S&P500 MIGLIORE INDICE

“Mai scommettere contro gli Stati Uniti!” 

Questo è uno dei moniti che il celebre investitore Warren Buffett ha lanciato nella sua ultima lettera annuale agli azionisti della Berkshire.

Probabilmente tra tutte le indicazioni dell’oracolo di Omaha, questa è la più semplice da seguire: come si può non avere fiducia nella solidità dell’economia americana?
Nell’ultimo decennio il mercato americano ha dato una inequivocabile dimostrazione di forza, surclassando nettamente tutte le altre piazze finanziarie.

La supremazia delle azioni americane è davvero incrollabile?
I prossimi anni vedranno ancora l’ S&P500  in vetta alle classifiche per le sue brillanti performance?


In questo articolo cercheremo di dare una risposta critica basandoci sulla recente analisi stilata dall’Hedge Fund più famoso al mondo: l’illustre Bridgewater di Ray Dalio.

Azioni USA: un decennio di successi

Negli ultimi dieci anni la performance  delle azioni americane è stata così evidente da far impallidire  gli altri mercati sviluppati ed emergenti:

GRAFICO S&P500
Fonte: MSCI

Il grafico mette a confronto i rendimenti azionari degli Stati Uniti  (+ 452% – linea blu) dei Paesi sviluppati ex-America (+ 159% – linea arancione ) e dei Paesi emergenti (+ 139% – linea verde) nel periodo 2010 – 2021 
(N.B.: le performance comprendono il reinvestimento dei dividendi 🤓).

Alla vista di questi risultati strabilianti sono due le domande che un investitore consapevole dovrebbe porsi:

Cosa ha reso possibile una vittoria così schiacciante da parte degli USA?

Le ragioni alla base della forza degli Stati Uniti saranno replicabili in futuro?

Nel recente studio  di Bridgewater associates citato nell’introduzione (interamente consultabile a questo link) possiamo trovare qualche interessante risposta.

L’analisi di Bridgewater

Gli analisti di Bridgewater forniscono una dettagliata analisi dei fattori che hanno contribuito alla straordinaria crescita della azioni americane.

Le condizioni finanziarie dell’ultimo decennio

Dopo la grande crisi finanziaria del 2008, l’economia globale e il mondo finanziario hanno visto la crescita dell’importanza del ruolo delle Banche centrali.
Le più importanti istituzioni finanziarie hanno abbassato i tassi di interesse e avviato massicce operazioni di quantitative easing nell’intento di fornire supporto alla crescita economica.

Tradotto in parole semplici, le grandi aziende hanno beneficiato di una grande quantità di finanziamenti (cioè di denaro) a basso costo.

Questo denaro  è stato utilizzato da molte società quotate per 2 principali scopi:

  • Buyback
    E’ l’attività con cui le aziende quotate acquistano azioni proprie.
    L’obiettivo principale di queste operazioni è quello di aumentare la quotazione dei propri titoli, in quanto se ne sostiene la domanda sul mercato.
    In pratica è come se la società diventasse investitrice di se stessa considerando più conveniente investire in azioni proprie piuttosto che nel suo business.
    Inoltre con queste operazioni aumenta anche la remunerazione dei manager i cui premi aziendali vengono spesso corrisposti con l’assegnazione di  azioni della società mandante;
  • Propulsione per le società innovative
    I finanziamenti a basso costo e la scarsità di alternative remunerative per gli investitori, hanno stimolato la crescita delle società innovative.
    Si tratta di aziende di nuova costituzione (spesso molto indebitate) che hanno attirato l’attenzione di investitori alla ricerca di rendimento.
    In pratica le aspettative degli investitori sulla crescita di queste società sono salite molto di più dell’effettiva capacità di creare utili.
    Tipicamente queste società si concentrano nel settore tecnologico.

Dunque nel vasto mondo azionario sono presenti aziende le cui valutazioni sono salite molto più per l’effetto dei buyback e dell’interesse per l’innovazione che non per l’effettiva crescita degli utili.
Dov’è che sono maggiormente concentrate queste aziende?

l grafico mostra la composizione dei mercati di tre dei più importanti Paesi Sviluppati: Stati Uniti, Europa e Giappone.
Per ognuno di queste tre aree è indicata la percentuale di aziende che hanno beneficiato di buyback e innovazione (colonna rossa) e quelle che invece sono più legate alla crescita economica (cosiddette “cicliche” – linea blu).

Per Europa e Giappone è netta la prevalenza di società cicliche. Mentre per gli Stati Uniti vale l’esatto opposto: sono predominanti le società che hanno beneficiato della liquidità delle banche centrali dirottata su buyback e finanziamento all’innovazione.

A scanso di equivoci questo ulteriore grafico mostra come negli Stati Uniti l’attività di buyback sia incrementata nel corso degli ultimi anni: 

Questo grafico, infine, mostra l’andamento dell’incidenza dei vari settori nel mercato azionario americano:

Negli Stati Uniti  il posto delle aziende tradizionali, cioè più strettamente legate alla crescita economica (aziende delle materie prime, aziende finanziarie e aziende cicliche), è stato progressivamente  preso dalle società tecnologiche.
Proprio le società tecnologiche sono quelle che, tipicamente, vengono associate all’idea di innovazione e di sviluppo.
Questo significa che  le quotazioni delle aziende tech sono tra quelle che più sono state sostenute dalla liquidità delle banche centrali.

Dove ci portano tutte queste considerazioni?

La situazione attuale

Siamo giunti al punto in cui le banche centrali di tutto il mondo stanno abbandonando gran parte delle iniziative di supporto

La rimozione di tutte queste iniziative sarà graduale per evitare contraccolpi sulla crescita economica e sui mercati finanziari.
Sicuramente i banchieri adotteranno tutte le cautele per evitare shock ma questo non può escludere che ci siano contraccolpi sui mercati più vulnerabili.

Questo cambio di atteggiamento rappresenta la principale minaccia proprio  per il mercato statunitense.
Gli indici americani sono, infatti,  composti in larga misura da società le cui quotazioni sono state sostenute dall’aumento vertiginoso della liquidità degli ultimi anni.

Se davvero nei prossimi anni avremo più crescita economica e meno liquidità, potremo assistere ad un passaggio di testimone: i tecnologici Stati Uniti cederanno il primato alle aree geografiche più cicliche (come Europa e Giappone).

contatta David Volpe

La regressione verso la media

MEAN REVERSION

Già in un precedente post abbiamo parlato di “regressione verso la media” (cd. “mean reversion”).  
E’ un concetto che ogni buon investitore dovrebbe tenere a mente e che può efficacemente riassumere le considerazioni espresse in questo articolo.

La regressione verso la media è la tendenza dei risultati superiori alla media a essere seguiti da risultati sotto la media.
Questo significa che i rendimenti di un investimento  (in una singola azione, in un settore o in  un’area geografica) sopra la media del mercato tendono a essere seguiti da rendimenti sotto la media.
Gli investitori tendono a negare l’ineluttabilità della regressione verso la media confidando nel fatto che ciò che ha sempre fatto meglio continuerà a farlo.

La teoria accademica sostiene il contrario di ciò che sembra intuitivo: mercati in ritardo, anche di decadi, sono destinati a recuperare il vantaggio accumulato dai mercati che li hanno sopravanzati.
E la storia conferma questa teoria:  nel corso degli anni la sovraperformance degli Stati Uniti non è mai stata costante.
Ripropongo ancora una volta questo  grafico riassuntivo che  ne mostra l’evidenza:

Periodicamente la supremazia  degli Stati Uniti (aree grigie) si alterna con quella degli altri Paesi Sviluppati (area viola).

Non è possibile predire il futuro con precisione, ma spesso una conoscenza del passato ci permette di riconoscere il rischio finanziario al momento giusto. William Bernstein

Conclusioni

Non c’è niente di nuovo, solo la storia che non hai letto.

Larry Swedroe

Una delle ossessioni più frequenti degli investitori e degli aspiranti tali è il problema delle valutazioni: 
Le azioni appaiono spesso esageratamente cari per essere “investibili”
Al tempo stesso resta particolarmente forte l’attrazione  per  i mercati e i settori che meglio hanno performato (Stati Uniti e Tecnologia) e il totale disinteresse per il resto del mercato.

L’esposizione azionaria dell’investitore intelligente deve essere all’intero mercato (cit.) e, aggiungo io, non soltanto agli USA e alla tecnologia.

Non si basano le proprie scelte di investimento analizzando i settori vincenti, formulando previsioni e costruendo portafogli intuitivi.
Le condizioni degli ultimi 10 anni potrebbero non ripetersi nei prossimi 10.

Non si tratta di essere catastrofisti ma semplicemente di usare il buon senso. 
Il buon senso fa la differenza tra chi investe cercando di vincere tirando i dadi e chi  vince sempre con certezza, conciliando correttamente rischi e tempi di investimento.

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1 Comment

  1. …lo stesso vale per la valuta USD: mai contro e molta attenzione ad usare tecniche di copertura (HDG) in virtù dei costi da sostenere. Buona domenica

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