Comprare, vendere… aspettare.
È la sequenza che puntualmente si ripropone nella testa di chi si trova a dover investire una somma importante con mercati sui massimi.
Hai il capitale a disposizione, hai capito che investire è la cosa giusta da fare e, magari, hai anche già scelto il tuo portafoglio.
Eppure la sensazione di “vertigine” tipica dei massimi di mercato ti provoca una fastidiosa sensazione di disagio. Preferisci rimanere in attesa del ribasso che non arriva, di un segnale di ingresso, del momento migliore che i dati storici non hanno mai confermato.
La risposta che trovi ovunque è sempre un poco convincente “i massimi di mercato sono normali e non costituiscono presagio di crollo”.
Peccato che questa affermazione, inattaccabile da un punto di vista statistico, non tenga conto di come funziona davvero la nostra testa.
Tutti gli approfondimenti finanziari che puntano a sfatare il pregiudizio dei massimi non tengono conto del cosiddetto house money effect.
Piuttosto che rassicurare sulla normalità dei massimi di mercato, in questo articolo vedremo come costruire una strategia di ingresso che tenga conto di come siamo fatti davvero partendo proprio dall’house money effect.
L’house money effect
È un concetto tanto banale quanto sottovalutato,
Immagina di trovare una banconota da 100 euro per strada e immagina di guadagnare gli stessi 100 euro con il tuo lavoro.
Hanno lo stesso valore economico ma siamo istintivamente portati ad attribuire alle due banconote un peso molto diverso.
La prima viene percepita come un regalo inatteso, un colpo di fortuna. La seconda porta con sé il tempo e la fatica impegnati per guadagnarla.
Per questo motivo siamo spesso più propensi a spendere o, magari, a “rischiare” i 100 euro trovati per strada rispetto ai 100 euro guadagnati lavorando.
I soldi trovati o guadagnati in modo inaspettato sembrano meno reali. Meno preziosi. Più facilmente sacrificabili.
Questo è l’house money effect teorizzato per la prima volta nel 1990 dagli economisti Richard Thaler e Eric Johnson.
L’house money effect è la tendenza a trattare il denaro ottenuto inaspettatamente come meno reale e più facilmente sacrificabile rispetto al denaro guadagnato con fatica.
Dal punto di vista razionale il denaro è perfettamente fungibile: una volta entrato nel nostro portafoglio dovrebbe avere lo stesso valore a prescindere dalla sua origine.
Nella nostra testa, tuttavia, attribuiamo al denaro un’”etichetta mentale” diversa in base alla sua origine: soldi guadagnati, soldi trovati, soldi vinti.
Cosa c’entra tutto questo con chi deve costruire una strategia d’ingresso con mercati sui massimi?
Spesso anche quando pensiamo ai nostri soldi investiti, tendiamo a distinguere, più o meno consapevolmente, tra il capitale versato e i guadagni maturati nel tempo. Tecnicamente fanno parte dello stesso patrimonio, psicologicamente no.

Il rimpianto asimmetrico: non tutte le perdite fanno lo stesso male
I ribassi fanno sempre male, ma non tutti fanno male allo stesso modo.
C’è una differenza non banale tra una perdita che intacca le plusvalenze maturate e una perdita che porta il portafoglio al di sotto del capitale versato.
Nel primo caso siamo spesso portati a pensare che stiamo “restituendo” una parte di ciò che il mercato ci aveva dato. E’ certo doloroso, ma ha qualcosa della banconota trovata per strada: è stato perso un guadagno, non i nostri soldi.
Quando il controvalore del portafoglio scende al di sotto del capitale versato, la perdita ha un peso diverso perché va a colpire i soldi costruiti con il lavoro, il risparmio, le rinunce.
Il portafoglio non fa differenze. La nostra testa sì.
Proviamo una sorta di rimpianto asimmetrico. Percepiamo le perdite in modo diverso rispetto alla “porzione mentale” del portafoglio che vanno a colpire: il capitale o le plusvalenze.
Le plusvalenze non sono affatto “soldi trovati per terra”. Sono il rendimento guadagnato con fatica e disciplina a fronte di un rischio reale che si è deciso di correre investendo soldi veri.
Eppure il nostro cervello tende spesso a trattarle come denaro aggiuntivo, più sacrificabile rispetto al capitale iniziale.
Questo modo di pensare diventa determinante nelle prime fasi di costruzione di un portafoglio, quando il rischio di vedere il controvalore scendere sotto il capitale versato è più elevato.
Ecco perché investire nuova liquidità, soprattutto sui massimi di mercato, è così difficile: il problema non è soltanto la paura di una correzione più o meno fisiologica, ma il rimpianto di vedere intaccato il proprio capitale proprio all’inizio del percorso di investimento.
Massimi di mercato: il paradosso dell’investitore razionale
La statistica è inequivocabile: le fasi rialziste sono più lunghe e persistenti di quelle ribassiste. In un mercato che tende a salire per la maggior parte del tempo, i massimi di mercato non sono “quasi” mai un campanello d’allarme ma, piuttosto, una caratteristica dei mercati azionari.
Aspettare un ribasso significa, nella migliore delle ipotesi, finire per comprare a prezzi più alti. Nella peggiore, perdersi anni di rialzi.
Aspettare una correzione per entrare a condizioni migliori funziona soltanto una volta su cinque:
Non solo: statisticamente investire sui massimi storici ha prodotto rendimenti superiori alla media:
Il responso razionale dei dati storici è lampante: aspettare è costoso.
Eppure ignorare la psicologia del rimpianto non è razionale, è ingenuo.
Nella fase iniziale la priorità non è solo massimizzare l’efficienza del portafoglio ma minimizzare (o, quantomeno, contenere) il rimpianto.
Questo significa ridurre il rischio che il capitale versato venga intaccato significativamente proprio nei primi mesi, quando la confidenza con i mercati reali è ancora bassa e le oscillazioni vissute con i soldi veri sono molto più dure di quelle simulate in un backtest.
Una volta superata questa fase, aumenta la confidenza con i mercati e con le fluttuazioni.
Col passare del tempo, le performance vanno a creare una sorta di “cuscinetto” tra il mercato e il capitale che può rendere le inevitabili perdite più sopportabili.
Piuttosto che scegliere tra investire tutto subito o restare in attesa del momento giusto, la priorità è costruire una strategia di ingresso che permetta di avvicinarsi al mercato in modo graduale, proteggendo il capitale nella fase più vulnerabile, senza rinunciare ai rendimenti nel lungo termine.

Massimi di mercato e house money effect: una strategia di ingresso
Sebbene i mercati che aggiornano nuovi massimi abbiano, statisticamente, maggiori probabilità di continuare a salire rispetto a un mercato che non è sui massimi, c’è un aspetto che non può essere ignorato.
I ribassi, le correzioni profonde, i bear market, partono sempre da un massimo di mercato. O, più semplicemente, il rischio di un ingresso sfortunato esiste sempre.
Questo rischio diventa particolarmente difficile da gestire quando stiamo investendo un capitale importante senza ancora avere accumulato il cuscinetto di performance e senza aver costruito quel minimo di confidenza psicologica con il portafoglio e le sue oscillazioni.
Una strategia di ingresso sostenibile dovrebbe conciliare, per quanto possibile, due esigenze in evidente contrasto: partecipare al mercato rialzista perché l’attesa è costosa e ridurre il rimpianto perché iniziare il percorso di investimento con una perdita significativa può compromettere la capacità di rimanere fedeli al piano.
Non esistono formule magiche a prova di mercato ribassista.
Una possibile soluzione è investire immediatamente la parte più consistente del capitale lasciando una quota più contenuta da inserire progressivamente nel tempo secondo regole precise prestabilite.
Un buon compromesso può essere investire immediatamente il 75% perché aspettare è costoso e il 25% dilazionato nel tempo per proteggere la fase più vulnerabile del percorso, quella in cui ogni oscillazione negativa viene percepita come un errore di ingresso.

La quota dilazionata non salva certo da un bear market fulminante ma lascia un margine di errore per “aggiustare il tiro” e cambiare la prospettiva psicologica di una potenziale correzione iniziale. Da evento da subire passivamente a occasione da gestire con metodo.
Non si elimina il rischio ma si riduce la percezione di aver sbagliato completamente il timing d’ingresso. Il punto non è trovare una combinazione perfetta, ma costruire una regola sostenibile prima che i mercati mettano alla prova la disciplina dell’investitore.
Le proporzioni possono essere modulate anche in senso più conservativo.
Le regole operative per tradurre in pratica una strategia di ingresso graduale (percentuali, tempi di ingresso, accelerazione delle rate in caso di correzione e gestione della liquidità residua) sono state approfondite in dettaglio in questo articolo dedicato.

Guida pratica all’investimento della liquidità in attesa di una correzione
Un prezzo equo va comunque pagato
Nella fase iniziale di costruzione di un piano finanziario è opportuno prendere tutte le precauzioni funzionali a far sì che quel piano venga rispettato nel tempo.
Una strategia di ingresso graduale abbina all’investimento iniziale del capitale un pac intelligente.
L’obiettivo è proprio quello di aiutare l’investitore nel periodo iniziale, quello in cui è più vulnerabile perché sta ancora prendendo confidenza con il processo, con il portafoglio e con i mercati.
Un ribasso significativo in questa fase aumenta la probabilità di perdere fiducia, abbandonare il piano e uscire dal mercato. Il rischio è quello di precludersi la possibilità di maturare quella confidenza e quell’esperienza necessarie per gestire le fasi più critiche che, inevitabilmente, si presenteranno durante il percorso di investimento.
Il punto è mettersi nelle condizioni di non essere travolti dal primo momento difficile, quando l’esperienza è ancora bassa e la vulnerabilità emotiva è più alta.
E’ ovvio che, alla fine, il momento in cui l’investitore dovrà affrontare il rischio, l’incertezza, i ribassi e il rimpianto arriverà comunque.
E’ l’inevitabile prezzo da pagare per ottenere rendimento.
Un asset allocation corretta è lo strumento principale che consente di rendere “equo” quel prezzo.
Una strategia di ingresso graduale è quello che ci mette nella condizione di maturare una maggior consapevolezza per accettare di pagarlo.

Conclusioni
Il coraggio, uno non se lo può dare
Don Abbondio – I Promessi Sposi cap XXV
Non tutti i ribassi fanno male allo stesso modo.
A parità di profondità, un drawdown che arriva nei primi mesi di investimento è molto più pericoloso di uno che sopraggiunge dopo anni di confidenza con i mercati. Nella fase iniziale stiamo ancora imparando a fidarci del processo. Un calo significativo in quel momento aumenta la probabilità di perdere la fiducia e abbandonare il piano.
L’house money effect ci aiuta a capire perché.
Tendiamo a percepire in modo diverso il capitale versato e le plusvalenze maturate. Tecnicamente fanno parte dello stesso patrimonio. Psicologicamente no.
Per questo, nella fase iniziale di costruzione di un piano finanziario, è importante prendere tutti gli accorgimenti necessari per aumentare le probabilità che quel piano venga rispettato nel tempo.
Naturalmente, prima o poi, il mercato ci presenterà il conto fatto di rimpianto, ribassi e tempi di recupero interminabili.
Prima di tutto ci si premunisce dal rischio costruendo una corretta asset allocation: un portafoglio coerente con il prezzo che si è disposti a pagare in termini di ribasso, tempo di recupero, incertezza e rimpianto.
Solo dopo si possono individuare accorgimenti per mettere all’opera quell’asset allocation in modo graduale, riducendo il rischio di rimpianto nella fase iniziale del percorso.
Alla fine bisogna trovare il coraggio di confrontarsi con l’incertezza e accettare, consapevolmente, di pagare quel prezzo.



…il valore dei 100€ trovati è come quello dei 100€ vinti, ma quello dei 100€ creati con gli investimenti no. Piuttosto dobbiamo educare che il pericolo dei portafogli non sono le oscillazioni degli indici, infatti quest’ultimi sul lungo periodo crescono sempre, ma i costi degli strumenti che utilizziamo:
1 diretti: le commissioni, le quali sul lungo periodo producono un danno pari alla forza del tanto decantato rendimento composto;
2 indiretti: le fee di consulenza magari per utilizzare strumenti quali azioni, obbligazioni, derivati…;
3 l’emotività che viene esaltata tanto più è bassa la cultura finanziaria dell’investitore e magari gestita in senso inverso che aumenta ancora di più i costi da pagare con pseudo strumenti di protezione.
Grazie del Tuo costante lavoro David!
sempre molto interessante ed acuto. grazie
E’ il ritratto perfetto di quello che psicologicamente mi accade quando la perdita avviene con soldi appena investiti, come dici tu frutto di lavoro e risparmi, rispetto a quando la pardita avviene su un guadagno ormai consolidato. Anzi in questo caso adirittura fa parte della gestione dell’investimento stesso , quando pondendo degli stop loss rinuncio ad una parte di guadagno qualora il titolo storni “male”.