COME DIFENDERSI DAI CATASTROFISTI

Quando si cercano fonti di informazione e di aggiornamento finanziario affidabili bisogna aver ben chiara una cosa: tutti hanno qualcosa da vendere. Che si tratti di corsi di formazione, di sistemi di trading, di Etf innovativi o, semplicemente, di introiti pubblicitari c’è sempre qualcosa che un qualsiasi “esperto” finanziario vuole da te.
Ovviamente il sottoscritto non fa eccezione: promuovo i miei servizi di consulenza, gestisco questo blog e un canale youtube e, quindi, desidero che tu legga i miei articoli e che guardi i miei video.

Ogni presunto esperto di finanza, che sia formatore o divulgatore, vuole qualcosa da te, e tanto più il suo messaggio sarà catastrofista, tanto più forte sarà la presa sulla tua attenzione.

In un mondo dove la paura vende più della competenza, saper distinguere tra chi vuole aiutarti davvero e chi vuole solo monetizzare le tue ansie è fondamentale.
In questo articolo troverai una guida per riconoscere i tratti del catastrofismo finanziario, prendere le distanze dai suoi messaggeri.
Chiuderemo con una lista di fonti autorevoli che divulgano contenuti di reale valore.

L’istinto all’allerta permanente

Inutile negarlo: siamo geneticamente programmati per percepire il pericolo e attivare rapidamente i nostri sistemi di allerta, soprattutto quando ci muoviamo in territori inesplorati.
Situazioni nuove, prive di esperienze pregresse a cui fare riferimento, amplificano istintivamente la nostra percezione del rischio.

È lo schema che si ripete ciclicamente in ambito finanziario. L’economia e la finanza ci sorprendono regolarmente con eventi senza precedenti: attentati terroristici, fallimenti bancari, pandemie, crisi inflative, guerre commerciali globali.
Questi fenomeni, privi di precedenti diretti su cui basare decisioni razionali, alimentano profonda incertezza.
Quando si combinano incertezza, rischi elevati per i nostri risparmi e impossibilità di scorgere segnali di stabilizzazione, diventiamo particolarmente vulnerabili a previsioni di pericolo azzardate.
Il mondo diventa terribilmente confuso e il pessimismo e le previsioni catastrofiche ci sembrano molto più plausibili dell’ottimismo
: in un contesto dove nulla ha senso e sono in gioco i risparmi di una vita, l’idea di un’imminente catastrofe appare sorprendentemente ragionevole.

Il settore finanziario conosce bene queste dinamiche ed è popolato da profeti di sventura che, ciclicamente, gridano all’imminente apocalisse economica.
Tra questi sedicenti esperti si accende la competizione per catturare la nostra attenzione, con incentivi crescenti a formulare analisi sempre più provocatorie e incendiarie, che si tratti di vendere strategie di trading o prodotti finanziari “a prova di apocalisse”.

Il rischio più grande contro cui vale davvero la pena attivarsi è che il catastrofismo finanziario ci distolga dai nostri obiettivi a medio-lungo termine, spingendoci a prendere decisioni controproducenti (ne abbiamo parlato approfonditamente nell’articolo: perchè il pessimismo seduce e l’ottimismo arricchisce.)

Vediamo, allora, come distinguere i catastrofismi dannosi per il portafoglio dalla vera informazione finanziaria.

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Il passato è chiaro, il futuro è incerto

Ciclicamente il mondo e l’economia arrivano a un passo dal baratro e il collasso sembra inevitabile.

Alla fine degli anni ‘70, secondo gli analisti di Business Week (oggi Bloomberg), l’investimento azionario era giunto al capolinea:

LA MORTE DELLE AZIONI 1979
Nel 1979, BusinessWeek decreta la morte dell’investimento azionario

…salvo poi ricredersi qualche anno dopo:

Nel 1983 le azioni risorgono

La “pax finanziaria” non dura a lungo: dopo il lunedì nero del 1987 il mondo è, nuovamente, destinato a cambiare:

Nel 1987 il Time avvisa che il mondo è cambiato

All’inizio degli anni 2000, lo scoppio della bolla tecnologica sancisce la fine della “new economy” e delle aziende tecnologiche:

2000: Barron’s e l’implosione della tecnologia

Il 2008 segna, addirittura, il tramonto dell’impero capitalistico statunitense

Nel 2008 un economista intervistato dal Wall Street Journal preconizza la fine degli Stati Uniti

Nel 2019, dopo anni di politiche monetarie non convenzionali e di tassi negativi, Buisinessweek annuncia un’altra morte, quella dell’inflazione:

2019: il nuovo necrologio di BusinessWeek

Sennonché, come ormai sappiamo, l’inflazione tornerà in piena salute qualche anno dopo: L’Economist nel 2022 intravede una possibile crisi alimentare causata dalla fiammate inflativa (notare i chicchi delle spighe di grano):

2022: L’Economist e la crisi alimentare

Guardare oggi queste copertine ci fa sorridere perché sappiamo come si è effettivamente conclusa ognuna di queste storie. Ognuna di  queste crisi si è rivelata una  formidabile occasione di acquisto.

Il passato è sempre chiaro, il futuro, invece, molto meno.
Oggi come non mai:  si parla di declino del dollaro, fine della globalizzazione, paralisi del commercio globale, rovina degli Stati Uniti ecc.
Ecco che i titoli allarmanti che dipingono nuovi scenari diventano incredibilmente convincenti:

2025: I titoli dell’Economist

Secondo il celebre investitore Ray Dalio potremo essere di fronte a qualcosa di peggiore che una recessione:

Ognuna di queste analisi è, sicuramente, ben argomentata e fornisce prospettive tanto preoccupanti quanto plausibili.

Dovremo forse ascoltarle?
Come distinguere un’analisi accurata da una infondatamente catastrofista?

Come riconoscere i catastrofisti

Come essere umani siamo molto più attratti e affascinati dalle storie e dalle narrazioni” che dai fatti e dai dati reali.
La strategia di chi vende previsioni, analisi e opinioni è quella di offrire narrazioni coinvolgenti.
l problema è che, come investitori, diventiamo automaticamente consumatori seriali di queste analisi ed è per questo che dovremmo evitare a tutti i costi le narrazioni persuasive.

Proviamo allora a individuare i tratti comuni delle previsioni convincenti da cui dovremmo prendere le dovute distanze.

La teoria di Tetlock

Quando ascoltiamo o leggiamo l’analisi di un qualsiasi esperto, dovremmo tenere bene in considerazione gli studi di Tetlock.
Philip Tetlock è psicologo e ricercatore all’Università della Pennsylvania ed è noto per i suoi studi sulla capacità predittiva degli “esperti”.

In uno dei suoi lavori più celebri durato oltre vent’anni, Tetlock ha analizzato migliaia di previsioni formulate da economisti, politologi, e analisti. La conclusione dello studio è che queste previsioni sono affidabili quanto il lancio di una moneta.

Ma soprattutto, ha dimostrato che più un esperto appare sicuro di sé e più è presente nei media, meno affidabili tendono a essere le sue previsioni.
Per parlare in termini finanziari potremo dire che esiste una correlazione negativa tra capacità persuasiva e accuratezza previsionale (elevata persuasività corrisponde, cioè, a scarsa capacità di analisi).
Ricorda che in finanza, dove l’incertezza è una costante, chi grida con più convinzione raramente ha ragione più spesso degli altri.
Quando l’investitore consapevole si imbatte in un esperto che sembra fatto apposta per parlare su un palco dovrebbe sentire suonare un campanello di allarme (cit.).

La proiezione delle tendenze

I catastrofisti sono particolarmente abili nel collegare eventi drammatici recenti a scenari futuri sempre più cupi, ignorando la sorprendente capacità di adattamento dei mercati e dell’economia.
Costruiscono narrazioni pessimistiche sfruttando gli eventi più vicini nel tempo, a cui siamo naturalmente più sensibili,  proprio quando tendiamo a dimenticare che l’economia, nel lungo periodo, è spesso capace di riprendersi e di innovarsi.

È semplice, e apparentemente razionale, pensare che un problema grave continui a peggiorare, che una guerra si prolunghi, che l’inflazione sfugga di mano, che una crisi finanziaria degeneri, o che un conflitto commerciale si estenda.
Queste previsioni ci sembrano convincenti perché non richiedono lo sforzo di immaginare come il mondo può cambiare in modo inatteso.

Eppure, nella storia economica, le fasi particolarmente negative raramente durano a lungo.
Le difficoltà, spesso, spingono governi, imprese e persone a cercare soluzioni, accelerando l’adattamento e favorendo il cambiamento.

Nel 2008, il sistema finanziario globale sembrava sull’orlo del collasso e la crisi destinata a peggiorare. Quando ogni speranza sembrava perduta, le banche centrali introdussero il Quantitative Easing e politiche monetarie non convenzionali.
Nell’incredulità generale, prese il via uno dei bull market più lunghi della storia.

Nel 2020 la depressione globale sembrava inevitabile. I governi misero in campo il più grande pacchetto di stimoli economici dal dopoguerra, mentre le imprese accelerarono la digitalizzazione e il lavoro da remoto.
I mercati azionari iniziarono a recuperare sorprendentemente in fretta, ben prima che il vaccino fosse disponibile.

Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa fu travolta da una crisi energetica senza precedenti recenti. Il taglio delle forniture di gas dalla Russia faceva temere razionamenti e recessione.Tuttavia, la rapida diversificazione delle fonti di approvvigionamento e l’adattamento dei consumi consentirono di superare l’emergenza.

La mancanza di versatilità degli esperti

Difficilmente gli esperti hanno capacità di cambiare il proprio punto di vista: chi è pessimista (cd. “permabear” ) tende a rimanere tale per tutta la vita, chi è positivo (cd. “permabull”) difficilmente riuscirà a fornire prospettive allarmanti.

Le previsioni azzeccate dei pessimisti fanno sempre grande notizia: Michael Burry o Nouriel Roubini sono stati tra i pochi capaci di prevedere il collasso finanziario del 2008. Ancora oggi le loro analisi hanno un grande seguito.
In realtà bisogna diffidare di chi diventa famoso prevedendo una grande crisi perché, sicuramente, non sarà capace di prevedere la prossima ma continuerà, comunque, a profetizzare.

Più si cresce, più si diventa inclini al pessimismo

Molti esperti tendono a diventare più pessimisti con l’avanzare dell’età. È una dinamica naturale: l’accumulo di esperienze porta a sviluppare maggiore cautela, non solo negli investimenti, ma nella vita in generale.

Nel contesto economico e finanziario, tuttavia, un eccesso di esperienza può irrigidire la capacità di analisi e di adattamento, soprattutto in mercati che evolvono con crescente rapidità.

Così accade che anche investitori celebri finiscano per perdere la loro apertura all’ottimismo, sviluppando, al contrario, una sensibilità sempre più affinata alle insidie e ai rischi.
Talvolta, questa inclinazione si traduce in analisi sempre più cupe, come se l’esperienza diventasse un filtro che esclude la possibilità di scenari positivi.

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Come difendersi dai catastrofisti

Come è comprensibile, le analisi pessimistiche diventano particolarmente convincenti quando le cose volgono al peggio, quando, cioè, diventa più necessario mantenere un approccio disciplinato e propositivo.

Sono due le accortezze che possiamo seguire per evitare di venire sopraffatti dai catastrofismi:

  1. Verificare l’attendibilità passata delle previsioni.
    Ogni volta che un esperto formula una previsione estrema, parte da una posizione di vantaggio asimmetrico: i benefici che otterrebbe da una valutazione corretta superano di gran lunga i costi reputazionali di un errore.
    Se la previsione si rivelasse sbagliata, le conseguenze negative sarebbero limitate: superata la crisi, tenderemmo a dimenticare lo scenario nefasto ipotizzato.
    Viceversa, se la catastrofe si verificasse davvero, l’esperto che l’aveva “profetizzata” diventerebbe una celebrità.
    Questa dinamica crea un incentivo implicito a proporre scenari catastrofici.
    Per questo motivo, quando ci imbattiamo in un’analisi estrema che ci appare preoccupantemente realistica, è buona norma verificare il track record di chi la formula:
    Cosa aveva previsto in passato? Quanto accurate sono state le sue previsioni?
    In apertura dell’articolo abbiamo citato l’allarme lanciato da Ray Dalio, uno dei più grandi investitori di tutti i tempi.
    Nel suo libro “I principi per affrontare il nuovo ordine mondiale, Dalio propone un’analisi lucida ed estremamente attuale sul ciclo di ascesa e declino di imperi e stati.
    Eppure, andando a rileggere le sue dichiarazioni del passato, scopriamo che Dalio avvisa dell’arrivo di una catastrofe imminente fin dal 2010;


  2. Cercare fonti davvero affidabili.
    La migliore strategia per difendersi dai catastrofismi inutili è costruire una rete di fonti informative su cui davvero poter contare. Ci sono analisti, divulgatori e formatori che hanno una consolidate esperienza nel fornire e interpretare correttamente le informazioni.
    Si tratta di personaggi che propongono idee interessanti e che ci costringono a mettere in discussione ciò che pensiamo di sapere.
    Dovresti davvero riuscire a creare la tua lista di persone capaci di informarti, di stimolarti e di farti riconsiderare le tue convinzioni.

