ESG COME E PERCHE'

La sostenibilità in ambito finanziario è un tema di crescente attualità. Strumenti, strategie e indicazioni di investimento sostenibile stanno crescendo in maniera esponenziale.

Poter investire perseguendo il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente rappresenta un avvincente  “story telling” anche per i meno attenti al problema.

Ma quanto c’è di vero in quello che racconta l’industria del risparmio gestito?

Investire in modo sostenibile è davvero  conveniente? Perché?

E, soprattutto, come è possibile verificare che uno strumento sia effettivamente sostenibile?


In questo articolo approfondiremo ancora il tema della sostenibilità sotto diversi punti di vista:

  • Quali sono le logiche che stanno alla base della finanza sostenibile;
  • Qual è  la relazione tra rendimenti e sostenibilità;
  • Come verificare autonomamente se uno strumento è davvero sostenibile.

Le logiche alla base della finanza sostenibile

Il cambiamento climatico rappresenta un rischio concreto per la crescita e per il sistema economico globale.

Lo scioglimento dei ghiacciai e l’intensificarsi dei fenomeni come uragani, frane e alluvioni comportano un duplice danno.
Da un lato il danneggiamento di impianti produttivi e stabilimenti situati nei luoghi colpiti dai fenomeni.
Dall’altro compromettono la capacità di spesa delle popolazioni costrette ad evacuare dalle zone travolte dagli eventi climatici.
Non è difficile comprendere come una minor potenzialità di produzione e una ridotta possibilità di spesa comportino una minore crescita economica.

Il tema del surriscaldamento globale costituisce quindi un serio pericolo anche per i cosiddetti “poteri forti”

Nasce così l’idea di sviluppo sostenibile, cioè la ricerca dello sviluppo che soddisfa i bisogni della generazione presente senza compromettere i bisogni della generazione futura (deturpando le risorse ambientali senza curarsi del cambiamento climatico).

La finanza sostenibile si mette al servizio dello sviluppo sostenibile. Le strategie di investimento ESG sono quelle che selezionano le società che rispettano principi di salvaguardia dell’ambiente (Enviromental) di rispetto dei diritti (Social) e di trasparenza e rispetto delle regole (Governance).

Visto che da poco ho conseguito la certificazione finanziaria europea ESG, vorrei  ora  approfondire  alcune facili nozioni di base  che ti permetteranno di orientarti nel frammentato mondo delle sigle e delle  denominazioni che girano intorno al mondo degli investimenti sostenibili.

Strategie ESG azionarie

Prima di tutto è bene sapere che esistono alcune modalità diverse per selezionare e catalogare uno strumento azionario, considerandolo rispettoso dei criteri ESG.
La più importante a livello pratico vede tre  categorie distinte di approccio:

  1. Esclusione: 
    In questo caso la strategia si propone di evitare l’investimento in società che operano in attività controverse dal punto di vista della sostenibilità. Ad esempio società il cui processo produttivo implica un’alta emissione di Co2 nell’atmosfera oppure le società che operano in paesi dove non sono rispettati i diritti umani.
    Fanno parte di questa categoria quegli strumenti che riportano nella denominazione o nella politica di investimento acronimi come SRI (Sustainable and Responsible Investment) o ESG screened (processo di selezione che mira ad escludere società che non rispettano principi ESG);
  2. Integrazione:
    L’obiettivo di questa strategia è quello di perseguire rendimenti più stabili attraverso un’attività di selezione più attenta. In particolare la normale attività di analisi finanziaria ed economica viene integrata con l’analisi di sostenibilità. In altre parole i requisiti finanziari ed economici (come ad esempio la crescita degli utili) vengono messi sullo stesso piano dei requisiti ESG (come ad esempio l’avvio di progetti per un processo produttivo meno inquinante). 
    La particolarità di questa strategia sta nel fatto che una società meritevole dal punto di vista economico finanziario non sarà necessariamente esclusa in quanto non rispettosa dei principi ESG.
    Fanno parte di questa categoria gli strumenti che riportano nella denominazione queste indicazioni: ESG Leaders, ESG focus, ESG universal;
  3. Strategie tematiche:
    Si tratta di strategie che propongono un investimento specializzato su un tema o una questione specifica. L’obiettivo è quindi quello di dare un contributo attivo a un determinato tema di sostenibilità (ad esempio il cambiamento climatico) e, al tempo stesso, cogliere tendenze e potenzialità ancora inespresse.
    Fanno parte di questa categoria tutti gli strumenti focalizzati sulle energie rinnovabili, sul cambiamento climatico, sull’economia circolare, contraddistinti da denominazioni quali: sustainable impact, global environment, global climate.
contatta David Volpe

