“Questo sarà per sempre!“
Kim Kardashian, 72 giorni prima di chiedere il divorzio dal marito Kris Humpries.
Se ci fermiamo un attimo a riflettere, ci accorgiamo che la capitalizzazione composta regola tutti gli ambiti della nostra vita:
piccole azioni ripetute nel tempo producono risultati straordinari.
Le relazioni si rafforzano grazie alla costanza dei piccoli gesti quotidiani, la forma fisica viene raggiunta grazie a un percorso di allenamento disciplinato e un corretto regime alimentare, e il successo finanziario arriva grazie a una solida asset allocation e a comportamenti corretti ripetuti con pazienza.
Tutti sappiamo che il lungo termine è la chiave per il successo nella salute, nella vita personale e in ambito finanziario.
Eppure, c’è un paradosso che spesso trascuriamo: il lungo termine, se interpretato rigidamente, può diventare pericoloso quanto il breve termine.
In questo articolo scopriremo perché la vera forza dell’investitore sta nel combinare orizzonte di lungo periodo e flessibilità e come questa lezione possa trasformare il tuo approccio agli investimenti.
Cosa significa Lungo Termine
Dieci, quindici, trent’anni: tutte queste possono essere definizioni corrette di lungo termine.
Persino 5 anni può essere considerato un orizzonte sufficientemente lungo perché, come ogni orizzonte temporale, venga abbinato a una pianificazione coerente.
Il problema nasce quando interpretiamo l’orizzonte temporale come una scadenza rigida.
Supponiamo che tu abbia iniziato a investire a marzo del 2010 con un orizzonte temporale di 10 anni. A marzo del 2020 arriva il momento di raccogliere la tua meritata ricompensa.
Peccato che sia un pessimo momento per ritirare il tuo premio tanto pazientemente atteso.

Per quanto tu abbia seguito “tutte le regole”, un approccio corretto di lungo periodo abbinato a una data di scadenza certa può dipendere dal caso tanto quanto un approccio sbagliato di breve periodo.
Un’arma di gran lunga più potente è l’associazione tra lungo termine con flessibilità.
Orizzonte temporale: Rigidità vs Flessibilità
“Un orizzonte temporale di lungo periodo è la cosa più vicina a una superpotenza di investimento”
Cliff Asness.
Potremmo dire che un orizzonte di lungo termine abbinato a una data di scadenza flessibile è la chiave per il successo.
Proviamo a pensare alla differenza tra rigidità e flessibilità:
- Approccio rigido:
Esigo di avere indietro i miei soldi tra 10 anni esatti; - Approccio flessibile:
Ipotizzo di aver bisogno di questi soldi in un intervallo di tempo che può andare dai 10 ai 12 anni in base alle condizioni di mercato.
La sfumatura della seconda prospettiva fa aumentare in modo esponenziale le probabilità di successo.
Quando la flessibilità vale oro: un esempio pratico
Per comprendere in concreto il valore aggiunto della flessibilità, proviamo a prendere uno dei portafogli più amati dagli investitori “pigri”: il Golden Butterfly.
Vediamo quale sarebbero stati i risultati analizzando i 5 e i 10 anni storicamente peggiori per gli investitori (a partire dagli anni ’70). Per rendere l’analisi più realistica utilizzeremo una versione del portafoglio Golden Butterfly adattata all’ottica europea.
Proviamo a simulare di aver investito nei periodi storicamente peggiori (“worst case” dal 1970 a oggi) per vedere cosa sarebbe accaduto:
- Rispettando puntualmente l’orizzonte temporale (5 o 10 anni);
- Aspettando invece 2 anni in più, scegliendo un momento più favorevole.
Scenario a 5 anni:
Immagina di aver investito 100.000 €.
Con un approccio rigido, ritirando il tuo capitale dopo i 5 anni peggiori del periodo osservato (1970-2024), il rendimento reale (cioè al netto dell’inflazione )sarebbe stato pari a 0%.
Con un po’ di flessibilità, aspettando solo 2 anni in più, il rendimento sarebbe salito all’1,8% reale annuo. In pratica circa 13.000 € in più già depurati dall’inflazione.

Scenario a 10 anni:
Su un periodo di 10 anni la differenza è ancora più evidente. Ritirando i soldi alla scadenza del decennio peggiore (del periodo 1970 – 2024) avresti ottenuto un rendimento reale annuo del 2,8%.
Con appena 2 anni di attesa in più saresti salito al 3,9% reale.
In questo secondo caso il premio per la maggiore attesa di 2 sarebbe stato di € 26.000 netti di inflazione:

Si tratta, comunque, di backtest che non possono mai rappresentare le esperienze di investimento personali.
Resta il fatto che, statisticamente, la flessibilità aiuta molto (ovvero, Attenzione: il Golden Butterfly è un lazy portfolio che ha funzionato molto bene nei backtest del passato ma non è necessariamente il miglior portafoglio per il futuro e per le tue esigenze).
Orizzonti temporali flessibili per obiettivi flessibili
Uno dei concetti più appassionanti della finanza personale è quello che riguarda il fine ultimo della pianificazione.
L’obiettivo della pianificazione finanziaria è quello di far vivere la vita migliore possibile con i soldi che si hanno e con quelli che si riescono a risparmiare e a investire.
Vivere la vita migliore significa, per molti aspetti, mettersi nelle condizioni di realizzare le proprie ambizioni (realistiche).
A ben guardare le nostre ambizioni e i nostri obiettivi più importanti raramente hanno date di scadenza rigide.
Finanziare gli studi dei figli è un impegno importante, tuttavia difficilmente si manifesterà la necessità di ritirare l’intero capitale al compimento del 18° anno di età.
L’acquisto di una casa al mare magari può essere posticipato di 1 – 2 anni se le condizioni di mercato non sono favorevoli.
L’uscita anticipata dal mondo del lavoro, eventualmente, può essere posticipata o, comunque, può essere gestita con una corretta pianificazione finanziaria. Ad esempio strutturando un portafoglio obbligazionario che consenta di disporre delle risorse necessarie in attesa che il mercato “collabori”.
Questa flessibilità non è un semplice compromesso ma dovrebbe, piuttosto, essere interpretata come una vera libertà di scelta. Scelta del momento migliore in una finestra temporale “flessibile” invece di rimanere prigionieri di una scadenza fissa.
Essere flessibili ti permette di:
- Evitare di vendere nei momenti sbagliati;
- Sfruttare le opportunità quando si presentano;
- Ridurre lo stress psicologico delle fluttuazioni;
- Aumentare le probabilità di raggiungere i tuoi obiettivi.
Orizzonte temporale & pragmatismo
L’aspetto veramente importante quando si parla di orizzonte temporale e flessibilità è che bisogna sapersi davvero mettere nelle condizioni di attendere.
Minimizzare dicendo: “bisogna avere pazienza” significa non aver compreso perché è così difficile investire a lungo termine.
Avere un orizzonte temporale lungo, per quanto flessibile, non ci risparmia dal dover superare tutte le assurdità che accadranno nei prossimi 10, 15, 30 anni.
Dovremo, inevitabilmente, affrontare recessioni, mercati ribassisti, crisi del dollaro, apocalissi obbligazionarie.
Piuttosto che raccontarsi la favola che un orizzonte di lungo termine ci immunizza da tutte le catastrofi del breve termine dovremmo chiederci: “come faccio a superare la sequela di tragedie finanziarie senza soccombere psicologicamente e finanziariamente?”
Perché più lungo è il nostro orizzonte temporale e maggiori saranno le assurdità che dovremo affrontare e se non ci attrezziamo per tempo, difficilmente saremo in grado di superarle.
Come ci si attrezza per sopravvivere al breve termine?
La risposta non può che essere con una solida diversificazione e una scrupolosa pianificazione finanziaria.
Il punto cruciale è che asset allocation, lungo termine, e flessibilità non sono elementi intercambiabili ma complementari tra loro.

In questo articolo abbiamo parlato di come combinare asset allocation, lungo periodo e flessibilità.
In questo articolo, invece, abbiamo visto come abbinare a una strategia il suo corretto orizzonte temporale.
Orizzonte temporale perfetto: per sempre?
E’ giusto pianificare per obiettivi ed è altrettanto giusto ritenere, che prima o poi, arriverà il momento di doverli spendere quei soldi che abbiamo investito.
Per tutti i casi in cui non ci sia una necessità di spesa oggettiva pianificata, tuttavia, il vero orizzonte temporale dovrebbe essere indefinito o, meglio ancora, per sempre.
A ben pensarci è un po’ lo stesso principio che vale anche in altri ambiti della nostra vita.
Abbiamo aperto questo articolo citando l’esempio della forma fisica:
chi fa movimento per mantenersi in forma, una volta raggiunto l’obiettivo non smette di allenarsi. L’allenamento diventa una routine: interromperlo significherebbe perdere i risultati raggiunti con fatica. Magari si cambia metodologia della pratica.
Per la finanza personale non è poi così diverso:
una volta raggiunto il benessere finanziario non si smette di investire. Si prosegue magari seguendo strategie diverse:
- Più conservative per preservare il capitale;
- Più orientate alla generazione di reddito;
- Focalizzate su obiettivi di lungo termine (eredità, donazioni).
L’importante è ricordare sempre che un orizzonte temporale “indefinito” non ci esime dal dover confrontarsi con le avversità del breve termine che è il tempo in cui viviamo.
Conclusioni
𝐋𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐫𝐚𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐞𝐝 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐦𝐚𝐢 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨.
𝐈𝐚𝐧 𝐂𝐚𝐬𝐬𝐞𝐥
Un orizzonte temporale lungo con una data di scadenza rigida può dipendere dal caso tanto quanto un orizzonte temporale breve. Il lungo termine funziona soltanto se è accompagnato da flessibilità e diversificazione.
Il tempo rimane il tuo alleato più potente per far crescere la ricchezza, ma solo se hai l’intelligenza di usarlo con elasticità.
Una delle approssimazioni più rischiose è credere che un “per sempre” rigido e scolpito nella pietra sia garanzia di successo. Il vero orizzonte di lungo termine è quello che è capace di sopravvivere, prima di tutto, al breve termine.



L’asset TEMPO è la parte del patrimonio più preziosa e mai valorizzata della nostra VITA, impariamo anche in FINANZA a poterlo vivere con serenità grazie alla LIQUIDITA’, strumento quasi “demonizzato” nella consulenza, infatti tiene il PREZZO e perde VALORE, ma crea le condizioni della richiamata caratteristica della FLESSIBILITÀ evitando di far liquidare nel momento sbagliato. Grande David!
Nel suo ottimo libro, al capitolo 19 “il portafoglio per chi non ha soldi da investire” consiglia di iniziare un PAC 100% azionario e di diversificare solo “raggiunto un livello più rilevante”. Come possiamo identificare questo livello?
Salve Daniele,
la questione che solleva è molto interessante e l’affronterò proprio nel prossimo articolo domenicale.
Le spoilero un passaggio che risponde in pieno al suo dubbio:
Capitale a disposizione
Tutti i patrimoni sono importanti, ma serve pragmatismo: il numero di ETF ottimale dipende innanzitutto dalle dimensioni del portafoglio.
Se i versamenti periodici incidono più della crescita annua del capitale, complicare la struttura non ha senso. In questa fase bastano 1, 2 o al massimo 3 ETF.
Su un portafoglio da 10.000 € un versamento di 1.500 € pesa il 15%, molto più di quanto il rendimento medio possa generare in un anno: meglio restare semplici.
Su un portafoglio da 150.000 €, invece, un apporto di 5.000 € è solo il 3%: qui la crescita è trainata soprattutto dal rendimento e diventa sensato puntare a una diversificazione più articolata.
Troverà tutto sviluppato e contestualizzato nell’articolo completo 😊.
Per quanto riguarda il mio libro, sono contento che lo abbia trovato utile. Se non lo ha ancora fatto, le sarei grato se volesse lasciare una breve recensione su Amazon: link diretto. È un piccolo gesto che per me ha un grande valore professionale.
Un saluto,
David