Crea la tua rete di fonti davvero affidabili

Quella che segue in questo paragrafo è una lista di alcune delle principali fonti informative che ho individuato nel corso degli anni e che ritengo utili e affidabili:

  • Creative Planning
    E’ una società di consulenza finanziaria con sede negli Stati Uniti.
    Nel team figura Charlie Bilello, divulgatore prolifico attraverso il profilo personale twitter e la rubrica “The Week in Chars” in cui vengono riassunti dati e fatti salienti con cadenza settimanale.
    Ma, soprattutto, la sezione Signal or Noise del canale youtube, offre analisi e dibattiti su argomenti di attualità economica e finanziaria: i punti di vista dei relatori rappresentano un valido contributo per isolarsi dal “rumore di fondo” e concentrarsi su ciò che conta davvero;


  • Oaktree: I “memo” di Howard Marks
    Oaktree è un asset manager con presenza internazionale. Stiamo parlando della società di gestione creata da Howard Marks uno degli investitori moderni più apprezzati al mondo.
    Periodicamente Marks pubblica i suoi “memo”, ovvero lettere indirizzate al suo pubblico dove condivide analisi su mercati ed economia.
    Lo stesso Warren Buffett ha affermato: “Quando trovo un memo di Howard Marks nella mia posta, è la prima cosa che apro e leggo. Imparo sempre qualcosa”;


  • Cliff Asness
    E’ uno dei soci fondatori di AQR, società di gestione con sede negli Stati Uniti.
    Asness, di cui abbiamo parlato in un recente articolo, è anche autore di interessanti pubblicazioni accademiche.
    Periodicamente le sue analisi e le sue riflessioni vengono condivise sul sito di AQR;


  • Lorenzo Ippoliti
    È un analista finanziario indipendente, attivo su LinkedIn, con un canale Telegram (a pagamento) e con una newsletter periodica.
    Ippoliti propone anche corsi di formazione rivolti sia agli investitori privati sia agli addetti ai lavori del mondo finanziario.
    Le sue analisi si distinguono per lucidità, chiarezza espositiva e, soprattutto, sintesi: senza giri di parole, arriva dritto al punto.

Oltre a queste segnalo, per chi non li conoscesse anche il sito Dedalo Invest, oltre all’ormai celebre podcast The Bull.

Quali sono i punti di forza di queste fonti informative?

  • Ragionano in termini probabilistici. Non danno risposte certe né alimentano narrazioni ma si relazionano rispetto all’economia e ai mercati con l’unico approccio possibile: pensano in termini di possibilità, scenari e margini di errore invece di cercare risposte assolute;
  • Evitano le ideologie: non seguono convinzioni personali ma riflettono avendo ben chiaro ciò che non può essere conosciuto e la condizione di “incertezza radicale” in cui si muovono economia e mercati;
  • Sono umili: a differenza dei grandi oratori finanziari, non ostentano sicurezza ma propongono il proprio punto di vista senza la pretesa di essere portatori di verità assolute.
contatta David Volpe

Conclusioni

Bisogna trovarsi in uno stato di equilibrio perfetto per non lasciarsi squilibrare dagli squilibri.

Romain Gary

Alla fine la consapevolezza a cui dobbiamo giungere è che nessuno ha la verità in tasca.
Non esistono esperti: grandi economisti e analisti dispongono di strumenti analitici e conoscono le teorie da applicare ma nessun economista e nessuna teoria porterà a una conclusione che possiamo seguire con certezza.
Perché?
Perché ogni volta è diverso!
Ogni volta ci troviamo ad affrontare una situazione senza precedenti che ha il potenziale di cambiare per sempre l’economia e i mercati. Quando non ci sono precedenti, analisti, economisti e gestori continuano a dispensare i loro consigli ma nessuno di loro avrà molta più probabilità di successo dell’osservatore medio intelligente.

L’unica verità che conta è che, col tempo, le cose si sistemeranno e la traiettoria a lungo termine continuerà a puntare verso l’alto anche se nel breve termine accadranno cose terribili.
Possiamo mantenere un “sano ottimismo” confidando che il mercato recupererà e raggiungerà nuovi massimi ed essere altrettanto sicuri che il cammino verso la crescita sarà disseminato di tagliole affilate pronte a scattare. Le due cose non si escludono affatto a vicenda.

Leggi anche:

4 modi per gestire il rischio bilanciando ottimismo e pessimismo.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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1 Comment

  1. Pagare la consulenza è la normalità purché il prezzo versato sia per capire prima di agire! Buona domenica David

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