GUIDA AI FONDI ALTERNATIVI

Ma cosa sono i Fondi Alternativi?

Diciamoci la verità: tutti parlano di questi fondi alternativi e di come siano importanti nella pianificazione di un portafoglio ben diversificato, ma sono in pochi quelli che sanno davvero come funzionano. 

Ed in effetti il loro funzionamento risulta a volte un po’ complicato. 

Oggi cercherò di soddisfare la tua curiosità analizzando le varie tipologie di fondi alternativi e spiegando come farne un corretto utilizzo.

Ricorda, infatti, che è importante avere un’idea di base dei prodotti finanziari  prima di decidere su cosa andare ad investire.

Innanzitutto con il termine “fondi di investimento alternativi” si fa riferimento a tutti quei prodotti che investono in strumenti diversi da quelli tradizionali, cioè le azioni e le obbligazioni, oppure, quei prodotti che sfruttano il mercato azionario con modalità atipiche di investimento.
Atipiche perché queste tipologie di investimento ricercano un profitto indipendente dalla crescita o dal ribasso delle borse, cioè sono svincolate dall’andamento dei mercati finanziari.

È questo il motivo per cui vengono sempre più utilizzati per creare portafogli ben diversificati e decorrelati: visto che col tempo azioni ed obbligazioni si muovono in maniera sempre più simile, l’utilizzo di questi strumenti può contribuire efficacemente

mirano, infatti,  a limitare l’impatto che i ribassi di mercato (fisiologici) potrebbero avere sul capitale investito e, dunque, a migliorare le performance dei portafogli.

L’idea concreta è quella di creare un ulteriore motore di rendimento che si metta in funzione quando quelli tradizionali (azioni ed obbligazioni) vanno in avaria per effetto del calo dei mercati.

Le tipologie di fondi alternativi: “liquidi” e “illiquidi”

Il primo e più importante criterio di classificazione dei fondi alternativi vede la suddivisione tra liquidi e illiquidi.

I fondi alternativi liquidi prevedono un mercato di quotazione per cui possono essere acquistati e venduti in qualsiasi momento esattamente come un normale fondo comune di investimento.
Questo perché, seppure con logiche di rendimento diverse, gravitano intorno ai mercati finanziari tradizionali (detti, appunto, “mercati quotati”).

I fondi alternativi illiquidi, viceversa, investono in mercati “privati” cioè in attività di investimento non quotate sui mercati regolamentati. Questo significa che investimenti e disinvestimenti in questa categoria di prodotti non possono essere effettuati a libera scelta dell’investitore.

Sarà possibile investire in prodotti illiquidi durante uno specifico periodo di apertura (la cosiddetta “finestra di collocamento”) al termine del quale sarà impossibile partecipare o effettuare integrazioni.

Il disinvestimento si realizzerà soltanto al termine dell’orizzonte temporale prefissato in sede di sottoscrizione. Sostanzialmente l’investitore rientrerà in possesso del proprio capitale soltanto al momento della scadenza del fondo.

Fondi alternativi liquidi

All’interno di questa famiglia esistono molteplici sottocategorie ognuna con un funzionamento diverso.

Esamineremo le caratteristiche di quelle principali affinché tu possa decidere liberamente di “investire in quelle che sono più nelle tue corde”.

  • Long/short azionario.
    Tradotto alla lettera significa che il gestore persegue strategie “lunghe” e “corte” sulle azioni.
    Detto in questo modo rimane ancora un po’ oscuro.
    L’attività del gestore si concentra sostanzialmente nella selezione di titoli azionari che, sulla base delle sue analisi, saranno in grado di realizzare un rendimento (positivo o negativo)  superiore a quello del mercato di riferimento.
    Quindi, mentre l’investitore tradizionale sceglie di acquistare azioni nella speranza che queste aumentino il loro valore nel tempo, in questo caso non importa che il titolo guadagni o perda, ma che lo faccia meglio del mercato di riferimento.
    Provo a spiegare con un esempio:
    Il gestore del fondo alternativo “X” prevede   che il titolo Unicredit faccia meglio del mercato dei titoli bancari.
    Poniamo che Unicredit realizzi una performance negativa del – 4% e che il mercato dei titoli  bancari riporti una perdita complessiva del – 10%. Pur presentando entrambi segno meno, il gestore avrà realizzato un rendimento del +6% pari alla differenza tra -4 (Unicredit) e – 10 (Media titoli bancari). Come questo accada sarà argomento di un prossimo post tecnico.
  • Event driven.
    L’attività del gestore si concentra nella ricerca di titoli azionari soggetti ad “eventi aziendali” quali acquisizioni, fusioni, modifiche del management o ristrutturazioni aziendali.
    Anche in questo caso un esempio sarà utile per comprendere meglio la strategia. 
    Quando una società quotata decide di acquistarne un’altra, anch’essa quotata, deve annunciare pubblicamente la sua intenzione (mediante un’ Offerta pubblica di acquisto) dichiarando il prezzo che è disposta a pagare.
    La famosa azienda delle agendine “Moleskine è stata oggetto di OPA (appunto “offerta pubblica di acquisto”) nel 2016 da parte della società belga D’Ieteren  che dichiarò la sua volontà di acquisto ad un prezzo di € 2,4 per azione.
    In casi come questo, le quotazioni del titolo oggetto di OPA  (a prescindere dalla situazione dei mercati) si allineano naturalmente al prezzo dell’OPA stessa.
    Ed infatti i titoli moleskine salirono da 2,2€ circa per azione al prezzo di € 2,4 per azione.
    Acquistare titoli oggetto di OPA immediatamente dopo l’annuncio, significa guadagnare questa differenza di prezzo a prescindere dall’umore dei mercati.
    Il rischio è che dopo l’annuncio l’OPA possa non andare a buon fine vanificando le positive aspettative di rialzo del prezzo delle azioni.
  • Global Macro.
    Queste strategie si basano sull’analisi della situazione macro-economica ricercando opportunità che possono scaturire dalla  situazione politica, dal livello dei tassi di interesse e da quello dell’inflazione .
    Ovviamente senza un esempio anche questa categoria appare poco comprensibile.
    Poniamo che il gestore reputi che la situazione finanziaria e politica italiana sia migliore di quella spagnola.
    Prevede pertanto che le quotazioni dei titoli di stato italiani a 10 anni possano ottenere risultati migliori di quelli spagnoli, anche in questo caso indipendentemente dall’effettivo risultato finale.
    Nel caso in cui l’andamento (positivo o negativo) del titolo di stato italiano sia migliore rispetto a quello spagnolo il gestore incamererà il rendimento dato dalla differenza.
    Esempio:
    QUOTAZIONE BTP ITALIANO A 10 ANNI: – 4%
    QUOTAZIONE BONOS SPAGNOLO 10 ANNI – 6%.
    Rendimento incamerato = 2% (-4% – -6%).

La funzione principale dei fondi alternativi liquidi è, dunque, quella di contenere i segni meno del portafoglio nelle fasi di mercato avverse.

Ecco perché è importante valutare l’andamento di questi prodotti soprattutto nei periodi di ribasso: la loro efficacia è legata alla ricerca di soluzioni valide non correlate con i mercati finanziari e, pertanto, in grado di produrre un rendimento positivo anche nei periodi “Orso”.

Vediamo un esempio dell’effetto delle soluzioni alternative.

Il grafico che segue mostra l’andamento  durante la fase di massimo ribasso del 2018 di un portafoglio bilanciato (BGF Global Allocation linea rossa) e due soluzioni alternative: il global macro (H2o Multibonds linea verde) e l’event driven (BSF Global Event Driven linea azzurra):

GRAFICO GLOBAL MACRO EVENT DRIVEN

Nel caso riportato è evidente che, mentre il portafoglio bilanciato accentuava la propria discesa ( – 8%) i prodotti alternativi hanno fornito un’efficace protezione grazie ai ritorni positivi conseguiti (rispettivamente + 2,5% e + 8%).

A puro scopo esemplificativo, a questo link puoi trovare una selezione di fondi operativi che seguono le strategie appena descritte.



Fondi alternativi illiquidi

Gli strumenti più rappresentativi di questa categoria sono i fondi di  Private Equity che investono in azioni di società non quotate sui mercati regolamentati.

Si tratta di strumenti un tempo tipicamente riservati a grandi investitori date le elevate soglie di accesso (€ 500.000).

Lo sviluppo finanziario, le modifiche regolamentari ed il crollo dei rendimenti obbligazionari hanno progressivamente aperto questo mondo anche ai piccoli investitori grazie all’abbassamento della soglia d’ingresso (€ 5.000).

L’attività di un fondo di Private Equity prevede l’acquisto di partecipazioni in imprese ad alto potenziale di sviluppo, opportunamente selezionate, con l’obiettivo di contribuire alla loro crescita e rivendere ad un prezzo maggiorato le partecipazioni alla fine del periodo di investimento. 

Si tratta di un processo che richiede tempi medio lunghi, pertanto l’investimento è vincolato per un periodo di tempo che può variare dai 7 ai 10 anni.

Caratteristiche dei fondi di Private Equity

Si tratta di attività di investimento ad alto valore aggiunto, in quanto intercettano  le imprese nella fase del loro pieno sviluppo partecipando agli utili aziendali. 

Quando  le società approdano al mercato borsistico (andandosi a quotare) questo percorso di sviluppo si è in larga parte  già concluso.

Storicamente il ritorno annuo  su questa tipologia di asset si attesta tra il 7 ed il 12% (fonte KPMG).

All’elevata potenzialità di rendimento, si affianca la decorrelazione al più tradizionale investimento in azioni: non essendo quotato, il suo andamento non è soggetto all’umore del mercato e al “panic selling” tipico delle fasi ribassiste. Questo strumento esprime il valore effettivo dell’azienda senza essere influenzato da fattori esterni.
(approfondisci leggendo l’articolo dedicato al Private Equity).

Perché è importante investire in fondi alternativi

Gli investimenti alternativi hanno due funzioni diverse ma altrettanto importanti a seconda che si tratti di liquidi o illiquidi:

Gli investimenti alternativi liquidi servono per affrontare con maggiore serenità anche il breve periodo in quanto costituiscono una valida difesa contro le oscillazioni tipiche dei mercati. Dunque accompagnano l’investitore nel percorso che porta alla realizzazione dei risultati.

Gli investimenti alternativi illiquidi rappresentano invece una componente imprescindibile per aumentare i rendimenti. 
Il dilagare dei titoli obbligazionari che presentano rendimenti negativi e le incognite che incombono sui mercati azionari impongono oggi la ricerca di strategie alternative per realizzare profitti adeguati.

Conclusioni pratiche di utilizzo


La “promessa” di un rendimento svincolato dall’andamento dei mercati tradizionali non significa che questi strumenti siano privi di rischio.
Gli investimenti alternativi rappresentano una straordinaria opportunità che deve, tuttavia, essere declinata alla propria situazione personale.

Quindi:

  • Gli investimenti alternativi liquidi si caratterizzano oltre che per riconoscere al gestore un’elevata discrezionalità, per l’elevata complessità. Maggior facoltà di azione  significa anche maggior possibilità di commettere errori.
    Tradotto in termini pratici: i rendimenti possono essere molto variabili nel tempo.
    Quindi è consigliabile l’utilizzo di questi strumenti per una parte residuale del portafoglio (5- 10% max);
  • Gli investimenti alternativi non devono sostituire la componente obbligazionaria del portafoglio che, seppure scarsamente remunerativa, costituisce tradizionalmente una valida componente di diversificazione a difesa dai ribassi dei mercati azionari;
  • Gli investimenti alternativi illiquidi oggi sono indispensabili per compensare la perdita di rendimento degli asset tradizionali.
    Pur richiedendo un impegno notevole in termini di tempo e di rinuncia al capitale, sono in grado di apportare un contributo significativo alle performance anche a fronte di un peso relativamente marginale all’interno dei portafogli (5-10%): un’esposizione a questi asset del 10% è, idealmente, idonea ad incrementare le performance dell’ 1% annuo.

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