CRIPTO WINTER CHE FARE NEI PORTAFOGLI

Cripto winter.
E’ così che vengono definite le fasi di ribasso profondo nel mondo delle criptovalute.
Periodi in cui l’entusiasmo si raffredda rapidamente e le quotazioni scendono in modo repentino e inaspettato.
Quello in cui siamo entrati ha tutta l’aria di essere uno degli inverni più rigidi degli ultimi anni.
Con un ribasso di oltre il 40%, il bitcoin è entrato ufficialmente nel gelido bear market.

Cosa sta accadendo al bitcoin?

Quali sono le prospettive?


E soprattutto: questo tracollo  cambia davvero il suo ruolo all’interno di un portafoglio diversificato?

Proveremo a cercare le risposte spostando l’attenzione dalla narrativa dominante al ruolo che ogni asset è chiamato a svolgere all’interno di un portafoglio diversificato.

Le cause del Cripto Winter

Quando un asset class perde il 50% in pochi mesi la tentazione è cercare un’unica causa convincente.
Come spesso accade nei mercati, in realtà le motivazioni sono molteplici e meno spettacolari di quanto la narrativa suggerisca.

Dall’analisi di istituzioni finanziarie specializzate e strategist emergono, con chiarezza, alcuni punti comuni.

  • Il bitcoin è altamente sensibile alla liquidità globale.
    La liquidità è il lubrificante del grande ingranaggio dei mercati finanziari globali.
    Quando la liquidità diminuisce e le condizioni finanziarie si irrigidiscono, gli asset più rischiosi tendono a soffrire.
    E le criptovalute sono considerate tra le asset class più rischiose in assoluto.
    Negli ultimi mesi il contesto è diventato meno favorevole e gli asset più sensibili hanno reagito di conseguenza;
  • Fuga dal rischio = fuga dal bitcoin.
    Secondo molte analisi e studi dedicati, il bitcoin è poco correlato con le asset class tradizionali (azioni e obbligazioni). Tuttavia nelle fasi di tensione questa tendenza cambia.
    Quando il mercato entra in modalità risk-off, gli investitori riducono le posizioni più volatili.
    In questi contesti il bitcoin tende a muoversi come un asset ad alto rischio, più vicino agli strumenti speculativi  che a un bene rifugio;
  • Il tema “quantistico”.
    Alcuni osservatori richiamano anche il progresso del calcolo quantistico, una tecnologia ancora sperimentale che, in teoria, potrebbe un giorno mettere sotto pressione i sistemi crittografici su cui si basa l’ecosistema del bitcoin.
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Bitcoin: tre malintesi da chiarire

Quando si parla di Bitcoin, molte convinzioni si formano, spesso, nei periodi di entusiasmo. I ribassi, per quanto dolorosi possono servire anche a fare chiarezza e a maturare maggior consapevolezza.

“Il bitcoin è decorrelato, quindi protegge”

Esperti assolutamente autorevoli, forti di studi accademici, sono concordi nell’affermare che su orizzonti temporali medio – lunghi, la correlazione tra bitcoin e asset class tradizionali sia spesso bassa.
In altre parole il bitcoin tende a muoversi in modo indipendente rispetto ad azioni e obbligazioni.
Questa caratteristica gli conferirebbe un valido potenziale diversificativo.
Tuttavia “decorrelazione statistica” non significa necessariamente protezione nei momenti di stress.
Nei regimi di risk-off, quando aumenta la tensione sui mercati e la priorità degli investitori diventa ridurre il rischio complessivo, il bitcoin tende a muoversi come gli asset più volatili.
Viene venduto insieme alle aree più speculative del mercato azionario. Questo non ne annulla completamente la possibile funzione diversificante ma chiarisce un punto fondamentale: non può essere considerato un asset rifugio.
Un asset rifugio dovrebbe stabilizzare il portafoglio quando la paura aumenta.
Il bitcoin, nelle fasi di tensione sistemica, tende piuttosto ad amplificarne la volatilità.

“Il bitcoin è, ormai, un asset maturo”

A volte si tende a parlare del Bitcoin come se fosse un’asset class consolidata, con un comportamento stabile e “abbastanza”  prevedibile. In realtà si tratta di un mercato relativamente giovane, con una storia ancora limitata rispetto ad azioni e obbligazioni, per le quali disponiamo di dati secolari.

Un’asset class matura tende ad avere:

  • una base di investitori ampia e diversificata;
  • dinamiche più stabili nel tempo;
  • cicli meno estremi.

Il bitcoin oggi è sicuramente molto più maturo rispetto agli anni del suo concepimento.
Ma la sua volatilità, l’ampiezza dei drawdown e la variabilità delle correlazioni restano quelli tipici di un mercato ancora in fase di sviluppo.
Questo non significa che non possa evolvere. Significa che va trattato per ciò che è oggi: un’asset class giovane, da considerare  in proporzioni contenute e da approcciare con aspettative realistiche.

“Il bitcoin è oro digitale”

L’espressione è suggestiva, tuttavia oggi, nei fatti, è un po’ approssimativa.
L’oro ha una storia secolare come riserva di valore. E’ volatile, attraversa cicli positivi e negativi e non è affatto immune a bear market. In ogni caso i suoi drawdown storici sono, generalmente, più contenuti rispetto a quelli del bitcoin.
Il bitcoin, al contrario, ha mostrato nel tempo ribassi più violenti, più profondi e più frequenti.
Drawdown del 60–80% fanno parte della sua storia ciclica.
Questo lo rende, almeno per ora, molto diverso dall’oro.

BITCOIN ORO DIGITALE?

Se l’oro è un asset che tende a muoversi in modo meno estremo e con una funzione più stabile nei portafogli, il bitcoin è un asset ad alta volatilità, con una dinamica più simile a uno strumento azionario tecnologico speculativo. Definirlo “oro digitale” può essere utile come metafora tuttavia dal punto di vista allocativo, rischia di creare aspettative sbagliate.

Se non è un rifugio e non è oro digitale, allora cos’è? Il suo ruolo è compromesso?
E soprattutto: cosa succede quando lo inseriamo in un portafoglio in percentuali diverse?

L’impatto sui portafogli: il peso fa la differenza

Per capire se il ruolo del bitcoin sia davvero compromesso non è sufficiente limitarsi a guardare il grafico del prezzo.
Su questo blog ci preoccupiamo di asset allocation e visto che l’asset allocation può includere  anche il bitcoin, allora dobbiamo concentrarci, nel bene e nel male,  sull’intero portafoglio esposto al bitcoin.

Andremo ad analizzare 5 portafogli partendo da un asset allocation perfettamente bilanciata: 50 azioni, 50 obbligazioni.
Poiché abbiamo chiarito che il bitcoin dovrebbe essere trattato come asset rischioso, andremo a inserirlo finanziando la sua esposizione sottraendola alla componente azionaria (ad esempio il portafoglio con l’1% di Bitcoin sarà composto da 49% azioni, 50 obbligazioni e 1% bitcoin).

La frequenza di ribilanciamento dei portafogli è, volutamente, trimestrale.
Non è un dettaglio tecnico. È parte integrante della gestione del rischio.
Il bitcoin è un asset altamente volatile. Questo significa che anche una piccola allocazione può modificarsi rapidamente. Un’esposizione dell’1% può diventare il 3% o il 5% in pochi mesi, semplicemente per effetto di rialzi repentini.
Se quella quota non viene “tagliata” con un ribilanciamento frequente, il portafoglio si ritrova con una porzione di rischio molto più ampia di quella pianificata.
E quando il ciclo si inverte, quel 5% può subire drawdown profondi, che vanno a colpire una fetta di portafoglio ben più grande rispetto all’intenzione iniziale.
Con asset a bassa volatilità il tempo gioca a favore dell’inerzia.
Con Bitcoin no
(ne abbiamo parlato in un articolo dedicato al bitcoin).

PORTAFOGLI CON ESPOSIZIONE CRESCENTE A BITCOIN
CONFRONTO
Fonte: Lazy Portfolio Etf ( periodo 01/2011 – 01/2026 portafogli  azioni globali, obbligazioni euro, bitcoin – dati in euro)

Il fatto che aumentare la quota di Bitcoin aumenti il rendimento non dovrebbe sorprendere.
Non esiste aumento del rendimento senza aumento del rischio.
Quello che è interessante osservare è che allocazioni modeste (1–2%) non alterano in modo significativo la stabilità del portafoglio in termini di drawdown, ma contribuiscono in modo tangibile al rendimento.

Oltre il 5% di esposizione al bitcoin,  rendimento e drawdown aumentano in modo evidente.
Il bitcoin smette di essere un “diversificatore” e diventa la componente che condiziona il profilo complessivo di rischio.

Facciamo adesso un altro confronto focalizzandoci soltanto sul periodo recente.
Ovviamente concentrarsi sul breve termine è un esercizio poco utile da un punto di vista teorico ma estremamente eloquente dal punto di vista pratico e psicologico. Come spesso diciamo,viviamo nel breve termine, non nel lungo termine dei backtest.
E il modo in cui reagiamo al breve termine finisce spesso per determinare i risultati di lungo periodo.

COME INCIDE IL BITCOIN SUI PORTAFOGLI NEL 2026
Dati: Quantalys – Portafogli in Etf

Il grafico confronta le performance complessive dei portafogli dall’inizio del ribasso del bitcoin (ottobre 2025) fino a questo primo scorcio dell’anno.
In meno di cinque mesi, superare la soglia del 2% ha significato passare da performance positive a performance negative.
Non si tratta certo un danno irreparabile. Tuttavia  dover giustificare, anche solo a se stessi, risultati negativi con mercati azionari sui massimi non è un esercizio semplice.

Ed è qui che la teoria si scontra con la gestione pratica dei soldi veri.
La diversificazione, nel caso del bitcoin, non è una proprietà automatica. È il risultato di due elementi: il peso assegnato e il ribilanciamento.
Con esposizioni contenute e con tagli periodici della quota eccedente, il ruolo può restare coerente.
Senza disciplina nel ribilanciamento, anche un’allocazione inizialmente modesta può trasformarsi rapidamente in un’esposizione sproporzionata al rischio.

Dire che “il ruolo del bitcoin non cambia” è difendibile solo se il peso resta coerente con il profilo di rischio dell’investitore.
Altrimenti non si sta più parlando di diversificazione. Si sta semplicemente costruendo un portafoglio su una scommessa implicita fatta più o meno consapevolmente.

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Portafogli & bitcoin: che fare adesso?

Prima di prendere qualsiasi decisione è buona norma rimettere le cose nella giusta prospettiva.

Il movimento recente, per quanto violento e inaspettato, è coerente con i cicli storici del bitcoin che non è certo nuovo a vuoti d’aria anche profondi.
Il ribasso attuale si colloca, a ben guardare, in prossimità del drawdown medio storico osservato nei cicli precedenti.

Un’analisi di Bespoke, società di ricerca indipendente seguita da molti investitori professionali, inquadra questa fase come un comportamento ricorrente per un’asset class che ha registrato ribassi medi intorno al 44%:

BITCOIN DRAWDOWN STORICI BESPOKE
Fonte: Bespoke

Questo non significa che il movimento sia concluso. Significa che non è anomalo.

La storia mostra anche un altro aspetto importante: la velocità dei recuperi è imprevedibile.
Questa tabella riporta i ribassi massimi del Bitcoin e quanti giorni sono stati necessari per recuperare e segnare nuovi massimi:

Dopo il ribasso del 94% nel 2010, il Bitcoin impiegò circa 40 giorni per segnare un nuovo massimo. L’anno successivo, un drawdown simile richiese oltre 600 giorni per essere riassorbito.
Dopo ribassi profondi, la reattività del bitcoin può dunque essere profondamente diversa.

