MATERIE PRIME PRO E CONTRO

C’è un detto in finanza secondo il quale la diversificazione smette di funzionare proprio quando ne hai più bisogno. L’evidenza degli ultimi anni sembra confermare questo punto di vista: da un po’ di tempo le principali asset class hanno la tendenza ad andare nella stessa direzione . Tendenza che diventa particolarmente fastidiosa quando azioni e titoli di stato puntano simultaneamente verso il basso provocando non poco dolore ai tradizionali portafogli bilanciati.

Nella sempre più difficile ricerca di  decorrelazione, le materie prime sono senza dubbio un asset a cui guardare con grande interesse.
Se poi consideriamo  che l’obiettivo principale dell’investimento è quello di preservare il capitale dall’inflazione, le materie prime diventano davvero un’attività di investimento imprescindibile.

Quali sono i vantaggi dell’investimento in materie prime?

Quali sono i modi migliori per investire in materie prime?

Cosa sono Contango e Backwardation e come possono essere gestiti?

Nell’articolo di oggi cercheremo la risposta a questi quesiti individuando anche le strategie più ragionevoli per investire in materie prime.

La funzione delle materie prime

Già in un precedente articolo abbiamo parlato del ruolo delle materie prime.
Schematicamente possiamo individuare due principali vantaggi che derivano dall’investimento in materie prime:

  1. Copertura dall’inflazione:
    Le materie prime, storicamente, tendono ad avere performance positive nei periodi di elevata inflazione proprio perché il loro prezzo è uno dei principali inneschi del carovita.
    In altre parole i prezzi delle materie prime tendono a salire quando l’inflazione aumenta e a diminuire quando l’inflazione diminuisce.
  2. Decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali:
    Sia le obbligazioni che le azioni tendono a soffrire durante i periodi inflattivi.
    Un aumento dell’inflazione produce, generalmente, un aumento dei tassi di interesse e questo si riflette negativamente sui prezzi delle obbligazioni.
    Contrariamente a quanto si può pensare questo vale anche per le obbligazioni indicizzate all’inflazione.
    Le azioni riescono a comportarsi relativamente bene quando l’inflazione è contenuta ma subiscono negativamente gli effetti di un’elevata inflazione: per le aziende diventa difficile ribaltare completamente l’aumento dei costi di produzione (provocato proprio dall’inflazione) sul consumatore finale. Quindi si riducono i margini di profitto da cui consegue una flessione dei prezzi delle azioni.
    Quindi le materie prime sono un asset class che tende a fare bene proprio quando azioni e bond soffrono diventando, così, una delle poche attività di investimento capaci di fornire diversificazione.

Come si realizza l’investimento in materie prime

A livello pratico investire in materie prime non è così semplice come può sembrare.
L’investimento diretto comporterebbe la consegna della materia prima stessa con problemi legati allo stoccaggio (necessità di magazzini per la sistemazione) alla conservazione (ad esempio le materie prime agricole deperiscono facilmente) e all’eventuale assicurazione.
Ecco perché l’investimento in materie prime avviene attraverso i future
I future sono  contratti derivati con i quali ci si impegna a comprare un determinato bene a una determinata scadenza fissandone il prezzo anticipatamente.
Un future su materie prime ha un prezzo strettamente legato a quello delle commoditiy sottostanti perché, appunto, deriva il suo valore da quello del bene che rappresenta.

Gli Etf (più propriamente detti “Etc”) del settore delle materie prime investono proprio tramite l’acquisto di future, che replicano il prezzo delle materie prime a cui sono agganciati.
Quando si avvicina la scadenza del contratto future, la società che gestisce l’Etc , per evitare la consegna delle materie prime, vende il contratto e ne acquista uno nuovo con scadenza posticipata.

Ad esempio, mettiamo che la società di gestione abbia investito in un contratto future con scadenza 30.06 impegnandosi ad acquistare le materie prime ad esso abbinate a un prezzo di 10€.
Giunta in prossimità della scadenza, per evitare la consegna delle materie prime, la società venderà il contratto e ne riacquisterà uno nuovo con scadenza 31.12.
Questo meccanismo detto “rolling” consente di mantenere costante l’esposizione a un paniere diversificato di materie prime (fanno eccezione gli Etc che investono nei metalli preziosi).

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Rolling delle scadenze: contango & backwardation

Andando un po’ più sul tecnico, gli Etc acquistano  future su diverse scadenze (un mese, sei mesi un anno ecc…) e, periodicamente, provvedono a vendere e rinnovare i contratti.
Per ogni scadenza è previsto un prezzo diverso frutto delle aspettative sul futuro andamento delle quotazioni delle materie prime.
Se le aspettative sono per una crescita dei prezzi, i contratti con scadenza maggiore avranno un costo più elevato.
Viceversa se le aspettative sono per una discesa dei prezzi, i contratti con scadenza maggiore avranno un costo minore.

Nel momento in cui l’Etc si trova a rinnovare le scadenze venderà a un prezzo il contratto in scadenza e pagherà un altro prezzo per quello rinnovato.

Prendiamo il caso del paragrafo precedente per fare una pura ipotesi teorica.
L’Etc ha investito in un contratto  future sul grano con scadenza 30.06  impegnandosi ad acquistare il cereale ad un prezzo di 10€.
Le aspettative per il prossimo semestre confidano in un ottimo raccolto. L’abbondanza di grano probabilmente farà scendere i prezzi.
Il 29.06 l’Etc venderà il suo contratto al prezzo di € 10 e ne comprerà uno nuovo con scadenza 31.12 al prezzo di € 8.
Il rinnovo dà origine a un guadagno aggiuntivo di € 2
Questo fenomeno si chiama “backwardation”.

Facciamo adesso l’ipotesi opposta: per il prossimo semestre si prevede uno scarso raccolto per le avverse condizioni climatiche. La scarsità di grano farà lievitare i prezzi.
Il 29.06 l’Etc venderà il suo contratto a 10 € per comprarne uno nuovo con scadenza 31.12 al prezzo di € 12 subendo una perdita di € 2.
Questo fenomeno, opposto al precedente,  si chiama “contango”.

Da notare che i rendimenti o le perdite derivanti dal rolling si producono per il solo passare del tempo e delle scadenze  anche se il prezzo della materia prima rimane fermo (varia il solo prezzo dei contratti future).

Il confronto di questi due grafici spiega queste le due diverse dinamiche:

Il prezzo spot indica il costo presente della materia prima. Gli altri punti sui grafici indicano i prezzi dei contratti per le diverse scadenze che determinano l’inclinazione della curva dei future.
In circostanze normali, purtroppo per l’investitore, si ha, generalmente, prevalenza dell’effetto contango come dimostrato dall’andamento dei prezzi nei primi 20 anni di questo millennio.

Il fatto è che una volta i contratti future erano usati molto di più con come reale copertura: i produttori reali si proteggevano da eventuali ribassi dei prezzi proprio attraverso i future.
Oggi, invece, le commoditY sono molto più finanziarizzate e questo contribuisce a favorire il contango: la crescita della domanda di materie prime proveniente dal mondo della finanza contribuisce ad alimentare le aspettative di prezzi, tendenzialmente, in salita.
Questo significa che la curva dei prezzi dei futures è, tendenzialmente, in contango.

Tutto questo rende un po’ problematico l’investimento in materie prime.

E quindi? 
Dovresti evitare di investire in materie prime?

Strategie per investire in materie prime

A prescindere dalle mode, le materie prime sono, almeno teoricamente, un asset strategico.
Lo stesso All Weather, uno dei lazy portfolio più amati e diffusi, è, senza dubbio, uno dei lazy portfolio più amati e diffusi prevede un’esposizione alle materie prime del 7,5%.

Alla luce di quanto osservato fino ad ora, è consigliabile utilizzare qualche precauzione per investire correttamente in materie prime? In che modo è possibile sostituire questa asset class?

Iniziamo col dire che il problema non ha una soluzione: le materie prime come investimento non si possono stoccare quindi si rimarrà inevitabilmente esposti al rolling dei future. Il contango rappresenta il prezzo da pagare per avere un esposizione alle materie prime senza i problemi dello stoccaggio
Una volta compreso e individuato il problema,  è possibile adottare alcuni accorgimenti che, pur non eliminando il problema, ne possono attenuare gli effetti:

Limitare l’esposizione strategica alle commodity

Per quanti accorgimenti e precauzioni si possano prendere, le materie prime rimangono un asset class di difficile gestione in ottica di lungo periodo (cioè in modo “strategico”).
Allo stesso tempo l’utilizzo in chiave “tattica” delle commodity (cioè sono nel breve termine, nel momento più opportuno) è un’attività tutt’altro che semplice. Quindi vale, ancora una volta, la regola del buonsenso: viste le conseguenze del contango, un’esposizione eccessiva a questa asset class rischia di diventare controproducente. Qualora si decida di ricorrere alle materie prime, meglio contenerne l’esposizione idealmente entro il 5% del portafoglio.

Ricorrere a strumenti che riducono la problematica del contango

Esistono particolari Etc che seguono un processo di rinnovo dei contratti future “meno oneroso” in termini di contango. Gli Etc che nella loro denominazione contengono la dicitura “longer dated” utilizzano, infatti, contratti future che hanno date di scadenze più lontane nel tempo. Questa particolarità riduce la frequenza delle operazioni di rolling e, quindi, l’impatto negativo del contango.
Purtroppo in finanza non esiste mai un pasto totalmente gratuito e le materie prime non fanno eccezione: questa tipologia di Etc è, dall’altro lato, meno reattiva alle variazioni dei prezzi delle materie prime. Quindi, in contesto di rialzo dei prezzi, le quotazioni di questi strumenti saliranno meno e più lentamente rispetto agli Etc tradizionali (più soggetti al contango).

Utilizzare l’investimento settoriale come parziale alternativa

Le azioni delle società che operano nel settore dei materiali di base (prodotti chimici, metalli, materiali da costruzione), minerario ed energetico presentano una buona correlazione con i prezzi delle materie prime. Coprire una parte dell’esposizione alle commodity con Etf azionari del settore energetico e minerario consente di bypassare il problema del contango: visto che stiamo parlando di azioni, l’investimento è diretto e elimina la questione del rinnovo dei contratti future.

Questa immagine mostra l’andamento delle quotazioni degli ultimi 5 anni per e tre soluzioni ipotizzate: Etc su materie prime, Etf su azioni energetiche, Etf su azioni dei materiali di base:

Fonte: Koyfin

Questo l’andamento delle stesse tre asset class negli ultimi 20 anni:

Fonte: Koyfin

La correlazione tra azionario settoriale (energia e materiali) e materie prime è piuttosto forte. Nel grafico di lungo termine risulta anche evidente l’effetto del contango sull’Etc selezionato.
L'”effetto collaterale” dell’utilizzo di questi strumenti è l’aumento del rischio azionario proprio per l’introduzione di specifici settori del mercato (energia e materiali).


    Conclusioni

    L’investimento deve essere razionale: se non lo capite, non lo fate.

    Warren Buffett

    Rendersi conto di un problema è già un buon punto di partenza.
    Comprendere le dinamiche legate all’investimento in materie prime è di fondamentale importanza per evitare di commettere errori che poi possono essere pagati molto cari.
    Le commodity sembrano essere diventate un asset class irrinunciabile per beneficiare del potenziale cambio di regime: tassi di crescita economica più elevati e inflazione più instabile rappresentano un ambiente favorevole ai prezzi delle materie prime.
    Se da un lato questa asset class aumenta le fonti di diversificazione, dall’altro è opportuno comprenderne correttamente il funzionamento anche per imparare a gestirla nel tempo con un’attenta attività di ribilanciamento.

    Leggi anche:

    Contango: investire nel petrolio può essere pericoloso?

    Inflazione & materie prime: come proteggere il portafoglio.

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    3 Comments

    1. …A+B+C= DIVERSIFICAZIONE, tre lettere una parola. Perché? Prendiamo questo assert prima dal gennaio 2011 fino a marzo 2020, poi invece dal 23 marzo 2020 ad oggi: l’inferno & il paradiso. Grandissimo David, grazie per questo Tuo ennesimo gratuito immenso contributo che ci fornisci a noi comuni investitori che, spesso, dobbiamo affrontare momenti come questi di tensione, in questo caso purtroppo soprattutto sotto un profilo umanitario inimmaginabile ed indesiderabile, ma che non ci deve estraniare da proseguire comunque il nostro percorso nella finanza personale. Purtroppo il livello generico medio di consulenza che ci viene offerta non è neppure paragonabile a questo semplice blog, che ci fa semplicemente capire e non agire al buio. Domanda: lo si riesce a fare con una newsletter settimanale, come è possibile che “frequentemente” viene disatteso per il cliente generico medio di un qualunque livello di consulenza fornita? Sempre colpa dell’investitore che non capisce, no ha tempo di capire o non vuole capire? Non lo so, ma per un argomento così delicato, poco percepito, occorre ripensare questo sistema. La “salute finanziaria” è necessaria oggi più che mai per ognuno di noi, i costi da sostenere sono necessari come in medicina per avere un ritorno reale, inutile comprare farmaci se non hai una terapia, ma occorre che sia stimolata la cultura finanziaria come in questa semplice pagina web ci insegni. Buona domenica

      1. Grazie a te Luca per i tuo apprezzamenti che non manchi mai di esprimere nei miei confronti.
        Sollevi una questione estremamente interessante e a me molto cara.
        Sicuramente l’”industria della consulenza”, negli ultimi anni, non ha fatto molto per guadagnarsi credibilità e, di conseguenza, la fiducia degli investitori.
        Tuttavia ci sono tanti professionisti seri che lavorano con passione e competenza.
        Spesso dico che ci sono tre diverse soluzioni per affrontare qualsiasi tipo questione della nostra vita:
        – Lo faccio da solo;
        – Lo faccio fare agli altri:
        – Lo faccio insieme a qualcuno.

        Se applichiamo questa analisi alla finanza personale, le posizioni degli investitori sono polarizzate sulle prime due soluzioni:

        lo faccio da solo perché sono rimasto deluso dalle esperienze consulenziali o perché non ho trovato professionalità nei miei interlocutori;
        lo faccio fare agli altri perché io non ho tempo e non ci voglio pensare.

        Non è mia intenzione dissuadere nessuno dal “fai da te”. Oltretutto mi capita anche di confrontarmi con investitori che dimostrano di avere competenze decisamente sopra la media.
        Il fatto è che capire e riuscire a “mettere a terra” il “come investire correttamente” è paragonabile ad affrontare un complesso piano di studi. Bisogna investire tanto in termini di tempo da dedicare allo studio, denaro da dedicare alla strumentazione di analisi e di costi derivanti dagli errori personali necessari per acquisire il giusto livello di competenza.
        E’ questione di quanto costa il tuo tempo libero: normalmente il costo-tempo/beneficio è largamente a favore del consiglio di cercare un pianificatore finanziario competente.
        Per verificare le competenze di un “pianificatore” bisogna comunque avere una qualche conoscenza della materia, altrimenti sulla base di cosa valuto?
        E per acquisire una competenza “base” tale da saper distinguere la competenza dall’incompetenza è ancora necessario dedicare almeno un po’ del proprio tempo.
        In un mondo che va sempre più veloce, dove siamo tutti sempre interconnessi, dove ci infervoriamo se nel giro di 2 minuti non riceviamo la risposta a un messaggio o a una mail, trovare tempo da dedicare alla cosa più importante dopo la salute e gli affetti è sempre più difficile.

        Tornando alle tre soluzioni, la media degli investitori tende quindi a “farlo fare agli altri”. Aumenta quindi la domanda di consulenza che assomiglia più alla vendita di prodotti. Ecco perché è più frequente imbattersi in un bravo commerciale più che in un pianificatore competente.
        Fatto salvo poi rimanere delusi e ritornare all’opzione uno: lo faccio da solo.
        Questa è la visione dal punto di vista di un blogger che si occupa di consulenza da più di 20 anni.
        Un caro saluto Luca!

        1. …farlo fare agli altri è istintivo perché in caso positivo hai individuato il giusto professionista, in caso contrario gli puoi scaricare la colpa o chiamare in causa situazioni oggettive avverse dei mercati dove si gioca la partita. Questo metodo difensivo però ti allontana dal segnale che stai facendo sul tuo, a te serve avere un ritorno positivo e non una giustificazione a discolpa. Da qui come osservi giustamente la cultura finanziaria ed i suoi costi in applicazione, possono essere fruiti solo con la terza opzione:”lo faccio con qualcuno”. Possibile per tutti, ma come in campo medico condividendo la patologia, la diagnosi e la posologia della terapia affrontandola solo dopo avere la cognizione di causa di ciò che faccio: semplicemente capire. In finanza non sarò mai un consulente come in medicina non sarò mai un medico, ma il professionista lo posso utilizzare coinvolgendomi con lui, e non coinvolgendolo sottolineo, non potrò creare si nuove branchie della finanza, ma individuare insieme quelle già in itinere o che avremo in futuro, dosandole soggettivamente e adattando la posologia nel tempo. Come? Aprendomi senza veli come con il medico condotto alias consulente, mostrando un approccio attivo consapevole guidato con quel professionista (indipendente “mentalmente” in quanto attualmente per un normale investitore difficilmente sostenibile pagare una doppia parcella nel sistema attuale vigente), con il quale abbiamo il medesimo interesse: raggiungere i rispettivi obiettivi che, sembra strano ma non lo è, sono gli stessi: sbagliare il meno possibile per massimizzare il ritorno cercato per entrambi. Con stima 🤝

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