La gestione del rischio in un lazy portfolio

Resistere al fascino delle previsioni e del market timing è un’abilità estremamente difficile da acquisire. La maggior parte delle previsioni sul futuro dell’economia e dei mercati non si avverano, ma fare previsioni è ragionevole: è difficile svegliarsi al mattino e ammettere a noi stessi che non sappiamo cosa ci riservi il futuro, anche se è proprio così (cit).

Basare le proprie scelte di investimento sulle previsioni degli esperti oltre che essere impegnativo, molto spesso, finisce per essere controproducente.
Al contrario la gestione del rischio si basa sull’accettazione della nostra incapacità di prevedere i movimenti dei mercati ed è un’attività utile e produttiva.
In questo articolo analizzeremo proprio le differenze tra market timing e gestione del rischio e perché sia preferibile concentrarsi su quest’ultima strategia.

Il fascino delle previsioni e del market timing

Grazie all’innovazione tecnologica, nel mondo moderno siamo in grado di controllare in tempo reale praticamente qualsiasi cosa: dai tempi di percorrenza di un tragitto in auto, allo stato della spedizione di un ordine su Amazon fino all’accensione anticipata del climatizzatore della nostra auto. Di fronte a questa capillare capacità di verifica  è troppo difficile accettare che qualcosa di così fondamentale come i nostri soldi possa sfuggire al nostro controllo.

Così cerchiamo di aggirare l’incertezza tipica dei mercati seguendo le previsioni che esperti analisti, gestori ed economisti periodicamente dispensano. L’intento è quello di riuscire a ridurre la quota azionaria (o obbligazionaria) del portafoglio prima di un pesante ribasso per ricostituirla prima del successivo rialzo.

Cosa avevano previsto gli esperti per questo 2024?

Questa immagine mostra le previsioni da parte delle maggiori case di investimento per il livello dell’S&P500 alla fine del 2024:

Le colonne rosse indicano il livello  previsto da ogni società, in celeste l’attuale livello dell’S&P500 mentre la linea blu tratteggiata indica il livello dove si attestava l’S&P500 alla fine del 2023. Tra tutte spicca JP Morgan che aveva previsto un calo del 12% per il 2024.
Mancano ancora 3 mesi alla fine dell’anno e tutto può succedere (🤞), tuttavia al momento le analisi di un anno fa non sembrano poi così affidabili.

Pensandoci bene, era ragionevole ipotizzare un ribasso delle azioni: la stretta delle banche centrali nel tentativo di riportare l’inflazione sotto controllo avrebbe dovuto, plausibilmente, condurre a una recessione. Del resto era sempre (o quasi) andata così.

Visto che la recessione rimane una delle insidie che gli investitori vogliono evitare a tutti i costi, qual è il grado di affidabilità delle previsioni sulla crescita economica?
La banca centrale americana (la FED) ha elaborato un indice, l’anxious index,  che riassume le probabilità di recessione. Sostanzialmente questo indice è il risultato di un sondaggio condotto dai maggiori economisti a cui viene chiesto di stimare le probabilità di recessione nei mesi a venire.
Questo è l’andamento dell’anxious index:

La linea blu indica le probabilità di recessione espresse in termini percentuali, le aree grigie sullo sfondo contraddistinguono le recessioni. Quello che emerge osservando le frecce rosse è che prima di ogni recessione le probabilità stimate dagli economisti sono decisamente basse salvo aumentare quando, ormai, la recessione si è già materializzata.
Prevedere l’andamento della crescita economica, dei mercati è impossibile perché le variabili da considerare sono così tante come tante sono le interazioni che possono avere le une con le altre. Anche riuscendo ad anticipare un movimento di una di queste variabili non saremo mai in grado di comprendere quali reazioni innescherà su tutte le altre.

Impostare le proprie scelte di investimento in funzione delle previsioni (market timing) è il modo migliore per peggiorare i risultati e ridurre le probabilità di successo.

