONARIO 2000 - 2021

L’investimento nei mercati azionari globali nel corso degli ultimi 20 anni ha restituito un rendimento del 12% annuo.
Nello stesso periodo investire ad esempio in BTP (i titoli di stato italiani) avrebbe fruttato circa un 4% annuo.

La particolarità è che rendimenti del 12% annuo sono tutt’altro che garantiti soprattutto nei brevi periodi.
E, purtroppo, il concetto di “breve” e “lungo” periodo può essere frainteso molto facilmente.
Nei 10 anni a cavallo tra il 2000 ed il 2010 chi avesse investito esclusivamente in azioni avrebbe avuto poco di cui rallegrarsi:

MERCATO AZIONARIO ANNI 2000

10 anni per ottenere poco meno del 2% annuo.

Il punto è che il cosiddetto premio al rischio delle azioni (cioè l’extra rendimento offerto rispetto alle obbligazioni) non è affatto stabile nel tempo e possono esserci lunghi periodi in cui le azioni rendono meno delle obbligazioni. Comprendere questo passaggio è fondamentale per stabilire aspettative di rendimento realistiche.

Se non sei attrezzato per gestire un significativo ribasso non puoi permetterti di investire il tuo capitale esclusivamente in azioni.
Ecco perché devi capire perché  detenere obbligazioni in portafoglio.

Perché investire in obbligazioni

Come evidenziato dai grafici del precedente paragrafo la crescita delle azioni non è mai lineare.
Nel tempo il mercato azionario tende verso l’alto ma la crescita è intervallata da bruschi improvvisi e profondi ribassi.

Storicamente ad anni bui per le azioni si accompagnano buone performance per le obbligazioni di elevata qualità.

Le obbligazioni di elevata qualità tendono ad avere un andamento divergente dalle azioni perché vengono percepite come un rifugio sicuro dove trovare riparo quando a livello finanziario le cose volgono al peggio: le aspettative di rallentamento economico, fallimenti, calo dei profitti, spingono i capitali a spostarsi dalle azioni (che offriranno scarso rendimento viste le cupe prospettive) verso le più sicure obbligazioni.
Questo spostamento determina un incremento del prezzo delle obbligazioni per la normale legge della domanda e dell’offerta: maggior richiesta di un bene a parità di offerta equivale ad un maggior prezzo da pagare.

Questo consente di attenuare i ribassi e, soprattutto, sfruttare i vantaggi del ribilanciamento di portafoglio (in questo breve video spiego le regole del ribilanciamento).

Azioni & Obbligazioni: combinazione vincente

Combinare l’investimento azionario con quello obbligazionario dopo aver compreso le caratteristiche di questi due asset consente di affrontare anche i contesti di mercato più complessi.

Abbiamo visto che il decennio 2000- 2010 sia stato decisamente poco brillante per l’investimento azionario.
E stiamo parlando comunque di un arco temporale non propriamente “breve”.

Proviamo ora a confrontare un portafoglio azionario ed un portafoglio composto da azioni (60%) e obbligazioni (40%) proprio nel periodo 2000 -2010:

PORTAFOGLIO 60-40 VS. PORTAFOGLIO AZIONARIO ANNI 2000

Il confronto è disarmante:

Portafoglio azionario: 1,8% annuo;
Portafoglio azioni e obbligazioni: 6,8% annuo.

Volendo proseguire il confronto  fino ad oggi, il piatto continua a pendere dalla parte del portafoglio bilanciato tra azioni e obbligazioni:

PORTAFOGLIO CLASSICO 60-40 E PORTAFOGLIO AZIONARIO 20 ANNI

Portafoglio azionario: 12 % annuo;
Portafoglio azioni e obbligazioni: 13 % annuo.
(In questo articolo spiego come costruire un portafoglio composto da azioni 60% e obbligazioni 40%).

Conclusioni

L’intelligenza non consiste soltanto nella conoscenza, ma anche nella capacità di applicare la conoscenza alla pratica.

Aristotele

Al momento non c’è motivo per credere che il trend al rialzo degli indici azionari possa essere infranto: i mercati sono fatti per aggiornare e sfondare sempre i massimi.
Tuttavia è bene capire che la volatilità prima o poi tornerà e lo farà prepotentemente e la burrasca coglierà  i più totalmente impreparati (come sempre).

Sappiamo bene che,  come dopo ogni tempesta torna sempre a splendere il sole, ogni crollo di mercato viene sempre archiviato e brillantemente superato.
Tuttavia se hai costruito la tua barca  con canne e argilla, verrà spazzata via dal vento e ne resterà soltanto sabbia e polvere.
Ecco perché è fondamentale costruire  un’imbarcazione solida  (cioè un portafoglio robusto) munita di pesi e contrappesi che permetta di riportare sempre a casa la pelle (cit.).

Capire la natura di azioni e obbligazioni è sicuramente la regola più importante ma è soltanto l’inizio del processo di investimento.
Una volta compreso cosa detieni in portafoglio e perché lo detieni inizia il duro lavoro.
Devi avere fiducia che il piano di investimento funzionerà nel tempo ed avere la forza d’animo di restare fedele a quel piano anche nei brevi periodi di tempo in cui non funzionerà:
per quanto ben congegnato, un portafoglio attraverserà sempre periodi di perdita. E’ questo il prezzo da pagare per ottenere un maggior rendimento nel lungo termine.
Capire questo fa la differenza tra l’investitore  consapevole e lo sprovveduto con l’imbarcazione destinata ad affondare.

Leggi anche:

Mercati & Euforia: domina il gioco.

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi!

Iscriviti

* indicates required
Potrebbero interessarti anche

3 Comments

  1. …metodo AUREO per investire:
    1 cosa compro?
    2 quanto costa, quindi valuto rapporto prezzo/valore;
    3 perché lo compro.

    inesatto? Buona domenica

    1. Sintesi impeccabile. Personalmente credo che il punto 3 sia il più difficile da comprendere ed il più importante da attuare.
      Non si compra un attività di investimento per il suo valore in sè. La si compra per il suo ruolo e la sua interazione con le altre componenti del portafoglio. Ogni asset avrà una reazione diversa ai diversi regimi economici e ciclo di mercato. Ribilanciare periodicamente le varie componenti “accompagnandole” alla loro regressione verso la media consentirà di aumentare la performance prodotta naturalmente dal mercato stesso.
      Chi compra con la logica del “cosa comprare” anziché del “perché comprare qualcosa” è destinato a perdere il sonno oltre che i propri soldi (cit.).

      1. Per trovare un perché si deve avere una base su cui ragionare, quindi si devono individuare gli obiettivi prima e poi trovare un percorso da affrontare con gli strumenti più idonei. Libero pensiero

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *