I motivi dell’attuale instabilità finanziaria

Lo sforzo di trovare una giustificazione all’andamento dei mercati, in questa ondata di instabilità finanziaria, è compito tutt’altro che semplice.

Quali sono in motivi che portano i mercati al ribasso?

Non è possibile, e spesso deleterio, prevedere il futuro, ma risulta molto più costruttivo analizzare la situazione attuale dell’andamento dei mercati, con le sue fluttuazioni finanziarie, per avere indicazioni concrete sulle strategie da seguire.

Abbiamo già affrontato in un precedente articolo (il prossimo crollo dei mercati finanziari) quanto siano fisiologiche le fluttuazioni di mercato,   Andremo, quindi, ad analizzare gli avvenimenti socio/politici attuali, che hanno portato ad un periodo di destabilizzazione dei mercati, e a valutare se esistono possibilità di ripresa finanziaria.

Al momento il panorama economico si divide nettamente su due fronti:

  • Da un lato i dati sugli utili societari, recentemente diramati, evidenziano una crescita dei profitti significativa (soprattutto negli USA)
  • Dall’altra l’andamento degli indici di mercato riflette uno scenario assai pessimistico.

I fattori predominanti che hanno creato questo scenario e con esso, la recente instabilità finanziaria, sono molteplici.

Divergenza tra l’andamento del ciclo economico americano e quello degli altri paesi sviluppati

Mentre la crescita americana continua a mostrare segnali di forza e consolidamento, le economie europea e giapponese non tengono il passo.

In particolare l’area Euro è quella che sorprende maggiormente in senso negativo.

Le maggiori sofferenze derivano dagli stringenti standard sulle emissioni di Co2, penalizzando l’industria automobilistica che fatica ad adeguarsi.

Incertezza in ambito europeo legata a Brexit e politica di bilancio italiana

Mancano pochi mesi all’attuazione della Brexit nel Regno Unito e non c’è nessuna chiarezza sulle opzioni di uscita.

L’11 dicembre 2018 il parlamento inglese sceglierà di sostenere o meno l’accordo, firmato dal primo ministro May, che prevede un distacco morbido dall’Unione Europea.

Un’uscita disordinata costerebbe molto cara al paese (si stima un calo del pil dell’ 8% ed un pesante deprezzamento della sterlina).

Qualunque sia l’esito, la Brexit segnerà comunque un’inevitabile frenata dell’economia inglese.

Nel versante Italiano, invece, allargamento dello spread causato dalle tensioni tra l’Italia e la Commissione Europea contribuisce alla destabilizzazione dell’area Euro, con pesanti riflessi anche per il mercato obbligazionario ed il debito dei paesi periferici.

Assistiamo, fortunatamente, ad alcuni segnali distensivi lanciati a più riprese da più fonti governative italiane, insieme alle rassicuranti dichiarazioni del premier Conte a margine del G20.

Rallentamento economia cinese

Nonostante i ritmi di crescita del Dragone continuino a far impallidire i numeri delle economie sviluppate, i dati diramati da Pechino evidenziano un continuo rallentamento della seconda economia mondiale.

Una futura conferma della decelerazione dell’economia Cinese avrebbe ripercussioni dirette anche su molti paesi dell’area emergente (per es. Australia, Nuova Zelanda, Corea), che vedono nella Cina il principale partner commerciale, nonché sull’intera economia globale.

Cambio di passo della politica monetaria della FED

Il presidente della Banca Centrale Americana ha più volte confermato di voler proseguire nel cammino di normalizzazione dei tassi di interesse procedendo ad una serie di ulteriori aumenti.

Con l’aumento dei tassi, diventa più redditizio investire in titoli di stato.

Ecco perchè questo fattore crea instabilità alle quotazioni azionarie: la maggior redditività offerta da investimenti più sicuri (titoli di stato americani appunto), stimola il deflusso di capitali dalle classi di investimento a maggior rischio (le azioni).

Soltanto nel corso delle ultime esternazioni Powell (presidente della FED) ha ammorbidito i propri toni, facendo presagire segnali di sottomissione alle pressioni presidenziali (che spingono in una prosecuzione delle politiche accomodanti).

Tensioni commerciali Usa – Cina

Il deterioramento dei rapporti commerciali tra USA e Cina costituisce sicuramente il principale fattore di disturbo per i mercati finanziari.

L’escalation della guerra commerciale in atto potrebbe arrestare gli scambi internazionali con conseguenze evidenti per le rispettive economie.

E’ lecito pensare che non si tratti di una situazione facilmente risolvibile a breve: lo scontro non è soltanto di natura commerciale ma riguarda il ruolo strategico delle più grandi economie del mondo.

Si tratta di una competizione sulle tecnologie e il dominio sull’industria del futuro.

I mercati stanno scontando una situazione già troppo compromessa, tanto che, non a caso, in queste ore è stata annunciata una tregua di 90 giorni comunicata da Trump e Xi Jinping al termine del G20 di Buenos Aires.

Una pausa del conflitto, seppur temporanea, potrebbe fornire uno stimolo alle quotazioni di mercati che oscillano tra forze contrapposte senza una evidente direzionalità.

Vedremo a breve se questa tregua commerciale avrà ripercussioni ottimiste sui mercati e come reagirà la borsa a  questo momento di instabilità finanziaria alla riapertura di lunedì.

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