Il vero problema del market timing

Il nobile obiettivo delle previsioni e del market timing sarebbe quello di riuscire a evitare i giorni peggiori.
Il problema è che nell’effimero tentativo di sfuggire al peggio si perde immancabilmente l’opportunità di partecipare al meglio. 

Questa grafica mostra i giorni migliori e peggiori del mercato azionario verificati negli ultimi venti anni:

Guarda caso i giorni migliori si manifestano immediatamente dopo i giorni peggiori:
nella parte finale del 2008 il mercato azionario è arrivato a perdere quasi il 9% in una sola seduta (29 settembre, 15 ottobre, 1 dicembre), i rimbalzi giornalieri nei giorni immediatamente successivi vanno dal 6 a oltre l’11% (13 ottobre, 28 ottobre, 24 novembre, 23 marzo 2009). Copione analogo è andato in onda nel corso della pandemia: al -11% del 16 marzo sono seguite due giornate strepitose (24 marzo, 6 aprile).

Negli ultimi 25 anni perdere soltanto 10 di questi prodigiosi rimbalzi giornalieri ha significato ridurre il rendimento annuo dal 7,91% al 4,60%:

PERDERE I GIORNI MIGLIORI DI MERCATO
Fonte: Ycharts

Dobbiamo metterci l’anima in pace: se vogliamo il sole dei giorni migliori dobbiamo accettare anche un po’ di pioggia nei giorni peggiori.

La strategia Buy & Hold  è quella che si contrappone al market timing. Piuttosto che sforzarsi di prevedere e anticipare i movimenti dei mercati, l’obiettivo è quello di costruire un portafoglio solido bilanciato tra azioni e asset difensivi capace di superare le fasi più avverse senza mandarci in rovina.

Questo, ovviamente, non significa rinunciare a gestire il rischio.

Cosa significa gestione del rischio

Mentre il market timing si basa sulla capacità di prevedere e anticipare il futuro, la gestione del rischio consiste nel prepararsi per il futuro.
Chi si preoccupa di gestire efficacemente il rischio accetta di non poter prevedere con certezza l’andamento di mercati ed economia e si prepara ad affrontare una serie ipotetica di scenari.
Una gestione consapevole del rischio significa organizzare il portafoglio in modo che, anche se alcune scelte non contribuiranno positivamente, l’intera strategia possa comunque garantire un rendimento adeguato.

Il miglior modo per “prepararsi a una serie ipotetica di scenari” è impostare una corretta asset allocation. Abbiamo già sottolineato in altri articoli come il principale responsabile dei rendimenti di lungo periodo sia proprio l’asset allocation (leggi l’articolo di approfondimento).

Oltre all’impostazione di una corretta asset allocation è possibile intraprendere altri accorgimenti per gestire il rischio?

Acquista il libro di David Volpe "Il sentiero dell'investitore"

Oltre l’asset allocation: approcci per la gestione del rischio

Proviamo adesso a vedere alcune strategie complementari all’asset allocation strategica per seguire un’efficace gestione del rischio.

Asset allocation tattica

Già in precedenti articoli di approfondimento abbiamo visto come all’asset allocation di lungo periodo (cosiddetta strategica) possa essere abbinata l’asset allocation tattica volta a sfruttare al meglio le diverse fasi del ciclo economico (ne abbiamo parlato nell’articolo: sveglia il tuo lazy con l’asset allocation tattica e la sinergia tra asset allocation strategica e asset allocation tattica).

Questo grafico mostra l’evoluzione del ciclo economico (in blu) rispetto al ciclo di mercato (in arancione):

CICLO ECONOMICO E MERCATI FINANZIARI
Fonte: Stockchart

Ogni fase del ciclo (recessione, ripresa, espansione, rallentamento) tende a favorire settori diversi.
Il problema è che l’andamento del ciclo economico è molto chiaro a posteriori, molto meno nel momento presente: in che fase del ciclo siamo attualmente? (se ti va, dai la tua opinione nei commenti in coda all’articolo 🤔).
Proprio per questa difficoltà è strettamente consigliabile dedicare all’asset allocation tattica solo una parte marginale del portafoglio.

LEGGI E SCARICA L'ESTRATTO DEL MIO LIBRO

La gestione delle aspettative

Per chi crede nella teoria dell’efficienza dei mercati secondo la quale ogni informazione è già correttamente incorporata nelle asset class, affidarsi all’asset allocation strategica come strategia di gestione del rischio è la scelta migliore.

Viceversa se si sostiene la tesi che i mercati non siano necessariamente sempre efficienti, può avere senso affiancare all’asset allocation altre strategie di gestione del rischio.

I mercati non sono entità che riflettono perfettamente l’andamento della crescita economica, dell’inflazione e degli utili aziendali. Nel processo di determinazione dei prezzi, soprattutto nel breve termine, possono avere un ruolo determinante le aspettative e le emozioni degli investitori. I mercati oscillano tra euforia e depressione esasperando le oscillazioni dei prezzi in modo più o meno importante.

Durante le fasi di oscillazione tra ottimismo e pessimismo percorrendo tutte le  sotto sfumature possibili, può valer la pena porsi una domanda: 


Cosa è che il mercato non sta considerando in questo momento?”

Il quesito vale sia quando l’umore è orientato all’ottimismo che quando, viceversa, sembra che le cose non possano che peggiorare.

Proviamo a fare un esempio pratico guardando alla situazione attuale.

Si dice spesso che i mercati tendano ad anticipare gli eventi: i movimenti delle diverse asset class ci dicono cosa gli investitori (e, quindi, i mercati) stiano pensando rispetto alla crescita economica e agli utili aziendali.
Sintetizzando al massimo il concetto, se le quotazioni dei  titoli di stato salgono in modo più o meno importante è perché gli investitori potrebbero aspettarsi un deterioramento dell’economia tale da costringere le banche centrali a tagliare i tassi favorendo, appunto, i titoli di stato.
Allo stesso modo, se i prezzi delle azioni scendono, gli investitori probabilmente stanno temendo un rallentamento dell’economia tale capace di  compromettere gli utili aziendali.

Questa grafica mostra le probabilità di recessione riflesse nelle diverse asset class:

Diciamo che in questo momento c’è un po’ di confusione:
secondo i titoli di stato (5y Treasuries) la recessione è data per probabile al 70%. Secondo i metalli industriali (rame, alluminio, nichel) la probabilità di recessione è del 60%.
Al contrario per le azioni (S&P500) e le obbligazioni societarie (US HG Credit e US HY Credit) le probabilità di recessione sono inferiori al 10%.
O l’una o l’altra categoria di asset class si sta, evidentemente, sbagliando per cui i prezzi dovranno aggiustarsi verso il basso (se la recessione non si materializza, dovranno scendere i prezzi dei titoli di stato, se, viceversa, andremo incontro a uno scenario recessivo,  saranno i prezzi delle azioni a scendere).
Dunque a chi dar credito? Hanno ragione i titoli di stato che vedono una recessione probabile al 70% o le azioni che confidano in un quadro più positivo?

Questa ulteriore grafica è tratta dall’ultimo sondaggio condotto da Bank Of America tra i principali asset manager.  In blu sono rappresentati i sovrappesi per le diverse asset class o settori, in rosso i sottopesi:

I gestori stanno sovrappesando bond e settori difensivi (Healthcare, utilities, consumi difensivi – staples – ) e sottopesando quelli più ciclici (commodity, energy, materials).

L’impressione è, quindi, che l’aspettativa degli operatori sia per un  rallentamento dell’economia.
Secondo una recente nota di uno degli analisti che più apprezzo, quello che coglierebbe impreparati gli investitori in questo momento sarebbe una accelerazione della crescita che, paradossalmente, dopo il taglio dei tassi diventa più probabile.

Un’evoluzione di questo tipo potrebbe favorire proprio i settori più ciclici dove il sottopeso è più evidente. L’altro aspetto da considerare è che questa dinamica potrebbe implicare anche il ritorno di una certa  pressione inflativa.

Queste riflessioni possono essere utili per impostare una corretta attività di ribilanciamento.
Piuttosto che seguire un processo rigorosamente automatico basato su scadenze prefissate (annualmente, semestralmente o trimestralmente), sfruttare l’attuale fase per ribilanciare il portafoglio in favore dei  settori più ciclici e obbligazioni indicizzate all’inflazione e materie prime, rappresenta una scelta di buon senso.

contatta David Volpe

Conclusioni

𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐚̀ 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐚𝐦𝐩𝐢𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞.

Walter Deemer

Investire basandosi su previsioni e tentativi di market timing può sembrare attraente, ma si rivela spesso un esercizio inefficace e rischioso. Anche i più grandi economisti e gestori di fondi raramente riescono a prevedere con precisione i movimenti futuri dei mercati o l’andamento dell’economia.
Pensare di cronometrare i mercati nel tentativo di  evitare i ribassi significa, inevitabilmente, perdere i giorni migliori e lasciare sul terreno buona parte delle performance.

Al contrario, una gestione consapevole del rischio si fonda sull’accettazione dell’incertezza e sulla costruzione di un portafoglio stabile di lungo periodo capace di superare le diverse evoluzioni di mercato. Anziché tentare di prevedere l’imprevedibile, la gestione del rischio mira a preparare il portafoglio a scenari inattesi.

I mercati vivono di cicli e di emozioni che li portano ad oscillare in modo più o meno marcato tra l’ottimismo e il pessimismo. Abbinare a una solida asset allocation un’attività di ribilanciamento attenta alle aspettative e ai cicli di mercato può contribuire a sfruttare potenziali opportunità di breve termine.

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi!

Iscriviti

* indicates required
David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

Potrebbero interessarti anche

4 Comments

  1. ..il comune risparmiatore alias investitore, prima di prevedere il comportamento futuro dei mercati o calcolare il rischio, deve conoscere gli strumenti del proprio portafoglio in modo di scartare in assoluto il pericolo dell’ analfabetismo finanziario intrinseco , il quale è fortemente correlato ad una presunzione di capacità estrinseca, solo supportata da un singolo successo, spesso altrui, in un mare di insuccessi. Grande articolo David. Complimenti

    1. Giustissima raccomandazione!

  2. Di nuovo un ottimo approfondimento, complimenti. Fra gli strumenti di ribilanciamento indicati ci sono anche le obbligazioni e/o Etf indicizzate all’inflazione. Per valutare l’opportunità o meno di inserirle nel portafoglio di investimento chiedevo dove si può trovare l’indicazione dell’inflazione di pareggio. Ad esempio per l’Etf Xtrackers global inflation linked, di cui al link riportato sopra, dove si può avere questa imprescindibile informazione?
    Grazie

    1. Per quanto ne so, non è un informazione rilevabile né sulla scheda dello strumento né in quella dell’indice di riferimento (Bloomberg world government inflation linked bond).
      Stati Uniti e Regno Unito sono tra i principali emittenti di bond indicizzati all’inflazione. La FED di St. Louis mette a disposizione il tasso di breakeven.

      Io credo che, in ottica di diversificazione e interazione all’interno del portafoglio, il dato da tener presente sia l’andamento dei tassi reali (tassi nominali – aspettative di inflazione). I bond indicizzati all’inflazione salgono se scendono i tassi reali (così come i bond nominali salgono se scendono i tassi nominali).
      I tassi reali possono scendere per due motivi:
      1) Scendono i tassi nominali (potenzialmente anche per un atteggiamento meno restrittivo da parte delle banche centrali);
      2) Perché salgono le aspettative di inflazione rispetto all’attuale livello.

      Per l’effetto combinato di queste due variabili (tassi nominali e aspettative di inflazione), mi sembra che i bond indicizzati oggi siano una delle asset class che presenta un ottimo potenziale sia in termini di rendimento che di diversificazione.
      Ovviamente si tratta di un parere personale.

      Un saluto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *