INFLAZIONE & MATERIE PRIME

Mentre tutti sono concentrati sul rallentamento nella distribuzione dei vaccini, sulla curva dei contagi e sulla rivolta dei piccoli investitori contro il sistema, c’è un rischio per i nostri investimenti che continua ad essere ampiamente sottovalutato: l’inflazione.

Potrebbero arrivare tempi duri per chi non avrà pianificato una corretta strategia di protezione dei propri investimenti dal rischio di inflazione.

Ho già scritto un articolo in cui parlo in modo approfondito dell’inflazione (leggi l’articolo di approfondimento sull’inflazione), ma soprattutto quali siano i danni che causa alle nostre finanze se non la sappiamo gestire.

Adesso mi preme spiegarti perché questo sia il momento di prendere consapevolezza di un futuro rischio di inflazione e vorrei condividere con te come creare una corretta protezione al tuo portafoglio grazie all’aiuto delle materie prime.

Inflazione: perché proprio ora?

L’inflazione è l’aumento generalizzato dei prezzi che provoca una diminuzione del potere di acquisto della moneta.
Si tratta di un fenomeno che, oltre certi livelli, diventa dannoso perché diminuisce il potere di acquisto delle famiglie provocando un calo dei consumi (e quindi della crescita economica).
Nel corso dell’ultimo decennio l’inflazione globale è stata praticamente assente.
Questo grafico ne mostra l’andamento storico:

Perché allora dovrebbe presentarsi il problema proprio ora?

La risposta che le banche centrali ed i governi hanno saputo dare all’emergenza Covid-19 costituisce un potenziale fattore di reinnesco dell’inflazione.

Gli Stati Uniti a partire da marzo dello scorso anno hanno varato una serie di iniziative a sostegno del reddito ai disoccupati con sussidi diretti in conto corrente.
L’amministrazione Biden ha in programma un prolungamento ed un potenziamento di queste iniziative.
La conseguenza diretta è che la distribuzione di questo denaro stimolerà i consumi delle famiglie mano a mano che l’emergenza sanitaria si risolverà.

Consideriamo, inoltre, che la crescita dei consumi si realizzerà dopo un prolungato periodo di chiusure e attività produttiva ridotta. Dunque ci sarà una minor disponibilità di beni da destinare al consumo che indurrà le imprese a potenziare l’attività tramite nuovi investimenti ed approvvigionamenti. In economia la maggiore domanda di beni di consumo (da parte di famiglie) e di beni produttivi (da parte di imprese) significa incremento dei prezzi e, quindi, dell’inflazione.

Questo grafico mostra le aspettative di crescita nell’inflazione negli Stati Uniti:

Per quanto si tratti di una stima e, in quanto tale, non affidabile al 100%, l’analisi evidenzia un evidente rialzo delle aspettative di crescita dell’inflazione.

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Perché l’inflazione rappresenta un rischio

La funzione principale delle banche centrali è quella di garantire un corretto equilibrio dei prezzi e dell’inflazione.
Tuttavia in questo momento proprio le maggiori banche centrali stanno facendo tutto il possibile per far risalire l’inflazione.
Perché?

Perché un aumento dell’inflazione significa un alleggerimento del debito pubblico cresciuto in modo significativo proprio per dare sostegno economico durante le fasi di crisi e, in particolare, durante il Covid-19: si svaluta il denaro e dunque si svaluta anche il debito contratto dagli Stati rendendolo meno gravoso.

La risalita dell’inflazione è dannosa sia per la parte obbligazionaria che per quella azionaria del portafoglio. Per l’investitore obbligazionario Inflazione equivale a rialzo dei tassi che si traduce in una diminuzione dei prezzi delle obbligazioni. Per l’investitore azionario la risalita dei tassi rende più interessanti il rendimento delle obbligazioni più tranquille delle azioni. Questo significa spostamento di capitali verso le obbligazioni e calo anche dei prezzi azionari.

E quindi come ci si salva da questo disastro?

Il ruolo delle materie prime

Le materie prime costituiscono beni reali che, quindi, non vengono colpiti dall’effetto dell’inflazione.
Inoltre la crescita del prezzo delle materie prime costituisce uno dei principali fattori di crescita dei prezzi.
Quindi la crescita di questo asset è direttamente proporzionale alla crescita dei prezzi e, dunque, all’inflazione.

Infine le materie prime potrebbero essere sostenute anche dal piano di potenziamento delle infrastrutture sia negli Stati Uniti che in Europa con il futuro varo del Recovery Fund.

Ripartendo dal grafico sull’andamento dell’inflazione, vediamo quale sia stato l’andamento del prezzo delle materie prime durante i periodi di rialzo dell’inflazione.

Prendiamo in considerazione due periodi di forte spinta inflattiva: il periodo 2002-2008 (freccia rossa) e il periodo 2009-2011 (freccia gialla):

MATERIE PRIME VS INFLAZIONE

Vediamo adesso l’andamento di un paniere diversificato di materie prime in questi due periodi.

2002 – 2008:

2009 – 2011:

Ovviamente non si tratta di un regola certa ma questo legame si basa comunque su criteri oggettivi.

Materie prime: il troppo stroppia

Per completezza di informazione è opportuno comprendere che le materie prime sono un asset estremamente instabile ben più volatile e imprevedibile delle azioni.
Chi, ad esempio, avesse deciso di investire in materie prime sui livelli massimi del 2008 oggi avrebbe di che lamentarsi rispetto a chi avesse scelto, invece, l’investimento in azioni o in obbligazioni:

Quindi attenzione a chi promette guadagni facili con investimenti su rame, nichel petrolio e via dicendo.
La regola da comprendere è che le materie prime non sono un asset per ottenere rendimento. Non ne è questa la funzione.
Le materie prime servono per compensare la debolezza delle componenti principali del portafoglio (soprattutto quella obbligazionaria) durante le fasi di rialzo generalizzato dei prezzi (cd. inflazione).

Questo significa che le materie prime trovano una corretta collocazione all’interno di un portafoglio diversificato che comprenda azioni, obbligazioni ed altri asset idonei alla protezione dagli effetti dannosi dell’inflazione (ad esempio obbligazioni indicizzate all’inflazione.).
Ecco perché  l’esposizione alle materie prime non dovrebbe mai superare il 5% del portafoglio complessivo. 🤓

Le regole per investire correttamente in materie prime

Come osservato nei precedenti paragrafi, trattandosi di un asset particolarmente volatile, è necessario approcciarsi alle materie prime con le dovute cautele.

L’investimento in materie prime può essere effettuato tramite etf o fondi attivi specializzati.



Etf


Per quanto riguarda gli ETF a differenza di quanto accade per oro e argento, questi strumenti non acquistano direttamente in materie prime “fisiche”. 

L’investimento si realizza tramite contratti derivati a scadenza che consentono di replicare l’andamento del prezzo delle materie prime. Questa caratteristica implica il problema del contango (ne parlo in questo post: link) che, in determinate fasi di mercato, può compromettere significativamente il risultato dell’investimento.

L’indicazione è quella di preferire etf che prevedano l’ottimizzazione della gestione del rinnovo delle scadenze dei contratti derivati in modo da contenere questa problematica.

Fondi


Per quanto riguarda, invece, i fondi, l’investimento si traduce tramite l’acquisto di azioni di società operanti nel settore delle materie prime. Si tratta quindi di un investimento diretto che comporta un mix di esposizione al mercato azionario ed al mercato delle materie prime.

Questa seconda scelta può essere molto più efficace di quanto si possa supporre e, soprattutto, elimina totalmente il problema del contango.

L’indicazione è quella di realizzare l’esposizione alle materie prime tramite un mix di etf e fondi azionari in modo da rendere l’investimento efficiente ed opportunamente diversificato.

Evita di lanciarti in pericolose scommesse su strumenti a leva o su singole materie prime (ammesso che non si tratti di oro. Ne parlo in questo post: link): è il miglior modo per perdere i propri soldi oltre che al proprio sonno.

Quello che segue è un elenco di strumenti (fondi attivi ed etf) per investire in materie prime:

  • X-trackers DBLCI – Optimum Yield Balanced:
    Etf indicizzato ad un paniere di 14 materie prime composto da : Petrolio WTI, Petrolio Brent, Gasolio da riscaldamento, Gasolio RBOB, Gas Naturale, Alluminio, Rame, Zinco, Oro, Argento, Frumento, Grano, Soia e Zucchero.
    L’etf prevede un sistema di gestione delle scadenze dei contratti future teso a minimizzare le problematiche relative al contango. Inoltre l’etf è totalmente coperto dal rischio di cambio;
  • L&G Longer Dated All Commodities:
    Questo strumento replica l’andamento dell’indice Bloomberg Commodity Index. In pratica si tratta di un paniere diversificato di materie prime energetiche, metalli preziosi e industriali, materie prime agricole e alimentari (cosiddette “soft commodities“). L’etf è espresso in dollari e non prevede copertura del rischio di cambio;
  • Blackrock World Mining:
    Fondo a gestione attiva che seleziona a livello globale azioni di società operanti nel settore dell’estrazione di materie prime e nella produzioni di metalli di base e di minerali. Il fondo è denominato in dollari e non prevede copertura dal rischio di cambio (è disponibile, comunque, anche la classe con copertura della valuta);
  • Carmignac Portfolio green gold:
    Fondo azionario globale che seleziona azioni di società del settore energetico e delle materie prime che rispecchiano criteri di sostenibilità ambientale.

    Link alla selezione

Conclusioni

L’inflazione è come il Ketchup: o non ne esce abbastanza o ne esce troppa

Asset Manager Internazionale

Ciò che è accaduto sui mercati azionari dopo la crisi da Covid-19 non rappresenta la normalità. Ad eccezione di qualche modesta correzione, i mercati hanno proseguito la loro corsa al rialzo in modo relativamente lineare.

La volatilità prima o poi tornerà. E lo farà senza avvisare, arrivando all’improvviso come un temporale estivo. Potrà essere scatenata da conflitti politici, dalla crisi di uno stato, da una nuova crisi sanitaria o, magari, dal rialzo inaspettato dell’inflazione.

E’ inevitabile perché l’instabilità fa parte dei mercati esattamente come gli imprevisti fanno parte della nostra vita.

Eppure molte persone vengono sempre colte di sorpresa e si illudono di riuscire ad anticipare i mercati.

Costruire un portafoglio robusto e diversificato serve proprio per saper affrontare meglio la volatilità e a limitarne gli effetti sui propri investimenti.

Abbinare alla tradizionale composizione azioni/obbligazioni asset in grado di sfruttare a proprio vantaggio gli effetti dell’inflazione consentirà di attraversare più comodamente i periodi di turbolenza. Ecco perché un portafoglio ben diversificato dovrebbe prevedere anche asset come le materie prime.

Ovviamente non abbiamo ancora la certezza che l’ipotesi inflattiva si materializzi, tuttavia è’ opportuno costruire queste posizioni in materie prime (e obbligazioni indicizzate all’inflazione) quando  i segnali  non sono ancora pienamente visibili piuttosto che quando tutti cominciano a percepire l’opportunità di investimento: probabilmente allora sarà troppo tardi.

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2 Comments

  1. Il concetto base di protezione di un portafoglio nel caso attuale, dettagliatamente specificato nell’articolo in oggetto, verte più su un fattore di reflazione che di inflazione, pertanto valuterei per lo scopo giustamente asset reali, ma con predominanza di oro tramite ETC, sia per fine non trascurabile di efficienza fiscale dello strumento, molto semplice da acquistare, liquido ed economico da mantenere oltre che scevro da effetti occulti che possano azzerare il valore dell’investimento tra i quali il citato contango. Ove possibile per ampliare lo spettro di manovra il fondo citato BGF o analogo permette poi quella esposizione alle materie prime, delegando un gestore per plasmare l’evoluzione settoriale da detenere durante l’evoluzione del ciclo economico, con un mix diretto tramite azioni che trattano le materie prime (produzione, estrazione…) o ne riflettono il valore (stoccaggio, distribuzione…) oltre a specifiche posizioni, sempre chirurgiche, alle materie prime tramite derivati o strumenti passivi. Perfettamente concorde su quanto sia comunque asset sottile ma complesso di portafoglio, infatti se lasciato al caso o improvvisazione può arrecare danno esponenziale rispetto a un potenziale ritorno, basta pensare a quanto possa essere sbagliata l’idea che i titoli inflation-link tutelino il portafoglio NEL BREVE: essendo per antonomasia a duration lunga, considerato che l’inflazione influisce molto di più sulla parte lunga della curva,, tale strumento non ha sufficiente reattività per dare protezione immediata al portafoglio…

    1. Come giustamente osservi Luca, le materie prime sono un asset da maneggiare con estrema cautela.
      Più in generale è complesso anche l’approccio costruttivo alla questione dell’inflazione (o come correttamente osservavi “reflazione”).
      E’ piuttosto arduo riuscire a capire con quale forza potrebbe presentarsi e quale sarebbe l’impatto per i portafogli.
      Credo sia comunque opportuno non farsi trovare impreparati inserendo in portafoglio tutti gli asset indicati (compresi oro e inflation linked). Il ruolo di ogni asset non è in sè determinate ma la loro interazione complessiva potrà offrire la giusta protezione ai portafogli: in determinati contesti funzioneranno meglio le materie prime, in altri l’oro in altri ancora L’inflation linked.
      Non posso che condividere l’osservazione sul rischio duration proprio per gli inflation linked che, comunque, nei due periodi rappresentati nell’articolo (2002 – 2008 e 2009 – 2011) hanno comunque lavorato egregiamente.

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