massimi di mercato

Si avverte sempre una sensazione di disagio quando i mercati azionari raggiungono “i massimi”.
Chi è già dentro il mercato si domanda se non sia giunto il momento di consolidare i guadagni, chi è fuori riflette su quanto siano poco convenienti le valutazioni.
Due diverse situazioni accomunate dallo stesso senso di inquietudine per il timore che il mercato stia per cadere rovinosamente.

I massimi di mercato sono una condizione pericolosa?
Cosa accade dopo il raggiungimento dei massimi di mercato?
Esiste un modo per premunirsi da eventuali rischi?

In questo articolo analizzeremo il tema  dei massimi di mercato esaminandone le dinamiche per individuare quali accorgimenti seguire per gestirli.

Nuovi massimi, nuove apprensioni

Dopo una pandemia, tre mercati ribassisti1 , la più grande crisi inflativa dagli anni ‘80 e un quadro geopolitico decisamente poco rassicurante è difficile ricordare che i mercati azionari crescono per la maggior parte del tempo:  in un mercato che spesso cresce è naturale avere periodicamente a che fare con nuovi massimi. 
Questo grafico mostra la successione di alcuni dei più importanti massimi raggiunti a partire dagli anni ‘80:

Massimi mercato azionario

Certo i massimi di mercato preoccupano perché ogni crollo inizia proprio da un massimo di mercato. 
Quel che è certo è che dopo qualsiasi bear market, il mercato recupera e supera il picco precedente.
Questa immagine mostra il grafico del mercato azionario globale. Ogni puntino rosso contraddistingue il raggiungimento di un nuovo massimo storico:

E’ evidente come ogni mercato rialzista sia destinato a spingersi oltre e a toccare nuovi massimi storici.

Investire nei mercati azionari con i prezzi più elevati di sempre può sembrare una pessima idea.
Tuttavia, le statistiche, sorprendentemente, affermano il contrario.

Cosa accade dopo i nuovi massimi di mercato

Il raggiungimento di un nuovo massimo dopo un mercato ribassista è un evento che attira l’attenzione di investitori, esperti e appassionati, così non mancano analisi e statistiche su cui poter riflettere.
Questa mi è sembrata una delle più chiare:

Questo grafico mette a confronto le performance azionarie dopo il raggiungimento di un nuovo massimo storico e in tutti gli altri casi:

  • gli istogrammi verdi mostrano i rendimenti medi annui a 1, 5 e 10 anni realizzati dal mercato azionario dopo il mese in cui è stato raggiunto un nuovo massimo,
  • gli istogrammi neri i rendimenti realizzati dal mercato negli stessi periodi di tempo investendo. però, in qualsiasi altro mese.

Nel breve termine l’investimento sui massimi sembra essere una strategia vincente e, comunque, anche  nel medio lungo termine le differenze non sono significative.

Meb Faber, fondatore di Cambria Investment Management, è un gestore di Etf e autore di svariati libri e studi finanziari.
Qualche anno fa ha pubblicato un’analisi dal titolo “Investire sui massimi: un buon momento per investire? No, un ottimo momento” .
Faber compara la classica strategia di investimento Buy & Hold, che prevede di mantenere l’investimento azionario senza accorgimenti tattici, con una strategia dinamica di switch:
ogni mese se il prezzo delle azioni è superiore o pari al massimo raggiunto negli ultimi 12 mesi viene mantenuto l’investimento azionario, viceversa si esce dal mercato per spostarsi sui titoli di stato.
Nel momento in cui viene riconquistato un nuovo massimo, la strategia torna a investire in azioni (liquidando il “parcheggio” in titoli di stato. Un’idea folle? 

Decisamente no:

Meb Faber strategia investimento massimi di mercato
Buy & Hold vs Switch – Fonte: Meb Faber research

Non solo la strategia di switch ha ottenuto un rendimento migliore (11,68% annuo contro il 10,61% del Buy & Hold) ma è riuscita a contenere decisamente meglio i ribassi (-23,26% contro il -50,95% del Buy & Hold).
Giusto per completezza di informazioni: si tratta di un approccio che ha, comunque, subito un drawdown non sopportabile per tutti gli investitori e, soprattutto, questa strategia sta sottoperformando l’approccio tradizionale Buy & Hold dal 2009 (in coda all’articolo è disponibile l’intero studio).
Il messaggio da cogliere è che dati e statistiche ci suggeriscono che investire sui massimi di mercato, nella maggior parte dei casi, produce performance soddisfacenti.

Le statistiche raccontano solo una parte della storia

Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, i nuovi massimi storici generano uno slancio rialzista soprattutto quando arrivano dopo una correzione o un mercato ribassista.
Attenzione però a credere che, in queste fasi, il mercato possa solo salire: le statistiche che abbiamo visto si basano sui rendimenti medi  di lungo periodo.
Il problema del lungo periodo (dove tutti vorremmo andare) è il breve periodo (dove tutti viviamo).

Lo slancio dopo i nuovi massimi non significa che il mercato sia immune a correzioni più o meno significative.
Vediamo in modo più realistico cosa si nasconde dietro i dati medi e dietro il lungo periodo.

Questo grafico mostra la performance dell’S&P500 dopo nuovi massimi storici raggiunti a seguito di una correzione. In particolare viene indicato:

  • La data del raggiungimento del massimo di mercato azionario (asse orizzontale);
  • Il rialzo massimo conseguito dal mercato azionario nei 24 mesi successivi al raggiungimento del massimo (in verde);
  • Il ribasso massimo subito dal mercato azionario nei 24 mesi successivi al raggiungimento del massimo (in giallo);
  • Il rendimento finale conseguito nei 12 mesi successivi al raggiungimento del massimo (in celeste).
PERFORMANCE AZIONI E MASSIMI DI MERCATO
Performance azionarie dopo i massimi – Fonte: Fidelity

Osservando le sequenze celesti, possiamo notare che risultati disastrosi sono effettivamente rari (come nei 12 mesi successivi al massimo del luglio del 2007), risultati mediocri sono stati poco frequenti (dopo il massimo del 1967, del 1972, del 1989 e del 2019).
Ma soprattutto, quello che emerge è che l’escursione tra massimo e minimo è decisamente ampia anche nei periodi che hanno portato a ottimi risultati finali. In altre parole l’instabilità è la vera costante.

Portafogli: come gestire i massimi di mercato?

Esistono delle precauzioni da prendere per gestire al meglio il portafoglio quando il mercato raggiunge nuovi massimi? 
In realtà se si è correttamente organizzato il proprio portafoglio e lo si è calibrato sulle proprie esigenze, non c’è da fare granché.
Possiamo comunque provare a individuare alcuni accorgimenti che, in queste fasi, possono essere d’aiuto:

  • Evitare di seguire brillanti intuizioni.
    I mercati finanziari, spesso, non sono ragionevoli e andranno nell’una o nell’altra direzione a prescindere da ciò che sarebbe sensato pensare. Questo vale soprattutto nel breve termine. 
    Ecco perché è consigliabile evitare di effettuare scelte basate su ciò che si pensa possa accadere. Prevedere gli eventi è difficile perché anche indovinando lo scenario è praticamente impossibile capire quale sarà la serie di conseguenze che verranno a determinarsi e quale sarà la reazione del mercato.
    Ricordiamo che appena un anno fa la view comune era quella di un imminente crollo delle azioni e di un rialzo dei bond.
    Se proprio si vogliono prendere decisioni “tattiche” è opportuno che queste siano ben circoscritte e limitate a una parte marginale del portafoglio (ne parlo in questo post),

  • Prestare attenzione ai “nuovi trend”.
    Da un pezzo a questa parte ogni forma di diversificazione dai grandi temi (tecnologia, megacap, intelligenza artificiale) non ha dato risultati particolarmente brillanti.
    E’ legittimo pensare di aumentare l’esposizione ai trend che meglio hanno saputo cavalcare il rialzo del mercato azionario e che offrono convincenti prospettive di crescita ma, al tempo stesso, può essere molto pericoloso.
    Rimanere disciplinati e mantenere coerenza con l’asset allocation individuata rimane la scelta più saggia;

  • Il problema delle valutazioni.
    Massimi di mercato e valutazioni eccessive continuano a catalizzare l’attenzione. Ovviamente è preferibile investire quando le valutazioni sono convenienti ma auguri a provarci (cit.): chi avesse investito sulla base delle valutazioni avrebbe perso 15 anni di rialzi azionari (il problema delle valutazioni è stato ampiamente trattato in questo post).
    Inoltre investire solo quando le valutazioni sono convenienti non è così semplice come può sembrare. Un esempio? Pur presentando le valutazioni più basse dall’inizio del millennio, l’azionario cinese non riscontra certo le preferenze della maggior parte degli investitori.
    Le valutazioni eccessive si gestiscono con la diversificazione e non con il market timing:  diversificazione geografica e investimento fattoriale possono essere una valida strategia di diversificazione;

  • Prestare attenzione alle correlazioni.
    Più che i massimi di mercato, un aspetto da tenere in adeguata considerazione riguarda il potenziale diversificativo delle obbligazioni. La correlazione con le azioni continua a rimanere positiva.
    Questo, inevitabilmente, rende i portafogli bilanciati più rischiosi perché viene a mancare la funzione di protezione dei bond che scendono insieme alle azioni.
    Prima o poi la correlazione negativa (azioni che scendono e obbligazioni che salgono) verrà ripristinata. In attesa che ciò accada in fase di ribilanciamento può valer la pena sovrappesare di qualche punto percentuale la liquidità del portafoglio. Ovviamente, questo non deve significare eliminare drasticamente un’asset class strategica.


contatta David Volpe

Conclusioni

Ho imparato un trucco importante: per diventare lungimiranti bisogna esercitarsi nel senno di poi

Jane McGonigal

Dopo un mercato ribassista a cui segue un recupero e il raggiungimento di nuovi massimi può sembrare avveduto consolidare l’utile o attendere il ribasso prima di iniziare a investire.
In realtà, come abbiamo visto, non c’è nessuna evidenza storica che il raggiungimento di nuovi massimi sia preludio di un imminente crollo. Semmai i dati sembrano supportare il contrario (attenzione alle medie).
Prendere iniziative sulla base di ragionevoli intuizioni (come vendere dopo un rialzo) può rivelarsi una pessima strategia di gestione del rischio: il mercato andrà in che direzione vuole a prescindere dai massimi, mosso dai profitti aziendali, dalla psicologia collettiva, da sentimenti di avidità e paura e da mille altre variabili imprevedibili.
E’ questo che lo rende così difficile da interpretare e, al tempo stesso, così affascinante.


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  1. Considerando anche la discesa del 2018 che ha mancato di poco la soglia del -20% per entrare, di
    diritto, nella lista dei bear market ↩︎
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6 Comments

  1. …non dimentichiamo che ora l’obbligazionario offre rendimento reale, pertanto mantieni la tua esposizione azionaria con la tranquillità della parte debt che può bilanciare i naturali ribassi o correzioni del mercato equity! Devo entrare adesso? Semplice tre lettere: PAC! Buona domenica David

  2. “ogni mese se il prezzo delle azioni è superiore o pari al massimo raggiunto negli ultimi 12 mesi viene mantenuto l’investimento azionario, viceversa si esce dal mercato per spostarsi sui titoli di stato.” Mi sembra che nell’articolo cui si fa riferimento non si dica proprio così….si parla di un prezzo delle azioni pari al 5% del massimo storico. Ho capito male io? grazie david

    1. Corretto Gaetano: la strategia citata nell’’articolo parla di una “tolleranza del 5%” rispetto al massimo degli ultimi 12 mesi.
      Il messaggio resta comunque valido: l’investimento sui massimi (o in prossimità dei massimi) di per sè produce risultati postitivi la maggior parte delle volte. Ho “semplificato” per non appesantire troppo la lettura vista la quantità di dati proposta.
      Il punto di attenzione rimane che l’investimento sui massimi è rischioso come lo è quello fuori dai massimi.
      Ti ringrazio per la precisazione.

  3. Buongiorno David, dopo attente considerazioni alla luce della situazione economica, ma soprattutto politica attuale, ho investito i proventi derivanti dalla vendita di un piccolo alloggio in un portafoglio permanent. Mi ha convinta la percentuale investita in oro (il 25%) che resta comunque un bene rifugio e, di tutti i portafogli, mi sembra che sia quello che in qualunque momento di mercato si costituisca possa subire meno scossoni. Pur non apportando modifiche ho aggiunto una ulteriore quota del 10% di liquidità (IE00BC7GZW19). Farò tesoro delle considerazioni, molto utili, contenute nel suo ultimo articolo sui massimi di mercato. Grazie.

    1. Sono certo che le riflessioni che l’hanno portata alla scelta del permanent portfolio di Harry Browne sono state ben ponderate. Dopo aver costruito un buon portafoglio sopraggiunge il problema più complesso: mantenerlo nel tempo.
      Qualora ritenesse di voler approfondire ulteriormente penso possa trovare utili gli articoli :

      Nuove regole per il corretto utilizzo dell’oro;

      Dollaro: come gestire il rischio di cambio del tuo lazy portfolio.

      Un caro saluto.

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