Strategie ESG obbligazionarie

In linea generale, con l’emissione di obbligazioni una società raccoglie capitali destinati a finanziare determinati investimenti (ad esempio l’acquisto di macchinari o di attrezzature).
La società pagherà l’interesse a chi ha sottoscritto l’obbligazione impegnandosi a restituire il capitale alla scadenza prefissata.

Le obbligazioni sostenibili sono quelle destinate, appunto, a finanziare progetti che rispettano determinati principi di sostenibilità.

Le strategie obbligazionarie che rispecchiano criteri di sostenibilità sono 3:

  1. Green Bond:
    Sono obbligazioni che vengono emesse per finanziare progetti e iniziative di carattere ambientale. Ad esempio per realizzare impianti di depurazione degli scarichi produttivi o impianti di produzione di energie  da fonti rinnovabili;
  2. Social Bond:
    Si tratta, invece, di progetti che hanno una ricaduta sociale positiva. Ad esempio la costruzione di scuole e ospedali in paesi disagiati, o di strutture di accoglienza per persone anziane.
  3. Sustainable /Sustainability Bond:
    Sono obbligazioni che perseguono indifferentemente entrambi gli obiettivi previsti dai green e dai social bond.

Comprendere il significato delle sigle e delle definizioni individuate in questo paragrafo è di fondamentale importanza per effettuare “scelte di investimento sostenibili” consapevoli.

In base agli acronimi e alle  terminologie inserite nella denominazione  è possibile comprendere quale sia la strategia di sostenibilità che lo strumento  va a seguire.

Rendimenti e investimenti ESG

La domanda pratica a cui molti investitori cercano risposta è, ovviamente: “è possibile investire in modo sostenibile senza penalizzare le performance?” 

Un pensiero piuttosto diffuso è che l’investimento ESG abbia un effetto negativo sulla performance finanziaria.
E’ infatti naturale supporre che l’eliminazione di alcuni asset e società con conseguente limitazione dell’universo investibile riduca la diversificazione del portafoglio e, di conseguenza, le sue potenzialità.


In realtà un’impressionante numero di ricerche accademiche smentiscono questa convinzione.

Prendiamo in considerazione la ricerca curata dal centro studi delle Nazioni Unite in collaborazione con Mercer che riassume i risultati di 20 differenti studi sul confronto tra investimenti sostenibili e investimenti tradizionali.
Gli studi fanno riferimento a periodi di analisi differenti (dagli anni ‘70 al 2004) e il risultato unanime è che l’investimento ESG non comporta penalizzazione delle performance (lo studio delle Nazioni Unite è consultabile a questo link).

Un’ulteriore raccolta di oltre 2000 studi sulla relazione tra sostenibilità e performance pubblicata nel 2015 dall’università di Amburgo arriva a una conclusione analoga (lo studio dell’università di Amburgo è consultabile a questo link).

Infine nel 2018 è stato pubblicato uno  studio di Morgan Stanley  (consultabile a questo link) basato su un campione di 11.000 fondi analizzati dal 2004 al 2018.
La ricerca di Morgan Stanley non solo evidenzia che non c’è differenza di performance tra investimento tradizionale e investimento ESG, ma dimostra che investire perseguendo principi di sostenibilità contribuisce attivamente a ridurre i rischi del portafoglio.

Oltre alle fonti citate, un ulteriore principio di buon senso dovrebbe indurre a considerare le strategie ESG all’interno delle proprie scelte di investimento.

I flussi degli investitori si stanno dirigendo con sempre maggior vigore verso strumenti ESG.
Solo nel 2021 in Europa  sono stati lanciati 96 etf ESG. I capitali diretti verso investimenti sostenibili hanno per la prima volta eguagliato quelli diretti verso investimenti tradizionali:

E, si sa, maggiori flussi significano maggiore sostegno alle performance.
Per quanto questo possa essere interpretato come un eccesso di interesse, la logica finanziaria ci insegna che i mercati incorporano, nelle valutazioni delle azioni, gli scenari di crescita futura per i successivi 18 – 24 mesi.

Stiamo parlando di sostenibilità e di tendenze che si realizzeranno con tutta probabilità nel corso dei prossimi decenni. E’ piuttosto improbabile che queste potenzialità di lungo periodo siano già incorporate dai mercati.
Ecco la vera ragione finanziaria per cui la sostenibilità non può essere ignorata: le potenzialità di apprezzamento non sono ancora espresse.

Come capire se un fondo/etf è davvero “green”

Diventa a questo punto di fondamentale importanza riuscire a comprendere se uno strumento (fondo/etf) etichettato come ESG  rispecchi effettivamente criteri di sostenibilità.

Non sono infatti infrequenti episodi di greenwashing cioè di quella pratica che vede alcune società autodichiararsi sostenibili attribuendosi etichette “verdi” che in realtà non meritano.

Questo termine fu coniato per la prima volta nel 1986 dall’ambientalista statunitense Jay Westerveld.
Alcune catene alberghiere, al tempo, facevano leva sull’impatto ambientale del lavaggio della biancheria per invitare i clienti a ridurre l’utilizzo degli asciugamani. In realtà l’intento era quello di contenere i costi di lavanderia.

La cronaca finanziaria puntualmente fa emergere casi di greenwashing tra alcune blasonate case di investimento.


L’investitore ha, tuttavia, a disposizione due strumenti totalmente gratuiti e affidabili per verificare se un fondo o un etf rispecchi effettivamente criteri di sostenibilità.

Vediamoli singolarmente:

  • L’ESG Fund Rating secondo MSCI
    MSCI è uno dei più grandi provider di indici finanziari. Recentemente ha elaborato un sistema per l’elaborazione di un punteggio di coerenza ESG.
    Il punteggio raggiunto implica l’applicazione di un rating del tutto analogo a quello previsto per il merito creditizio (da CCC che è il peggior rating a AAA che è il migliore).
    Inserendo il codice isin nel motore di ricerca raggiungibile cliccando sul link dell’elenco puntato, MSCI analizza lo strumento.
    L’utente otterrà un risultato articolato. Gli elementi da considerare sono il global rank (dove 100 indica il miglior risultato e 0 il peggiore) e, appunto, il rating.
    Sempre nel sito sono disponibili altri strumenti che consentono di analizzare anche i rating attribuiti a  singole società;
  • L’ESG Fund Rating secondo Morningstar
    Morningstar è una delle più famose società di analisi finanziaria. Fornisce studi e ricerche su fondi, etf e mercati. Recentemente Morningstar ha elaborato un sistema di attribuzione di rating ESG applicando la  metodologia di Sustainalytics (società facente capo a Morningstar specializzata in analisi di sostenibilità).
    Il rating di Morningstar si basa sull’attribuzione di un numero di globi fino a un massimo di 5 proporzionali al punteggio di sostenibilità del fondo/etf (5 globi miglior punteggio).
    Il rating attribuito è consultabile inserendo il codice isin nel motore di ricerca di Morningstar.
    Si accede così alla tradizionale scheda del fondo dove, oltre al numero di globi,  è  disponibile il punteggio di sostenibilità da 0 a 100 dove, questa volta, 0 indica il miglior punteggio, 100 il peggiore.

E’ interessante notare come strumenti non esplicitamente ESG presentino in realtà rating e punteggi di sostenibilità assolutamente apprezzabili.
Questo sta a significare che l’implementazione delle strategie di investimento sostenibili è sempre più profonda e diffusa anche tra i prodotti tradizionali.

L’utilizzo combinato dei due strumenti di analisi consente di verificare se un determinato strumento sia effettivamente coerente con profili di investimento sostenibili.

Conclusioni

Il peggior rimpianto non è quello di non aver colto un’opportunità, ma quello di non averla saputa riconoscere.

Grazyetta, Twitter

Spesso si riconduce la logica di investimento ESG a motivazioni di carattere “etico”. 
Indubbiamente preferire strategie ESG equivale a dare un contributo attivo per la salvaguardia dell’ambiente e del futuro delle prossime generazioni
Quindi è assolutamente corretto e legittimo impostare le proprie scelte di investimento in modo coerente rispetto alle proprie convinzioni.

Tuttavia  interpretare la sostenibilità esclusivamente come una questione etica diventa riduttivo: la tutela ambientale è un trend di lungo periodo che deve esprimere ancora molto della propria potenzialità.
Va aggiunto il fatto che questo tema sta attirando capitali sempre più importanti che ne vanno a sostenere ulteriormente la crescita.

Implementare le scelte di investimento con criteri ESG non soltanto non pregiudica le performance ma contribuisce ad aumentare la diversificazione.
E, anche per i più scettici, esistono strategie sostenibili di più ampio raggio (strategie di integrazione) analoghe a quelle di tipo tradizionale.

La principale avvertenza riguarda le soluzioni più specifiche: è opportuno utilizzare i temi di nicchia (ad esempio idrogeno, nutrizione e acqua) per costruire soltanto la parte “satellite” del portafoglio, destinandovi percentuali residuali.
Questo perché, investendo in temi così specifici con percentuali consistenti del proprio portafoglio, si va incontro allo stesso rischio di investire in una singola azienda quotata in borsa. Anche se il mondo della sostenibilità andrà crescendo, alcuni temi specifici potrebbero fare più fatica di altri a spiccare il volo.

Leggi anche:

I migliori strumenti per investire sostenibile;

Fondi etici: il guadagno che diventa sostenibile;

Finanza etica: il futuro degli investimenti.



Ricevi tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi!

Iscriviti

* indicates required
Potrebbero interessarti anche

2 Comments

  1. Ottima disamina David, unico neo è come al solito che all’investitore in modo mediamente generalizzato le case d’investimento hanno applicato un ulteriore incremento commissionale su queste strategie. Domanda spontanea: dove sono i costi maggiori di ricerca ed analisi, soprattutto nella gestione attiva dove sono già lautamente remunerati, rispetto a strategie non ESG? Sempre la stessa storia…

    1. L’industria, come sempre, è abilissima a “cavalcare l’onda” e a sfruttare le potenzialità commerciali dei trend più o meno dirompenti.
      Se da un lato è vero che esistono molti prodotti con costi difficilmente giustificabili , è altrettanto vero che esistono molte case di gestione che applicano commissioni oneste a fronte di una gestione attiva efficace. Penso, ad esempio, al NORDEA GLOBAL CLIMATE AND ENVIRONMENT che ha addirittura chiuso alle nuove sottoscrizioni per non compromettere il funzionamento della strategia (buon per chi ha investito prima della soft clousure). Tra gli strumenti ampiamente diversificati accessibili normalmente lo Schroder global climate change mi sembra un ottimo compromesso tra efficacia gestionale e costi.
      Nell’articolo dedicato ai migliori strumenti per investire sostenibile sono presenti questo ed altri strumenti attivi e passivi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *