l'asset allocation non è magica

A nessuno piace rinunciare alle belle opportunità. Quando si tratta di investire i propri soldi la cosa più giusta da fare sembra essere massimizzare risultati e probabilità di successo. Ci sembra logico che il nostro futuro si meriti il fondo migliore, l’Etf più efficiente e il portafoglio perfetto.
Tuttavia la ricerca ostinata della perfezione spesso finisce per essere controproducente.

In questo articolo vedremo che, quanto più ci si affanna alla  ricerca del portafoglio perfetto, tanto peggio si finisce per fare.

L’asset allocation è la strategia, non l’ingrediente magico

L’asset allocation è la combinazione di asset class (azioni, obbligazioni, oro, materie prime) che, più comunemente, chiamiamo “portafoglio”.
Attraverso la combinazione dei singoli elementi che lo compongono, possiamo sintonizzare al rialzo o al ribasso il rischio e il rendimento del portafoglio, in modo da adeguarlo al meglio ai nostri obiettivi. Tuttavia sarebbe un grosso errore pensare di riuscire a ottenere un rendimento aggiuntivo senza aumentare il rischio, o ridurre il rischio senza sacrificare una parte di rendimento è un po’ un’utopia. non mi torna la frase

Prendiamo ad esempio un portafoglio bilanciato tradizionale composto per il 50% da azioni e per il 50% da titoli di stato e proviamo a confrontarlo con combinazioni più articolate di asset class rispettando il principio di suddivisione 50% asset rischiosi e 50% asset protettivi.
Proviamo a sostituire una parte dell’esposizione azionaria con azioni dei paesi emergenti e azioni a piccola capitalizzazione. La composizione del portafoglio a questo punto sarà:
30% azioni, 10% azioni emergenti, 10% small cap, 50% titoli di stato.
Questi sono i due portafogli a confronto: 

In termini di “rendimento di lungo periodo” non c’è questa grande differenza: le due linee sono quasi sovrapposte.
Proviamo adesso ad ampliare anche la diversificazione degli asset difensivi sostituendo la metà dei titoli di stato con  oro.
La composizione del portafoglio diventerà: 30% azioni, 10% azioni emergenti, 10% small cap, 25% titoli di stato, 25% oro.

Questo è il confronto:

Anche in questo caso il beneficio ottenuto nel lungo periodo è impercettibile.
Facciamo un ultimo tentativo inserendo un ulteriore asset class rischiosa: i reit.

La composizione del portafoglio diventerà: 25% azioni, 10% azioni emergenti, 10% small cap, 5% reit, 25% titoli di stato, 25% oro.

Il risultato finale continua ad essere molto allineato con il primo portafoglio.
Per quanto ci siano persone che raccomandano l’utilizzo di questa o di quella asset class per ottenere risultati migliori (garantiti da backtest sul passato), nel lungo periodo i rendimenti dipendono, principalmente, dalla combinazione tra asset di rischio e asset per la protezione.
Aumentando il peso degli asset di rischio avrai un portafoglio più redditizio ma anche più rischioso, aumentando il peso degli asset difensivi otterrai un portafoglio più stabile ma anche meno redditizio. Non esiste una formula che  consenta di aumentare il rendimento senza un parallelo aumento del rischio. Le magie esistono soltanto nei backtest.

L’illusione della perfezione

Quando si pensa a come costruire una corretta asset allocation spesso si pensa che ricercare la perfezione sia la cosa giusta da fare per riuscire a massimizzare l’efficienza e la  probabilità di successo.
Dietro alla ricerca della perfezione a tutti i costi si nasconde la nostra immatura illusione di poter sfuggire all’incertezza e alla volatilità tipiche dei mercati finanziari. Pensiamo che un asset allocation infallibile possa riuscire a risparmiarci il prezzo da pagare per partecipare alla crescita di lungo termine: per quanto “perfetta”, una corretta asset allocation non ti risparmierà dalla volatilità. Alla fine dovrai comunque confrontarti con il mercato.
Un bravo nutrizionista non può dimagrire al posto tuo e non è sufficiente comprare un paio di scarpe da ginnastica per ottenere una forma fisica perfetta: dovrai comunque seguire un regime alimentare sano e dedicarti alla pratica fisica. La stessa cosa vale per i tuoi investimenti.

Paradossalmente, in finanza, la ricerca della perfezione è controproducente perché il perfezionamento di un’abilità del portafoglio ne compromette un’altra. Congegnare l’asset allocation perché funzioni particolarmente bene in un determinato contesto economico, limiterà le performance in corrispondenza di un contesto diverso. Ecco perché, alla fine, un po’ di imperfezione è utilissima.
La concentrazione (ad esempio su singole aree geografiche o settori) è il modo migliore per aumentare i rendimenti ma la diversificazione è la strategia più efficace per aumentare le probabilità di possedere i vincitori di domani.
La liquidità è una zavorra durante un mercato rialzista ma può diventare un asset class strategica in un mercato ribassista.
Se la nostra asset allocation è sufficientemente buona senza essere perfetta,  potremo dedicare il nostro tempo  ad altro ed investire  le nostre risorse in modo più efficiente.

contatta David Volpe

Come impostare un asset allocation imperfetta ma buona

Non esiste un manuale di istruzioni per l’impostazione di un asset allocation di successo.

Tuttavia possiamo, anche in questo caso, individuare alcune regole di buonsenso da seguire.

  • Imparare a porsi la domanda giusta
    La maggior parte degli investitori si concentra sul risultato che potrà ottenere quest’anno, il prossimo e, magari, quello successivo: “Come faccio ad ottenere i rendimenti più elevati dalla mia asset allocation?”.
    Se si comprendono le dinamiche della capitalizzazione composta ci si rende conto che la domanda corretta è: “Qual è il migliore rendimento sostenibile che posso mantenere per il periodo di tempo più lungo?”
    Un buon portafoglio non è quello che ottiene i rendimenti più elevati perché le performance stellari sono difficilmente ripetibili. Il segreto è ottenere buoni rendimenti  mantenendoli il più a lungo possibile;
  • Un’asset allocation è per sempre
    Per restare in gioco abbastanza a lungo affinché l’interesse composto compia la sua magia, è necessario poter contare su un portafoglio con cui sentirsi a proprio agio il più a lungo possibile.
    Questo è un concetto che è necessario avere bene presente quando si pensa a come combinare la propria asset allocation e che dovrebbe tenerci lontani da mode passeggere o da ipotesi di nuovi scenari dominanti. Una buona asset allocation dovrebbe essere il più generalista possibile cioè basata principalmente su azionario globale e obbligazionario globale.
  • Pianifichiamo a lungo termine ma viviamo nel breve termine
    Abbiamo visto nel primo paragrafo che, a parità di rischio, modifiche dell’asset allocation non incidono in modo significativo sui risultati di lungo termine.
    Questo non deve, tuttavia, condurre all’eccesso di semplificazione. 
    Il lungo termine non è che una serie di tanti brevi periodi vissuti ogni giorno, ogni mese, ogni anno. Affinché diventi realistico mantenere un portafoglio per il lungo termine è necessario limitare la tentazione di abbandonarlo nel breve termine.
    Una diversificazione articolata e consapevole non servirà ad aumentare i rendimenti di lungo termine ma ci consentirà di superare un modo più “comodo” tutti i brevi termini  che ci separano dal lungo periodo contenendo ribassi, tempi di recupero e potenziali sottoperformance.
  • Il passato non è il futuro
    La storia è l’unico elemento su cui possiamo basarci per comprendere le dinamiche sottostanti all’economia e ai mercati. Lo studio della storia assume quindi un ruolo fondamentale per prendere decisioni di investimento consapevoli. Detto questo, il passato non è il futuro.
    Questo non vuol dire che dobbiamo ignorare la storia: è utilissimo capire il comportamento delle diverse asset class nel corso delle diverse fasi del mercato.  tuttavia dobbiamo cogliere una sfumatura importante: più indietro andiamo nella storia e più generali sono le lezioni che possiamo apprendere.

Conclusioni

“Incoraggio sempre le persone a non cercare la perfezione. Non esiste.”

Dina Asher Simth

Il rendimento di un qualsiasi portafoglio è proporzionale al suo rischio (e quindi alla sua quota azionaria): a rischi maggiori corrispondono rendimenti maggiori. Questo non significa che esporsi o aumentare i rischi del proprio portafoglio attribuisca automaticamente  il diritto di guadagnare o aumentare le performance. Per questo è importante dedicare il giusto tempo allo studio e all’impostazione di una corretta asset allocation: per aumentare le probabilità di successo nel lungo periodo.
L’attività di studio e ricerca non deve diventare una ricerca maniacale della perfezione: alla fine dovrai comunque confrontarti con il mercato. La perfezione non ti risparmierà né la volatilità né il rimpianto legato al breve termine.
Una bellissima frase di Carl Richards, autore e consulente finanziario statunitense, recita: il rischio è ciò che resta quando credi di aver pensato a tutto. Ci sarà sempre un rischio, una condizione, un evento che non siamo stati in grado di calcolare perché era imprevedibile.
Non abbiamo il controllo sugli eventi, mentre abbiamo sempre il pieno controllo della nostra asset allocation.

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3 Comments

  1. Fantastico articolo saggio realista efficace……..spesso con 3/4 etf si raggiungono gli stessi risultati e anche stessi ribassi di chi possiede 12/15 etf superdiversificati che rendono il portafoglio di piu difficile gestione e con maggior probabilità a cambiarlo in corso d’opera…….almeno per piccoli risparmiatori. Penso che la diversificazione dipenda dall’utilizzo di strumenti decorrelati nei pesi corretti in base a obiettivi e soprattutto al tempo disponibile. La domanda forse è che personalmente non capisco quei portafogli con etf all’1-5% che incidono ben poco sul totale del portafoglio sia x decorrelare che per rendimenti. Un semplice az globale 40/50% affiancato es asia azionario 10% con oro e aggregate bond e al max affiancato a etf gov euro forse è efficace quanto portafogli con mille etf : small cap, globale, asia, sp500, nasdaq100, bond inflaz euro, reits, oro,bond cina, treasury, bond euro………..insomma la lista della spesa ripeto se anche ben decorrelati spingono il risparmiatore non professionista a difficile gestione con maggior spese commissionali e senza alcuna certezza di maggiori rendimenti rispetto a più semplici portafogli con 3/5 etf decorrelati e ben pesati. Inoltre una diversificazione esagerata (con 10/15 etf) porta psicologicamente ad prendere decisioni personali in base a presunte situazioni macroeconomiche (tassi interesse, recessioni…..)con azioni di gestione attive/tattiche con maggior probabilità di errori e perdita della barra del timone…..opinione personale.Tutto ciò vale per una persona non professionista mentre per david che sa bene come e quando muoversi, può utilizzare anche mille strumenti finanziari mentre per piccoli risparmiatori con cifre non superiori a 2/300.000 euro andrei sul semplice o banale ma efficace……….grazie david sempre impeccabile.

    1. Grazie per il tuo intervento Maurizio.
      In linea generale io credo che “semplice” sia meglio di “complesso” proprio perché più aumentano le necessità di scegliere più aumenta la probabilità di sbagliare.

      Detto questo penso anche che non si debba cadere nella trappola dell’eccessiva semplificazione. Paradossalmente un portafoglio diversificato può essere composto da due soli Etf: azionario globale + obbligazionario globale.
      Poi però sorge, ad esempio la questione del cambio: è vero che il rapporto euro/dollaro regredisce alla media annullando le variazioni del medio termine ma gestire il rischio cambio consente di ridurre la volatilità di breve termine. E, allora, magari abbiniamo al dollaro (valuta rifugio) anche l’obbligazionario euro.
      Poi consideriamo che, mediamente, una volta ogni 20 anni il mondo finisce e il mercato azionario affronta le cosiddette lost decade: decadi con rendimenti piatti. Allora meglio valutare di diversificare i motori di performance del portafoglio inserendo settori e fattori di investimento in modo da riuscire a superare senza frustrazioni anche un decennio di “zero rendimenti” per le azioni.
      Poi c’è il rischio “imponderabile” mai accaduto prima. Meglio prevenirlo con un po’ di oro.

      Il senso è che un portafoglio semplice va benissimo per il lungo periodo. Purtroppo, però, viviamo nel breve con dubbi, incertezze rimpianti spesso amplificati dalle bizzarrie dei mercati. Un portafoglio più strutturato (ma senza complessità) serve per pianificare un viaggio più confortevole, minimizzando il rimpianto del breve senza sacrificare il rendimento di lungo termine.

      Un caro saluto.

  2. “Le magie esistono soltanto nei backtest.”
    …con queste parole hai sintetizzato tutto. Il backtest non sbaglia perché racconta la storia, ma il presente deve essere usato per creare l’asset allocation a livello sartoriale, non su modelli. Passato e presente sono due concetti molto diversi: uno teorico il passato, uno reale il presente, ma quest’ultimo è determinante in quanto deve creare il futuro. Ottimo articolo come sempre David! Grazie e buona festa della mamma a tutti!

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