L’inversione dei rendimenti sui titoli USA.

In questi giorni sui giornali fa molto scalpore la notizia dell’inversione dei rendimenti sui titoli USA. Cerchiamo di capire cosa significhi e quali potrebbero essere le conseguenze, a detta di molti catastrofiche.

Si parla di inversione della curva quando il rendimento dei titoli governativi americani a breve termine supera quello dei titoli a lungo termine.

Si tratta quindi di un’anomalia evidente, in quanto il premio (quindi il rendimento) per chi investe a lungo termine (e quindi rinuncia al proprio capitale per più tempo) dovrebbe essere maggiore rispetto a chi investe a breve (che rinuncia al capitale per un tempo minore).


Questo fenomeno si è appena verificato:

I rendimenti dei governativi statunitensi a 3 mesi sono saliti al 2,45%. Nello stesso momento quelli dei titoli a 10 anni sono scesi al 2,43% (N.B.: si parla di rendimenti espressi in dollari e, pertanto, soggetti al rischio di cambio per un investitore europeo).

Quali sono le motivazioni dell’inversione

Questo accade per il semplice fatto che la Banca Centrale Americana (FED) ha, di fatto, annullato la politica di rialzo dei tassi di interesse (la c.d. politica di strette monetarie).

Di conseguenza, se si prevede che i tassi di interesse resteranno fermi (o addirittura potranno abbassare), investendo a breve termine si rischierà, alla scadenza, di dover reinvestire a condizioni peggiori. Ecco che  diventa più conveniente investire sui titoli a lungo termine. E quando aumenta la domanda di titoli a lungo termine ne sale il prezzo e, di conseguenza, ne scende il rendimento.

Cosa dice la statistica

L’analisi storica del fenomeno, cioè la valutazione dei precedenti casi in cui si è verificata questa condizione, evidenzia come nei mesi successivi al verificarsi dell’inversione dei rendimenti sui titoli USA, sia seguita una recessione economica, anche di forte impatto.
Per esempio è accaduto nel 2000, nel 2007 ed in molti altri casi meno recenti.

E quando l’economia si contrae (cioè va in recessione) le asset class rischiose (azioni, obbligazioni alto rendimento, obbligazioni emergenti) soffrono.
In questi casi, uno dei pochi approdi sicuri è rappresentato dai titoli di stato dei paesi solidi.

Tassi USA 3 mesi VS Tassi USA 10 anni

Dunque che fare?


Il pericolo delle fasi di turbolenza, non è la turbolenza in sè ma è il volere affrontarla con le logiche del passato

Peter Drucker

Purtroppo non esiste una regola economica che individui un segnale di pericolo certo ed affidabile al 100%. Si tende ad affidarsi sempre a scenari ipotetici e alle previsioni economiche (spesso inaffidabili!).

Quello che possiamo fare è analizzare razionalmente il contesto attuale:

  • Stiamo vivendo da anni  in un contesto di tassi eccezionalmente bassi che potrebbe protrarsi per un periodo di tempo ragionevolmente lungo (non a caso si parla di “new normal”). Applicare logiche diagnostiche del passato in una situazione finanziaria profondamente mutata potrebbe non essere del tutto efficace;
  • L’atteggiamento della banca centrale americana è radicalmente cambiato nel corso degli ultimi 3 mesi.
    Dopo aver manifestato l’intenzione di rialzare i tassi di interesse (nel 2018), la FED si è letteralmente ricreduta (marzo 2019) professando un atteggiamento cauto (tassi stabili) e aprendo, addirittura, a possibili  futuri ribassi. (questa “inversione” provoca movimenti di assestamento sui tassi a breve e lungo termine);
  • Oggettivamente, dopo anni di crescita, ci troviamo nel bel mezzo di un rallentamento economico globale a cui potrebbe, in futuro, seguire una contrazione e quindi una recessione;
  • Il perdurare del basso livello dei tassi di interesse potrebbe continuare a sostenere il mercato azionario: se l’investimento in Titoli di Stato è poco gratificante, i capitali tendono a spostarsi su attività più remunerative (e, quindi, più rischiose. Le azioni appunto).

Conclusioni (pratiche)

Quel che è certo è che, inversione o meno, non riusciremo mai a sapere con certezza ciò che accadrà domani. Tuttavia possiamo indovinare le conseguenze che uno scenario avverso possibile (come una recessione) potrebbe avere su di noi ed in base a questo prendere le opportune decisioni.

Tradotto in termini pratici prima di tutto le domande da porsi in questo momento sono:

  • come reagirei se il valore dei miei investimenti (azionari) subisse  una pesante riduzione (dal 25 al 50%) per effetto di una recessione?
  • riuscirei a mantenere i nervi saldi (approfondisci);
  • avrei disponibilità da poter utilizzare per investire a prezzi più convenienti? E sarei disposto a farlo?

Effettuata questa analisi, la mossa successiva potrebbe essere quella di inserire in portafoglio una parte di investimenti obbligazionari (governativi e societari di elevato merito creditizio) che  offrono una valida difesa contro scenari recessivi.

Fondamentale, in questi casi, è mantenere una parte del proprio patrimonio in liquidità, in modo da cogliere eventuali opportunità di investimento offerte da crisi e contrazioni economiche.

Ancora più in generale, una buona diversificazione rappresenta il vero baluardo difensivo contro l’instabilità dei mercati:  Il portafoglio ben diversificato presenta perdite che sono sempre recuperabili.

E se il domani portasse una continuativa prosperità economica, invece della crisi paventata dall’inversione dei rendimenti sui titoli USA?

Ancora una volta sarà il nostro portafoglio ben modulato e decorrelato (come costruire un portafoglio decorrelato) che si farà carico di non farci perdere l’opportunità di realizzare rendimenti interessanti gestendo efficacemente il rischio.

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