I 3 Motivi per cui è dannoso lasciare i soldi sul conto corrente

Come ben sapete noi italiani siamo famosi per essere un popolo di risparmiatori che non ha molta familiarità con gli investimenti e che, quindi, reputa molto più conveniente lasciare al sicuro i propri soldi su un conto corrente

Possiamo tranquillamente aggiungere, anzi, che siamo un popolo addirittura refrattario agli investimenti: l’idea di investire il proprio capitale, sebbene sia una delle armi più importanti per la sua rivalutazione nel tempo, continua ad essere circondata da un’aura di diffidenza e trattata con molto pregiudizio.

La vocazione al risparmio, quindi, si accompagna all’abitudine di lasciare la propria ricchezza al sicuro, depositata su un tranquillo conto corrente.

Ovviamente sto generalizzando eccessivamente perchè, per fortuna, ci sono molte differenze di pensiero all’interno di questo “popolo italiano”.
Tuttavia alcuni luoghi comuni sono difficili da sradicare e quello di cui parliamo oggi  è uno di questi.

La convinzione che il conto corrente sia il modo più conveniente per proteggere il proprio capitale ha una diffusione trasversale e viene condivisa tanto dal giovane quanto dall’anziano. Per non parlare  poi di quella minoranza che risparmiatrice non lo è affatto: preferisce “godersi la vita” consumando interamente il proprio reddito.

Insomma, il conto corrente, mette tutti d’accordo.

Questo atteggiamento rischia di diventare particolarmente dannoso per una serie di motivazioni (argomento del post) che vengono puntualmente rifiutate o, peggio, ignorate, accampando mille scuse: l’incertezza del mercato, la mancanza di conoscenza personale sulla materia, la sfiducia generalizzata verso il sistema finanziario ed i suoi operatori.

Credete davvero che non investire equivalga a non rischiare?

Andiamo a capire insieme i motivi che rendono i nostri conti correnti i nemici nr 1 del nostro capitale:

1) L’inflazione: il tarlo nel tuo tesoro

Mantenere i soldi a sonnecchiare sul proprio conto corrente non significa essere tranquilli di non perdere il capitale, ma l’esatto contrario: lasciare il proprio patrimonio sul conto corrente espone al danno occulto dell’inflazione. Sebbene oggi l’aumento del costo della vita sia decisamente più contenuto rispetto a 20 anni fa, questo non impedisce che l’inflazione bruci, a poco a poco, il capitale, vanificando l’impegno del risparmiatore.

Questa tabella lo dimostra chiaramente:

€ 10.000,00 lasciati sul conto corrente a partire dal 2000 oggi equivalgono ad un capitale reale (cioè ad una capacità di acquisto)  di circa  € 7.500,00. (Leggi il post sull’inflazione).
Si tratta di un costo nascosto che impone di considerare strategie alternative per quella parte di liquidità non necessaria alle spese della vita quotidiana (ponderando opportunamente i rischi).

2) Le sirene del consumismo e la tentazione della liquidità:

I soldi sul conto corrente inducono chi li detiene ad utilizzarli.

E’ dimostrato (Richard Tahler – nobel per l’economia) che le persone tendono ad inserire il denaro in “conti mentali” che poi portano a comportamenti diversi. Mantenere il proprio capitale in un unico “conto mentale” significa non tenere presente a cosa sia destinato quel denaro, ed essere inconsciamente più portati a spenderlo. Spostando, invece, la liquidità non necessaria in un altro “cassetto mentale”  porterà l’individuo più facilmente a non spenderlo e a destinarlo ad altri fini. Trasferire i soldi dal conto corrente ad altra forma di impiego equivale ad attribuire valore “psicologico” (prima ancora che “finanziario”) al proprio denaro

Questa conclusione è quanto mai vera nella società moderna dove gli individui sono bombardati da continui stimoli al consumo superfluo e, addirittura, all’indebitamento per appagare l’indotta esigenza di acquisto insulso.

3)  Il mondo che cambia

Il mondo sta cambiando velocemente e, in alcuni casi, non in meglio. Affrontare il futuro con le logiche del passato rischia di essere un esercizio estremamente pericoloso: la liquidità fine a se stessa (cioè quella non necessaria nel breve periodo) non sarà più sufficiente al soddisfacimento delle esigenze future.

Stiamo assistendo ad una serie di cambiamenti dirompenti destinati a stravolgere il concetto di società moderna: le nuove tendenze economiche, i mutamenti sociali e lo sviluppo demografico condizioneranno il futuro di tutti.
Nei paesi occidentali si fanno sempre meno figli e si vive sempre di più. L’uomo di domani sarà più solo perché i nuclei familiari sono sempre più ristretti. L’assistenza pubblica (il cosiddetto Welfare) si sta sempre più comprimendo e serviranno più soldi per vivere, perché le pensioni non saranno sufficienti a garantirci il tenore di vita avuto da lavoratori.

Inoltre la stagnazione dei redditi rende molto più improbabili percorsi di crescita sociale limitando le possibilità di miglioramento degli stili di vita. Nessuno è al sicuro.

I soldi non faranno la felicità, ma sicuramente contribuiscono a perseguirla! Consentono di vivere sereni al riparo dallo stress “finanziario” contribuendo alla creazione di un clima di comfort e sicurezza.

Ecco perché è indispensabile preservare il proprio tenore di vita facendo lavorare quella parte di liquidità non necessaria piuttosto che lasciarla in un conto, esposta al danno da svalutazione certa.

E quindi? I prossimi passi

E quindi è necessario, oltre che lavorare per risparmiare denaro, far sì che il denaro lavori per noi.

La passione per il conto corrente si è rafforzata a seguito degli ultimi scandali finanziari e dal clamore che questi hanno suscitato. La scarsa educazione finanziaria, causata da un sistema scolastico che non si preoccupa di infondere le più basilari nozioni economiche, alimenta il terrore per l’investimento finanziario in senso lato.

Nella gestione dei propri risparmi non si può essere “figli della paura”: se non avessimo vinto la nostra paura, non avremo mai imparato a camminare, ad andare in bicicletta o non saremo mai saliti su un aereo…La consapevolezza è il passo più importante per la risoluzione del problema.

Per la stragrande maggioranza degli individui, l’investimento è associato all’incertezza, al rischio di perdita, al panico da turbolenza. In realtà se la scelta di investimento è correttamente impostata, seguendo una ragionata diversificazione e rispettando gli impegni temporali prefissati, l’umore instabile dei mercati finanziari “è soltanto il lato b del rendimento positivo” (cit).

“Ci sono così tante alternative, così tanti modi di investire e consigli così divergenti che non riesco a prendere una decisione”

Ogni nuovo argomento è complesso (diete, allenamenti, matrimoni) La reazione sensata non è quella di evitarlo, quanto piuttosto quella di scegliere una fonte di informazioni e di iniziare ad imparare.
All’inizio sembrerà tutto confuso o complesso, ma attingere a delle buone fonti di approfondimento e ad un confronto con validi professionisti di settore chiariranno gli obiettivi e le giuste strategie personali.

“Non è certo questo il momento di investire:i mercati sono al picco massimo che precede il crollo (o sono già crollati e non risaliranno)”

L’impossibilità di controllare i mercati è un dato certo. E’ praticamente impossibile individuare il giusto timing di ingresso sul mercato, ma esistono strategie finanziarie che possono eludere questa difficoltà. Infatti la grande incognita sull’andamento futuro del mercato può essere sfruttata a proprio vantaggio investendo automaticamente ogni mese (con un piano di accumulo) per cavalcare sia gli alti che i bassi del mercato.

“So che dovrei investire, ma i rendimenti sono così bassi e non mi fido delle azioni…”

La diffusa mania di controllo difficilmente contribuisce a rendere le scelte di investimento vincenti. Molto spesso i rendimenti si costruiscono con la pazienza, agendo il meno possibile. Meno controllo compulsivo si ha, meglio è: l’investitore medio controlla il mercato tutti i giorni, compra quando le azioni costano troppo, vende quando sono scese troppo e movimenta frequentemente, aumentando i costi sulle transazioni e compromettendo i guadagni.

Questo, ovviamente, non vuol dire che si “debba investire a caso” o affidandosi totalmente ad altri.
Investire implica sicuramente un grande impegno in termini di apprendimento e acquisizione di consapevolezza. Presupposti indispensabili per evitare trappole finanziarie e raggiungere il successo.

Intendo semplicemente dire che, una volta impostato un buon piano di investimento, questo ha un suo tempo fisiologico per esprimere al meglio il suo potenziale, aldilà delle oscillazioni del mercato nel breve periodo che sempre si presenteranno. I rendimenti sono bassi se si scelgono consapevolmente alcuni prodotti dichiarati “sicuri” (Buoni Postali, Libretti, Prestito sociale) e se non si lascia il tempo al piano di investimenti finanziario di “maturare”.

Conclusioni

  • I soldi sul conto corrente sono inesorabilmente destinati a ridursi per effetto dell’inflazione;
  • Chi non investe è inconsciamente più portato a spendere per influenze psicologiche insite nel comportamento umano e per effetto delle tentazioni della società consumistica;
  • La rivoluzione sociale, i cambiamenti demografici e la stagnazione dei redditi comprometteranno seriamente il tenore di vita di ciascuno di noi;
  • La prima semplice attività da intraprendere è quella  di definire la parte di liquidità non necessaria da destinare all’investimento, attraverso un’attenta pianificazione finanziaria;
  • Investire non significa puntare sul rosso o sul nero: grazie ad una diversificazione ragionata ed al rispetto degli impegni temporali assunti, si possono realizzare obiettivi anche ambiziosi;
  • La consapevolezza è l’ingrediente essenziale per investire con successo.

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