A questo punto, più che chiedersi quando recupererà, ha senso chiedersi se il processo di gestione del portafoglio stia  rispettando delle regole precise.
Se l’allocazione è contenuta, nell’ordine dell’1–2%,
il contesto attuale non cambia granché.
Come abbiamo visto in un articolo dedicato, in presenza di un drawdown in linea con la media storica, la risposta coerente è il ribilanciamento disciplinato: riportare il peso del bitcoin alla soglia prevista dalla propria asset allocation (cioè comprare).

Diverso è il caso di esposizioni più elevate.
Se la quota supera il 2%, questo sell-off può rappresentare un utile “bagno di realtà”.
Le criptovalute non sono strumenti per aumentare rapidamente i rendimenti senza costi, e neppure asset rifugio nelle fasi di stress sistemico.
Forse è giunto il momento giusto per chiedersi se l’allocazione attuale sia coerente con il proprio profilo di rischio o se sia stata il risultato di un periodo di entusiasmo.
Rivedere il peso non significa “arrendersi”. Significa riallineare il portafoglio ai propri reali obiettivi e alla vera tolleranza al rischio (che si misura molto meglio quando i mercati scendono).

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Conclusioni

Non dovresti aspettarti di fare soldi senza correre rischi, ma non dovresti nemmeno aspettarti di fare soldi solo perché ti assumi dei rischi. Devi sacrificare la certezza, ma devi farlo con abilità e intelligenza, e tenendo le emozioni sotto controllo.

 Howard Marks

Parlare di bitcoin significa, inevitabilmente, entrare in un dibattito polarizzato: da una parte chi ne certifica l’affermazione inevitabile, dall’altra chi ne contesta l’assenza di fondamentali.
Ma i portafogli non si costruiscono per appartenenza ideologica.
Si realizzano per obiettivi, orizzonte temporale e tolleranza al rischio.

Spesso ci rendiamo conto di conoscere ancora poco le dinamiche di azioni e obbligazioni, asset class con oltre un secolo di storia. Dovremmo allora essere ancora più cauti quando ragioniamo su un’asset class così giovane e di cui conosciamo ancora molto poco.

Ignorare il bitcoin per “partito preso” potrà rivelarsi una scelta approssimativa. Sovrappesarlo un errore molto costoso.
In un mondo sempre più complesso, considerarlo come possibile strumento di diversificazione è, forse, la scelta più razionale.
Il suo ruolo può restare coerente all’interno di un portafoglio diversificato solo a una condizione: che il peso sia compatibile con il proprio profilo di rischio e che il ribilanciamento sia parte integrante del processo.

Allocazione superiori al 2% non sono “giuste” o “sbagliate” in senso assoluto.
Richiedono, tuttavia, convinzioni solide maturate con studio, esperienza e piena consapevolezza dei costi in termini di volatilità e drawdown.

Consapevolezza significa anche accettare che non disponiamo ancora di una storia sufficientemente lunga per escludere con certezza scenari estremi, incluso il fallimento del bitcoin.
Per quanto remota,, resta un’eventualità che un investitore consapevole non può ignorare.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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1 Comment

  1. “ La frequenza di ribilanciamento dei portafogli è, volutamente, trimestrale.” … se tale asset viene inserito come satellite non ho alcun danno se il suo peso si modifica, infatti anche se da 1 passo a 5 e poi torno a 2 di valore ho ancora il 100% di guadagno sul quel satellite, senza aver dovuto perdere valore con gli effetti fiscali. Come sopportare la volatilità? Semplicemente con un ancoraggio mentale al numero di ETP in portafoglio e non al prezzo, come al valore nominale delle singole obbligazioni… grande articolo David!

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